Ranieri si gode una Joya “straordinaria”. E snobba il sorteggio: “Non lo guardo”

Claudio Ranieri conquista gli ottavi di finale di Europa League e si mette alle spalle il tabù europeo. Non raggiungeva questo traguardo da 21 anni. E il DNA europeo della squadra giallorossa ha aiutato: la Roma raggiunge questa fase di un torneo europeo dalla stagione 2014-15. Ranieri si gode la miglior versione di Paulo Dybala e lo elogia a fine partita: “Averlo nel nostro arco aiuta. Grazie a lui abbiamo ripreso la partita. I suoi compagni hanno dato tutto, ma lui accende. È la miccia, è tutto. In questo momento si diverte, sta bene fisicamente. Non vorrebbe mai uscire e io contento di averlo“. (…) Oggi alle ore 13 scoprirà l’avversaria degli ottavi di finale. Sarà una tra Lazio e Atheltic Club, ma l’allenatore non si sbottona: “A quell’ora ci alleniamo. Sono due grandi squadre. Con la Lazio ho la possibilità di non viaggiare. Ma non ho preferenze“. (…)

(Il Messaggero)

Oggi il sorteggio: dall’urna può uscire il derby europeo

Oggi a Nyon (ore 13) la Roma scoprirà l’avversaria agli ottavi di finale di Europa League, in programma il 6 e 13 marzo. Dall’urna possono uscire Lazio o Athletic Bilbao. Se i giallorossi dovessero pescare gli spagnoli, la sfida con i biancocelesti sarebbe possibile solo in finale. In caso contrario, agli ottavi di finale andrebbe in scena il primo derby europeo nella storia della Capitale. (…)

(La Repubblica)

Show di Dybala e gol di Pisilli: Porto battuto, Ranieri vola agli ottavi

C’è un momento preciso in cui la partita cambia. È il 29esimo minuto del primo tempo. E Roma-Porto si trasforma da ennesimo psicodramma giallorosso a palcoscenico esclusivo della Joya. Dybala rifila un calcetto a Otavio mentre il portoghese è a terra. L’argentino si prende il giallo, ma con quel gesto scarica tutto il nervosismo accumulato fino ad allora. Perché il centrocampista del Porto gli sta togliendo l’aria, a suon di falli e provocazioni. (…) La Joya si accende. In quattro minuti Dybala ribalta da solo il risultato. Prima segnando il gol del pareggio con uno slalom in area di rigore. Subito dopo arriva il 2-1 con un bolide di destro sul palo del portiere (colpevole). Nel monologo argentino spicca, ancora una volta, la regia di Paredes (squalificato per l’andata degli ottavi) e l’altruismo di Shomurodov. Ancora troppo appannato sotto porta ma ormai specialista nel servire i compagni. Secondo assist consecutivo, dopo quello decisivo per la punizione di Soulé a Parma. (…) L’applauso finale se lo prende Pisilli che segna il terzo gol stagione e della partita. La partita la chiude Rensch in pieno recupero, con un autogol. La Roma di Ranieri è in striscia positiva in campionato (9 gare) e qualificata agli ottavi di una coppa europea per l’undicesima volta consecutiva. Proseguendo quel sogno europeo che dura, da tre anni. Nel mezzo, un trofeo vinto, una finale e una semifinale persa. In attesa dell’urna di Nyon e del possibile derby.

(La Repubblica)

Doppio Dybala, ribalta il Porto e trascina la Roma agli ottavi

LEGGO (F. BALZANI) – Una Joya totale. La Roma conquista gli ottavi di Europa League grazie a una prestazione mostruosa di Paulo Dybala. L’argentino ha ribaltato lo svantaggio causato dall’errore di Svilar e dalla rovesciata di Omorodion. Lo ha fatto segnando due gol meravigliosi e andando a combattere su tutti i palloni trasformando in versi ciò che era pura prosa. Un dominio individuale che ha scatenato l’ovazione dell’Olimpico. E’ stato lui a trascinare una squadra che aveva impattato bene la partita prima del pasticcio difensivo che aveva dato coraggio al Porto. Poi la doppia magia: l’incursione con pallonetto e assist di Shomurodov, poi il fulmine sul primo palo che ha bruciato Diogo Costa. Nella ripresa la Roma ha usufruito del rosso ad Eustaquio dopo il fallo di reazione su Paredes, ha sfiorato più volte il tris ma pure rischiato grosso. Al 68′ Ndicka si addormenta e permette a Omorodion di colpire il palo. Passato il pericolo la Roma ha trovato il terzo gol col subentrato Pisilli su assist di Angelino. Altro brivido al 96′ quando Rensch ha deviato in porta un cross di Borges. Un errore che ha fatto arrabbiare Ranieri: «Dobbiamo imparare a essere squadra. Non possiamo essere così nervosi. La partita in 10 contro 11 era nostra, potevamo fare quello che volevamo. Lo sanno i muri di tutti gli stadi d’Europa che subiamo gol sulle ripartenze, ma perché glielo permettiamo pure sul 3-1?». Il tecnico invece ha solo carezze per Dybala: «Non è solo un giocatore straordinario, è un leader. Lui ci ha fatto vincere la partita, è la miccia che accende tutto». In tribuna, al fianco di Balzaretti, presente Burdisso che potrebbe a breve entrare nella dirigenza giallorossa. Domani la Roma conoscerà l’avversaria degli ottavi: Lazio o Bilbao. Altri brividi.

Rizzitelli: “Alla Roma serve un bomber, mi aspettavo di più da Dovbyk. Pellegrini? Lo vedo spento, spero si riprenda. Dopo Ranieri vorrei Ancelotti”

IL ROMANISTA (I. SAVELLI) – Ruggiero Rizzitelli, ex calciatore della Roma, ha rilasciato un’intervista al quotidiano a tinte giallorosse e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla sua avventura nel club capitolino, su Lorenzo Pellegrini e Artem Dovbyk e sul futuro allenatore. Ecco le sue parole.

Tutti dicono che il calcio è cambiato…
«Assolutamente, è cambiato tutto. Ai miei tempi il presidente era tifoso, era presente, era il padre, era la persona che aveva le chiavi di Trigoria e metteva a posto, spegneva la luce. Ho detto tutto in poche parole, non credo si debba aggiungere altro. Quando vedi un presidente che ti spegne la luce, è come quando papà ti sgrida perché stai consumando inutilmente. Tutte cose oggi impensabili». […]

Il tuo primo anno con la Roma di Radice al Flaminio e un’alchimia speciale con i tifosi.
«Viola aveva fatto con Ottavio Bianchi ma il Napoli non gli ha dato il nulla osta, così è arrivato il mitico Gigi Radice ed è stato amore a prima vista. Lui, il pubblico, la squadra, i tifosi, la società. E poi il catino del Flaminio che diventò quello che aspettiamo da anni, lo stadio della Roma. Senza pista, con la gente che era veramente attaccata e ci trascinava, non si sentivano solo le urla ma anche i respiri, i nostri e quelli della gente sugli spalti. Ci siamo esaltati uno con l’altro, Radice è diventato un super tifoso, fu una stagione bellissima. Bellissima».

L’anno dopo avete provato a convincere Viola a tenere Radice?
«No, perché c’era già un contratto in essere con Bianchi. Ma siccome si era creata questa simbiosi incredibile tra allenatore, giocatori e staff, eravamo tutti amici nel senso profondo del termine, Radice nonostante avesse tantissime richieste, non firmava con nessuno perché era della Roma e voleva restare a Roma. Mi ricordo che d’estate mi chiamò Cazzaniga, il suo secondo, per chiedermi di aiutarlo a convincere Gigi ad accettare il fatto che la Roma aveva un nuovo allenatore. Capisci che pazzia per la Roma avesse travolto Radice? Accettò un’altra squadra solo dopo la presentazione di Bianchi, pensa com’era quel calcio, quanta passione aveva dentro».

Il gol nel derby arriva nella stagione 91-92, pareggi quello di Riedle. Te lo ricordi naturalmente.
«Madonna se me lo ricordo… Ormai ero diventato tifoso della Roma quindi non mi sembrava più di essere un calciatore, ma uno della curva sud. Sappiamo tutti che quando perdi un derby il giorno dopo stai rinchiuso in casa, non vai nemmeno a lavorare. Vedevo che l’orologio andava avanti, i minuti passavano. Ti giuro, dentro al campo mi sono detto: “Domani tutta quella gente non va in giro a farsi deridere”. Poi è arrivata questa palla a campanile di Tommasino Haessler e ho saltato più di Bergodi che mi dava 20 centimetri: è stato il gol di un tifoso che libera gli altri tifosi e permette loro di riprendere la vita normale. Noi eravamo così, se perdevi il derby non si usciva di casa».

Hai vissuto lo stadio intero che fischiava Mihajlovic, ora sta accadendo una cosa simile a Pellegrini.
«Fa parte del calcio e in questi casi solo il giocatore puoi venirne fuori. Anche io ho affrontato momenti critici nei quali la gente contestava, ti può essere d’aiuto lo spogliatoio, un abbraccio di un compagno, ma se ne esce da soli e quello che decide è il campo. La gente ti valuta per quello che dimostri in partita».

Secondo te il suo ciclo è finito?
«Non lo so, sembrerebbe di sì, però nel calcio basta veramente poco per cambiare tutto. Mi auguro che Pellegrini romano, capitano della Roma, tifoso della Roma, faccia vedere che ha voglia di rimanere, di ribaltare la situazione facendo quello che fino ad ora, purtroppo, non ha fatto. Io lo vedo spento nelle movenze, nella faccia, nello sguardo, sembra quasi si sia rassegnato e non è una bella cosa».

Hai raccontato tante volte dei problemi con Mazzone ma prima di andare via lo hai aiutato parecchio.
«Ecco, come ti dicevo in poche partite può cambiare tutto. Io ero fuori rosa poi a un certo punto Sensi ci chiama entrambi e ci dice: “Non esiste Rizzitelli, non esiste Mazzone, c’è solo la Roma, poi a fine anno ognuno per la sua strada”. Non aspettavo altro e in quattro, cinque partite ho fatto tre o quattro gol e abbiamo sfiorato la qualificazione alla coppa Uefa. Ecco cosa può succedere improvvisamente non solo in un campionato, ma nella vita personale. Poi Mazzone è rimasto e io sono andato via, anche se in realtà abbiamo litigato solo una volta. Lui era sicuro che noi “senatori” decidessimo tutto, facessimo la formazione. Poteva entrare nello spogliatoio, guardare con i suoi occhi e poi giudicare; invece, ha scelto di andare a priori dietro al sentito dire e sai bene che a Roma ne girano di tutti i tipi».

Vai al Torino e diventi l’uomo derby.
«Avessi segnato a Roma tutti quei gol ero al posto del Papa, però il Toro mi ha dato tanto. Mia moglie mi diceva che ero un pazzo, che non potevo lasciare la Roma per come mi era entrata dentro, ma non c’erano le condizioni per rimanere. Sapevo che non avrei provato le stesse emozioni, ma quando ho capito con quale passione i tifosi seguissero la squadra, ho ritrovato voglia e stimoli». […]

Mi dai il podio dei tuoi tre compagni più forti?
«Al primo posto Totti. Ora, io l’ho visto ragazzino esordire al mio posto ma Francesco mi dava già l’impressione di essere un campione perché oltre alle qualità tecniche, aveva una personalità incredibile. A quell’epoca ai primavera che il giovedì facevano la partitella con la prima squadra correndo di qua e di là, i vari Oddi, Nela, Manfredonia, Collovati, davano delle randellate incredibili, uno ringhiava e l’altro li alzava. Li minacciavano e l’allenatore non diceva nulla perché c’era il nonnismo, come tra i militari. Beh, l’unico che se ne fregava, che faceva dribbling, giocate, tunnel su tunnel, era Totti. Più gli menavano, più continuava senza alcuna paura. Come dicono i napoletani aveva la cazzimma ed è arrivato dove sappiamo. Al secondo posto metto Rudi Voeller che è stato campione in tutti i sensi, non solo del mondo. Io che ero ragazzo correvo per lui, ma quando ero stanco con i crampi anche al cervello, lui mi guardava e mi diceva: “Ruggiero, adesso corro io per te, vai avanti”. Capisci? Invece che rivolgersi all’allenatore per dirgli di sostituirmi, mi faceva stare quei 5-6 minuti davanti per respirare. Un grandissimo, uno di quei giocatori che ti esaltano veramente. E poi metto il nostro Bruno Conti, ragazzi che fenomeno. Io che ero uscito di casa con le bandiere dell’Italia sull’auto scoperta dopo la finale di Spagna ’82, me lo sono trovato nello spogliatoio. Ti giuro, all’inizio gli davo del lei perché oh, Bruno Conti il campione del mondo è mio compagno di squadra. È una delle cose bellissime che mi porto dentro».

Che giocatore serve assolutamente alla Roma l’anno prossimo?
«Un bomber, perché da Dovbyk mi aspettavo molto più. All’inizio non aveva fatto neanche tanto male, ma ora mi sembra un pesce fuori dall’acqua: non partecipa, non si fa vedere, non dà profondità, non è cattivo. Shomurodov che ha molte meno qualità, lotta, combatte, quando entra ci mette l’anima, cose che non vedo in Dovbyk. Mi dispiace, ma lì davanti ci serve qualcuno che sia un leader e faccia venti gol, perché puoi giocare bene al calcio quanto ti pare, però se non la butti dentro non vai da nessuna parte».

Al nuovo allenatore ci hai pensato?
«Veramente no, ma intanto diciamo grazie a Ranieri perché si è preso questa patata bollente e ne sta venendo fuori alla grande, guarda che io ero veramente preoccupato per come stavano andando le cose. Poi se devo dire un nome tra quelli che sento circolare, dico Ancelotti che è un grande allenatore e conosce Roma. Ma attenzione, per fare una grande squadra servono grandi giocatori, altrimenti anche Ancelotti dopo tre mesi verrebbe contestato».

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AS Roma, anche la CFO Rabuano verso l’addio: atteso a Trigoria l’arrivo di Ana Dunkel del Friedkin Group

La Roma si prepara a un ulteriore cambio all’interno dell’organigramma societario. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna del quotidiano, anche Anna Rabuano sarebbe vicina all’addio: la Chief Financial Officer paga il cappio del Fair Play Finanziario. Per capire al meglio quanto stia accadendo e valutare la situazione da vicino è atteso a Trigoria l’arrivo di Ana Dunkel, la quale ricopre la stessa posizione all’interno del Friedkin Group. La dirigente, che ha lavorato per ben 17 anni alla JP Morgan Chase & Co., fa già parte del board della Roma dall’agosto del 2020 e dell’Everton. Inoltre è tornato da qualche giorno anche Ed Shipley, amico e braccio destro di Dan Friedkin.

(La Repubblica)

ROMA-PORTO: le probabili formazioni dei quotidiani. Tornano Hummels, Pellegrini e Angelino dal 1′, El Shaarawy sostituirà Saelemaekers

Alle 18:45, la Roma di Claudio Ranieri sfiderà il Porto nel ritorno dei playoff di Europa League. Si riparte dall’1-1 dell’andata e i giallorossi davanti ai propri tifosi non possono sbagliare. Per l’occasione, il tecnico ha scelto i migliori. In difesa torna Mats Hummels, dopo un paio di partite di pausa, e sarà affiancato dagli instancabili Mancini e Ndicka. Per sostituire lo squalificato Saelemaekers il ballottaggio è aperto tra Celik, Rensch ed El Shaarawy, con quest’ultimo in vantaggio. In mezzo al campo gli intoccabili Koné e Paredes, mentre a sinistra torna Angelino. Davanti insieme a Dybala e Dovbyk, dovrebbe giocare Lorenzo Pellegrini. Ma, non è esclusa la presenza di Pisilli.

LE PROBABILI FORMAZIONI DEI PRINCIPALI QUOTIDIANI

CORRIERE DELLO SPORT: Svilar; Mancini, Hummels, Ndicka; El Shaarawy, Koné, Paredes, Angelino; Dybala, Pellegrini; Dovbyk.

GAZZETTA DELLO SPORT: Svilar; Mancini, Hummels, Ndicka; El Shaarawy, Koné, Paredes; Angelino; Dybala, Pellegrini; Dovbyk.

IL MESSAGGERO: Svilar; Mancini, Hummels, Ndicka; El Shaarawy, Koné, Paredes, Angelino; Dybala, Pellegrini.

IL TEMPO: Svilar; Mancini, Hummels, Ndicka; El Shaarawy, Koné, Paredes, Angelino; Dybala, Pellegrini, Dovbyk.

IL ROMANISTA: Svilar; Mancini, Hummels, Ndicka; El Shaarawy, Koné, Paredes, Angelino; Dybala, Pellegrini, Dovbyk.

Non parlate di vessillo

IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) – Non v’azzardate a parlare di vessillo solo perché abbiamo a che fare col Porto. È un sedicesimo di finale di Europa League, non uno Scudetto a cui mancavano 3 partite e 41 anni. Questa notte è la stessa con l’Eintracht, solo molto più difficile, ma in palio c’è lo stesso dovere di andare avanti in una coppa che i romanisti sentono “loro”. […] Oggi c’è Roma-Porto. Noi siamo un po’ il loro Feyenoord o loro per noi il nostro Liverpool: ci hanno eliminato tre volte su tre e almeno due volte eravamo più forti noi. Hanno stufato, so pure antipatici, hanno i colori e le amicizie sbagliate. È l’ora di mandarli a casa. […] Da ieri sappiamo che i giocatori lavorano con il sorriso e che si sento una famiglia: bene, ne prendiamo atto e sorridiamo anche noi, ma pure quando eravate tristi dovevate giocare a pallone. Nessun porto, siamo in mare aperto, con la bussola di Ranieri per superare scogli e onde da superare per arrivare dall’altra parte che si chiama Bilbao. […]

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Torna Hummels, El Shaarawy sulla destra

IL TEMPO (M. CIRULLI) – Hummels pronto a riprendersi la difesa, Celik insidia El Shaarawy. A poche ore dal calcio d’inizio della sfida con il Porto, Ranieri deve ancora sciogliere gli ultimi dubbi di formazione, a partire dal reparto arretrato, dove Hummels potrebbe ritrovare una maglia da titolare. Nonostante il tedesco abbia riposato nelle ultime tre partite, il tecnico giallorosso potrebbe confermare il terzetto difensivo visto una settimana fa a Oporto, schierando Celik sul centro-destra. Il turco rappresenta un’opzione anche per la fascia destra, dove mancherà Saelemaekers, squalificato. In quella zona di campo potrebbe agire El Shaarawy, ma attenzione alla sorpresa Soulé. Ballottaggi aperti anche a centrocampo, dove Pellegrini e Pisilli si contendono una maglia da titolare. In attacco, dopo aver riposato in Serie A, torneranno Dybala e Dovbyk.

Notte da Roma

IL TEMPO (L. PES) – Tornano le notti europee dell’Olimpico che negli ultimi anni hanno fatto sognare i tifosi della Roma. Una gara da dentro o fuori che i giallorossi si giocano davanti al proprio pubblico senza rimonte o imprese. Contro il Porto si riparte dall’esatta parità del Do Dragao. […] La gente della Roma è pronta a sostenere la squadra per novanta minuti e oltre se servirà. Nessuna chiamata alle armi da parte di Ranieri. Solito approccio soft e tanta concentrazione in vista di una serata cruciale. […] Tutti a disposizione, Hummels compreso, e tutti utilizzabili nel ruolo di esterno destro. […] Sarà la Roma dei migliori col rientro di Dybala e del tedesco e la fiducia a Dovbyk. Nessun calcolo rispetto agli eventuali ottavi in tema squalifiche. L’obiettivo resta uno solo: qualificarsi e festeggiare con i tifosi.