Ranieri, diplomazia ed emozione

In quel labbro piegato a trattenere l’emozione c’è l’immagine più autentica di un dirigente che non ha mai smesso di amare la Roma. Come se fosse ancora in campo. Uno dei momenti più intensi della sfida contro il Lecce di domenica pomeriggio è stato il lungo applauso che l’Olimpico ha riservato a Claudio Ranieri quando le telecamere lo hanno inquadrato. L’ex tecnico, oggi senior advisor della proprietà, stava aspettando Malen per premiarlo come miglior giocatore della Serie A nel mese di febbraio. La Curva Sud avrebbe srotolato da lì a breve lo striscione in cui chiedeva al calciatori di assumersi delle responsabilità. In quel momento però è come se la delusione e l’amarezza si fossero congelate per far posto alla riconoscenza. Ranieri è stato applaudito a lungo, ha consegnato il trofeo di MVP
all’olandese e poi si è seduto in tribuna accanto al ds Massara, che ha sempre difeso. In questa fase della stagione a Ranieri viene chiesto di essere un prezioso equilibratore. Friedkin ha la fiducia più totale in lui. Anche quando ha detto: “A
Gasperini non abbiamo chiesto subito la Champions”
, Ranieri voleva semplicemente allentare la morsa delle aspettative. Una situazione che però è stata letta anche da un’altra prospettiva, soprattutto alla luce delle parole di Gasp. Qualche problema di comunicazione, inutile negarlo, c’è stato.

(corsport)

Roma a nervi tesi

IL TEMPO (L. PES) – Alta tensione. La vittoria contro il Lecce non basta a riportare il sereno a Trigoria. Il clima resta tutt’altro che disteso in attesa di nuovi sviluppi. Le posizioni sono chiare e distanti: da una parte c’è Gasperini, che domenica nella pancia dell’Olimpico ha scelto la via del silenzio per evitare di alzare i toni dopo il rapido confronto con dirigenza e proprietà andato in scena venerdì scorso, che resta impaziente. Oltre ai temi della gestione delle sessioni di mercato del passato e della sfera medica, quello che preme all’allenatore è la pianificazione del futuro. Nonostante la mancata richiesta di tornare in Champions al primo anno, in una corsa che comunque vede la Roma ancora capace di giocarsi le sue carte, il tecnico ritiene inadeguata gran parte della rosa attuale soprattutto per lottare per le prime posizioni. E il numero di giocator da inserire in estate, dopo che in tanti saluteranno per la fine del contratto, preoccupa parecchio Gasp. L’esigenza, ormai sempre meno nascosta, del piemontese è quella di avere un incontro più dettagliato e approfondito rispetto a quello andato in scena dopo il ko europeo col Bologna, dove Ryan Friedkin ha ribadito a tutte le parti in causa di restare concentrati sulla corsa al quarto posto senza lasciare spazio a toni esasperati. L’ex Atalanta, dal canto suo, cerca rassicurazioni su obiettivi e strategie da perseguire, ritenendo non sufficienti gli sforzi profusi finora. Dall’altra parte la proprietà resta compatta sul piano triennale. Al di là di qualche atteggiamento sopra le righe, soprattutto durante la finestra di mercato invernale, i Friedkin non hanno mai pensato a una separazione con Gasp. Così come la posizione di Massara, ad oggi, non sembra in bilico anche grazie alla presenza di Ranieri, che da qualche tempo ormai, invece, non ha più la sintonia iniziale con l’allenatore che lui stesso ha scelto. Il futuro è argomento centrale anche per la presidenza, che però non vuole perdere di vista il focus sul finale di stagione. Posizioni che sembrano distanti in un clima di tensione che non accenna ad affievolirsi. E adesso? I prossimi giorni potrebbero essere quelli giusti
per sedersi attorno a un tavolo cercando una via comune per proseguire insieme. Che la rosa non avesse tutte le caratteristiche più adatte al tecnico era noto già dall’inizio. Così come gli errori che da entrambe le parti sono stati commessi come sempre accade a chi deve prendere scelte in un senso o nell’altro. Fondamentale sarà il ruolo della proprietà, e del senior advisor Ranieri che di questa formazione è il “garante”, che eviterà in tutti i modi di lasciar naufragare un progetto, di fatto, appena nato. Pur con la consapevolezza di aver agito anche oltre i limiti delle proprie possibilità. Ma la forza di una società si misura anche dalla capacità di mantenere unite anime che viaggiano a velocità diverse. Anche perché l’obiettivo, almeno quello, sembra comune: tornare grandi.

El Aynaoui, che fatica: le gare troppo timide e il fantasma di Rios

Oggi come ieri. El Aynaoui, recentissimo campione con il Marocco della Coppa d’Africa sfilata a tavolino al Senegal, rimane il pomo della discordia dentro il recinto di Trigoria. E, anche fuori, scatena il dibattito quando c’è da discutere sulla sua utilità all’interno della rosa della Roma. La sua avventura nella Capitale è partita, l’estate scorsa, sull’onda della perplessità per l’acquisto che non ha convinto in par-tenza, oltre che Gasperini, pure la piazza. Si esagerò sui social, anticipando la bocciatura di Neil, solo perché la tifoseria giallorossa avrebbe preferito Rios, il colombiano finito al Benfica e indicato a Massara da Gian Piero appena messo piede a Roma. Adesso, senza arrivare al punto di denigrarlo come è successo sette giorni fa, la questione è tornata d’attualità. Niente di definitivo sul piano tecnico e tattico. Ma l’allenatore, e in questo caso il management, hanno preso atto che, tra i giovani del gruppo, il centrocampista marocchino, ventiquattrenne, è l’unico finora a non essere migliorato in questa sua nuova esperienza. Automatico il paragone con la crescita invece di Pisilli che, in sua assenza, lo ha sorpassato nel gradimento del tecnico.
Passi indietro e non avanti, dunque, guardando alle ultime prestazioni. In cui non ha inciso. Nel suo ruolo sono necessarie personalità e sostanza: da un po’ mancano al ragazzo di Nancy. Che, è giusto sottolinearlo, si è sempre comportato da professionista. La conferma si è avuta la scorsa settimana, prima della gara d’andata di Europa League contro il Bologna. Si è presentato regolarmente all’allenamento nonostante lo shock vissuto in piena notte, quando è stato vittima di una rapina nella sua villa all’Infernetto. Le performance di El Aynaoui sono facili da leggere. La sua storia romanista va divisa in due. Prima e dopo la Coppa d’Africa. Più che sufficiente la fase iniziale, negativa l’attuale. Ritornato dalla manifestazione in Marocco, non si è più acceso. Gasperini, però, non lo ha mai snobbato. Titolare in cinque partite di campionato, tre delle quali prima di raggiungere la sua nazionale. Ad inizio stagione ha giocato 12 delle 14 gare in cui è stato disponibile: nessun gol, un assist. Gian Piero lo ha battezzato in coppa: dentro dal primo minuto nei primi sei match di Europa League, gol contro il Midtjylland all’Olimpico, senza perdere nemmeno un minuto. Mai sostituito come nelle 7 di Coppa d’Africa, comprese semifinale e finale da 120 minuti. E con il Marocco, da playmaker nel 4-3-3, è stato di sicuro protagonista.
Tornato a Roma, però, è quasi irriconoscibile. Eppure Gasperini lo ha utilizzato in 7 delle 9 partite di campionato, in 2 dall’inizio, e da titolare in 2 delle ultime 3 partite di Europa League. Pagato 23 milioni in estate, la Roma a fine stagione potrebbe mettere Neil sul mercato. All’estero, a quanto pare, piace.

(corsera)

Al lavoro senza 12 nazionali: Soulé corre verso l’Inter

Trigoria si svuota. Sono dodicii calciatori partiti per raggiungere i ritiri delle rispettive nazionali. Pisilli, Cristante e Mancini avranno il compito di riportare l’Italia al Mondiale, stesso obiettivo per Ziolkowski e Celik. Zeki ha dato l’ok a Montella nonostante un piccolo problema muscolare che lo aveva tenuto fuori dalla sfida contro il Lecce. Gli altri giocheranno amichevoli in giro per il mondo. Lavoro duro, invece, per chi è rimasto nella Capitale. Da oggi pomeriggio si inizia a pensare al big match di Pasqua contro l’Inter, nel weekend Gasp concederà due giorni di riposo. E in programma un richiamo di preparazione per farsi trovare al 100% per il rush finale della stagione. Salutata l’Europa League nella testa della squadra c’è solamente il pensiero del quarto posto. I 54 punti in classifica sono un buon bottino, ma davanti c’è il Como a 57. La buona notizia è che a partire dalla sfida con l’Inter ci sarà un Soulé in più. L’attesa è ormai finita ed è pronto per tornare a completa disposizione dopo settimane passate tra lavoro in campo e trattamenti specifici con l’osteopata di fiducia. I miglioramenti ci sono stati e a San Siro può ritrovare la luce, proprio nello stadio nel quale l’anno scorso aveva deciso il big match complicando la rincorsa allo scudetto dei nerazzurri. Dopo Malen è il secondo miglior marcatore stagionale con 7 reti. E non è un caso che senza di lui la Roma ha vinto due partite delle ultime sette tra campionato e Coppa. In attesa della Joya, Gasperini meno può godersi i ritorno della Joyita.

(Il Messaggero)

Avanti a nervi tesi

Otto partite, tre punti da recuperare, al Como, con la Juve al fianco, che vuole la stessa cosa. Non una situazione comoda peri giallorossi, come invece poteva esserlo prima di quel maledetto gol di Gatti, che ha interrotto un incantesimo. La Roma, nonostante i tanti problemi, le assenze, era lanciata, ora insegue e da qui alla fine dovrà superarsi ancora per toccare quel quarto posto che sta tanto a cuore a Gasperini, e al centro di tensioni spropositate con parte dei dirigenti. La società non stava mettendo pressioni a Gasp sull’obiettivo, poi è stata trascinata dal tecnico che, ingolosito, ha chiesto di fare un salto in avanti attraverso il mercato, estivo prima e quello di gennaio poi. E proprio lì si sono acuiti i problemi, tra tecnico e componenti del club, non esattamente con la proprietà, che continua a pensare a Gasp come il miglior allenatore possibile, ma con la dirigenza. Vaz è stato, per il tecnico, l’acquisto della discordia, il giocatore che in quel momento non era una priorità come lo sarebbe stato l’esterno sinistro e Zaragoza è stato subito bocciato. E Venturino? Giovane di belle speranze, ma al tecnico serviva altro. Gasp adesso si ritrova senza troppe risorse per competere con il Como, che ha speso tanto e si gode la possibilità di poter fare il doppio salto e con la Juve, che ha sbagliato acquisti, specie in attacco, e in più aveva perso Vlahovic. E domenica, quasi provocatoriamente, ha inserito addirittura Arena al fianco di Vaz e Venturino per comporre un tridente da Primavera, lasciando in panchina El Sha, titolare nelle ultime due partite e Zaragoza, elemento arrivato a gennaio, con il consenso del tecnico. Gasperini non si trova a proprio agio con Massara, che ricordiamolo, è l’uomo della società, e non più con Ranieri, al quale il ds è legato a doppio filo. I Friedkin si trovano in una situazione quasi di imbarazzo: non vogliono scegliere in questo momento, ma chiedono di renderei rapporti più fluidi per il bene della Roma. Ciò che hanno chiesto è di abbassare i toni, nelle interviste, nei post partita. I mesi che restano alla fine della stagione serviranno per ricomporre lo strappo o per ricucirlo. Gasperini è già sbottato lo scorso 6 gennaio a Lecce e l’altro ieri ha fatto lo stesso, non ha parlato per evitare di toccare argomenti scomodi, anche per la proprietà che non gradisce esporsi e non ama che lo facciano troppo i suoi dipendenti, ma nello spogliatoio le sue urla si sono fatte sentire. Gasp, si sa, è fatto così, non conosce la diplomazia e se ha un microfono in mano, spara a zero, quindi a volte meglio passare per afono o indisposto. Ma il giochino è scoperto e del silenzio resta solo l’eco. L’indisposto allenatore della Roma, oggi si ripresenterà a Trigoria, con una squadra senza i nazionali, con pochi intimi, magari ci sarà l’occasione per riconfrontarsi visa vis con dirigenti e proprietà, ma tanto i suoi pruriti a Trigoria e negli Usa sono ormai noti. Il grande punto interrogativo è sul futuro dell’allenatore, e che strada abbia intenzione di prendere: se accettare un altro mercato difficoltoso e quindi costruire una Roma partendo dai primavera oppure prendere altre strade. Ciò che appare certo è che difficilmente nella prossima stagione rivedremo la triade, Ranieri, Massara e Gasperini, che tanto era stata appoggiata dalla piazza la scorsa estate, tanto da costringere Claudio a rinunciare alla panchina della Nazionale. Ma chi deciderà chi tenere o meno? I Friedkin, che hanno mandato via uno come Mou, plurititolato, e uno come De Rossi, cuore di Roma, non si farebbero problemi a fare lo stesso con Gasp, ma non è questo nei programmi. Bisognerà capire quali caselle/a resteranno in piedi.

(Il Messaggero)

Roma a nervi tesi, l’ordine dei Friedkin a Gasp e dirigenti: “Abbassare i toni”

Magari oggi si ritroveranno ancora una volta tutti insieme, a cercare di capire come andare avanti nel miglior modo possibile. O magari ognuno se ne starà per conto suo, gestendo l’area di propria competenza, aspettando che arrivino tempi migliori. Di certo c’è che oggi la Roma tornerà ad allenarsi ed allora è anche possibile che Gian Piero Gasperini si interfacci con il senior advisor Claudio Ranieri e il ds Ricky Massara, cosa che sarebbe anche normale nella gestione ordinaria di un club. Del resto è già successo in passato e succederà anche in un futuro più o meno lontano. Ma quanto? Già, perché la tensione che si vive negli ultimi tempi a Trigoria ha di fatto allontanato anche le rispettive anime. I nervi sono tesi, ognuno pensa di avere delle ragioni importanti da poter portare avanti. Sta di fatto, però, che l’ordine arrivato dall’alto è quello di abbassare i toni, compattarsi il più possibile e pensare solo a lavorare. Perché. a conti fatti, la vittoria ottenuta domenica pomeriggio contro il Lecce ha ridato fiato e speranza alla Roma, pure in virtù dell’inatteso pareggio della Juventus con il Sassuolo. Del resto, il buon lavoro in campionato di Gasperini è certificato anche da questo, dal quinto posto e da quei 54 punti che sono il secondo miglior rendimento della Roma nelle ultime otto stagioni. Ma allora dov’è il problema? Gasperini, da parte sua, continua ad essere convinto del buon lavoro svolto finora, soprattutto in considerazione di una rosa ridotta ai minimi termini e di giocatori non prettamente e sempre “funzionali” al suo gioco. I due macrotemi su cui insiste il tecnico da tempo sono quelli del mercato e degli infortuni. La gestione degli stop dei vari Dybala, Dovbyk, Ferguson e Soulé non lo ha affatto convinto. A questi si è poi aggiunta la tegola Koné, che lo ha privato del suo centrocampista migliore per un mese. In più le varie scelte di mercato non lo hanno reso felice. E lui non ha mai fatto neanche nulla per nasconderlo. Gli era stato prospettata una stagione di sofferenza, ma Gasp quando ha visto che c’era comunque una buona possibilità di spesa sperava che quei soldi potessero essere investiti in modo diverso. Dall’altra parte, però, c’è una società che è convita di star facendo tutti i passi corretti per mettere il tecnico nelle condizioni migliori per poter lavorare. La rosa è considerata valida, quantomeno all’altezza per poter competere fino in fondo con Como e Juventus per la corsa alla Champions. Ci sono giocatori come Ghilardi, Pisilli e Vaz che sono rimasti a lungo in naftalina e su cui l’allenatore inizialmente nutriva qualche dubbio e che invece si sono rivelati tutti molto utili. Ognuno a suo modo e con tempi diversi. L’ultimo, appunto, è proprio Vaz, che in pochi giorni ha segnato, regalato un assist a Pellegrini e conquistato un rigore. Quei 20 milioni di euro la Roma è convinta di averli spesi bene e che tra 2-3 anni possano valere il doppio, se non di più. Magari, però, Gasp sperava in un attaccante più pronto, per dare l’assalto decisivo alla Champions. E magari a fine stagione lo farà notare ancora. A quel punto, poi, ognuno farà le sue valutazioni. forse anche definitive. E si deciderà se andare ancora avanti insieme o meno.

(gasport)

Giovani da Champions, Vaz nato per stupire: segna, inventa e rilancia la Roma

Il talento è un bagliore improvviso, istintivo. E lui, Robinio Vaz, aveva dimostrato già al Marsiglia di poterlo tenere a lungo acceso. Il baby talento che ha rianimato il sogno Champions della Roma col primo acuto in Serie A contro il Lecce, è l’ultima sorpresa di questa stagione elettrica vissuta alla costante ricerca del gol. Laddove hanno fallito Dovbyk e Ferguson è stato Donyell Malen a rimettere la squadra in carreggiata. E ora, accanto al bomber olandese, c’è anche qualcun altro che può prendersi la scena in area di rigore. E quel qualcuno è proprio lui: il 19enne francese in cui molti vedono già il futuro Victor Osimhen per caratteristiche e fiuto del gol, anche se l’idolo del gioiellino romanista è Zinedine Zidane. In un calcio internazionale in cui le big setacciano il mercato a caccia del giovane talento,
facendo lievitare inevitabilmente i prezzi, il ds Ricky Massara ha visto bene. Pagato 20 milioni, un investimento importante ma giustificato, la Roma si è assicurata un 2007 di talento vero, centravanti del futuro che però lascia il segno pure nel presente. Strappato al Bayer Leverkusen e a mezza Premier, in 240′ in giallorosso Robinio ha rimesso in piedi la gara di ritorno degli ottavi di EL col Bologna e in campionato ha deciso una gara incerta e fondamentale come quella col Lecce, con la squadra fin lì a secco di vittorie da un mese. L’energia e la forza dell’attaccante costituiscono una bella certezza: lo si è visto pure quando l’ex OM ha tenuto testa a difensori di valore come appunto Lucumi o Tiago Gabriel del Lecce. Con la sfrontatezza di chi a 19 anni non ha paura e sa impattare bene i match che gioca per ora solo nella ripresa. Anche in Francia, in soli 373′ in Ligue 1, aveva realizzato 4 gol e 2 assist con medie ogni 90′ eccellenti. Normale aspettarsi che nelle prossime settimane Vaz aggiunga minuti su minuti: il treno Champions non aspetta nessuno e anche lui, ultimo arrivato ma con le idee chiare sottoporta, vuol salirci a tutti i costi.

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Oggi c’è la ripresa: con 12 Nazionali, Trigoria è deserta

Oggi la ripresa degli allenamenti a Trigoria, anche se Gasp potrà contare su mezza rosa. Sono 12 i giocatori in giro con le nazionali. Oltre ai tre azzurri (Cristante, Mancini e Pisilli) anche Tsimikas (Grecia), Malen (Olanda), Ziolkowski (Polonia), El
Aynaoui
(Marocco), Wesley (Brasile), Ndicka (Costa d’Avorio), Celik (Turchia), Venturino (Italia U21) e De Marzi (Usa U19).

(gasport)

Gasperini, un silenzio che fa rumore: alta tensione con Ranieri e Massara

LEGGO (F. BALZANI) – Certi silenzi fanno rumore più di mille parole. Quello di Gasperini, dopo la vittoria contro il Lecce, ha acuito una tensione che ormai a Trigoria conoscono anche le sagome di allenamento. Ad alimentare i dissapori sono stati i confronti accessi della scorsa settimana e le parole di Massara prima della gara di domenica. Il ds ha ribadito che nonostante gli infortuni, il tecnico aveva alternative per far bene. In qualche modo puntando quindi il dito sul suo operato. Parole che hanno mandato su tutte le furie Gasperini che a fine partita avrebbe invitato proprio Massara a parlare davanti ai microfoni. Un rapporto in realtà sempre in bilico quello tra allenatore e direttore sportivo a causa della divergenza di vedute sul mercato. Ma non solo. Perché sul tavolo dei dissapori sono emerse anche le questioni relative al recupero degli infortunati, ai rinnovi in bilico e ai rapporti con parte della squadra. E in questo contesto Gasp si aspettava maggiore copertura da parte di Ranieri, l’uomo che lo aveva scelto in estate per rilanciare un progetto che a maggio rischia di naufragare. Gasperini, infatti, starebbe maturando l’idea di lasciare la Roma in estate. Una situazione bollente raffreddata in parte dalla sosta e dalla rete di Vaz. Il 18enne domenica ha guidato un attacco baby mai visto prima. Un altro segnale di Gasperini alla dirigenza. E i tifosi? La spaccatura c’è, ma quasi tutti convergono su un aspetto: “Dopo Mourinho e De Rossi, ora Gasp. Non può essere sempre colpa dell’allenatore”. Difficile dargli torto.

Gasp come all’andata: vince e non parla. Mercato e infortuni, il silenzio fa rumore

È curioso, ogni volta che c’è il Lecce davanti, Gasperini perde la voce. Era accaduto a Via del Mare, il giorno della Befana, quando il tecnico aveva preferito non parlare indispettito per il mercato a rilento del club. Il copione si è ripetuto ieri all’Olimpico. Questa volta la società ha provato a regalare una giustificazione. Inizialmente le tv a bordo campo hanno parlato di un abbassamento di voce. Poi, dopo una decina di minuti, è arrivata la versione ufficiale: «Indisposizione». Che andando a sfogliare il vocabolario, apre lo scenario a più interpretazioni. La prima: disturbo passeggero e non grave. Appunto, la voce perduta. La seconda: atteggiamento o reazione sfavorevole verso qualcuno. E qui si aprono situazioni molto diverse tra di loro. (…) Al di là dell’aggancio alla Juventus (che precede comunque i giallorossi in virtù dello scontro diretto) e della rincorsa al Como in campionato, il rapporto tra il tecnico e il club va in qualche modo definito. Non è accaduto nella riunione andata in scena venerdì a Trigoria quando c’è stato un richiamo da parte della proprietà a comportamenti più sobri. Ed è forse per questo motivo che Gasp allora ha deciso di non parlare. C’è chi sussurrava che ieri le parole di Massara nel pre-gara a Dazn, non gli siano piaciute più di tanto. Il ds nella consueta intervista a Dazn che precede la partita, a domanda diretta sulle tante assenze, aveva replicato: «Gli infortuni? Succedono a tutti, soprattutto in questa fase della stagione. Dispiace averli avuti concentrati in un solo reparto. Dobbiamo essere in grado di trovare le risorse per fare bene e ci sono». Tradotto: ok le defezioni ma bene o male ogni club ha i suoi problemi e la ha i calciatori per uscirne. (…) Una situazione che deve essere risolta. Perché si può arrivare alla fine della stagione ma immaginarne un’altra così è veramente molto difficile. Le frizioni tra il tecnico da un lato e il tandem Ranieri-Massara dall’altra nella riunione di venerdì sono passate in secondo piano. All’allenatore è stato chiesto di dare tutto nelle prossime partite, che la squadra c’è nonostante le difficoltà in attacco e gli è stato ribadito di tenere un profilo a livello di comunicazione più basso. E allora, forse, questo silenzio si spiega così. (…)

(Il Messaggero)