Malen, presente e futuro giallorosso. Roma pronta ad anticipare il riscatto

LEGGO (F. BALZANI) – Un Malen (anche) per il futuro per combattere i malumori del presente. Tra le poche note liete di questo 2026 in casa Roma c’è sicuramente l’impatto dell’olandese con 8 gol in due mesi. E mentre l’attaccante si trova in ritiro con la nazionale per gli impegni amichevoli con Norvegia ed Ecuador la Roma si occuperà di finalizzare il riscatto dall’Aston Villa.

I giallorossi, infatti, anticiperanno i tempi che porterebbero a un obbligo di acquisto in caso di qualificazione almeno in Europa League e al raggiungimento del 50% delle presenze di Malen. Per quest’ultimo aspetto basterebbe aspettare la gara con l’Inter. L’olandese sarà il numero 9 della Roma del prossimo anno e nelle casse dell’Aston Villa finiranno altri 25 milioni oltre ai 2 spesi per il prestito. E a far compagnia a Malen la prossima stagione potrebbe esserci un vecchio amico. La Roma, infatti, ha allacciato l’agente contatti con di Julian Brandt. Il trequartista tedesco è in scadenza di contratto col Dortmund. I due hanno giocato insieme tra il 2021 e il 2025 accumulando un totale di 73 gol.

Nel frattempo, contro l’Inter dopo la sosta, Malen dovrebbe ritrovare al suo fianco Soulè. L’argentino ieri è tornato in gruppo dopo un mese e mezzo di assenza. Le terapie per curare le pubalgia hanno portato miglioramenti anche se le sue condizioni andranno monitorate giorno per giorno. Diverso il discorso per Dybala che ne avrà ancora per un mese. Nel frattempo il suo agente sta lavorando a un futuro lontano da Roma: sul tavolo (oltre al Boca) anche l’offerta triennale di un club turco.

Roma show: lo Scudetto è a un passo

Non serve la calcolatrice per affermare che la Roma di Rossettini è a un passo dallo Scudetto dopo il successo in rimonta nel derby e la pareggite che ha coinvolto la concorrenza. Bastano 3 vittorie a Giugliano e compagne per festeggiare il terzo tricolore della storia, alla luce dei 6 punti di vantaggio sull’Inter, la prima inseguitrice. La Juventus? Si è autodistrutta, al punto che Canzi rischia l’esonero. Di più. Il calendario delle giallorosse non sembra così proibitivo da qui alla fine della stagione: mancano le sfide contro Como, Ternana e Genoa in casa e contro Juve e Sassuolo in trasferta. L’Inter, tra l’altro, ha un cammino più complesso dato che deve ancora giocare con Milan, Juve e Lazio. Rossettini ha concesso due giorni di riposo dopo la stracittadina: oggi ripartono gli allenamenti al Giulio Onesti in vista del ritorno della semifinale di Coppa Italia, in agenda domenica contro l’Inter. Si lavora per recuperare Rieke e Pilgrim, mentre è sicuro il rientro di Heatley, tornata alla base dopo la finale di Coppa d’Asia persa con l’Australia.

(corsport)

Conte e Gasperini, è caccia al nuovo Yildiz: Alajbegovic

Napoli e Roma sulle tracce del nuovo Yildiz. Kerim Alajbegovic, classe 2007, assomiglia parecchio al Diez della Juventus: per questo il Leverkusen attiverà l’opzione di recompra di 8 milioni dal Salisburgo. L’esterno offensivo bosniaco, in procinto di affidarsi all’agente Ramadani, piace tantissimo al ds azzurro Manna che lo segue da tempo, ma pure i capitolini gli hanno messo gli occhi addosso.

(Il Giornale)

Koné lavora con l’obiettivo Bologna

Al Fulvio Bernardini il tempo scorre in modo diverso. Fuori, il mondo del calcio corre veloce, trascinato dalle nazionali e dai riflettori internazionali, dentro, invece, si combatte una partita più silenziosa ma altrettanto decisiva. È quella degli
infortunati, di chi stringe i denti lontano dal campo per tomare a sentirsi
protagonista. E tra questi ci sono Matias Soulé e Manu Koné, simboli di una Roma che non vuole arrendersi nemmeno quando la sorte si mette di traverso. L’argentino è pronto a rientrare con l’Inter dopo uno stop di un mese. Koné Invece lavora per esserci il 25 aprile, quando il destino gli rimetterà davanti proprio il Bologna contro cui si è infortunato in Europa League. Sotto lo sguardo attento di Gasperini, il recupero diventa una corsa contro il tempo, ma senza scorciatole. Ogni passo è calibrato, ogni sensazione monitorata. Perché la fretta, in questi casi, è la peggior nemica.

(corsport)

Per Arena trattamento speciale

Era sparito dal radar. Ma solo in apparenza. Antonio Arena ha messo da parte la seconda presenza in Serie A dopo aver giocato nelle settimane precedenti con la
Primavera contro Fiorentina, Parma e Cesena, senza però trovare la via del gol per una questione di dettagli. Poi, però, è rimasto fuori sabato scorso nella sfida con il Monza al Tre Fontane nel campionato Under 20. Il motivo? Gasperini ha inglobato di nuovo Arena per Roma-Lecce dopo il minutaggio messo nelle gambe. Con i grandi ha svolto la rifinitura, è stato convocato e ha anche giocato poco più di un quarto d’ora all’Olimpico prendendo il posto di Malen. Ci ha provato a lasciare il segno, ma è stato murato in angolo. Ha avuto una palla e ha tentato il raddoppio di potenza. La decisione, di volta in volta, spetta solo a Gasperini: è lui a scegliere quando l’italoaustraliano deve stare in prima squadra e quando deve scendere con la banda di Guidi per giocare. Al momento è l’unico ad avere questo trattamento speciale.
Senza fretta, Antonio sta crescendo. A 17 anni appena compiuti è considerato un predestinato e non solo per il gol realizzato all’esordio in Coppa Italia. È un classe 2009, quindi viene schierato tre anni sotto età anche in Primavera, campionato in cui ha messo da parte 7 reti in 18 presenze. Da Sydney a Trigoria, passando per il Pescara, dove Baldini l’ha lanciato nel calcio vero: l’investimento di un milione di euro sa di affare perla Roma.

(corsport)

Ranieri, diplomazia ed emozione

In quel labbro piegato a trattenere l’emozione c’è l’immagine più autentica di un dirigente che non ha mai smesso di amare la Roma. Come se fosse ancora in campo. Uno dei momenti più intensi della sfida contro il Lecce di domenica pomeriggio è stato il lungo applauso che l’Olimpico ha riservato a Claudio Ranieri quando le telecamere lo hanno inquadrato. L’ex tecnico, oggi senior advisor della proprietà, stava aspettando Malen per premiarlo come miglior giocatore della Serie A nel mese di febbraio. La Curva Sud avrebbe srotolato da lì a breve lo striscione in cui chiedeva al calciatori di assumersi delle responsabilità. In quel momento però è come se la delusione e l’amarezza si fossero congelate per far posto alla riconoscenza. Ranieri è stato applaudito a lungo, ha consegnato il trofeo di MVP
all’olandese e poi si è seduto in tribuna accanto al ds Massara, che ha sempre difeso. In questa fase della stagione a Ranieri viene chiesto di essere un prezioso equilibratore. Friedkin ha la fiducia più totale in lui. Anche quando ha detto: “A
Gasperini non abbiamo chiesto subito la Champions”
, Ranieri voleva semplicemente allentare la morsa delle aspettative. Una situazione che però è stata letta anche da un’altra prospettiva, soprattutto alla luce delle parole di Gasp. Qualche problema di comunicazione, inutile negarlo, c’è stato.

(corsport)

Roma a nervi tesi

IL TEMPO (L. PES) – Alta tensione. La vittoria contro il Lecce non basta a riportare il sereno a Trigoria. Il clima resta tutt’altro che disteso in attesa di nuovi sviluppi. Le posizioni sono chiare e distanti: da una parte c’è Gasperini, che domenica nella pancia dell’Olimpico ha scelto la via del silenzio per evitare di alzare i toni dopo il rapido confronto con dirigenza e proprietà andato in scena venerdì scorso, che resta impaziente. Oltre ai temi della gestione delle sessioni di mercato del passato e della sfera medica, quello che preme all’allenatore è la pianificazione del futuro. Nonostante la mancata richiesta di tornare in Champions al primo anno, in una corsa che comunque vede la Roma ancora capace di giocarsi le sue carte, il tecnico ritiene inadeguata gran parte della rosa attuale soprattutto per lottare per le prime posizioni. E il numero di giocator da inserire in estate, dopo che in tanti saluteranno per la fine del contratto, preoccupa parecchio Gasp. L’esigenza, ormai sempre meno nascosta, del piemontese è quella di avere un incontro più dettagliato e approfondito rispetto a quello andato in scena dopo il ko europeo col Bologna, dove Ryan Friedkin ha ribadito a tutte le parti in causa di restare concentrati sulla corsa al quarto posto senza lasciare spazio a toni esasperati. L’ex Atalanta, dal canto suo, cerca rassicurazioni su obiettivi e strategie da perseguire, ritenendo non sufficienti gli sforzi profusi finora. Dall’altra parte la proprietà resta compatta sul piano triennale. Al di là di qualche atteggiamento sopra le righe, soprattutto durante la finestra di mercato invernale, i Friedkin non hanno mai pensato a una separazione con Gasp. Così come la posizione di Massara, ad oggi, non sembra in bilico anche grazie alla presenza di Ranieri, che da qualche tempo ormai, invece, non ha più la sintonia iniziale con l’allenatore che lui stesso ha scelto. Il futuro è argomento centrale anche per la presidenza, che però non vuole perdere di vista il focus sul finale di stagione. Posizioni che sembrano distanti in un clima di tensione che non accenna ad affievolirsi. E adesso? I prossimi giorni potrebbero essere quelli giusti
per sedersi attorno a un tavolo cercando una via comune per proseguire insieme. Che la rosa non avesse tutte le caratteristiche più adatte al tecnico era noto già dall’inizio. Così come gli errori che da entrambe le parti sono stati commessi come sempre accade a chi deve prendere scelte in un senso o nell’altro. Fondamentale sarà il ruolo della proprietà, e del senior advisor Ranieri che di questa formazione è il “garante”, che eviterà in tutti i modi di lasciar naufragare un progetto, di fatto, appena nato. Pur con la consapevolezza di aver agito anche oltre i limiti delle proprie possibilità. Ma la forza di una società si misura anche dalla capacità di mantenere unite anime che viaggiano a velocità diverse. Anche perché l’obiettivo, almeno quello, sembra comune: tornare grandi.

El Aynaoui, che fatica: le gare troppo timide e il fantasma di Rios

Oggi come ieri. El Aynaoui, recentissimo campione con il Marocco della Coppa d’Africa sfilata a tavolino al Senegal, rimane il pomo della discordia dentro il recinto di Trigoria. E, anche fuori, scatena il dibattito quando c’è da discutere sulla sua utilità all’interno della rosa della Roma. La sua avventura nella Capitale è partita, l’estate scorsa, sull’onda della perplessità per l’acquisto che non ha convinto in par-tenza, oltre che Gasperini, pure la piazza. Si esagerò sui social, anticipando la bocciatura di Neil, solo perché la tifoseria giallorossa avrebbe preferito Rios, il colombiano finito al Benfica e indicato a Massara da Gian Piero appena messo piede a Roma. Adesso, senza arrivare al punto di denigrarlo come è successo sette giorni fa, la questione è tornata d’attualità. Niente di definitivo sul piano tecnico e tattico. Ma l’allenatore, e in questo caso il management, hanno preso atto che, tra i giovani del gruppo, il centrocampista marocchino, ventiquattrenne, è l’unico finora a non essere migliorato in questa sua nuova esperienza. Automatico il paragone con la crescita invece di Pisilli che, in sua assenza, lo ha sorpassato nel gradimento del tecnico.
Passi indietro e non avanti, dunque, guardando alle ultime prestazioni. In cui non ha inciso. Nel suo ruolo sono necessarie personalità e sostanza: da un po’ mancano al ragazzo di Nancy. Che, è giusto sottolinearlo, si è sempre comportato da professionista. La conferma si è avuta la scorsa settimana, prima della gara d’andata di Europa League contro il Bologna. Si è presentato regolarmente all’allenamento nonostante lo shock vissuto in piena notte, quando è stato vittima di una rapina nella sua villa all’Infernetto. Le performance di El Aynaoui sono facili da leggere. La sua storia romanista va divisa in due. Prima e dopo la Coppa d’Africa. Più che sufficiente la fase iniziale, negativa l’attuale. Ritornato dalla manifestazione in Marocco, non si è più acceso. Gasperini, però, non lo ha mai snobbato. Titolare in cinque partite di campionato, tre delle quali prima di raggiungere la sua nazionale. Ad inizio stagione ha giocato 12 delle 14 gare in cui è stato disponibile: nessun gol, un assist. Gian Piero lo ha battezzato in coppa: dentro dal primo minuto nei primi sei match di Europa League, gol contro il Midtjylland all’Olimpico, senza perdere nemmeno un minuto. Mai sostituito come nelle 7 di Coppa d’Africa, comprese semifinale e finale da 120 minuti. E con il Marocco, da playmaker nel 4-3-3, è stato di sicuro protagonista.
Tornato a Roma, però, è quasi irriconoscibile. Eppure Gasperini lo ha utilizzato in 7 delle 9 partite di campionato, in 2 dall’inizio, e da titolare in 2 delle ultime 3 partite di Europa League. Pagato 23 milioni in estate, la Roma a fine stagione potrebbe mettere Neil sul mercato. All’estero, a quanto pare, piace.

(corsera)

Al lavoro senza 12 nazionali: Soulé corre verso l’Inter

Trigoria si svuota. Sono dodicii calciatori partiti per raggiungere i ritiri delle rispettive nazionali. Pisilli, Cristante e Mancini avranno il compito di riportare l’Italia al Mondiale, stesso obiettivo per Ziolkowski e Celik. Zeki ha dato l’ok a Montella nonostante un piccolo problema muscolare che lo aveva tenuto fuori dalla sfida contro il Lecce. Gli altri giocheranno amichevoli in giro per il mondo. Lavoro duro, invece, per chi è rimasto nella Capitale. Da oggi pomeriggio si inizia a pensare al big match di Pasqua contro l’Inter, nel weekend Gasp concederà due giorni di riposo. E in programma un richiamo di preparazione per farsi trovare al 100% per il rush finale della stagione. Salutata l’Europa League nella testa della squadra c’è solamente il pensiero del quarto posto. I 54 punti in classifica sono un buon bottino, ma davanti c’è il Como a 57. La buona notizia è che a partire dalla sfida con l’Inter ci sarà un Soulé in più. L’attesa è ormai finita ed è pronto per tornare a completa disposizione dopo settimane passate tra lavoro in campo e trattamenti specifici con l’osteopata di fiducia. I miglioramenti ci sono stati e a San Siro può ritrovare la luce, proprio nello stadio nel quale l’anno scorso aveva deciso il big match complicando la rincorsa allo scudetto dei nerazzurri. Dopo Malen è il secondo miglior marcatore stagionale con 7 reti. E non è un caso che senza di lui la Roma ha vinto due partite delle ultime sette tra campionato e Coppa. In attesa della Joya, Gasperini meno può godersi i ritorno della Joyita.

(Il Messaggero)

Avanti a nervi tesi

Otto partite, tre punti da recuperare, al Como, con la Juve al fianco, che vuole la stessa cosa. Non una situazione comoda peri giallorossi, come invece poteva esserlo prima di quel maledetto gol di Gatti, che ha interrotto un incantesimo. La Roma, nonostante i tanti problemi, le assenze, era lanciata, ora insegue e da qui alla fine dovrà superarsi ancora per toccare quel quarto posto che sta tanto a cuore a Gasperini, e al centro di tensioni spropositate con parte dei dirigenti. La società non stava mettendo pressioni a Gasp sull’obiettivo, poi è stata trascinata dal tecnico che, ingolosito, ha chiesto di fare un salto in avanti attraverso il mercato, estivo prima e quello di gennaio poi. E proprio lì si sono acuiti i problemi, tra tecnico e componenti del club, non esattamente con la proprietà, che continua a pensare a Gasp come il miglior allenatore possibile, ma con la dirigenza. Vaz è stato, per il tecnico, l’acquisto della discordia, il giocatore che in quel momento non era una priorità come lo sarebbe stato l’esterno sinistro e Zaragoza è stato subito bocciato. E Venturino? Giovane di belle speranze, ma al tecnico serviva altro. Gasp adesso si ritrova senza troppe risorse per competere con il Como, che ha speso tanto e si gode la possibilità di poter fare il doppio salto e con la Juve, che ha sbagliato acquisti, specie in attacco, e in più aveva perso Vlahovic. E domenica, quasi provocatoriamente, ha inserito addirittura Arena al fianco di Vaz e Venturino per comporre un tridente da Primavera, lasciando in panchina El Sha, titolare nelle ultime due partite e Zaragoza, elemento arrivato a gennaio, con il consenso del tecnico. Gasperini non si trova a proprio agio con Massara, che ricordiamolo, è l’uomo della società, e non più con Ranieri, al quale il ds è legato a doppio filo. I Friedkin si trovano in una situazione quasi di imbarazzo: non vogliono scegliere in questo momento, ma chiedono di renderei rapporti più fluidi per il bene della Roma. Ciò che hanno chiesto è di abbassare i toni, nelle interviste, nei post partita. I mesi che restano alla fine della stagione serviranno per ricomporre lo strappo o per ricucirlo. Gasperini è già sbottato lo scorso 6 gennaio a Lecce e l’altro ieri ha fatto lo stesso, non ha parlato per evitare di toccare argomenti scomodi, anche per la proprietà che non gradisce esporsi e non ama che lo facciano troppo i suoi dipendenti, ma nello spogliatoio le sue urla si sono fatte sentire. Gasp, si sa, è fatto così, non conosce la diplomazia e se ha un microfono in mano, spara a zero, quindi a volte meglio passare per afono o indisposto. Ma il giochino è scoperto e del silenzio resta solo l’eco. L’indisposto allenatore della Roma, oggi si ripresenterà a Trigoria, con una squadra senza i nazionali, con pochi intimi, magari ci sarà l’occasione per riconfrontarsi visa vis con dirigenti e proprietà, ma tanto i suoi pruriti a Trigoria e negli Usa sono ormai noti. Il grande punto interrogativo è sul futuro dell’allenatore, e che strada abbia intenzione di prendere: se accettare un altro mercato difficoltoso e quindi costruire una Roma partendo dai primavera oppure prendere altre strade. Ciò che appare certo è che difficilmente nella prossima stagione rivedremo la triade, Ranieri, Massara e Gasperini, che tanto era stata appoggiata dalla piazza la scorsa estate, tanto da costringere Claudio a rinunciare alla panchina della Nazionale. Ma chi deciderà chi tenere o meno? I Friedkin, che hanno mandato via uno come Mou, plurititolato, e uno come De Rossi, cuore di Roma, non si farebbero problemi a fare lo stesso con Gasp, ma non è questo nei programmi. Bisognerà capire quali caselle/a resteranno in piedi.

(Il Messaggero)