Dopo 53 anni alla Roma se ne va Bruno Conti

Bruno Conti lascia la Roma. Definitivamente. Uscirà proprio nell’anno del Centenario. Il suo contratto scade a fine stagione e non sarà rinnovato. È lui stesso a chiamarsi fuori, all’età di 71 anni e dopo 35 anni passati soprattutto al settore giovanile (e 53 in giallorosso, contando anche quelli da giocatore: arrivò dall’Anzio nel 1973), in cui è entrato subito dopo aver detto addio al calcio nel 1991. Da Daniele De Rossi a Niccolò Pisilli: lungo è l’elenco dei talenti svezzati per la Roma.

A fargli prendere questa decisione è stata la scelta del club di richiamare a Trigoria Massimo Tarantino, lasciato libero dall’Inter, come nuovo responsabile. Proprio la promozione dell’ex nerazzurro, durante la gestione Pallotta, provocò il demansionamento di Conti che nel 2016 diventò semplicemente ambasciatore della societa giallorossa. Con Tarantino, anche Pasquale Berardi come capo scouting delle giovanili. Motivo in più per Bruno di lasciare. E con lui magari anche Alberto De Rossi, 29 anni in giallorosso da allenatore della Primavera e dirigente. […]

(corsera)


Nei 35 anni e stato, con i Sensi, anche direttore tecnico e allenatore in corsa, al posto di Del Neri, nel 2005. È andato in panchina anche con i Eriedkin: 20 agosto del 2023 per Roma-Salernitana, al posto di Mourinho squalificato.

La doppia attesa di Gasperini Prima l’Inter poi il mercato

Gian Piero Gasperini sa bene che al presente e legato anche il futuro. Soprattutto il suo. Che dipende, inutile girarci attorno, dal piazzamento in campionato: la famiglia Friedkin vuole partecipare alla prossima edizione della Champions, dopo sette mancate qualificazioni di fila. Domenica sera la Roma sfiderà l’Inter al Meazza. Ora l’attenzione massima va al match di Milano. È l’attualità che conta e il mercato è come se passasse in secondo piano. E non dovrebbe essere così.

L’ultimo contatto significativo tra Gasperini e la proprietà – in conference call con Dan Friedkin e in presenza con il vicepresidente Ryan – è di 15 giorni fa. La data: venerdì 20 marzo. Il riferimento è al day after di Roma-Bologna, ottavo di ritorno di Europa League che ha certificato l’eliminazione dei giallorossi dalla coppa.

Quel giorno, i due Friedkin chiesero a Gian Piero e a Ranieri e Massara di lasciare da parte le frizioni interne e di concentrasi sulla corsa Champions. Insistendo soprattutto sulla «compattezza» da mostrare anche all’esterno. E ricordando che l’obiettivo quarto posto, nonostante la squadra sia scivolata al sesto, è ancora possibile. […]


Gasperini, dopo la vittoria sul Lecce e approfittando della pausa per le nazionali, avrebbe voluto che si cominciasse a discutere di come preparare la prossima stagione. Di come impostare il lavoro. Con Massara e anche con Dan e Ryan Friedkin. Al momento non si è mosso niente. È probabile che la proprietà, a otto giornate dalla conclusione del campionato, voglia aspettare le prossime partite, di sicuro quella contro l’Inter a Milano e le due consecutive in casa contro il Pisa e l’Atalanta, prima di aprire il dibattito con l’allenatore e il direttore sportivo. Il confronto, alla presenza dei Friedkin, è necessario per non ripetere gli errori e malintesi che hanno caratterizzato sia la sessione estiva che quella invernale del mercato. […]

(corsera)

Rientrano i nazionali: Pellegrini non si allena, Soulé fa progressi, Dybala a fine mese

I nazionali tornano in campo e finalmente Gasperini potrà iniziare a preparare la sfida di domenica sera contro l’Inter al Meazza. […]

Gian Piero guarda soprattutto ai quotidiani progressi di Soulé che sta combattendo da quattro mesi con la pubalgia. Matias sta meglio e vorrebbe rientrare contro i nerazzurri accanto a Malen. Ha ripreso a calciare e sente sempre meno dolore anche grazie alla camera iperbarica con cui si sta curando. Anche Dybala è presente con più continuità in campo: Paulo è intenzionato ad anticipare i tempi del suo rientro dopo l’intervento al menisco. Entro fine mese potrebbe tornare a disposizione. Pellegrini, invece, non si è allenato. Riposo programmato.

(Corsera)

Oggi tutti ad Appiano Gentile: Lautaro in gruppo, Micki migliora

Archiviata per tutti, con sentimenti diversi, la sosta del campionato, da oggi Cristian Chivu avrà di nuovo tutto il gruppo al completo a sua disposizione. […]

Con la squadra al gran completo. Lautaro Martinez lavora pienamente insieme al resto dei compagni e si appresta a tornare in campo dopo l’infortunio che l’ha tenuto ai box nelle ultime cinque partite di campionato. Li davanti, contro la squadra di Gasperini a Pasqua, si dovrebbe dunque rivedere la ThuLa dopo quasi due mesi.

L’unico elemento del gruppo nerazzurro che continua a lavorare a parte è Henrikh Mkhitaryan ma lavora a tutta e non è escluso che entro la fine di questa settimana possa tornare anche lui ad allenarsi insieme ai compagni. Tuttavia, anche in questo scenario, rivederlo in campo contro la Roma sembra alquanto complesso.

(gasport)

Conti lascia: finisce un amore lungo 50 anni

Finisce un’era a Trigoria. Bruno Conti – a un passo dal centenario del club – lascerà la Roma dopo oltre 50 anni. Il contratto è in scadenza il prossimo 30 giugno eil rinnovo non è in programma. Tra le motivazioni ci sono la voglia di staccarsi dal mondo del calcio, riposare e godersi la famiglia a Nettuno e il suo nuovo centro sportivo inaugurato nel 2022. Poi c’è l’altra faccia della medaglia. Dalla prossima stagione ci sarà un restyling del settore giovanile (rischia di salutare anche Alberto De Rossi) e il nuovo responsabile sarà Massimo Tarantino.

Un ritorno a casa per lui dopo l’addio nel 2019 e il caso vuole che proprio nel 2016 fu lui a prendere il posto di Conti che nelle ultime stagioni si è occupato del coordinamento tecnico delle rappresentative che vanno dall’Under 10 alla 14. Dall’Inter arriverà anche Pasquale Berardi che è pronto a diventare il nuovo capo scout. Per entrambi è pronto un contratto fino al 2031. Ci sarebbe stato ancora meno spazio per Bruno che a 71 anni ha deciso di lasciare Trigoria.

Correva l’anno 1973. Conti a soli 18 anni passava dall’Anzio alla Roma senza più staccarsi. Tolte due breve parentesi al Genoa (stagioni 75/76 e 78/79) per il resto il suo nome è sempre stato legato ai giallorossi. Ben 402 presenze, uno Scudetto e cinque Coppe Italia oltre al Mondiale vinto con l’Italia nel 1982. L’anno scorso la battaglia più importante, quella vinta contro un tumore al polmone. […]

Oltre a Pisilli tra quelli ancora presenti in rosa anche Pellegrini è uno dei tanti talenti arrivati a Trigoria grazie a lui. […]

(Il Messaggero)

Torna al lavoro Malen “risparmiato” in nazionale

Facce tristi, ma pure energie fresche. Gian Piero Gasperini oggi riabbraccerà i nazionali di ritorno a Trigoria per preparare in fretta e furia il big match contro l’Inter di domenica sera. Tra i reduci spicca senza dubbio Malen che si è “risparmiato” oltre 70 minuti contro l’Ecuador. Il ct Koeman, infatti, lo ha sostituito al 17 a seguito dell’espulsione di Dumfries. E proprio dal bomber olandese (già 8 reti in 12 partite) il tecnico si aspetta un ulteriore aiuto per provare ad agguantare di nuovo il quarto posto.

A supportarlo ci sarà Lorenzo Pellegrini che ieri non si è allenato col resto col gruppo. Nessun allarme, però. Si è trattato di una sessione differenziata già programmata con lo staff medico che non mette in dubbio la presenza a San Siro. La terza maglia del reparto offensivo andrà quasi certamente a Soulé, che continua ad allenarsi in gruppo e sarà ovviamente tral convocati dopo 40 giorni di assenza. […]

(gasport)

Gasp da volata: la Roma ci crede e spinge con Soulé

Le volate in apnea, a tutto gas, sono una specialità della casa. Lungo il rettilineo che porta alla Champions la Roma vuole giocarsi il fattore Gasp: un marchio di fabbrica. Ovvero quella spinta di primavera nelle otto giornate finali che ha fatto le fortune dell’Atalanta nelle ultime nove stagioni con il tecnico di Grugliasco.

Si tratta anche di esperienza nelle partite secche e di capacità di gestire le rotazioni nei secondi tempi delle sfide più incerte. E Gian Piero Gasperini è pronto a schizzare ancora una volta dai blocchi, alzandosi sui pedali dopo aver stretto bene i cinturini ai piedi, a partire dalla sfida di domenica a San Siro con l’Inter.

Gasp, del resto, lo ha sempre detto: «I conti si fanno alla fine, la Champions si deciderà in fondo». E proprio i finali di stagione dell’Atalanta, emblematici, fanno ora ben sperare il popolo giallorosso dell’Olimpico. Perché nei nove anni con la Dea Gasperini nelle ultime otto gare di campionato ha sbagliato una sola stagione, nel 2021-22 con 7 punti in 8 gare, con l’Atalanta ottava e fuori dalle coppe. Per il resto, ha sempre chiuso in grande stile. Il top nel 2023-24 con 19 punti e un quarto posto che valse la Champions proprio nel rush finale. […]

L’allenatore potrà alzare i giri potendo contare su un Matias Soulé in più sulla trequarti (ieri l’argentino ha lavorato in gruppo) e sulla certezza al centro dell’attacco (in attesa anche di recuperare i big Wesley e Koné) rappresentata da Donyell Malen, che è l’attaccante in cui l’allenatore rivede i grandi 9 delle stagioni in nerazzurro: da Zapata (2018-19: 28 gol) a Muriel (2020-21: 26 gol) e Hojlund (2022-23:10 gol), passando per Scamacca (2023-24: 19 gol) e Retegui (2024-25: 28 gol). […]

La sensazione dunque è quella di uno “sprinter“, Gasperini, che sta organizzando sotto ogni aspetto la volata ad inizio rettilineo. Quella dei denti stretti e delle pedalate in apnea, tra spinte, tensioni, sorpassi e contro-sorpassi.

(gasport)

A tutto Vaz. Robinio show a Trigoria: «Bravo, sei una bestia»

LEGGO – (F. BALZANI) – Facce tristi, ma anche la voglia di ripartire. Oggi Gasperini riabbraccerà i reduci dai play off con le nazionali per preparare la sfida con l’Inter che può valere una stagione. E se dall’altra parte Chivu dovrà rialzare il morale dei vari Bastoni, Barella o Dimarco, da queste parti Gasp dovrà valutare lo stato di forma (apparso deficitario pure in Nazionale) di Mancini e Cristante. Il difensore ha anche rimediato una botta alla schiena ma difficilmente si tirerà indietro.

Chi è quasi certo di partire titolare è Pisilli che contro la Bosnia non ha visto il campo. Niccolò sarà uno dei volti della Nazionale del futuro, quella che dovrà ripartire dall’ennesimo terremoto. Ma soprattutto è la faccia giovane di una Roma che vuole provare a riprendersi il quarto posto. Pisilli dovrà occuparsi di Barella, quasi uno scontro generazionale a centrocampo dove mancherà Koné e si rivedrà El Aynaoui reduce da due gol col Marocco.

Due che il Mondiale lo vivranno da protagonisti cosi come Wesley (out per almeno altre 3 settimane), Celik, Ndicka e Malen. L’olandese martedi sera è stato sostituito dopo soli 17 minuti da Koeman vista l’espulsione di Dumfries. Solo una mossa tattica, nessun allarme per l’attaccante che affronterà Lautaro e che spera di aumentare il già ricco bottino. A dargli una mano ci sarà Soulé che ieri si è allenato in gruppo. Da valutare il suo impiego da titolare o a gara in corsa, nel secondo caso sarà avanzato proprio Pisilli al fianco di Pellegrini.

Allarme rientrato anche per Hermoso mentre in attacco scalpita Robinio Vaz che ieri in allenamento si è preso i complimenti dello staff tecnico di Gasperini: «Sei una bestia». Infine una notizia triste: a giugno, infatti, Bruno Conti lascerà quasi sicuramente il club dopo 53 anni di carriera da calciatore, allenatore, dirigente e responsabile delle giovanili. Il contratto è in scadenza e difficilmente verrà rinnovato.

IL PUNTO DEL MERCOLEDÌ – VACIAGO: “Il terzo Mondiale da spettatori non può non comportare conseguenze” – ZAZZARONI: “Umiliante non far parte di un torneo aperto a 48 nazioni”

Dopo la sconfitta nella finale playoff contro la Bosnia, sulle colonne dei quotidiani odierni si analizza l’ennesima tragedia sportiva dell’Italia calcistica. “La qualificazione era diventata una questione di dignità nazionale: non far parte di un torneo aperto a 48 nazioni è addirittura umiliante. Chi ha firmato il progetto, chi l’ha voluto e sostenuto non può reggere a questo terzo fallimento. A casa. Come noi. Ognuno si assuma la propria, di responsabilità”, scrive Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport. Così invece Guido Vaciago su Tuttosport: “E adesso via tutti. Il reset non è mai una soluzione, ma può essere una medicina. Il terzo Mondiale da spettatori non può non comportare conseguenze a ogni livello del calcio italiano, non si possono schivare le colpe, le responsabilità e le condanne”

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Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, pubblicati sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola.

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I. ZAZZARONI – CORRRIERE DELLO SPORT

(…) Il nostro purtroppo non è solo un flop, il terzo di fila: è il fallimento plastico di un sistema. Appare come un insuccesso contingente, in realtà è una crisi strutturale. L’esito negativo non è dovuto all’errore di un singolo, a un gol sbagliato, a un rosso non dato o alla sfortuna (un fiasco passeggero). Indica che le fondamenta, le regole, le procedure o la mentalità alla base del progetto sono errate. Non è stato un solo elemento a non funzionare, ma l’intero meccanismo che lo sostiene. Le responsabilità sono chiare. Le cause anche, riconducibili a decisioni, negligenze o azioni specifiche di soggetti definiti con responsabilità personale e di politica sportiva. Il fallimento è un problema organizzativo, sociale o ideologico più ampio. Il passato non torna, ma la storia ci vede bene. C’era un tempo in cui vincevamo contro Zico, Socrates, Junior, Passarella, Maradona, Rummenigge, Stielike, adesso fatichiamo contro un quarantenne con molti chilometri nelle gambe e un gruppo di volonterosi. (…) La Bosnia ci ha messo sotto, ci ha fatto stare male, tolto il respiro: uno dopo l’altro sono emersi tutti i nostri difetti, i nostri cali di tensione e atletici. Non siamo stati mai aggressivi, abbiamo subìto la voglia e la determinazione di una squadra che oggi non riesco a considerare inferiore alla nostra. Donnarumma ci ha tenuto in partita in almeno tre occasioni e allora mi chiedo come possa gente come Dimarco, Calafiori, Locatelli, Barella, Politano farsi sopraffare in una sfida così importante. La qualificazione era diventata una questione di dignità nazionale: non far parte di un torneo aperto a 48 nazioni è addirittura umiliante. Chi ha firmato il progetto, chi l’ha voluto e sostenuto non può reggere a questo terzo fallimento. A casa. Come noi. Ognuno si assuma la propria, di responsabilità. (…)

S. AGRESTI – LA GAZZETTA DELLO SPORT

Un altro disastro si è consumato, un altro fallimento si abbatte sul nostro calcio. Quasi non ci crediamo, non ci vogliamo credere, anche se ormai dovremmo essere preparati: era già successo due volte, le ultime due, eppure ci sembra impossibile pensare che non saremo ai Mondiali nemmeno la prossima estate. Dopo la Svezia, dopo la Macedonia del Nord, è la Bosnia a cancellarci dalla competizione che abbiamo sempre sentito nostra, al punto che l’abbiamo vinta in quattro occasioni (più di tutti, a parte il Brasile). Non è così nostra, evidentemente. Non più. Abbiamo attenuanti? No, anche se a Zenica qualche motivo per protestare ce l’hanno dato. (…) Ma oggi, con questa sconfitta, la realtà che abbiamo davanti agli occhi ha una forma diversa: ci appare come un ridimensionamento inequivocabile. La storia recente ci dice una cosa chiara, dalla quale dobbiamo cominciare ogni analisi: l’eccezione – ahinoi – non è l’eccezione dai Mondiali, capitata tre volte di fila, ma la vittoria di cinque anni fa a Wembley. Lì siamo andati oltre le nostre possibilità mentre la normalità racconta qualcosa di differente, anzi di opposto. La normalità è tristemente quella che ci ha mostrato lo stadiolo di Zenica. Gattuso ha fallito nella partita più importante. Sarebbe ingeneroso prendersela solo con Rino, se prima di
lui non ce l’avevano fatta Ventura, Mancini e Spalletti significa che il problema non è in panchina. Ma è comunque difficile immaginare che la Nazionale possa ripartire con il ct che l’ha accompagnata a una sconfitta così grave. (…) . Se Gravina riuscirà a rimanere lassù anche stavolta, nonostante la delusione di milioni di tifosi azzurri, stabilirà un doppio record: di Mondiali falliti e di resistenza. (…)

G. VACIAGO – TUTTOSPORT

E adesso via tutti. Il reset non è mai una soluzione, ma può essere una medicina. il terzo Mondiale da spettatori non può non comportare conseguenze a ogni livello del calcio italiano, non si possono schivare le colpe, le responsabilità e le condanne. Risalendo dagli errori di Esposito e Cristante dal dischietto, si deve ripercorrere una lunga catena di piccoli e grandi sbagli, di disastri strategici, di immobilismo politico teso alla bieca conservazione del potere. (…) Ci ripetiamo le stesse cose da dodici anni e negli ultimi otto anni a governare la Federazione c’è lo stesso presidente federale, Gabriele Gravina. Se ci ritroviamo , per la terza volta consecutiva, con la stessa tristezza nel cuore e la stessa frustrazione nei pensieri, significa che tutto questo tempo è passato invano. E qualcuno deve renderne conto. (…) Al Mondiale andranno 48 squadre. Alla Fifa ne sono affiliate 211, significa che una su quattro ci sarà. Questa semplice considerazione aritmetica misura Io sprofondo in cui è precipitato il calcio italiano ieri sera. O, meglio, lo sprofondo in cui è da tempo e che, ieri notte, le zollacce del campo di Zenica hanno certificato in modo impietoso e beffardo. Perché ci hanno pure derubato. Non che si faccia una grande figura a gridarlo, ma dobbiamo dirlo e sottolinearlo perché, in fondo, è un altro segnale di quello che siamo diventati a livello internazionale: una squadra poco rispettata, perché evidentemente poco credibile. (…)

A. SORRENTINO – IL MESSAGGERO

È la terza volta consecutiva, ora basta. I responsabili di questo definitivo disastro devono andarsene, anche se il presidente federale Gravina, a sconfitta ancora caldissima, prova ad abbarbicarsi alla poltrona. (…) La tristissima partita in Bosnia, infarcita di errori e di inadeguatezze dei nostri giocatori a cominciare dal terrificante Bastoni (uno che ha partecipato a tutte le disfatte dell’Italia e dell’Inter negli ultimi anni), conclusa con rigori grotteschi, sancisce l’ora più buia in 116 anni di Nazionale. Oltre un secolo di tradizione, di eroi e di palpiti, e milioni di tifosi e di generazioni la cui passione ebbe un senso perché eravamo il grande calcio italiano, e andavamo a testa alta nel mondo, si vinceva e si perdeva ma per Giove, eravamo l’Italia, gli AZZUrri. Ora invece nel calcio non siamo e non contiamo più nulla, le invasioni barbariche ci hanno raso al suolo, quindi fateci questo grandissimo piacere, voi imperatori con i vostri cortigiani: dimettetevi. Tutti. I dirigenti che ci hanno condotto fin qui, e tutte le componenti del calcio che un anno fa avevano rieletto questi vertici con la ridicola percentuale del 98%. (…) Vergogna. Adesso arriveranno i processi mediatici, certo. Tardivi più che mai, dato che anche la stampa sportiva ha enormi responsabilità per come ha rinunciato da anni a uno spirito critico serio e costruttivo, preferendo accompagnare la nave verso il disastro e continuando a suonare trombette, violini e orchestre anche nell’enorme evidenza della nostra progressiva piccineria. (…)

P. CONDO – CORRIERE DELLA SERA

La partita che ci porta al terzo fallimento mondiale di fila è un contenitore pieno di situazioni di segno diverso, difficile da decrittare fuori dalla tensione di uno spareggio, fino alla sequenza dei rigori che decapita l’ultima speranza. L’Italia è stata avanti fino a 10minuti dalla fine grazie a un gol regalato dal portiere bosniaco, ma aveva sofferto anche prima che Bastoni completasse il suo annus horribilis con un’espulsione da principiante. A quel punto Gattuso ha piazzato il pullman davanti alla porta, che non è mai una strategia affidabile, ma dopo 20 minuti di apnea l’Italia è finalmente riemersa, e tre occasioni (una d’oro) per il raddoppio le ha costruite. (…) S’era detto che la Bosnia in casa non avrebbe fatto barricate —che senso ha godere di uno stadio bollente se ti metti ad aspettare gli avversari? — e così è stato. Ma quando all’atteggiamento aperto i balcanici hanno aggiunto il gol regalato, perché Barella e kEAN sono bravi a gestire con freddezza il catastrofico omaggio del portiere Vasilj, il copione tattico del match è sfociato nell’ovvio. Bosnia all’attacco, Italia in gestione. Anche questo avrebbe dovuto essere un retaggio del nostro passato — come addormentavamo le partite, noi neanche una ninnananna — e invece la mancata pressione sugli esterni rivali ha permesso loro di mandare in area molti palloni. Troppi. Il(…) Ma il nero nuvolone che grava sulle teste degli azzurri produce infine il gol che vale i supplementari, e Turpin non si accorge che nell’azione Dzeko tocca il pallone col braccio. Quasi obbedendo a un riflesso scritto nel tempo l’Italia negli ultimi cinque minuti prova il colpo estremo avanzando il proprio raggio d’azione, un po’ come successe in quell’Italia-Australia del 2006, quando Totti e Grosso confezionarono la giocata del rigore a evitare i supplementari in 11 contro 10. Ma Totti non c’è, Grosso nemmeno, e Gattuso non basta.

M.CROSETTI – LA REPUBBLICA

Il dramma è che non è più un dramma, è un’abitudine. Siamo questi, siamo poco più di niente e siamo fuori. Improbabile che gli italiani soffrano più delle altre volte, anche se sportivamente fa male andarsene così. Tutti a casa? Ma già ci siamo, è lì che abitiamo, non usciamo più dal cortile del nostro mediocre campionato, siamo fuori dalla Champions a marzo, figurarsi se potevamo andare ai Mondiali. Ci sono sempre più bambini che non hanno mai visto gli azzurri giocarli, tra poco si fidanzeranno, si sposeranno e l’Italia sempre a casa. (… C’è Dimarco che festeggiò davanti al monitor perché la Bosnia era passata ai rigori, e non può tirare il rigore mentre, di nuovo, passa la Bosnia: tutta una nemesi, e ce lo meritiamo. Omero era un dilettante. E che dire della Federcalcio? Dovevano andarsene dopo l’Europeo delle comiche, sono rimasti lì ed è una comica, un’altra. Tra quattro anni presenteranno a marzo un bel piano per il rilancio dei vivai? Possibile. La Nazionale esprime immaturità e mediocrità, siamo così e non facciamo niente per essere qualcosa di meglio. Tutto scivola via, anche le avvilenti telecronache della Rai, passare da Pizzul ad Adani è come passare da Pirlo a Cristante, senza offesa. (…)

M. DE GIOVANNI – LA STAMPA

Il primo impulso, lo confesso, è stato il tasto rosso del telecomando. Né commenti, né azioni principali da rivedere, né interviste. Come se cancellare il post partita fosse servito a cancellare la partita stessa, dai, non è mai esistita, non si è mai giocato. Non è vero, semplicemente. Non è vero che saltiamo anche questo mondiale. Mi sono guardato attorno, e non ho visto nessuno. Il popolo del mio salotto, normalmente ben frequentato quando c’è un match importante, stavolta non c’era. Tutti impegnati altrove, o semplicemente poco interessati. La mia mente è inevitabilmente andata a molti anni fa, quando ero ragazzo e un eliminazione dell’Italia dal mondiale mi avrebbe addirittura fatto piangere. (…) L’Italia non va al mondiale, e neanche un urlo di disperazione. Perché prendiamone atto, le cose sono cambiate. È solo calcio, per carità, effimero e superficiale pallone che rotola sull’erba. Uno sport, il più seguito ma di certo non il più apprezzato, i ragazzi legano le proprie emozioni e l’esaltazione a Kimi, a Jannik, alla Brignone e alla Egonu, alla Battocletti o alla Paolini, giustamente, viva chi vince, e poi sono performances un po’ fast food, imprese singole e fulminee, mica ci si deve sedere settimana dopo settimana per mesi interi per capire se qualcuno ha vinto qualcosa. E il calcio stesso è diventato quello degli highlights, il singolo gesto tecnico visto da quattordici angolazioni diverse, il campione è il campione e si segue lui, qualunque maglia vesta, nei confini nazionali e fuori. Non è tanto cambiato il calcio, mi sono detto affacciato alla finestra davanti alla sera incredibilmente normale di una città anormale. Sono cambiati gli occhi con cui guardiamo al Paese. (…)

Paredes chiama Dybala: “Paulo vuole venire al Boca”

“Per me sarebbe un sogno vederlo al Boca”. La frase di Leandro Paredes è di quelle che non passano inosservate, perché delinea — per l’ennesima volta — il futuro di Paulo Dybala, ormai prossimo all’addio alla Roma. Anche perché l’amico ed ex compagno di squadra della Joya non si è fermato alla formula di circostanza, ma ha spiegato che Pulo «sarebbe molto entusiasta» all’idea, perché «ha un sogno da realizzare e lo aveva anche suo padre». (…) Paredes spinge pubblicamente e privatamente. L’argentino della Roma ci pensa, spinto anche dalla voglia di ritorno a casa della moglie Oriana, mamma della neonata Gia. Ma Paulo vuole provare ad aspettare ancora per capire cosa offre l’Europa. Un ultimo ballo al di qua dell’Oceano che non contempla però la permanenza a Trigoria. La Roma continua a considerarlo un fuoriclasse, l’uomo che cambia il volto della squadra con una giocata, il riferimento tecnico attorno a cui si sono accese le ultime stagioni. Ma allo stesso tempo deve fare i conti con una realtà sempre più evidente: gli infortuni, l’assenza di continuità, il peso dell’ingaggio e la necessità di programmare il futuro senza poter dipendere fino in fondo da un campione che troppo spesso è costretto a fermarsi. (…)

(La Repubblica)