RSI – Al canale svizzero Carlo Ancelotti ha ripercorso la sua carriera ricordando anche i suoi momenti da giocatore della Roma: “A livello personale è stato il mio primo grande successo. La vittoria dello scudetto a Roma ancora è ricordata e riesco a non pagare il caffè. Non ho giocato la finale di Coppa dei Campioni per infortunio. C’era grande convinzione, forse troppa. Ma non aveva l’importanza che aveva oggi. Con il VAR forse avrebbero annullato il gol al Liverpool, ma non lo so. Ai rigori è una lotteria. Le condizioni della partita possono darti un vantaggio psicologico”, le parole dell’attuale allenatore del Real Madrid.
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Lazio, Baroni: “Squadra dispiaciuta dopo il derby, era convinta di meritare di più”
Alla vigilia della sfida contro il Bodo in Europa League, dopo il 3-0 subito nell’andata dei quarti di finale, il tecnico della Lazio Marco Baroni è intervenuto in conferenza stampa citando anche il derby, terminato 1-1. “Siamo alla 46esima partita di un gruppo giovane, possiamo avere controllo sulle energie fisiche, meno su quelle mentali. Lunedì la squadra era dispiaciuta perché era convinta di meritare di più nel derby. Abbiamo deciso di staccare ieri per avere maggiore serenità”, le sue parole.
Champions League, il Real Madrid tenta la remuntada da 3 gol di scarto: negli unici 4 precedenti della competizione anche Roma-Barcellona
Questa sera il Real Madrid tenterà una sfida quasi impossibile. I Blancos di Carlo Ancelotti hanno perso l’andata dei quarti di finale di Champions League contro l’Arsenal per 3-0, risultato che ha scosso un po’ tutti quanti. La squadra di Arteta, almeno sulla carta, ha più di un piede in semifinale, ma, come si dice: “90 minuti al Bernabeu sono molto lunghi”. I giocatori del Real Madrid ci credono, sebbene le statistiche dicano altro. Nella storia della competizione, infatti, è successo 47 volte che una squadra perdesse con 3 o più gol di scarto, ma, l’impresa è riuscita solo a 4:
-Deportivo La Coruña-Milan 4-0 (7 aprile 2004)
-Barcellona-PSG 6-1 (8 marzo 2017)
-Liverpool-Barcellona 4-0 (7 maggio 2019)
-Roma-Barcellona 3-0 (10 aprile 2018)
In #UCL history, 47 teams have lost the first leg of a tie by at least three goals…
Only four progressed:
◉ Deportivo La Coruña vs Milan (2004)
◉ Barcelona vs PSG (2017)
◉ Roma vs Barcelona (2018)
◉ Liverpool vs Barcelona (2019)— WhoScored (@WhoScored) April 16, 2025
Trigoria: allenamento differenziato per Nelsson, problema al piede per il danese
Tegola per Claudio Ranieri a pochi giorni dal match di sabato contro l’Hellas Verona. Secondo quanto riportato dal giornalista Filippo Biafora, durante l’ultimo allenamento della Roma a Trigoria, il difensore Victor Nelsson avrebbe svolto lavoro differenziato per un problema al piede. Il problema non sembra essere grave, ma, il danese sarà valutato in vista dei prossimi impegni.
Mkhitaryan: “Magari smetterò alla fine di questa stagione”
Henrikh Mkhitaryan, ex centrocampista della Roma ora in forza all’Inter, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida di Champions League contro il Bayern Monaco, facendo anche il punto sulla sua carriera: “Sono felice di aver raggiunto questo livello perché magari non mi succederà più in carriera: mi sono rimasti uno o due anni in campo, magari smetterò alla fine di questa stagione, ma sono felicissimo di giocare in questo club”. Descrivendo l’annata attuale, l’armeno ha dichiarato: “È una delle stagioni più difficili che ho mai affrontato, a metà aprile stiamo ancora giocando su tre fronti. È piacevole giocare ogni 3-4 giorni per tutti gli obiettivi.”
Osvaldo torna al calcio e segna subito: debutto con gol nell’Huracán Senior
Ritorno in campo con festa per Daniel Osvaldo. L’ex attaccante di Roma, Inter e Juventus, dopo cinque anni lontano dai campi, ha rimesso gli scarpini per debuttare nella categoria Senior +35 dell’Huracán, club dove aveva iniziato la sua carriera professionistica nel 2005. L’esordio, avvenuto nella partita contro il Banfield (ultimo club professionistico di Osvaldo nel 2020), è stato da sogno: l’attaccante italo-argentino, oggi 39enne, ha segnato uno dei gol nella vittoria per 3-2 della sua nuova squadra.
(ole.com.ar)
Giudice sportivo: sesta sanzione per Mancini, Paredes entra in diffida. Supplemento di indagine per il ferimento di un agente
Terminata la 32esima giornata di campionato con i posticipi disputati ieri, il Giudice Sportivo Gerardo Mastrandrea, assistito da Stefania Ginesio e dal Rappresentante dell’A.I.A. Carlo Moretti, ha reso note le decisioni assunte tramite un comunicato ufficiale.
“Gara Soc. LAZIO – Soc. ROMA In ordine alla segnalazione del ferimento di un agente appartenente alla Polizia di Stato, si dispone a cura della Procura federale supplemento di istruttoria acquisendo ove disponibile la relazione di servizio da parte dei responsabili dell’Ordine pubblico in ordine alla dinamica e alle conseguenze del fatto come segnalato, nonché in ordine alla individuazione dei responsabili“.
“Ammenda di € 6.000,00: alla Soc. ROMA per avere suoi sostenitori, nel corso della gara, lanciato sette fumogeni nel recinto di giuoco; sanzione attenuata ex art. 29, comma 1 lett. b) CGS”
Sesta sanzione per Gianluca Mancini, quarta invece per Paredes che entra in diffida.
(legaseriea.it)
Derby, scintille Pellegrini-Romagnoli. Il capitano al laziale: “Nun fa er pajaccio”. Ranieri: “C’abbiamo paura di fa tutto”
Retroscena derby. Come riferito da Davide Bernardi, bordocampista di Dazn, durante la stracittadina ci sono stati diversi momenti di tensione fra il capitano della Roma Lorenzo Pellegrini e Alessio Romagnoli. Dopo aver accentuato una spallata di Dovbyk, il numero 7 ha ammonito il difensore: “Nun fa er pajaccio“. La risposta: “Ma vedi d’annattene va“. Da registrare anche un commento di Claudio Ranieri: “Siamo troppo…c’abbiamo paura di salire, c’abbiamo paura id fa tutto. Ma dobbiamo giocare in avanti“.
(calciomercato.com)
Lazio, Lotito: “Al derby abbiamo dominato, la Roma ha fatto un tiro. Gli scontri? Non sono tifosi ma delinquenti”
Claudio Lotito, presidente della Lazio, è intervenuto a margine della presentazione della maglia speciale che verrà indossata contro il Bodo/Glimt, e tra i vari temi trattati si è soffermato sul Derby della Capitale. Ecco le sue parole: “Sul campo abbiamo dimostrato, senza togliere niente a nessuno, di dominare. Hanno fatto un tiro in porta, purtroppo il calcio è fatto di fattori imponderabili che nella fattispecie non hanno premiato il merito da questo punto di vista”.
Gli scontri prima del derby?
“Sono stato il primo a combattere questi fenomeni, sono capo gruppo nella commissione Segre. Dobbiamo trovare una dicotomia tra la posizione dei tifosi e quella dei delinquenti perché altrimenti si fa confusione. I tifosi vengono etichettati come quelle persone che non hanno nulla a che fare col tifo. Il 99% delle persone sono persone per bene che vanno allo stadio e seguono con passione le vicende della propria squadra del cuore. Ho letto delle cose che da cittadino mi fanno pensare come ‘vietati i derby di notte’, ma gli scontri sono arrivati alle 17 e non di notte. Significa che non è un problema della notte, ma bisogna fare uno screening e individuare le persone che delinquono e metterle in galera. L’unico sistema è questo, se quando sono fermati il giorno dopo stanno fuori non ha senso. Il 99% delle persone sono corrette e non hanno nulla a che fare con queste cose, non sono tifosi. La Lazio ha messo in campo da sempre un’azione di prevenzione educando i giovani, oggi è una testimonianza di quello che facciamo in rispetto a un tifo sano e costruttivo e di aiuto alle persone meno fortunate. Una cosa completamente diversa. Lo facevamo con Suor Paola e continuiamo a farlo perché crediamo in questi valori. Qualcuno si prende il titolo di tifoso, ma è un delinquente abituale. Uno che volutamente fa determinate cose e lo fa con più persone significa che non hanno nulla a che fare con lo sport e vanno represse penalmente, c’era gente col Daspo. Che ci facevano lì? Noi che c’entriamo? Il calcio non può essere ostaggio di nessuno, già spendiamo i soldi per la sicurezza nello stadio. Sul costo del biglietto, una parte dei soldi riguarda la sicurezza. Fuori dallo stadio non dipende da noi e non perché c’è la gara, bisogna individuare queste persone. Quando avremo uno stadio di proprietà le cose cambieranno per quanto mi riguarda, saranno selezionate una per una le persone. Questi disordini avvengono fuori lo stadio e non dentro proprio perché non hanno a che fare col tifo”.
La coreografia?
“Rimarrà memorabile, non a caso ho fatto anche un ringraziamento perché significa portare in alto i valori del nostro club e soprattutto un approccio sano, costruttivo di fare un tifo basato su valori autentici dello sport e non su atteggiamenti che non hanno nulla a che vedere”.
Totti: “Ranieri speciale, entra in punta di piedi e va via da re. Nuovo allenatore? Mi piace De Zerbi, ma spero Ancelotti. Frattesi alla Roma sarebbe un sogno” (VIDEO)
BETSSON SPORT – Francesco Totti ha rilasciato un’intervista alla piattaforma di cui è brand ambassador e tra i vari temi trattati ha ripercorso alcuni momenti della sua carriera. Ecco le sue dichiarazioni.
Cosa hai provato quando sei tornato a casa dopo la tua ultima partita con la Roma?
“Quella era una giornata particolare. Noi giocatori vorremo che non arrivasse mai. Purtroppo però c’è un inizio e una fine. L’ho vissuta tranquillamente ma allo stesso tempo ero molto emozionato e contento di vivere una giornata dedicata interamente a me.
Non è mai finita quella serata, è difficile da descrivere”.
Come è stato il prepartita della finale del Mondiale?
“È il sogno di tutti i ragazzi. Le possibilità sono pochissime e quando ci sei cerchi di entrare in quel contesto. L’abbiamo vissuta come tutte le altre serate, non pensando che fosse la finale del Mondiale. Nessun ha dormito la sera prima, io e Gattuso abbiamo giocato a carte fino alle 6 di mattina. L’adrenalina era tanta, era un contesto troppo grande però è indimenticabile”.
Cosa hai pensato durante il rigore contro l’Australia?
“Quando l’arbitro ha fischiato, c’è stato un momento in cui tutti i giocatori si sono allargati. In quel momento ho trovato una prateria e mentre camminavo fino al dischetto, pensavo di poter fare il cucchiaio ma ero titubante. Dopo il rigore sapevo che la partita sarebbe finita perciò era troppo complicato. Me la sentivo, ma non ero troppo convinto. Il portiere era enorme, come van der Sar. Alla fine ho calciato forte ed è andata bene”.
Hai detto no al Real Madrid: hai mai parlato con Florentino Perez?
“No, ne sono rimasto fuori. C’era la società che parlava con lui visto che era in ottimi rapporti con Sensi. Lui non voleva vendermi, avrebbe fatto qualsiasi cosa per tenermi. Nella sua gestione non avrebbe mai accettato una mia cessione. Mi reputava il suo figlio maschio”.
Milan e Inter hanno provato a prenderti?
“Milan e Inter spingevano più di tutte. Dopo la prima riunione con il presidente però gettavano la spugna”.
Chi è stato Vito Scala per te?
“Non esiste un aggettivo per descriverlo. Per me è stato un padre, un fratello, un amico, tutto. Mi ha gestito in campo e fuori, mi è stato sempre vicino nei momenti difficili. Sono poche le persone che ti vogliono bene e lui l’ha sempre dimostrato. Anche ora abbiamo un grandissimo rapporto, sono cose che ti porti fino alla fine. Siamo cresciuti insieme a San Giovanni, poi nel settore giovanile della Roma e infine in prima squadra. Dio ha voluto che facessimo tutto questo percorso insieme. Dentro la Roma Vito è una risorsa, una forza della natura”.
Che tipo di futuro vedi per De Rossi?
“Il rapporto che ho con lui extra campo è bellissimo. Gli auguro il meglio per la sua nuova avventura che sappiamo non essere semplice. Lo vedo voglioso e determinato. Ho visto che ha buoni margini di miglioramento. Parla bene l’inglese, è un comunicatore. Penso che possa avere un grande futuro da allenatore”.
C’è un allenatore che ti piacerebbe vedere nella Roma in futuro? Vi sentite?
“Spero che un giorno possa venire Ancelotti, che è sempre stato tifoso. Penso sia arrivato il momento giusto. Non ci sentiamo, ma l’ho visto tempo fa quando sono andato a trovare alcuni giocatori a Madrid. Un discorso è sentirlo al telefono, dal vivo invece riesci a dirti altre cose”.
Se fossi un presidente, prenderesti Mourinho?
“Sempre, per quello che è il mio pensiero. È un nome che sta in cima ai miei desideri. Per vincere servono grandi personaggi e lui ha fatto la storia del calcio. Mi piacerebbe molto lavorarci, è uno vero e che non ha peli sulla lingua. Mi faceva piacere giocarci contro, l’ho sempre rispettato come allenatore e uomo. Le persone che hanno avuto la fortuna di essere stati allenati da lui mi hanno confermato il mio pensiero. Ti fa stare bene e ti difende”.
Da tifoso, c’è un allenatore giovane che ti piacerebbe vedere a Roma?
“Se dovessi scegliere un allenatore giovane punterei su De Zerbi. Ha grandi doti e visioni di come impostare la squadra. Lui è un ragazzo eccezionale, ci mette l’anima. Se dovessero prendere un’altra strada mi piacerebbe lui”.
Cosa ha Ranieri di speciale?
“È speciale come persona. Entra in punta di piedi e va via da re. È il campo che decide e lo cercano sempre tante squadre. Aveva smesso, poi la Roma visti i problemi che stava avendo ha deciso di richiamare il personaggio più importante. Lui ha sempre detto sì alla Roma, non può dire ‘no’ a una città e una squadra che ha sempre amato. È una figura troppo vera, leale e importante sia per i tifosi sia per la società e soprattutto per la squadra, che è rinata”.
Leao?
“Potrebbe diventare un grande giocatore ma deve cambiare il modo di ragionare.
Non lo conosco personalmente ma da fuori, se fossi tifoso del Milan, non mi farebbe impazzire l’atteggiamento. In quella società devi fare uno scatto diverso. Per imporsi con la squadra, i tifosi, l’allenatore, l’atteggiamento deve essere diverso”.
Un giocatore che ti piacerebbe vedere a Roma?
“Non mi viene un nome specifico. Punterei su un giovane come Nico Paz. Mi piace, è estroso e cattivo allo stesso tempo. Il Real ha fatto la scelta migliore, ritornerà a Madrid e diventerà tra i migliori al mondo”.
Com’è stata la parentesi da procuratore?
“Tuttora ho l’agenzia ma non ho il tesserino da procuratore, lavoro con 3/4 persone. Cerco di trovare talenti, non mi piace andare in giro a prendere quelli che hanno già una storia. Cerco ragazzi giovani per farli crescere nel migliore dei modi spiegandogli veramente com’è il calcio. Il problema in questo momento non sono i ragazzi ma le famiglie. Anche per chi ha talento, il problema è interfacciarsi con i genitori. Tutti credono che il proprio figlio sia il migliore”.
Avevi preso Retegui: com’è stato?
“L’ho seguito veramente dall’inizio, è stato il primo giocatore che ho preso in procura. Nessuno tra presidenti e dirigenti mi ha creduto. Mi dicevano che non faceva gol, fortunatamente ci avevo visto lungo…”.
Cosa si prova nel vederlo capocannoniere oggi?
“Sono molto contento. È un ragazzo eccezionale, umile e con i piedi per terra. Ha una famiglia top, sono contento per lui perché se lo merita. È un lavoratore e pensa solamente al calcio. Ha ancora margini di miglioramento”.
Frattesi vale l’investimento che si pensava potesse fare su di lui la Roma?
“Stiamo parlando di uno dei giovani più forti in circolazione a centrocampo. Lui è tifoso della Roma, spero che su di lui possano fare un grande investimento in futuro. Riportarlo a casa sarebbe un sogno per lui e per i tifosi, è uno dei più forti. Ogni volta che entra fa il suo, con la voglia e la testa giusta. Si tratta di un professionista serio”.
Cosa pensi del mercato arabo?
“Si tratta di un altro calcio e un altro popolo. Hanno la fortuna di poter fare ciò che vogliono. Non esistono più bandiere, chi ha la possibilità di poter andare a guadagnare queste cifre assurde lo rispetto. Lì una squadra vale l’altra, quindi si va dopo ci sono più soldi. Penso che prima o poi finirà questa cosa, hanno risorse illimitate ma prima o poi metteranno un punto”.
La tua storia alla Roma è irripetibile?
“Credo sia quasi impossibile ripetere il mio percorso. Ho vestito un’unica maglia nonostante i tanti alti e bassi, non è semplice gestire tutto. Difficile trovare giocatori che vogliano restare in un club per così tanti anni”.
Con chi ti sarebbe piaciuto giocare?
“L’unico rimpianto è non aver giocato con Ronaldo ‘Il Fenomeno’. Per me era il più forte di tutto, più di Messi e Cristiano Ronaldo. Nel periodo tra Barcellona e Inter, levato Maradona che è il calcio, c’è R9”.
Il calciatore più sottovalutato con cui hai giocato?
“Pizarro aveva qualcosa in più rispetto a tanti altri. Lo reputavano un buon giocatore, ma chi sa di calcio vedeva quanto spostava”.
Un calciatore che in allenamento era un fenomeno e poi in partita non dimostrava il suo valore?
“Ce ne sono stati tanti a Roma. Dal lunedì al sabato erano fortissimi, poi quando sali le scalette dell’Olimpico… Non voglio fare nomi, in una recente intervista li ho fatti e ho scatenato il putiferio”.
C’è stata davvero la possibilità di tornare a giocare?
“Sì, c’è stata qualche chiamata da una squadra di Serie A e l’avevo presa in considerazione. Poi ci ho ragionato e da una parte mi avrebbe fatto piacere giocare a calcio, perché il mio sogno non l’ho interrotto io, ma dall’altra parte ho detto ‘Basta, diventi patetico. Hai 47/48 anni…’. Sono cresciuto con la Roma e morirò con la Roma”.
Come è stato per te?
“Scherzando ho incontrato delle persone che mi hanno detto ‘Dai, vieni a darci una mano’. E da lì è nato tutto, anche se poi non si è fatto niente”.
Modric? Cosa vi siete detti quando vi siete incontrati?
“Ci siamo fatti i complimenti a vicenda, per me è uno dei più forti al mondo. Ha un talento e una classe diversa, inoltre mentalmente è più pronto di tanti altri giocatori”.
Sarebbe ancora possibile dire di ‘no’ a questo Real Madrid?
“Io continuerei a dire di no, sono un pazzo con i sentimenti e nessuno me li toglierà. Ciò che provo per questa maglia e questi colori è diverso da tutto il resto, nessuno potrà mai sapere ciò che ho provato. Altri giocatori non ci penserebbero…”.
La Premier League vinta dal Leicester è la più grande impresa calcistica di sempre?
“Sì. Ranieri con il Leicester ha fatto delle cose impossibili, non era mai successo in Premier League. Ma quando venne a Roma stava riuscendo a fare quasi la stessa cosa nell’anno del triplete dell’Inter, aveva recuperato quasi 16 punti ai nerazzurri. Li avevamo sorpassati a 3 giornate dalla fine, poi abbiamo perso contro la Sampdoria… Sarebbe stata un’impresa ancora più grande di quella con il Leicester, recuperare 16 punti a quell’Inter non era facile ma ci siamo persi sul più bello”.
Chi voteresti per il Pallone d’Oro?
“Ancora non ho capito i criteri: lo vince il più forte di tutti o chi vince più trofei? Salah fa 50 gol all’anno, quando non vince la Champions vince la Premier”.
Il miglior giocatore italiano oggi?
“Facciamola come ultima che così ci penso un attimo (ride, ndr). Mi metti in difficoltà, non saprei. Diciamo Donnarumma, è quello che spicca un po’ di più. Ma non è una bella risposta…”.
L’allenatore migliore oggi?
“Guardiola, Ancelotti e Mourinho. Questi tre sono davanti a tutti”.
Il miglior allenatore italiano?
“Conte. Ti fa lavorare tantissimo, ma ti trasmette voglia e stimoli. Mi sarebbe piaciuto vederlo a Roma. Quando feci il dirigente lo contattammo e mancò veramente pochissimo per portarlo alla Roma…”.
Cosa è mancato?
“L’ultimo passaggio. Io e Fienga ci abbiamo provato personalmente”.
Tra i calciatori di oggi, chi pensi possa diventare un grande allenatore?
“Quando giocavamo noi nessuno diceva di voler diventare un allenatore, alla fine lo sono diventati tutti. Non so cosa ti scatta a fine carriera, anche se a me non è scattata. Non è facile essere da solo contro 30 giocatori. Io non riuscirei a gestirli, sono rosicone e permaloso. So cosa dicevano i giocatori che non giocavano all’allenatore”.
Chi è il favorito per il Mondiale del 2026? Come vedi l’Italia?
“Il Mondiale è sempre a parte. Spero che l’Italia possa arrivare tra le prime 4”.
La vedi in miglioramento?
“Sì. Spalletti ha cambiato alcune cose all’interno e credo che la squadra abbia recepito. Avere un grande allenatore e con nuovi stimoli può portare a un grande Mondiale”.
L’Inter può arrivare lontano?
“Sì. Ha un grande organico e l’allenatore sta facendo belle cose”.
Potrebbe andare in finale contro il Real Madrid…
“Spero. Rivedere un’italiana in finale è sempre gratificante”.
Cristiano Ronaldo o Messi: chi ti ha colpito di più?
“Entrambi. Sono totalmente diversi, me li prenderei entrambi. Io mi metterei dietro e loro due davanti. Sono di un’altra categoria, vincono le partite da soli. Facevano 70 gol a stagione”.
A quale ex compagno faresti tirare il rigore che ti salverebbe la vita?
“A De Rossi, lui è rigorista e ho piena fiducia in lui. Oppure Montella, anche se aveva l’ansia quando guardava il portiere”.