Soulé, parla il personal trainer Viggiano: “Troppi antinfiammatori, il corpo doveva recuperare”

Tra i grandi assenti dell’ultimo mese della Roma di Gian Piero Gasperini c’è Matias Soulé, fermato dalla pubalgia dopo 5 mesi da trascinatore dei giallorossi. L’argentino sta combattendo con un dolore che non gli permette di scendere in campo, ma, dopo la sosta potrà tornare in campo. L’obiettivo è infatti quello di riaverlo a disposizione fin da subito dal match di San Siro contro l’Inter. Il suo preparatore fisico ed osteopata, Guido Viggiano, peró non si sbilancia. Il personal trainer ha raccontato a Il Messaggero il lungo calvario dell’ex Juventus. Ecco le sue parole.

Ha giocato tantissime partite, l’intensità degli allenamenti di Gasperini è altissima e sono arrivati i primi dolori. Giocando così tanto era importante iniziare a lavorare sul recupero che è fondamentale quando ci sono tante gare ravvicinate. E abbiamo pensato alla camera iperbarica che non serve solamente a curare la pubalgia. La funzione principale è far arrivare l’ossigeno a tutte le zone del corpo e nei tessuti. Passa un’ora dentro questo macchinario. Utilizziamo anche la pompa diamagnetica oltre a tanto lavoro in palestra e trattamenti osteopatici. Il fastidio più forte lo ha avuto all’adduttore destro, ora per fortuna sta meglio ma ci sono volute 3/4 settimane. Questo problema, però, non è come un infortunio muscolare e non ci sono dei tempi precisi. Dopo Napoli ha deciso di fermarsi, ma non era al 100% neanche prima. Per tre mesi ha stretto i denti utilizzando gli antinfiammatori e non è positivo per un calciatore di 22 anni. Dopo la partita contro il Napoli ha iniziato la fase di riabilitazione. É stato il primo infortunio che ha avuto nella Capitale. Ha giocato tantissimo e il corpo aveva bisogno di riposo, ma senza intervento. A Milano ci sarà? Non posso dirlo io, sarebbe fantastico e quello è l’obiettivo. Vuole arrivare a quella partita in forma ma è fermo da cinque settimane. Vedere le partite da fuori non è facile. È triste perché non ha potuto aiutare la squadra in Serie A e in Europa League. Appena ricomincerà a giocare non si fermerà più. Il Mondiale? Ci spera ma non sa se verrà convocato.Ora pensa solo alla Roma”.

Gli ostacoli ai nuovi stadi: Roma, rebus Commissario. Lazio, nodo Beni Culturali

Da una parte del Tevere, la giallorossa, il rischio che svanisca l’opzione veloce del Commissario per lo stadio di Pietralata. Dall’altra, la biancoceleste, il timore che si debba ricominciare daccapo ricalibrando il progetto sul Flaminio. […] Riguarda l’impianto della Roma sul quale, in Campidoglio, è appena stato rinnovato l’interesse pubblico con l’auspicio di far rientrare lo stadio nella procedura fast agevolata dal Commissario degli stadi di Euro 2032. Per altro col possibile turbo amministrativo legato all’investitura di un sub-commissario, forse addirittura il sindaco Roberto
Gualtieri. È che lì a Pietralata, durante i carotaggi archeologici, sono spuntati campioni avvelenati dall’arsenico che, sì, potrebbero anche essere ricondotti alla natura stessa del suolo e che comunque, in assoluto, non rappresentano un problema insormontabile. Ma che necessitano di ulteriori analisi. Così come gli idrocarburi pesanti, emersi durante gli stessi scavi, che potrebbero invece avere origine antropica, ovvero banali sversamenti da zozzone seriale in un’area abbandonata. E quella a Pietralata lo era, almeno finché la Roma non si è interessata a lei. Già a dicembre il club si è mosso per segnalare le presenze sgradite nel terreno e, va detto, sta portando avanti i propri sondaggi con grande precisione. L’Arpa, una volta tirata in ballo, dovrà però effettuare i suoi in contraddittorio attraverso una procedura che prende due mesi. Pronta a partire, vero, ma solo quando gli archeologi avranno finito di scavare, un mesetto o giù di lì. Il che, quindi, finisce per allungare i tempi quel tanto che basta per sfilare lo Stadio della Roma dal dossier Euro 2032: cioè, niente iter velocizzato dal Commissario Massimo Sessa, e via a quello ordinario in Conferenza dei servizi. Che non spaventa la Roma, ma che qualche trappola in più può presentarla. Il coefficiente di giallo è alto pure sul fronte Lazio Flaminio. Ed è legato a quello che manca nel plico del progetto presentato dal patron Claudio Lotito. […]

(corsera)

La Roma dà un taglio

Un sogno sostenibile. Non è più tempo di spese pazze nel calcio, neppure
per quelle proprietà facoltose che ambiscono a vincere e non s’accontentano di partecipare. La Roma di Friedkin, secondo patron più ricco della Serie A dopo la famiglia Hartono, si avvicina alla stagione del centenario giallorosso da una parte con la voglia di scrivere una pagina di storia e dall’altra con l’esigenza di continuare ad abbattere il monte ingaggi, quello che ancora oggi rappresenta la voce di spesa più corposa in società. Dan, al suo arrivo, ha trovato una situazione abbastanza critica: il club viveva al di sopra delle proprie possibilità, pagava troppo i calciatori, elargiva stipendi faraonici e contava un numero esagerato di dipendenti in tutte le aree, dalla dirigenza alla comunicazione. Negli ultimi cinque anni a Trigoria è stato un continuo sforbiciare e l’operazione non può dirsi ancora conclusa. Solamente per il parco giocatori e lo staff di supporto alla squadra, dalle casse della Roma in questa stagione usciranno 140 milioni lordi circa di emolumenti. L’obiettivo della proprietà è scendere sotto quota 100 nel giro di un paio di stagioni al massimo. Non è semplice, ma neppure impossibile. Basti pensare che i calciatori con il contratto in scadenza al 30 giugno, cioè Dybala, El Shaarawy, Pellegrini e Celik, messi insieme, pesano sul monte ingaggi più di 30 milioni di euro. Lo stallo attuale nelle contrattazioni è quindi una spiegazione plausibile sul perché la direzione sportiva del club non abbia ancora approfondito i dialoghi per gli eventuali rinnovi. In quest’ottica va ricordato come la Roma, nel 2022, abbia siglato con l’Uefa un patto per rientrare nei confini del fair play finanziario entro il 2025-26. Oltre agli ammortamenti, cioè la distribuzione della cifra spesa per gli acquisti dei cartellini in base agli anni di contratto dei calciatori, a pesare è anche il costo dei giocatori in lista che dovrebbe essere inferiore alla stagione precedente. La società ha pagato delle piccole multe strada facendo, ma i conti sono in netto miglioramento e questo fa ben sperare in vista della valutazione finale. In qualsiasi caso, delle plusvalenze al 30 giugno saranno necessarie e la prospettiva di dover sacrificare un big appare concreta. La Roma deve rispettare i parametri Figc legati al costo del lavoro allargato e come tutti i club europei anche la “Squad Cost Rule”, la norma Uefa che stabilisce come il costo della rosa non debba superare il 70% dei ricavi. La logica è comune: solo aumentando le entrate una società può permettersi di pagare stipendi più alti o acquistare per cifre maggiori. La top 11 dei giallorossi più remunerati conta 77 milioni lordi di stipendi. Da Dovbyk (più di 6 annui) a Tsimikas (4,6) fino a Ferguson (3,3), alcuni sono già fuori o ai margini del progetto tecnico. Tagliare, in alcuni casi, non sarà doloroso.

(corsport)

E il gruppo è sempre più giovane

L’allestimento di una squadra economicamente sostenibile passa, per forza di cose, dal ringiovanimento della rosa. È un’equazione che il mondo del calcio conosce bene: nella fascia d’età 25-30 gli stipendi del calciatori sono inevitabilmente più alti. Ecco perché comprare giovani significa investire più che spendere, risparmiando sul costo del lavoro. Nell’ultimo anno e mezzo, Dan Friedkin ha messo mani al portafoglio con un esborso economico da oltre 200 milioni di euro per i cartellini di giocatori tutti al di sotto dei 24 anni: da Matias Soulé, pagato alla Juve 26 milioni più altri 4 di bonus, a Robinio Vaz, l’ultimo colpo under in un mercato in cui Gasperini si aspettava, in realtà, più acquisti alla Malen. Gli arrivi di Ghilardi, Ziolkowski, El Aynaoui, Wesley, Venturino e Zaragoza rientrano in questa visione. Delle divergenze di prospettive tra area tecnica e sportiva si è già detto molto; in qualsiasi caso, la proprietà continua a battere la strada della gioventù. Nel 2023-24 i giallorossi avevano una rosa con quasi 28 anni di media ed erano la terza squadra più esperta del campionato dietro a Lazio e Inter. Oggi l’età del gruppo è scesa a 26 anni: in Italia non c’è big più giovane della Roma.

(corsport)

Oggi la verità sullo stop di Wesley: Roma in ansia

IL TEMPO (F. BIAFORA) – Tutti a Trigoria hanno le dita incrociate, ma le notizie arrivate dallo staff del Brasile lasciano davvero poche speranze. Ieri Wesley è tornato in Italia dopo aver dovuto abbandonare in anticipo il ritiro dei verdeoro per via di un infortunio muscolare alla coscia destra avvertito durante l’amichevole contro la Francia. Oggi il laterale si sottoporrà agli esami strumentali con i medici della Roma, che sono stati avvisati dai colleghi brasiliani di una diagnosi di lesione, con uno stop di almeno 2-3 settimane. I tempi di recupero saranno più precisi soltanto dopo la nuova risonanza magnetica, ma non ci sono margini per vederlo
contro l’Inter. Una bella tegola per Gasperini, che dovrà decidere chi schierare tra Rensch e Tsimikas sulla corsia di sinistra. Difficile invece che Angelino possa partire dall’inizio dopo lo spezzone disputato nell’ultima partita con il Lecce.
Contro i nerazzurri Gasp, che fa gli scongiuri per gli altri giocatori impegnati in nazionale, conta di vedere in panchina Soulé dopo la lunga assenza per la pubalgia.
Dall’infermeria non arriveranno altre buone notizie: appuntamento con il Bologna per Koné, anche lui alle prese con una lesione alla coscia, mentre Dybala sta lavo-rando, con le prime apparizioni in campo, per rientrare nella seconda metà di aprile dopo l’operazione al menisco. Proprio in quei giorni Dovbyk si sottoporrà all’ultima risonanza magnetica di controllo per avere il via libera definitivo per il ritorno dopo l’intervento per la lesione al tendine. L’ucraino vuole essere convocato tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, in modo da dare una mano nello sprint finale per raggiungere la Champions League.

Roma in ansia per Wesley ma Gasp recupera Soulè

Gian Piero Gasperini inizia la settimana che porterà la sua Roma a sfidare l’Inter, con due stati d’animo opposti. Da una parte l’ansia per Wesley, dall’altra l’attesa per Soulé. Due fronti aperti, due sensazioni diverse, ma la stessa urgenza: capire con quali uomini la Roma arriverà alla sfida di domenica prossima contro i nerazzurri di
Chivu. Il versante che preoccupa di più è quello di Wesley. L’esterno brasiliano ha riportato giovedì scorso nell’amichevole Brasile-Francia una lesione alla coscia destra che quasi sicuramente lo terrà fuori dalla sfida contro l’Inter. Il calciatore è rientrato ieri a Roma e oggi si sottoporrà ai controlli del caso. Il club vuole fare chiarezza sull’entità dell’infortunio, per capire se si tratta di uno stop gestibile in tempi brevi oppure di qualcosa di più delicato. Più incoraggiante, invece, il quadro che riguarda Soulé. L’argentino continua a lavorare a Trigoria con i compagni e manda segnali di graduale miglioramento. I prossimi giorni saranno decisivi per capire se potrà spingersi fino a una maglia da titolare o se, più realisticamente, il rientro passerà da una panchina iniziale. Ma rispetto alle ultime settimane la sensazione è cambiata: stavolta il ritorno tra i convocati non è più soltanto un’ipotesi. L’argentino sta provando a bruciare le tappe anche fuori dal campo. Sui social ha mostrato una parte della sua routine di recupero domestica, con il lavoro svolto dentro una camera iperbarica personale personalizzata con la scritta “DIO”, omaggio evidente a Diego Armando Maradona. Un dettaglio che racconta la volontà del giocatore di forzare i tempi del recupero per tornare a disposizione di Gasperini dopo oltre un mese e mezzo di assenza. Con l’allenatore che spera di ritrovare un attaccante in più, in vista del rush finale per la Champions League.

(Repubblica)

Soulè, fatiche da Champions

L’aereo per Milano è pronto a partire e Soulé non vuole rimanere ancora una volta senza biglietto. L’obiettivo è San Siro, lo stadio nel quale l’anno scorso ha praticamente tolto lo scudetto all’Inter e regalato alla Roma la speranza di poter lottare per la Champions League. E da lì riparte la rincorsa al quarto posto. Manca dal 15 febbraio, la pubalgia lo ha costretto ad alzare bandiera bianca proprio quando Gasperini aveva finalmente trovato il centravanti che tanto cercava. Malen e Soulé insieme dal primo minuto si sono visti solamente tre volte. L’argentino da quaranta giorni sta lavorando per tornare al top della condizione. Sessioni a Trigoria e quelle extra, anche ieri. Sedute specifiche in palestra e trattamenti speciali nella camera iperbarica. […] La pubalgia è un cliente scomodo e i tempi per il rientro in campo non sono mai certi. C’è anche chi ha scelto di operarsi come Zaccagni e Rovella, ma è una strada che non è stata presa in considerazione. Il conto dei gol si è fermato a sette tra campionato e Coppa. Ma nonostante lo stop forzato è ancora il secondo miglior marcatore in rosa, solo Malen ha fatto meglio. Domenica c è l’Inter e la voglia di esserci è tanta. Questa settimana sarà decisiva, aumenterà i carichi di lavoro e Gasperini deciderà se convocarlo o meno. Domani la ripresa degli allenamenti, mentre oggi sarà la giornata decisiva per Wesley. Effettuerà nuovi controlli per stabilire il grado della lesione alla coscia destra, il rischio è di perderlo per un mese.

(Il Messaggero)

Dzeko, il nemico che non ti aspetti: rilanciato dall’Italia, può affossarla

Ci risiamo, di nuovo Edin Dzeko. Dopo anni ad aver fatto le fortune di Roma ed Inter, domani potrebbe decretare il fallimento del calcio italiano. Con quello sguardo astuto e il faccino pulito è ancora lì a 40 anni con la fascia di capitano della Bosnia a indottrinare i suoi compagni su come fare male all’Italia e agguantare il suo secondo Mondiale. Un’Italia che gli ha regalato la sua seconda vita calcistica nell’ormai lontano 2015 quando, scartato dal Manchester City e dalla Premier League, è stato accolto alla Roma come un eroe in un agosto rovente, migliaia di romanisti sono andati a dargli il benvenuto all’aeroporto di Fiumicino intasando lo scalo. Lui non si aspettava un amore così grande a prima vista ed è subito diventato pazzo della gente e di quella città che con il tempo ha imparato ad apprezzare. Si è commosso all’addio di Totti e ha partecipato a quella storica semifinale contro il Liverpool arrivata dopo una clamorosa rimonta contro il Barcellona di Iniesta, Messi e Suarez. Alla Roma è rimasto sei stagioni, durante le quali è stato chiamato dal Chelsea per ritornare in quella Premier che se ne era liberata troppo in fretta. Lui ha rifiutato per continuare la sua avventura in Italia, è andato all’Inter dove ha disputato una finale di Champions e poi il flop alla Fiorentina di sei mesi. Domani tanti suoi amici, diventeranno nemici per una notte. Quel filo conduttore con il calcio italiano sembrava essersi spezzato a gennaio scorso con il suo trasferimento in
Germania ed invece destino ha voluto che si riannodasse. Forse per un ultima volta, quella in cui il passato torna a bussare senza chiedere permesso. Domani, nel gelo di Zenica, Edin avrà lo sguardo di chi sa già dove colpire. E potrebbe chiudere il cerchio nel modo più crudele provando a far male chi lo ha più amato.

(Il Messaggero)

Inter-Roma, sotto esame: Chivu anti-crisi. Lautaro e tutti i big dopo quasi 5 mesi

All’Inter serviva staccare la corrente, togliere la testa dal campionato, evitare l’eccesso di cattivi pensieri. Il bisogno di allentare la tensione scudetto valeva per i tanti rimasti comodamente a Milano, lontani dal rumore delle nazionali, o per chi come Marcus Thuram ha viaggiato in direzione Stati Uniti solo per dovere di firma, ma si è preso pure la piccola gioia del ritorno alla rete, sapore sconosciuto ormai. Ci sarà poi tempo per tornare da queste parti e ripensare al tricolore con animo tutto nuovo. Cristian Chivu, in fondo, ha proprio questo obiettivo preciso: fare da tranquillante, curare la mente piuttosto che il fisico. La causa del rallentamento dell’ultimo periodo, due punticini nelle ultime tre di Serie A, è stato individuato proprio in un blocco psicologico. Sarà, ma per Chivu è un momento delicato a prescindere, il più complesso da mesi: lo stesso club si aspetta che sia lui a raddrizzare la rotta già dalla prossima sfida con la sua Roma. […] Questa Inter non è più il carrarmato capace di vincere 14 partite su 15 prima del derby di ritorno, quello attraverso cui si poteva schiacciare tutti a +13. È accaduto l’esatto contrario e, proprio dopo aver perso contro il Diavolo, sono arrivati i due pari contro Dea e Fiorentina, entrambi carichi di polemiche e rimpianti. Domenica prossima, però, Chivu può appendersi all’abbondanza ritrovata: torna soprattutto Lautaro, mancato come il pane. L’unico che non festeggerà la Pasqua in campo è Henrikh Mkhitaryan: per lui serve lavoro supplementare. Considerando però l’arretramento dell’armeno nelle gerarchie, in mano al tecnico c’è comunque la sua squadra titolare: finalmente tutti i migliori di stagione insieme nella notte più importante. Ci si può pure concedere quel dubbio nel ruolo di partner del Toro tra Pio e Thuram. Questa calda coperta mancava da quasi cinque mesi, da Inter-Lazio del 9 novembre 2025, ultima partita prima dell’infortunio alla caviglia di Denzel Dumfries.

(gasport)

Gasp all’attacco: Soulé e Pellegrini in aiuto di Malen

Otto partite, in pratica otto finali. Ad iniziare proprio dalla sfida di San Siro, dove la Roma di Gian Piero Gasperini si gioca tanto, se non quasi tutto. Fare risultato contro l’Inter capolista vorrebbe dire infatti rilanciare a pieno titolo la propria candidatura per il quarto posto finale e la qualificazione alla prossima Champions League, oltre che dare una bella iniezione di fiducia a tutto l’ambiente giallorosso. Perdere, invece, al contrario vorrebbe dire se non salutare i sogni di gloria, almeno vederli complicarsi assai, considerando anche che le concorrenti dirette non avranno impegni sulla carta proibitivi: il Como va a Udine, la Juventus ospita il Genoa di De Rossi). Insomma, Gasperini domenica a San Siro va per svoltare la stagione giallorossa, in ogni senso. La voglia è ovviamente quella di tornare a casa con un gran bel sorriso, visto che proprio l’allenatore giallorosso tempo fa aveva alzato l’asticella delle aspettative. E allora, per raggiungere quel traguardo, bisogna fare una partita perfetta. Nonostante le tante difficoltà in cui naviga la barca romanista, tra assenze e infortuni. L’ultimo è quello del brasiliano Wesley, che priverà l’allenatore giallorosso di una delle sue principali bocche da fuoco. Il terzino verdeoro è rientrato solo ieri sera a Roma e oggi svolgerà gli esami strumentali per accertare l’entità della lesione alla coscia destra. Per sostituirlo Gasperini ha tre soluzioni: Angelino, Rensch e Tsimikas, che sarebbe il cambio naturale a sinistra, ma che ogni volta che è stato chiamato in causa ha fatto male, se non anche malissimo. E poi l’altro grande cruccio di Gasp è quello di cercare di aiutare il più possibile Donyell Malen nella produzione offensiva. Insomma, di non farlo sentire solo. O, almeno, di limitare al minimo la mancanza di Dybala, l’uomo con cui l’olandese aveva stabilito una compatibilità tecnica quasi perfetta. Certo, la situazione ideale sarebbe quella di recuperare dal via Matias Soulé che nella scorsa
settimana si è sempre allenato con il gruppo e che l’allenatore giallorosso spera di riavere a disposizione già da oggi. Altrimenti ci sarà da aspettare un’altra settimana, esattamente la sfida casalinga con il Pisa, anche se poi la gara dove serve davvero è quella di San Siro e non quella contro i toscani. Dall’altra parte, invece, ci sarà ancora Pellegrini. Perché vive un buon momento e perché Gasperini ha bisogno di mandare in campo i giocatori con il maggior tasso tecnico e la qualità più alta. […] Perché uscire con una sconfitta da San Siro vorrebbe dire per i giallorossi dare quasi addio ai sogni di gloria.

(gasport)