Desideri: “Italia? Inizia tutto dai settori giovanili. Roma? Gasperini sta facendo un gran lavoro. Rinnoverei Pellegrini”

RETE SPORT – Stefano Desideri, ex giocatore di Roma e Inter, ha analizzato il momento del calcio italiano dopo il fallimento della Nazionale e si è soffermato sul percorso della Roma di Gian Piero Gasperini in vista del finale di stagione e del big match di San Siro. Di seguito le sue parole.

L’Italia salterà il terzo Mondiale consecutivo. Qual è la sua lettura di questa crisi?
“La situazione è brutta e ha radici lontane. Se ne parla da anni, tutto inizia dai settori giovanili. Ho ascoltato molte chiacchiere e pochi fatti: nelle giovanili ci sono allenatori sottopagati e non professionisti che pensano solo alle vittorie, le tematiche sono purtroppo sempre le stesse”.

Lei è cresciuto nel vivaio giallorosso. Cosa è cambiato rispetto ai suoi tempi?
“Eravamo tanti e forti, lo staff ci aiutava a crescere e non avevamo procuratori a 13 anni. Il giocatore bravo ha sempre bisogno di migliorare e di essere consigliato bene, invece oggi ci sono agenti che ti fanno sentire un fenomeno quando ancora ti devi formare. Mi frustra vedere ragazzi italiani bravi penalizzati da certe dinamiche”.

A proposito di giovani, un giudizio su Niccolò Pisilli.
“È un giocatore forte, tecnicamente e mentalmente. L’ho seguito nel settore giovanile ed è un esempio: aveva la testa adeguata e la famiglia giusta. Abbiamo anche rischiato di perderlo… Ce ne sono tanti che, se accompagnati bene, possono aiutare la prima squadra”.

Domenica c’è Inter-Roma. Come vede la corsa Champions?
“Sono ottimista. Questa Roma e questo allenatore, con la sua mentalità, mi piacciono. Ha fatto migliorare i calciatori, credo che la squadra se la possa giocare. L’Inter è la formazione più forte del campionato, bisognerà capire come arriveranno a livello fisico”.

Che impatto ha avuto Gian Piero Gasperini sull’ambiente?
“Sta facendo un gran lavoro, basta pensare al materiale che aveva a inizio stagione. Gli allenatori vanno aiutati, invece siamo sempre pronti a dargli la bastonata al primo errore o ai primi risultati negativi”.

Si parla molto del futuro del capitano: lei rinnoverebbe il contratto a Lorenzo Pellegrini?
“Assolutamente sì. Prima trovatemi un calciatore più forte, numeri alla mano, poi ne parliamo e mettiamo tutto su un tavolo. Per sostituirlo devono arrivare giocatori di livello superiore”.

La Roma sembra essere un cantiere sempre aperto. È d’accordo?
“Sì, perché prendere un calciatore forte è direttamente proporzionale a quello che vuole fare la società. C’è una proprietà, un direttore sportivo che lavora sulle indicazioni del club e il tecnico che pretende il massimo, perché poi i ragazzi deve allenarli lui”.

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Serie A, classifica spese per agenti nel 2025: Roma quinta con 20 milioni e un aumento del 21% rispetto al 2024

Le spese nei confronti degli agenti per i club di Serie A aumentano ancora. La FIGC, infatti, ha pubblicato i compensi dei Procuratori Sportivi per l’anno 2025 nel massimo campionato italiano. L’aumento riscontrato, rispetto al 2024, è del 10%. Quasi 250 milioni di euro totali, una media di 12,4 milioni di euro per squadra. Da sottolineare, però, come le cifre dei club che occupano le prime posizioni sono decisamente più alte rispetto alle altre. Si tratta di una crescita costante nel corso degli anni: 226 milioni nel 2024, 220 milioni nel 2023, 205 milioni nel 2022, 174 milioni di euro nel 2021 e 138 milioni di euro versati nel 2020.

La Roma, in questa speciale classifica, occupa la quinta posizione. Rispetto al 2024 i giallorossi sono scesi di una posizione, dopo il quarto posto nel 2024. In realtà, però, nonostante il quinto posto la cifra è aumentata: dai 17.108.857,50 milioni di euro nel 2024, il club dei Friedkin è salito a 20.716.373,5 milioni di euro. Da dire, come il distacco dall’Inter in quarta posizione sia minimo: 20.846.373,5 milioni di euro per i nerazzurri. Per i giallorossi si tratta di un aumento del 21% rispetto allo scorso anno.

In testa alla classifica c’è la Juventus con poco più di 32 milioni di euro, completano il podio Napoli e Milan, rispettivamente con 24 e 22 milioni di euro.

(figc.it)

Lutto nel mondo Roma: morto a 52 anni l’ex giallorosso Gianluca Cherubini. Bruno Conti: “Voglio ricordare la tua crescita nelle giovanili” (FOTO)

Il calcio è in lutto. Nella giornata di ieri, 1 aprile, è scomparso Gianluca Cherubini che nella stagione 1995/1996 collezionò nove presenze con la maglia giallorossa. Nel 2006 fu colpito da un aneurisma mentre era in campo con il Giulianova. Negli ultimi anni le sue condizioni di salute si sono aggravate. È morto all’età di 52 anni. Bruno Conti lo ha voluto ricordare con un messaggio su una storia pubblicata sul proprio profilo Instagram.

“Ti voglio ricordare in tutta la tua crescita nel settore giovanile. Rip Gianluca” è stato il messaggio di Conti. Cherubini, infatti, ha svolto tutta la trafila nelle giovanili giallorosse.

“Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo”: i giovani romanisti incontrano l’Associazione Ciampacavallo (COMUNICATO, FOTO E VIDEO)

Oggi, 2 aprile, si festeggia la Giornata Mondiale della consapevolezza sull’Autismo, e anche la Roma ha voluto celebrare questa ricorrenza. I ragazzi del settore giovanile giallorosso, infatti, hanno fatto visita all’Associazione Ciampacavallo. Una giornata fatta di integrazione, condivisione, e attività creative insieme ai ragazzi dell’Associazione.

“Il Club ha scelto di celebrare la Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo del 2 aprile recandosi all’Associazione Ciampacavallo, uno dei centri più importanti della Capitale che offre assistenza a persone con disagi psico-fisici e sensoriali utilizzando il cavallo come strumento educativo a tutto tondo. La delegazione giallorossa, guidata dalla mascotte Romolo, era composta da alcuni ragazzi delle giovanili giallorosse che hanno potuto prendere contatto con questa struttura che si occupa da 25 anni di circa milleduecento persone, molte delle quali con gravi disturbi dello spettro autistico e provenienti da altri centri diurni. Accolti dal Presidente Matteo De Lorenzo e dagli altri collaboratori dell’Associazione Ciampacavallo, i giovani calciatori della Roma hanno familiarizzato con le attività che quotidianamente gli ospiti del centro svolgono con i cavalli e nei laboratori dedicati alle attività didattiche e formative. Un percorso di inclusione e valorizzazione delle persone con disabilità psichiche e fisiche attraverso iniziative ludico-educative, sportive e riabilitative. Particolarmente gradita l’esperienza al maneggio e l’approccio con la serigrafia, con la quale i ragazzi della struttura possono esercitare la propria arte e stampare a mano le magliette con il motto “Siamo Pazzi Quanto Ribelli”, che ricalca il celebre acronimo dell’antica Roma SPQR. Al termine della visita, il Club ha donato ai responsabili del centro alcuni esemplari di abbigliamento ufficiale che potrà essere utilizzato dai ragazzi per la pratica sportiva e le attività ludiche. L’attività di Ciampacavallo si ispira all’idea che il cavallo rappresenti un’opportunità unica per crescita personale, socializzazione e benessere psicofisico. Operatori qualificati, educatori, terapisti ed esperti del settore accompagnano ogni persona in un percorso su misura, ponendo al centro la relazione tra cavallo e individuo. Il centro equestre, cuore del progetto, offre percorsi dedicati all’educazione, allo sport e alla riabilitazione, con un’attenzione particolare alle necessità di persone con disagi psico-fisici e sensoriali, utilizzando il cavallo come strumento educativo a tutto tondo”. Ha scritto il club in una nota ufficiale.

(asroma.com)

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Calcio in lutto: addio a Gianluca Cherubini, ex Roma

Il mondo del calcio piange la scomparsa di Gianluca Cherubini, morto all’età di 52 anni. L’ex calciatore con un passato anche nella Roma aveva legato gran parte della sua carriera a club come Chieti e Giulianova, vestendo nel tempo anche le maglie di Vicenza, Reggiana e Torres. Considerato un profilo promettente nelle giovanili, non è però riuscito a imporsi ad alti livelli nel corso della sua carriera. Con la Roma collezionò nove presenze nella stagione 1995/96, prendendo parte anche alla Coppa Uefa. Nel 2006 fu colpito da un aneurisma mentre era in campo con il Giulianova, episodio che segnò profondamente il suo percorso sportivo.

Furlani risponde a Gravina: “Discorso che ammazza i valori dello sport. Non si sputa sul lavoro altrui”

Si accende il dibattito nel mondo sportivo italiano dopo le dichiarazioni del presidente FIGC Gabriele Gravina, che aveva definito il calcio come l’unico vero sport professionistico. Parole che non sono passate inosservate e che hanno scatenato diverse reazioni. Tra queste, quella dell’atleta specializzato nel salto in lungo, Mattia Furlani, grande tifoso romanista, che ha voluto rispondere pubblicamente attraverso i social:

Questo discorso ammazza proprio i valori dello sport e il lavoro che lo Stato e le forze dell’ordine (che continuerò a ringraziare sempre) fa per portare avanti un movimento e giovani atleti ragazzi, a rende atleti PROFESSIONISTI per realizzare i propri sogni con sacrificio, dedizione e lavoro. A quanto pare non se ne rende conto di cosa c’è dietro. Mi dispiace perché non è solo un insulto al calcio ciò che ha detto, è successo, ma anche allo sport italiano. Mi batterò sempre anche solo tramite i risultati, ma anche mostrando qui sui social cosa c’è dietro lo sport e il lavoro… Con un investimento di 15 anni che ho fatto con la mia famiglia su metodi di lavoro, studio e passione, partendo da vivere sotto ad un ponte fino ad arrivare all’élite mondiale. Perché è questa la professione, non chi dichiara certe cose sputando sul lavoro altrui”.

Una presa di posizione forte, che evidenzia il malcontento di parte del mondo sportivo nei confronti delle parole del numero uno della FIGC. La polemica, intanto, continua a far discutere.

Falsini: “Il talento c’è, il problema sono i dirigenti. Alla Roma mi guardavano come un marziano quando dicevo che ci si allena poco”

RETE SPORT – Gianluca Falsini, ex allenatore della Roma Primavera, ha analizzato lo stato di crisi del calcio italiano e ha ripercorso la sua esperienza nel settore giovanile giallorosso, sottolineando le carenze metodologiche e gestionali del sistema nazionale. Di seguito le sue dichiarazioni.

Qual è la sua opinione sul livello attuale del calcio espresso in Italia?
“Non mi sono disamorato del calcio italiano, ma dobbiamo cercare di migliorarci come professionisti. Ieri non ho visto Bosnia-Italia dall’inizio perché non era la gara che avrei dovuto guardare a livello di contenuti. Nel nostro Paese ci sono pochi allenatori che mi piacciono per come sviluppano il gioco, che spesso è noioso. In Europa ci sono realtà più piacevoli. Ho preferito guardare Svezia-Polonia perché ho avuto la fortuna di allenare Zalewski, che ha anche segnato”.

Cosa non l’ha convinta della narrazione attorno alla Nazionale?
“Non mi è piaciuta la narrazione pre-partita: si parlava di 8.000 persone e del campo brutto come se fosse il clima peggiore in assoluto. È la stessa capienza di Arezzo-Ascoli, di cosa parliamo? Troviamo scuse da vent’anni mentre gli altri ci passano avanti. Ha ragione Ventura: sono due decenni di fallimento. Lui era un ottimo tecnico, Conte all’inizio ne ha copiato parecchie idee, ma il problema è che si parla di cambiamenti per tre giorni e il quarto si pensa solo a chi vincerà il campionato”.

È vero che in Italia non nascono più talenti?
“È una grande falsità. Luis Enrique fa giocare i 2007 e i 2008 in Champions League. Sono dieci anni che giro per i campi e di qualità ne vedo tanta, magari non avremo Yamal, ma il talento esiste. Contro la Bosnia, su un campo brutto dove serviva fisicità, perché gioca Retegui e non un calciatore in forma come Pio Esposito? Il problema non sono i tecnici, ma i dirigenti. E a cascata la scuola, dove l’educazione fisica è sparita. La società è cambiata ovunque, anche in Spagna e Francia usano i cellulari, ma lì lavorano diversamente”.

Che ricordo ha della sua esperienza a Trigoria sotto il profilo metodologico?
“Alla Roma, nonostante quattro anni di successi, mi guardavano come un marziano quando dicevo che ci si allena pochissimo nei settori giovanili. Lo stesso vale per le prime squadre. Ho chiesto spesso di integrare le sedute. Ci sono tecnici bravi, ma vanno messi al posto giusto. In Germania, dopo l’uscita dall’Europeo, il governo calcistico si è riunito dopo una settimana per apportare modifiche”.

Quali sono i giovani più interessanti che ha seguito nel vivaio giallorosso?
“Escludendo i vari Cancellieri, Bove e Zalewski, dico Coletta, che ora è al Benfica, Mannini e Reale: hanno grandi potenzialità. C’è Romano che sta facendo un ottimo campionato allo Spezia, oltre a Di Nunzio e Nardin. Mi dispiace che ora non stia giocando Belmonte, con me ha fatto follie. La Roma ha tanti ragazzi validi, ma serve un percorso di accompagnamento strutturato tra le varie categorie”.

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La Russa: “Le squadre dovrebbero schierare almeno 4 italiani. Il Como ne ha 0”

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, è stato ospite del programma di Rai Radio 1 “Un giorno da pecora”, dove ha commentato la recente eliminazione dell’Italia dal Mondiale. Il politico ha anche proposto un obbligo minimo di italiani da schierare nelle squadre di Serie A. Ecco le sue parole.

“Ogni squadra non dico 10 ma deve schierare in campo per tutta la partita almeno 4 italiani. Ad esempio il Como adesso ha zero italiani”.

Napoli, De Laurentiis: “Si gioca troppo, torniamo alla Serie A a 16 squadre. Mi sono stancato di prestare gratuitamente i giocatori alle nazionali”

RADIO CRC – Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni dell’emittente radiofonica e tra i vari temi trattati si è soffermato anche sulla clamorosa eliminazione dell’Italia contro la Bosnia e la conseguente esclusione dal Mondiale per la terza volta consecutiva. Ecco le sue parole: “Abbiamo sempre detto che si gioca troppo e tutto ciò distrugge anche i nostri calciatori. Se torniamo al 1986, noi avevamo 16 squadre in Serie A, oggi continuiamo a volerne 20, a dare importanza a tutte le categorie diverse dalla Serie A che dovrebbe essere una Serie Extra a tutti gli effetti. Se tornassimo alle 16 e non avessimo Supercoppe da giocare in Arabia Saudita, se non facessimo tutto ciò risparmieremmo i giocatori che sono un patrimonio da noi pagato, non dalla FIFA o dalla UEFA… Dopodiché, avremmo tutto il tempo per poter dare alla Nazionale un tempo grossissimo per allenarsi. Qui si sente dire di tutto e di più, bisognerebbe riflettere: il tatticismo di cui si bea il gioco italiano, è propedeutico ad avere successo contro le altre nazioni che giocano in altro modo? Forse è il caso di dire che Retegui che gioca in Arabia e non gioca per via della guerra da un mese e mezzo era giusto convocarlo? Trovare capri espiatori non serve a nulla, quando io accuso che nel calcio italiano sono anni che tutto è dormiente e che nulla si sposta perché non spostando nulla tutti vivacchiano, io non sono uno che ama vivacchiare. […] Bisogna resettare senza aver paura e vergogna di ripartire da zero. Bisogna poter dire: si gioca troppo, sono troppe 20 squadre, dobbiamo essere 16, dobbiamo dare due mesi di tempo alla Nazionale per allenarsi come si deve. Io mi sono stancato di dover dire che metto a disposizione i miei giocatori: sono a disposizione se mi rimborsi una parte consistente di quello che investiamo nel calciatore stesso, se mi fai una assicurazione totale del suo valore in caso di infortunio che non me lo fa giocare per un periodo X, che divido per le giornate che mi mancano e mi vengono rimborsate. Questo deve essere chiarissimo, non possiamo giocare con i soldi degli altri. Il momento non è tragico, a condizione che tutti ne prendano coscienza e che si riparta da zero. Sedici squadre, meno partite, più tempo per la Nazionale, pagare i giocatori che vengono convocati, assicurazioni totali in caso di infortuni. Questa è la ripartenza dovuta.

Malagò presidente FIGC?
Uno come Malagò è abituato a fare sempre il meglio, è un grande professionista e l’ha dimostrato nel mondo dello sport, ha raccolto risultati positivi. Noi sappiamo cosa non funziona, magari a Malagò non interesserà ma lo conosco ed è dotato di una certa umiltà, non ha bisogno di un punto d’arrivo. È uno che può dare e non prendere, purtroppo nel mondo che ci circonda molti vogliono essere lì per prendere e non per dare, e lo hanno capito che nel mondo per ricevere bisogna prima dare. Se tu dai, qualcosa in cambio ti ritorna. Malagò lo sa perfettamente, fa parte della sua cultura ed educazione. Se Malagò prendesse in mano il calcio italiano, risalirebbe prestissimo”.

Tempistiche per ripartire?
Bisognerebbe azzerare tutto e ripartire da domattina, se Malagò se ne interessasse nel giro di un biennio saremmo forti nuovamente”.

Sei Nazioni, numeri da Roma: il rugby all’Olimpico fa il sold out

Lo Stadio Olimpico si conferma il cuore pulsante dello sport italiano, registrando grandi incassi e presenze. I dati ufficiali dell’edizione 2026 del Guinness Sei Nazioni certificano un successo di pubblico senza precedenti per l’Italia del rugby, ricalcando quel trend di partecipazione di massa che da anni caratterizza le gare casalinghe della Roma.

Nelle sole due sfide disputate a Roma contro Scozia e Inghilterra, sono stati staccati complessivamente 137.230 biglietti. In particolare, il match contro gli inglesi dello scorso 7 marzo ha fatto registrare il tutto esaurito con 68.985 spettatori, portando la media di riempimento dell’impianto al 99% della sua capienza totale. Numeri che accomunano la Nazionale di rugby al club giallorosso.

Oltre al record al botteghino, il 2026 verrà ricordato per i risultati storici sul campo, con l’Italia capace di rimanere imbattuta tra le mura amiche grazie alle vittorie su scozzesi e inglesi. Una spinta degli spalti che i giocatori della Roma conoscono bene e che, in questa stagione, sta spingendo anche la palla ovale verso traguardi mai raggiunti prima.