Bruno Conti ha parlato ai microfoni dei canali social della Panini. La bandiera giallorossa ha risposto ad alcune domande e ha ricordato il suo esordio e la sua prima figurina Panini. Le sue parole:
“Mi ricordo la mia prima convocazione con la Roma, il 10 febbraio del 1974. L’esordio fu una gioia soprattutto di mio padre, che era un romanista di quelli spaccati e quando ha visto che vestivo questa maglia e fare l’esordio non stavo più nella pelle“.
Sabato sera la Roma scenderà in campo in casa del Lecce. La squadra romanista si è trovata questa mattina a Trigoria per l’allenamento mattutino sotto gli occhi di Claudio Ranieri. Pienamente recuperato Ndicka, presente in gruppo anche ieri. Sorridente e in posa la “squadra” composta da Gollini, Nelsson, Cristante, Baldanzi e Saelemaekers. Out Celik e Salah-Eddine. Durante la seduta, Ranieri ha commentato la scelta di Soulé di temporeggiare e non calciare: “Fatte un altro giro…“. Successivamente l’argentino ha calciato e segnato: “Ah allora ti sei imparato!“, scherza il tecnico.
“La Roma ha fatto una scelta eccellente riguardo allo staff chirurgico e ha creato al suo interno un’equipe di primissimo livello per il recupero e la riabilitazione dei propri atleti. Quindi il rientro di Dybala verrà certamente gestito nei tempi giusti e nella migliore modalità possibile”. Lo ha detto Riccardo Torquati, presidente della Federazione Italiana dei Fisioterapisti dello Sport e titolare dei centri Sport Health.
“Ad oggi – ha spiegato Torquati – non è possibile fare una previsione dettagliata sulle tempistiche del rientro in campo del calciatore. Bisognerà valutare come Dybala reagirà agli stimoli e al percorso post-operatorio. Inoltre non abbiamo a disposizione una descrizione dettagliata di quello che è stato l’intervento chirurgico. Per questo tipo di infortuni la letteratura scientifica ci dice che i tempi per tornare all’attività sportiva possono variare dalle otto alle dodici settimane, in relazione agli esiti dell’operazione, della riabilitazione e dell’adattamento dell’atleta ai carichi. Solo successivamente si valuteranno le tempistiche del rientro in gruppo del calciatore”.
Il fisioterapista ha poi analizzato le diverse tappe del recupero che il calciatore argentino dovrà affrontare nei prossimi mesi. “Il percorso riabilitativo consisterà in una prima fase di biostimolazione del tessuto operato, quindi della parte tendinea del muscolo semitendinoso sull’inserzione distale, verso il ginocchio. Nella fase successiva verranno iniziati ad attivare i muscoli sinergici del semitendinoso e gli antagonisti, ovvero il quadricipite e il polpaccio per dare supporto al muscolo e al tendine operato. Nello step seguente del percorso riabilitativo si lavorerà sulla forza, l’eccentrica e l’elasticità, perché l’intervento chirurgico comporta una ritrazione dei tessuti e un nuovo adattamento, di conseguenza questo tipo di lavori saranno fondamentali per scongiurare danni ai muscoli vicini a quello operato quando Dybala tornerà a giocare. La parte finale della riabilitazione si svolgerà in campo, insieme al personale dello staff che si occupa del recupero di infortuni. La Roma ha inserito nel suo organico una figura specifica, incrementando la proposta ai propri atleti, e oggi si pone tra le società di eccellenza da questo punto di vista. L’ultima fase che precederà il rientro in campo di Dybala sarà il reinserimento in gruppo dell’atleta” conclude Torquati.
Dall’infermeria arriva una buona e una cattiva notizia per Claudio Ranieri. Gli esami strumentali svolti oggi da Anass Salah-Eddine, infatti, non hanno riportato nessuna frattura al piede per il terzino olandese, ma, solamente un’infiammazione tendinea alla pianta del piede. È andata peggio a Saud Abdulhamid, i cui esami hanno confermato la lesione alla coscia.
Buone notizie per #SalahEddine: gli esami strumentali non hanno fatto emergere fratture al piede, ma soltanto un’infiammazione tendinea alla pianta del piede. Confermata invece la lesione alla coscia per #Saud#ASRoma@tempoweb
“Il mio viaggio di lavoro a Mosca, da giorni, suscita infinite polemiche. Ma io non sono un politico né un diplomatico, sono un uomo di sport che ne promuove i valori in giro per il mondo. L’ho sempre fatto: prima come calciatore e adesso in una nuova veste. Da anni vado in tutti i Paesi in cui mi invitano a parlare di sport e non avrei problemi ad andare a Kiev, per le stesse finalità“. FrancescoTotti parla all’ANSA dell’evento in programma in Russia ad aprile. “Detto questo, se mi arrivasse una richiesta da parte di un organo competente per non partecipare all’evento di Mosca non esiterei un momento a fare un passo indietro“.
Silenzio stampa per Francesco Totti. Nel servizio andato in onda questa sera su Canale 5 durante “Striscia la Notizia”, il giornalista Valerio Staffelli ha tentato, invano, di consegnare il tapiro d’oro all’ex Capitano della Roma per il caos generato dalla notizia di una sua partecipazione ad un evento sportivo in Russia. La legenda del calcio ha preferito non commentare l’accaduto e, salito a bordo della sua Smart, è andato via, rifiutando il tapiro.
Francesco Totti ha rifiutato il Tapiro d’oro. L’ex giocatore della Roma è stato raggiunto da Valerio Staffelli, inviato della trasmissione televisiva, in merito al caso politico nato dalla sua possibile presenza in Russia. “L’imperatore sta andando alla terza Roma“, così recitava un cartellone promozionale. Staffelli ha chiesto a Totti: “Ci va o non ci va l’8 aprile in Russia? È vero che Putin tifa Roma?“. Nessuna risposta da parte dell’ex numero 10 della Roma, che ha anche rifiutato il Tapiro. Il servizio integrale andrà in onda questa sera.
Fabio Capello, ex allenatore della Roma, ha ripercorso la sua carriera in un’intervista a “Larmandillo” della RSI, soffermandosi anche sullo scudetto vinto con i giallorossi nel 2001.
Capello ha ricordato l’episodio chiave della sostituzione di Totti con Nakata nella sfida decisiva contro la Juventus: “Non era la sua giornata, mi serviva brio. Inserii anche Montella: fu un’intuizione, e i loro gol ci permisero di pareggiare“. E poi l’episodio dell’invasione di campo durante Roma-Parma: “Ero una belva, rischiavamo la sconfitta a tavolino“.
Infine ha espresso un giudizio tecnico su Totti, destinato a far discutere: “Era un centrocampista avanzato con una grande visione di gioco, ma non correva e non aveva dribbling“.
L’Ostiamare, club di Serie D di proprietà di Daniele De Rossi, ha presentato oggi i lavori di riqualificazione del proprio centro sportivo. Presso l’Anco Marzio, l’ex capitano e allenatore della Roma, insieme all’Assessore allo Sport, Turismo, Moda e Grandi Eventi di Roma Capitale, Alessandro Onorato, ha illustrato lo stato di avanzamento del progetto.
Un’occasione, per De Rossi, anche per parlare del suo rapporto con le proprietà che hanno segnato la sua carriera in giallorosso: “Con i Sensi ho avuto un grandissimo rapporto. E sono stato bene anche con i Friedkin“.
Questi gli argomenti toccati da De Rossi in questa occasione:
Come sta andando la nazionale dopo questo 3-3?
“È stata una bella partita, ho visto solo il secondo tempo quindi è stata una partita magica. La ripresa è stata incredibile. Poi ho visto e ho letto che non è andata benissimo nel primo tempo, ma può succedere contro una squadra come la Germania”.
Si è sentito con Ranieri?
“L’ho sentito la prima volta e ci siamo confrontati, abbiamo parlato con grande affetto e grande stima con disponibilità da parte di entrambi. Dopo no, sta lavorando e non lo disturbo. Oggi mi concentrerei di più sull’Ostia Mare e su Ostia.
A noi servirebbe un allenatore al Pigneto. Accetterebbe?
“Spero di non essere libero per fare il mister e secondo me non lo sarò a breve. Devo declinare l’invito o magari anche li mi cacciano via abbastanza presto. Magari tornerò a disposizione”.
Come potrà conciliare il prossimo anno l’impegno da presidente dell’Ostiamare e allenare?
“Con grande semplicità, sto qui tanti giorni a settimana perché non ci sarò più avanti. Quello che facciamo oggi è tracciare una linea. Sarò sempre presente come figura. Il mio direttore generale deve gestire in autonomia e parliamo di come vorremmo vengano gestite le cose in futuro. Sarò altrove e se non sarò altrove verrò a Ostia e presenzierò con la stessa presenza di adesso. Per questo io delego, gli altri saranno presenti e faranno le mie veci. Ma non ci possiamo prendere giro, il mio lavoro è un altro. La mia passione è quella di allenare. Non avrò tempo per pensare a due squadre. Lo sto facendo adesso, ma in futuro non sarò capace di farlo. Quel lavoro lì ti leva ancora più energie”.
I colori dell’Ostia Mare sono un indizio sulla squadra futura?
“I colori dell’Ostiamare sono gli stessi da tanti anni. Non c’entra assolutamente nulla. Non si possono cambiare in base al mio futuro o al mio passato. Il 3 ottobre 2025 ci sarà il compleanno. Farò in modo di esserci. Faccio una battuta: quest’anno il 3 ottobre ero già libero. L’obiettivo è rimanere un po’ più impegnato. Purtroppo lo stadio non sarà pronto. Non posso parlare di date”.
Alla Nazionale mancano dei campioni. Perché?
“Abbiamo vinto un Europeo pochi anni fa. Sono ragazzi contemporanei che hanno dato vita a un’esperienza incredibile. Forse le altre squadre hanno dei fenomeni come Mbappé, Sané, Adeyemi o Foden. La nostra natura ci ha portato a diventare più bravi tra i difensori e tra i portieri, magari tra qualche anno torneranno i Totti e Del Piero. Sono cose anche molto cicliche. Per sviluppare i ragazzi come siamo stati cresciuto noi mancano ore di calcio a settimana per strada. Una volta si giocava sul cemento, o qui sulla spiaggia, anche in inverno. Ma non sono usciti perché giocavamo sulla sabbia, ma ti aiuta anche nel controllare meglio la palla. Se guardiamo Argentina e Brasile la sensazione è che loro continuino a giocare tanto per strada”.
Un’amichevole con la Roma?
“L’abbiamo fatta anche quest’anno, l’ho organizzata io. È la squadra più grande che c’è qui vicino, oltre alla Lazio. Ci sarà collaborazione con le due squadre di Roma, è un dare e avere. Vogliamo cercare di andare avanti per creare una nostra identità”.
C’è un presidente a cui ti ispiri?
“Non lo so, ognuno è diverso. Ho avuto un rapporto incredibile con Franco Sensi, anche con la figlia. Abbiamo vissuto anni pazzeschi. Non so cosa vi aspettate che vi dica, ma sono stato bene anche con i Friedkin in quel periodo. Non ho avuto grandi problemi. Penso che sia giusto che ognuno ricopra questo ruolo con le conoscenze che ha. Un pochino più sul tecnico posso spingermi per le idee da proporre. Loro venendo da un altro mondo hanno portato l’organizzazione e anche il bello che vediamo a Trigoria”.
Si chiude, dopo dieci anni, il “Fifa-gate”. La Corte d’appello di Muttenz (Svizzera) ha assolto nuovamente Sepp Blatter, ex presidente della FIFA, e Michel Platini, ex presidente dell’UEFA, dalle accuse che nel 2015 avevano travolto i vertici del calcio mondiale. Blatter e Platini erano accusati di truffa, falso in documenti e gestione infedele in relazione a un pagamento di 2 milioni di franchi svizzeri (circa 1,83 milioni di euro) effettuato nel 2011 dalla FIFA a Platini, ufficialmente per una consulenza svolta tra il 1999 e il 2002. La Procura federale aveva chiesto una condanna a 20 mesi con la condizionale per entrambi. La Procura elvetica aveva chiesto, a inizio marzo, una pena detentiva di un anno e otto mesi con la condizionale. Per la difesa si trattava, invece, di un accordo verbale per un compenso differito, giustificato dalle difficoltà finanziarie della FIFA all’epoca.
“Il mio onore è tornato – ha dichiarato Michel Platini – ma ora sono troppo vecchio per nuove responsabilità. I dieci anni di persecuzioni nei confronti della Fifa e di alcuni procuratori federali svizzeri sono ormai finiti. Nessuno in Francia credeva che fossi responsabile di nulla. Conosco la storia fin dall’inizio e so che si trattava di un complotto per impedirmi di diventare presidente della Fifa. So che per i miei nemici il tempo era importante. Non gli importa dei 2 milioni: è il tempo. Mi hanno messo da parte per 10 anni. Sanno benissimo di aver vinto. Lo sappiamo noi”.
Il “Fifa-gate” scoppiò nel 2015, con la sospensione di Platini da parte del Comitato Etico della FIFA per 90 giorni, poi diventati 8 anni (ridotti a 4 dal TAS), a causa del controverso pagamento. Questo impedì a “Le Roi” di candidarsi alla presidenza della FIFA, ponendo fine alla sua carriera dirigenziale. Sebbene Platini sia stato scagionato da ogni accusa già nel 2018, e sia stato assolto insieme a Blatter nel 2022 (con tanto di risarcimento, a cui Platini ha rinunciato), l’assoluzione odierna in appello chiude definitivamente, a livello penale, la vicenda. Resta la possibilità per la Procura di un ultimo ricorso in Cassazione, ma solo per motivi giuridici limitati.
TELE RADIO STEREO – Negli ultimi giorni il nome di Gasperini è stato nuovamente accostato alla Roma con insistenza. A parlare dell’allenatore dell’Atalanta, questa mattina, è stato il direttore sportivo Stefano Capozucca, che insieme a Gasperini ha condiviso l’esperienza al Genoa.
Gian Piero Gasperini verrà alla Roma? “Bisogna chiederlo a lui. L’ho sentito che era contento per il premio che ha ricevuto a Roma, gli hanno chiesto tutti della Roma. Poi è andato a Firenze, dove è arrivato secondo visto che ha vinto l’Europa League e ha fatto bene anche in campionato”
Sarebbe il tecnico giusto per la panchina giallorossa? “Io ho due fratelli, ma Gasperini per me è più di un fratello. Siamo molto legati, siamo stati molti anni insieme. Abbiamo cominciato l’avventura insieme al Genoa, per me Gasperini andrebbe bene alla Roma così come in tutte le squadre. Lo ritengo tra i 5-6 allenatori in Europa. Continuo a dire che sia pronto per una big. L’esperienza all’Inter non si può neanche chiamare esperienza, è durata 5-6 partite ed è cominciata male per finire peggio. E’ arrivato a Milano dopo il triplete dell’Inter, non si ha avuta la pazienza di aspettarlo. Per lui parlano i fatti a Bergamo, dove ha fatto un capolavoro”
Conoscendo l’ambiente e la piazza di Roma, Gasperini realmente sarebbe un profilo giusto? “Roma è una grandissima piazza, il pubblico è qualcosa di straordinario. C’è un entusiasmo eccezionale, ma chiunque arrivi a Roma non può vincere subito. Bisognerebbe fare una programmazione e vedere la proprietà che cosa mette a disposizione per costruire la squadra. La Roma è una buona squadra, ma va migliorata. La Juventus per me non poteva competere con Napoli e Inter, che hanno organici differenti, e così la Roma. Come allenatore Gasperini secondo me ha un grande pregio: arriverebbe in una piazza che ha bisogno di risultati importanti e soprattutto lui i giocatori li migliora. Questo è indiscutibile”
Quanto lavora sotto il profilo atletico Gasperini e come fa rendere così bene i giocatori? “Li fa Gasperini i programmi, fa allenamenti diversi da tutti. Qualche giocatore ha abbandonato l’Atalanta perché non riusciva a tenere i ritmi. Con Gasperini si lavora molto, lui e Conte sono i due allenatori che lavorano di più in Italia. Gasperini è una persona di un certo tipo sul campo, e un’altra persona fuori dal campo. Lui non guarda in faccia a nessuno. Alla fine però i giocatori con lui si migliorano. Lookman all’Atalanta è esploso, aveva qualità ma Gasperini lo ha fatto diventare un giocatore di livello internazionale. Anche Retegui, al Genoa ha fatto bene ma poi… lui ha il grande merito che migliora tantissimo i giocatori, per me è un allenatore importante. Con lui devi essere sempre al top, non ammette pause”
Quali possono invece essere le cose da migliorare da Gasperini? “Probabilmente la sua sincerità nelle interviste, a volte bisogna essere più diplomatici. Glielo dico, ovviamente. A Roma specialmente, dove ci sono radio e stampa: ogni taxi ha la radio accesa sulla Roma. E’ normale che se uno dice delle cose viene amplificato. A Bergamo le cose che vengono dette non vengono amplificate, a Roma invece sì”
Gasperini era stato vicino ad allenare la Roma in passato? “Sì, già in passato era stato vicino alla Roma. Ai tempi Petrachi lo aveva contattato ma poi c’è stato qualcosa all’interno”
Che idea ha di Ranieri e della società giallorossa? “Ranieri vuol dire fiducia, per parafrasare una pubblicità. E’ romanista e già quello è molto importante per tifosi e piazza. La società è un po’ assente. Oggi alla fine vedo che le società che hanno qualche problema sono tutte quelle che hanno qualche problematica di gestione societaria. Marotta alla Juve era una macchina perfetta, va all’Inter e ora l’Inter funziona. Il Milan con Galliani era una società vincente, ora non si sa neanche chi comanda”
Che cosa ne pensa dei direttori sportivi italiani? “Per me in Italia ci sono dei bravi direttori sportivi, abbiamo conoscenze dappertutto. Monchi per esempio è considerato un direttore sportivo bravo, ma è arrivato a Roma ed è fallito: la Roma è sempre la Roma. Lo straniero ha sempre qualche difficoltà caratteriale, di convivenza anche con la stampa. Sabatini invece è stato diverso, è un italiano e conosce il calcio italiano. Sono per i direttori italiani”