Ieri Devyne Rensch è diventato ufficialmente un nuovo giocatore della Roma. Il difensore olandese arriva dall’Ajax a titolo definitivo ed ha siglato un contratto fino al 2029. Il classe 2003 ha già effettuato il suo primo allenamento con la maglia giallorossa e ha rilasciato la sua prima intervista al canale ufficiale del club. Tramite il suo profilo Instagram, Rensch ha poi pubblicato un video di presentazione. All’interno del filmato si vede una ripresa dall’alto dello stadio Olimpico, alcune immagini del calciatore in posa con la maglia della Roma ed una frase: “Quando sei a Roma fai come fanno i romani”. Poi ancora, dei video di Rensch all’opera con la maglia dell’Ajax ed infine la scritta: “Fiero di essere Romanista”. Il commento del 22enne su Instagram: “I giallorossi”.
Da qualche settimana, la Roma ha rilasciato un nuovo aggiornamento per “il mio posto”, l’app dedicata agli abbonati per poter gestire il proprio titolo di accesso allo stadio. Il club ha consigliare di aggiornarla perché, oltre ad avere una nuova grafica e nuove funzioni, l’ultima versione garantisce anche la compatibilità con tutti gli ultimi sistemi operativi. Durante l’ultimo match casalingo contro il Genoa, infatti, alcuni utenti avevano avuto alcuni problemi ad aprire l’applicazione proprio perché non era stato effettuato l’aggiornamento. Ecco la nota apparsa sul sito della Roma:
“Nei giorni scorsi è stata rilasciata la nuova versione dell’app dedicata agli abbonati giallorossi per gestire il proprio titolo di accesso e vivere un’esperienza personalizzata durante le partite all’Olimpico. L’aggiornamento – che il Club consiglia di effettuare con congruo anticipo rispetto alla partita – è necessario perché garantisce la piena compatibilità con gli ultimi sistemi operativi degli smartphone e presenta nuove funzioni, oltre a una grafica rinnovata. Importante: dopo l’aggiornamento occorrerà reinserire le proprie credenziali MYASR e il PNR del proprio abbonamento (riportato nell’email di acquisto)”.
LAROMA24.IT(Matteo Morale) – Dopo l’acquisto di Devyne Rensch e in controtendenza con i bisogni della Roma, il secondo acquisto della campagna invernale giallorossa è un portiere. L’esperienza di Mathew Ryan nella Capitale, infatti, è durata meno di 6 mesi. L’estremo difensore australiano, scontento delle poche presenze, si è voluto rimettere in gioco altrove. La carriera del trentaduenne “giramondo”, dunque, proseguirà in Francia. Il Lens ha sborsato 800 mila euro e si è aggiudicata le prestazioni del classe 1992. Per sostituirlo Florent Ghisolfi ha scelto Pierluigi Gollini, ex Napoli e Atalanta, che arriva dopo la deludente esperienza al Genoa di questa prima parte di stagione.
La carriera di Pierluigi Gollini divisa tra Inghilterra e Italia
Nato a Bologna il 18 marzo 1995, ma originario di Poggio Renatico (paese in provincia di Ferrara), Pierluigi muove i primi passi nella SPAL, dove attira l’interesse di diversi club italiani. Ad aggiudicarsi la corsa al giovane portiere è la Fiorentina, che nel 2010 grazie all’intervento di Pantaleo Corvino (all’epoca ds della Viola) lo convince a trasferirsi a Firenze. Nel 2012, però, arriva la chiamata del Manchester United, club a cui è difficile dire di no, soprattutto a 16 anni. Come raccontato da Gollini stesso in una vecchia intervista, la chiamata dei RedDevils è arrivata in maniera inaspettata: “Mi chiamarono i miei genitori dicendomi: ‘Veniamo a trovarti a Firenze, andiamo a cena’. A un certo punto mio padre ha tirato fuori un biglietto da visita dello United e lì ho capito. Era qualche mese che mi chiedeva se me la sentissi di andare all’estero, scherzandoci sopra”. Il trasferimento in Inghilterra, però, manda su tutte le furie Corvino, che alza un polverone mediatico facendo pubblicare un comunicato sul sito della Fiorentina: “Il Direttore Sportivo Pantaleo Corvino, preso atto delle dichiarazioni del giocatore Pierluigi Gollini e sorpreso da questa decisione, coglie l’occasione per ringraziare i calciatori Fazzi, Madrigali, Capezzi, Bernardeschi e Lezzerini che hanno, di contro, scelto di confermare il loro legame con la Società Viola, non lasciandosi incantare dalle false sirene inglesi degli ultimi giorni. Perché dati alla mano, su circa 150 giocatori che hanno scelto di andare a giocare nei club oltremanica, NESSUNO e sottolineo NESSUNO è riuscito a emergere nelle loro rispettive prime squadre”.
Sebbene lo sfogo dell’attuale direttore sportivo del Lecce si sia rivelato vero, dal momento in cui Gollini non riuscì mai a debuttare in PremierLeague e raccolse solo qualche presenza nelle giovanili dei RedDevils, comunque potersi confrontare tutti i giorni con campioni del calibro di Ryan Giggs e Rio Ferdinand rimane un’esperienza che segna per sempre la carriera di un giovane calciatore: “Mi ha aiutato, sono diventato uomo prima del tempo”. Nel 2014 il classe 1995 saluta Manchester e si trasferisce all’Hellas Verona a parametro zero. Il 24 settembre dello stesso anno, fa il suo esordio tra i professionisti nel 2-2 arrivato contro il Genoa. Chiuderà poi l’annata con 3 presenze e 5 gol subiti. La stagione 2015/2016 è quella della svolta. Sfruttando l’esclusione dalla rosa del portiere Rafael, si guadagna il posto da titolare mettendo a referto 26 presenze e 2 clean sheet. La buona stagione disputata da Gollini, però, non servirà ad evitare la retrocessione in Serie B dell’Hellas Verona.
Durante il calciomercato estivo si fa sotto l’Aston Villa che sborsa 5 milioni di euro e, l’8 luglio del 2016 lo aggrega alla formazione allenata da Roberto Di Matteo. L’avventura in Championship, seconda divisione inglese, durerà “solo” 20 partite (17 gol subiti e 6 clean sheet) perché nel gennaio del 2017 arriva una nuova chiamata dalla Serie A, più precisamente dall’Atalanta. La Dea in quell’inizio di campionato stava stupendo e aveva chiuso il girone di andata al sesto posto in classifica. Il 29enne puntò molto sul progetto dei bergamaschi e accettò di buon grado il prestito (con diritto di riscatto) alla corte di Gian Piero Gasperini. Gollini, durante i suoi 4 anni all’Atalanta, diventerà una delle colonne portanti del miracolo sportivo compiuto dalla Dea. La stagione 2016/2017 i nerazzurri la chiuderanno al quarto posto, piazzamento che all’epoca valeva l’accesso all’Europa League, dando inizio ad una favola che ad oggi si è trasformata in una certezza. A giugno del 2018 l’Atalanta decide quindi di esercitare il diritto di riscatto fissato a 4,5 milioni di euro e accoglie a titolo definitivo il portiere nato a Bologna.
Partito come riserva dell’albanese Etrit Berisha, è la stagione 18/19 a consacrare definitivamente Gollini. L’ex Hellas inanella una serie di prestazioni superlative e, tra parate e clean sheet, aiuta l’Atalanta a chiudere la Serie A al terzo posto, conquistando l’accesso ad una storica Champions League. Il 18 settembre del 2019 compie il suo esordio nella massima competizione europea, nella sconfitta per 4-0 sul campo della Dinamo Zagabria. La stagione 2019/2020 si rivelerà però sfortunata per il portiere originario di Ferrara. Durante l’ultima giornata di campionato contro l’Inter, infatti, Gollini riporta la rottura del crociato e ritornerà in campo solo a marzo dell’anno successivo. Nel frattempo è Marco Sportiello a rubargli la scena e a rilegarlo a portiere di riserva. Il dualismo con l’attuale estremo difensore del Milan peserà enormemente sulla sua crescita e soprattutto incrinerà anche il rapporto con l’Atalanta. La Dea, non convinta a pieno dal proprio reparto portieri, a luglio del 2021 deciderà di puntare sul promettente Juan Musso, arrivato dall’Udinese per 20 milioni di euro, determinando la fine dell’esperienza di Gollini a Bergamo dopo ben 112 presenze e 38 clean sheet.
A partire dal mese di luglio dello stesso anno, inizierà la girandola dei prestiti che lo porterà a vestire le maglie di Tottenham, Fiorentina, Napoli (con cui vincerà anche uno scudetto) e Genoa. In nessuna di queste squadre ricoprirà il ruolo di portiere titolare e l’unica gioia sarà appunto il tricolore vinto con i partenopei nel 22/23. La squadra allenata da Luciano Spalletti dominerà il campionato italiano, staccando di 16 punti la Lazio seconda. Gollini approderà in terra campana solo a gennaio del 2023 dopo aver interrotto in anticipo il prestito alla Fiorentina: “I primi sei mesi a Firenze sono stati duri e non avevo più voglia di giocare. Ho vissuto dei momenti difficili che mi hanno fatto perdere la passione. Stavo male a livello mentale, proprio per l’ambiente, le persone che ho trovato. Non mi era mai capitato di essere preso in giro, il calcio è sempre stata la mia vita”. Quest’estate, invece, è stato il turno del Genoa che aveva deciso di puntare sul 29enne dopo la cessione di Josep Martinez all’Inter. Inizialmente, Alberto Gilardino schiera “Pier” (come lo chiamano i suoi amici) con continuità, ma, un infortunio all’anca lo costringe a fermarsi dopo appena 7 giornate di campionato. Durante il suo periodo di degenza, però, a Genova cambia tutto. Il tecnico campione del mondo viene esonerato e al suo posto arriva Patrick Vieira. Il francese lancia l’ex wonderkid della Juventus, Nicola Leali, che si comporta fin troppo bene. Infatti, quando Gollini torna disponibile, ad inizio novembre, si ritrova nuovamente relegato in panchina.
Il cambio di gerarchia tra i pali, porta il Genoa a fare delle considerazioni sui vantaggi di tenere in rosa un portiere di riserva in prestito. È qui che si inserisce la Roma. Florent Ghisolfi, una volta appresa la volontà di Ryan di giocare di più, ha subito preso contatti con l’Atalanta. La Dea ha acconsentito al trasferimento a titolo definitivo nella Capitale e ovviamente anche il Grifone non si è opposto ad interrompere anticipatamente il prestito del classe 1995. Gollini diventa quindi un nuovo giocatore della Roma, sperando che almeno lui abbia compreso di avere davanti un portiere come Mile Svilar.
Tra le grandi passioni di Gollini non si può non citare il rap. Negli ultimi anni sempre più sportivi hanno deciso di cimentarsi nella carriera all’interno del panorama musicale provando a far uscire alcuni singoli o addirittura album interi, tra tutti Moise Kean e Rafael Leao. Post ritiro poi, alcuni calciatori hanno anche trasformato la musica nella loro professione, tra cui l’ex romanista Pablo Daniel Osvaldo e l’ex Porto Jackson Martinez, Il nuovo portiere giallorosso è stato uno dei primi ad approcciarsi a questo ambiente. Nel 2018, infatti, sotto lo pseudonimo di “Gollorius”, ha pubblicato la canzone “Rapper coi guanti” decidendo di devolvere tutto il ricavato in beneficenza. Il singolo ha ricevuto anche molti consensi (oltre 590mila ascolti su Spotify e 1,1 milioni di visualizzazioni su Youtube) tanto da pubblicare a giugno del 2022 una seconda traccia: “Champions Dream” in collaborazione con il rapper Vegas Jones.
Le caratteristiche tecnico-tattiche: ecco cosa Gollini può dare alla Roma
Sebbene i tanti infortuni abbiano condizionato la sua carriera, Florent Ghisolfi ha puntato su uno dei profili migliori per rapporto qualità-prezzo. Gollini, infatti, conosce già molto bene la Serie A e, oltre ad essere un ottimo portiere, ha la personalità giusta per continuare ad insidiare Mile Svilar. Il serbo non è di certo un giocatore in grado di perdere la concentrazione nei momenti cruciali, ma, una sana competizione con l’ex Atalanta può tenerlo costantemente stimolato. L’estremo difensore arrivato dal Genoa sa di essere una riserva, ma proverà comunque a giocarsi le sue carte.
Per quanto riguarda le caratteristiche tecniche, Gollini fa dell’altezza uno dei suoi punti di forza. Essendo 1,94 (Svilar si ferma a 189 cm) riesce con rapidità a chiudere lo specchio della porta al tiratore, basando il suo stile di gioco su quello dei portieri di calcio a 5. Spesso e volentieri, infatti, la maggior parte delle parate del 29enne arrivano tramite situazioni più ravvicinate. Negli anni, poi, ha aumentato anche la sua abilità nel piazzamento, che all’inizio della sua carriera gli ha creato non pochi problemi.
In più occasioni si è dimostrato poco reattivo sui tiri da fuori e su alcune uscite alte, in cui tende a respingere il pallone piuttosto che a bloccarlo. Si è, però, sempre rivelato un portiere affidabile durante la fase di costruzione. La squadra di Claudio Ranieri non è costretta a partire dal basso, vedere il derby contro la Lazio in cui i due gol sono stati propiziati proprio dai lanci lunghi di Svilar, ma Gollini ha dimostrato una grande intelligenza tattica nel mettere in condizione il compagno servito e, questo può rappresentare un’opzione in più.
Il portiere appena arrivato dall’Atalanta, sembra ispirarsi molto all’estremo difensore del BayernMonaco, Manuel Neuer. La poca staticità in mezzo ai pali e la predisposizione alle uscite basse con tecniche simili a quelle usate dal tedesco, lo diversificano dal restante dei portieri della scuola italiana. Inoltre, abituato alla difesa alta utilizzata dall’Atalanta, ha più volte dimostrato di avere coraggio e tempismo giusto per bloccare i contropiedi, nel momento in cui gli avversari si sono trovati a saltare la linea del pressing, uscendo dalla sua area di rigore e neutralizzando il pericolo.
Non è noto sapere quante possibilità abbia di dimostrare le sue doti con la maglia della Roma, ma, i giallorossi si sono assicurati un portiere affidabile e con tanta esperienza (come dimostrano le oltre 200 presenze in carriera, di cui 24 in campo europeo).
L’Atalanta vuole Giacomo Raspadori. Possibile incontro tra la Dea e il Napoli per parlare del possibile approdo del classe 2000 a Bergamo. Come riportato da Alfredo Pedullà su X, la società nerazzurra sta puntando l’ex Sassuolo dalla scorsa estate e nelle ultime settimane, ha ripreso i contatti con i partenopei. Prima di poter affondare il colpo, però, serve il via libera di Antonio Conte, che non è ancora sicuro di privarsi di Raspadori. Il giocatore interessa anche alla Roma. I giallorossi, intanto, rimangono sullo sfondo e attendono ulteriori sviluppi.
#Raspadori: possibile contatto-incontro tra #Napoli e #Atalanta. La rincorsa della Dea parte dalla scorsa estate e si è sviluppata anche una settimana fa. La Roma resta sullo sfondo. Dipenderà dal nuovo attaccante per Conte e dal via libera dell’allenatore https://t.co/njm64DBQaR
La Roma cerca ancora degli acquirenti per Eldor Shomurodov. L’uzbeko non ha convinto Claudio Ranieri ed ora è in uscita. Oltre a Cagliari ed Empoli, alla corsa per la punta ex Genoa si è aggiunto il Venezia. La formazione di Eusebio Di Francesco sta per vendere Joel Pohjanpalo al Palermo e sta pensando proprio a Shomurodov per sostituirlo. In lizza per il post finlandese rimangono anche Andre Silva e Andrea Belotti, ma, la prima scelta rimane il classe 1995 in forza alla Roma.
La Roma perde ancora in Europa League. All’AFOS Stadion i capitolini crollano 1-0 contro l’AZ Alkmaar ed ora la classifica si complica. Dopo una prima frazione di gioco in cui i giallorossi hanno fatto tanta fatica a superare il pressing del club olandese, nel secondo tempo la musica è cambiata. La formazione di Claudio Ranieri ha aumentato i giri del motore e si è resa pericolosa più volte. Grandi protagonisti della gara Paulo Dybala e Matias Soulé. Al 49′ arriva l’occasione più pericolosa della Roma. Angelino crossa di rabona, pallone che arriva alla Joya che ci prova al volo ma non riesce a prendere la porta. Nel miglior momento dei giallorossi, però, al minuto 80 i padroni di casa passano avanti grazie a Troy Parrott. La rete dell’irlandese condanna la Roma all’ennesima sconfitta in trasferta. Ecco i migliori scatti del match.
LAROMA24.IT(Matteo Morale) – Dopo un corteggiamento durato mesi, la Roma ha finalmente chiuso il colpo Devyne Rensch. Il terzino classe 2003 era in scadenza di contratto con l’Ajax, e, non ha voluto rinnovare. Florent Ghisolfi, che già in estate aveva tentato l’approccio con i Lancieri per il 22enne, ha approfittato della situazione e ha colto al volo l’opportunità di portarlo nella Capitale. In estate, la valutazione fatta dal club di Amsterdam era di 15 milioni di euro. Passati 5 mesi, però, le condizioni contrattuali e soprattutto la volontà del calciatore non hanno permesso alla squadra allenata da Farioli di tirare troppo la corda sul prezzo.
Rensch lascia l’Ajax a titolo definitivo per 5 milioni di euro più un ulteriore milione di bonus e, si lega al club giallorosso fino al 2029. L’olandese ha scelto di vestire la maglia numero 2, lasciata libera dal connazionale Rick Karsdorp, accasatosi al PSV in estate.
La carriera di Devyne Rensch
Nato da una famiglia di origini surinamesi il 18 gennaio del 2003 a Lelystad, città situata sull’isola di Flevopolder, Devyne Fabian Jairo Rensch muove i suoi primi passi nel VVUnicum. Nel 2016 entra a far parte del rinomato settore giovanile dell’Ajax, che lo recluta dopo che il 22enne era stato scartato da un’altra superpotenza del calcio olandese: il PSV. L’episodio è rimasto impresso al calciatore, che ad Ajax Tv ha raccontato: “Ho fatto prima uno stage con il PSV, ma sono stato escluso. Poi mi hanno offerto cinque allenamenti con l’Ajax e ci sono volute solo due sessioni prima che dicessero che mi volevano. Forse il PSV si sbagliava”.
Partito dall’Under 13 del club di Amsterdam, Rensch riesce a mettersi in mostra in ogni categoria del settore giovanile dei Godenzonen, fino alla definitiva chiamata in Prima Squadra arrivata nella stagione 20/21. Durante la sua ultima annata in Primavera, inoltre, il classe 2003 riesce a vincere anche il premio di miglior giocatore dell’Accademy. Il primo anno tra i grandi, Rensch lo passa diviso tra lo Jong Ajax, squadra Under 21 del club che attualmente milita nella seconda divisione olandese, e le apparizioni in Eredivisie sotto la guida di Erik ten Hag. L’ex allenatore del Manchester United, crede molto nel terzino classe 2003 e gli concede l’opportunità di esordire anche in Europa League nell’andata degli ottavi di finale contro il Lille (gara vinta 1-2 dai Lancieri). Conclude la stagione con 38 presenze (di cui 27 con la Prima squadra) 6 gol, 4 assist e i suoi primi trofei da professionista: la Coppa d’Olanda vinta in finale contro il Vitesse e il campionato (concluso al primo posto a +16 dal PSV).
Nella stagione 21/22 continua a ritagliarsi uno spazio importante all’interno della formazione titolare (29 presenze condite da 1 gol e 2 assist) e riesce anche ad esordire in Champions League. L’Ajax perde ben due finali (Supercoppa e Coppa d’Olanda) contro i rivali del PSV, ma riesce a trionfare nuovamente in campionato, terzo trofeo della carriera di Rensch. L’annata 22/23 si apre con la cessione di Noussair Mazraoui al Bayern Monaco, che da dunque modo al 22enne di diventare il titolare della fascia destra, collezionando 36 presenze, 3 gol e 1 assist. Se da una parte c’è Rensch che vive un momento d’oro, dall’altra l’Ajax attraversa un periodo negativo. La maggior parte dell’ossatura della squadra creata durante il ciclo ten Hag era stata ormai smontata e il club si è trovato costretto a ripartire da zero.
La crisi dell’Ajax non termina con l’annata 23/24, anzi, la situazione peggiora. I Lancieri attraversano una stagione complicatissima, 3 allenatori cambiati e fuori da tutte le competizioni nazionali ed europee. L’inizio in Eredivisie è tragico (5 punti nelle prime 8 partite) e solo un filotto di risultati positivi arrivato nelle ultime giornate ha permesso a Rensch e compagni di concludere il campionato al quinto posto. Le prestazioni del terzino olandese, però, non calano e il classe 2003 riesce a mettere a referto 6 assist e 2 gol in 38 presenze.
Per la stagione corrente la dirigenza dell’Ajax ha deciso di puntare Francesco Farioli, giovane tecnico italiano cresciuto sotto gli insegnamenti di Roberto De Zerbi. Dall’arrivo del tecnico classe 1989, i Lancieri si sono completamente rilanciati e anche Rensch ha trovato il giusto spazio per essere considerato uno dei punti fermi (fino ad ora 26 presenze, 1 gol ed 1 assist). Nonostante una titolarità fissa e un legame con l’Ajax che durava dal 2016, il terzino olandese ha preferito cambiare aria. Con un contratto in scadenza nel 2025, il classe 2003 sin da quest’estate ha attirato l’interesse di molti club. Il club di Amsterdam, però, sperando di poter convincere il calciatore a firmare un nuovo accordo, ha sparato alto. La trattativa con la Roma non nasce 1 settimana fa, bensì durante la sessione di calciomercato estiva. I primi approcci di Ghisolfi con il calciatore sono iniziati già lo scorso luglio, periodo in cui i Lancieri chiesero 15 milioni di euro ai giallorossi. La volontà di Rensch era però chiara: voleva andar via e l’Ajax si è dunque trovato costretto a monetizzare dalla sua cessione in questa sessione di calciomercato.
La perdita del 22enne olandese ha suscitato parecchi pareri contrastanti in patria. Se per Farioli la cessione di Rensch è un duro colpo per il suo Ajax: “Vorrei che rimanesse qui. Chiudiamo l’aeroporto per non farlo partire. Si allena e gioca bene, ma è anche mio compito come allenatore proteggere i giocatori in certe situazioni. Il mio desiderio è tenerlo per il resto della stagione, ma ci sono tante cose che succedono intorno a lui. Se non lo faremo, perderemo un giocatore chiave”, c’è chi invece l’ha presa decisamente peggio. È il caso del campione ex Milan Marco Van Basten che lo ha aspramente criticato: “Con tutto il rispetto, non è un giocatore particolarmente bravo. Non ha alcuna abilità calcistica. Con la palla, non ha idee. Senza palla, sbaglia sempre. Commette un errore a partita”.
Ma non finisce qui. Grosse critiche sono arrivate anche da parte di Aad de Mos, ex allenatore dell’Ajax dal 1982 al 1985: “Rensch è un ragazzo che sa solo costruire il gioco e attaccare ma non sa difendere. È sempre pronto all’errore, quindi non capisco cosa veda in lui la Roma”. Questi giudizi non trovano, però, fondamento se si osservano le statistiche del giovane olandese. O qualcuno non ha digerito questo “tradimento” nei confronti dei Lancieri, oppure, i dati raccolti in questi anni nascondono delle lacune che solo chi lo ha osservato da vicino può aver notato. La speranza è ovviamente riposta nel reparto scout della Roma e nell’eventuale crescita che il ragazzo può raggiungere nella Capitale.
Le caratteristiche tecnico-tattiche: ecco cosa Rensch può dare alla Roma
Il colpo Rensch non è assolutamente da sottovalutare. Prima di tutto, è solamente un ragazzo di 22 anni che conta già 156 presenze totali in una squadra del calibro dell’Ajax. Il classe 2003 ha già esperienza in campo europeo ed è un colpo funzionale per il presente e per il futuro. Negli ultimi anni, il ruolo del terzino destro a Roma è diventato un tabù e, dopo aver sottovalutato l’esigenza in estate, Ghisolfi ha saputo rimediare chiudendo l’acquisto dell’olandese. Inoltre, per evitare un impatto con una realtà più grande di lui, Rensch avrà a disposizione quest’ultima parte di stagione per potersi adattare alla Serie A e alla piazza giallorossa.
Alto 181 centimetri e di piede destro, ciò che in primo luogo colpisce di Devyne Rensch, è la sua duttilità. Nel corso della sua carriera, infatti, il giovane difensore ha ricoperto ben 5 ruoli: terzino destro, esterno destro, difensore centrale, mediano e terzino sinistro. Il suo stile di gioco non trova similitudini con le caratteristiche tecniche appartenenti ai terzini moderni. Da Rensch, infatti, non ci si può aspettare l’esplosività o la predilezione al dribbling di Spinazzola, bensì si potrebbe paragonare ad Angelino: un terzino molto utile in fase di costruzione, dotato di un’ottima tecnica di base e, sebbene non sia un velocista, con la capacità di offendere.
Spesso cerca la sovrapposizione e l’inserimento in area, caratteristica che gli ha permesso di mettere a segno 10 gol e 12 assist con la maglia dell’Ajax giocando da terzino. La specialità della casa in fase difensiva, invece, è la scivolata. L’olandese non ha paura di intervenire in tackle e si è dimostrato molto bravo anche negli anticipi e negli intercetti (con una media di circa 3,5 a partita). Ha una discreta percentuale di successo anche nei duelli aerei, ma, pecca nella lettura di qualche situazione di gioco (come negli uno contro uno).
Il ruolo a lui più congeniale è sicuramente quello di terzino destro in una difesa a 4, ma, può essere benissimo adattato sia come braccetto di una difesa a 3 o come terzino sinistro. Da esterno a tutta fascia, invece, ha disputato solo 2 partite in carriera, ma, avendo ancora 22 anni, Claudio Ranieri potrà plasmarlo a suo piacimento per schierarlo anche in quella zona di campo. Il tecnico della Roma si ritrova in casa un vero e proprio jolly della difesa e adattabile ad ogni modulo con cui i giallorossi sono scesi in campo in questi ultimi anni. Il suo acquisto potrebbe tornare utile anche il prossimo anno, soprattutto, se l’allenatore che la famiglia Friedkin sceglierà, vorrà tornare a giocare a 4.
Tra i tanti giocatori di talento passati per Roma, c’è stato anche Diego Perotti. L’esterno argentino, arrivato nel 2016 dal Genoa, ha fatto anche parte della squadra capace di rimontare ed eliminare il Barcellona. Inoltre ha lasciato un bellissimo ricordo per le sue giocate e per il suo celebre modo di battere i calci di rigore. L’ex Siviglia ha rilasciato una lunga intervista in cui si è soffermato anche sul suo periodo in giallorosso. Ecco le sue parole.
Prima di andare alla Roma, si vociferava che fossi stato vicino ad Inter e Milan, puoi confermare?
“Posso confermarti che mi chiamò Roberto Mancini che all’epoca era l’allenatore dell’Inter e mi disse che mi voleva come seconda punta, che ero ideale per il suo modulo. Io gli risposi che ero interessato ma alla fine presero Eder. Quindi sono rimasto altri 6 mesi al Genoa finché non è arrivata la Roma”
Come mai hai deciso di lasciare il Genoa a metà stagione?
“Io stavo bene al Genoa ma quando ti arriva la possibilità di fare il salto in una grande squadra non puoi rifiutare. Già nei primi anni al Siviglia ero stato accostato alla Juventus e al Real Madrid, poi gli infortuni avevano fatto sfumare tutto. Resterò sempre grato al Genoa che ha creduto in me in un periodo negativo della mia carriera. Comunque il club ha preso 10 volte quello che aveva speso e io sono andato via l’ultimo giorno di mercato, nonostante la trattativa fosse in piedi da un mese. Gasperini mi chiamò in ufficio per chiedermi se volevo continuare a giocare rischiandomela, perché mi sarei potuto infortunare e far saltare la trattativa. Io gli diedi la mia disponibilità totale, ho dato tutto al Genoa fino all’ultimo giorno. Ho sempre portato rispetto al mister, alla società e ai tifosi. Capisco che i tifosi ci siano rimasti male, ma io ho sempre dimostrato di tenerci tanto al Genoa che rimane nel mio cuore”.
A Roma sei stato allenato sia da Ranieri che da Spalletti, che allenatori erano?
“Sono molto diversi caratterialmente: Spalletti è paragonabile a Gasperini come cattiveria agonistica. Ti spinge sempre a dare il massimo, a stare sul pezzo, a non mollare, ad allenarti forte perché se no non ti fa giocare. È uno che si incazza spesso al contrario di Ranieri che è più tranquillo, che trova sempre la parola giusta ed è molto vicino al giocatore. Sono diversi anche tatticamente: Spalletti fa un gioco più offensivo, mentre Ranieri gioca di ripartenze. Mi sono trovato bene con entrambi e ho un bellissimo ricordo. Ho un aneddoto curioso su Spalletti: faceva molto caldo, dovevamo giocare contro il Cagliari in trasferta ma io il giorno prima non mi ero allenato perché avevo le vesciche sotto al piede. Avevo fatto le infiltrazioni ma sentivo ancora dolore. Il giorno della partita, dopo colazione, il mister chiama me e il medico sociale al suo tavolo, fa partire una canzone al cellulare e non dice niente. Quando finisce la musica mi chiede ‘allora giochi o no?’ e io gli rispondo di sì, quindi lui si alza e va via. Quella partita contro il Cagliari dovetti giocarla con lo scarpino di Dzeko per quanto il piede fosse gonfio, ma segnai su rigore dopo 5′. Era uno molto pratico, però aveva questi modi che facevano sorridere. È particolare ma è un grandissimo allenatore. Mentre Ranieri era come un papà, dava tranquillità allo spogliatoio. Mi ricordo che all’ultima giornata contro il Parma disse ‘mi voglio divertire’ e mise una squadra molto offensiva con me, Dzeko, Pellegrini, El Shaarawy… praticamente non difendeva nessuno”.
Com’è stato giocare con Totti?
“Io ho giocato 3-4 partite anche con Messi, ma è diverso vivere un campione nella quotidianità. Da un lato è stato bellissimo, dall’altro sapevo che non avrei mai raggiunto il suo livello. Ho conosciuto Francesco nell’ultima parte della sua carriera ma era comunque un giocatore decisivo. Aveva qualcosa di diverso, che tu non raggiungerai mai. Anche allenandoti al massimo delle tue forze, sai che il suo piede non ce l’avrai mai. Vederlo calciare in porta era fantastico: tirava 10 volte e 10 volte la metteva all’incrocio. Aveva una visione di gioco pazzesca, di spalle vedeva l’attaccante in area e tu non capivi come facesse. Il talento o ce l’hai o non ce l’hai, non si può allenare. Vi racconto questa: io venivo dal Siviglia dove ero il rigorista mentre a Roma non ne avevo ancora calciato uno. Giocavamo contro il Torino, mi procuro il rigore, lui tira e segna. Poi nello spogliatoio mi avvicino e gli dico ‘guarda che è l’ultima volta che ti faccio calciare il rigore’, lui mi butta un’occhiataccia, ma io gli dico subito che stavo scherzando. Era un leader che si faceva sentire col pallone tra i piedi. Sapevi che poteva cambiare la partita da un momento all’altro”.
Hai vissuto dall’interno anche la questione Totti-Spalletti, poteva essere gestita meglio?
“Sì, poteva essere gestito in maniera diversa. Io ero arrivato da poco a Roma, ma per quello che rappresentava Francesco, poteva esserci un epilogo diverso. Però capisco pure che non è facile per un allenatore gestire una bandiera come lui”.
Hai condiviso lo spogliatoio con Iturbe, cosa gli è successo a tuo parere?
“Ne abbiamo parlato a lungo con lui e con gli altri compagni: aveva tutte le qualità per fare bene perché era molto veloce e calciava bene con entrambi i piedi. La gente non lo sa, ma lui si allenava sempre al massimo, ci teneva alla squadra e ai tifosi perché sapeva che il club aveva speso tanti soldi per acquistarlo. Roma è una piazza particolare, dove devi giocare bene fin da subito e dimostrare di meritarti quella maglia. Devi stare sul pezzo sempre. Il nervosismo, la mancanza di fiducia, la sfortuna possono condizionarti la stagione. È un gran peccato perché aveva tutte le qualità per fare bene e lasciare un buon ricordo ai tifosi”.
Cos’è successo la sera della remuntada al Barcellona? Cosa è scattato nella testa dei giocatori?
“Non avevamo più nulla da perdere e abbiamo giocato con la mente libera. Se avessimo perso a Barcellona 1 a 0, sarebbe stato diverso. Giocare senza pensieri ha fatto la differenza quella sera. Se pensavamo di poterla vincere quella Champions? Nì, perché c’erano grandi squadre come Liverpool e Real Madrid”.
Chi era il più forte in quella Roma?
“Tanti diranno Salah o Dzeko, ma io dico Radja Nainggolan. Era un tuttofare, sapeva fare tutti i ruoli. Giocatore devastante che avrebbe potuto giocare 20 anni in una big se avesse condotto un altro stile di vita. Questa però è una mia idea, magari se fosse stato diverso, avrebbe fatto una carriera peggiore. Chi può dirlo?”.
Hai avuto modo di conoscere anche un giovanissimo Lorenzo Pellegrini, ti aspettavi che un giorno sarebbe diventato il capitano della Roma?
“Sì lo immaginavo, le qualità tecniche già si vedevano, sapevo sarebbe diventato un giocatore di altissimo livello. Sono contento del gol nel derby dopo il periodo che ha vissuto. Al di là del bellissimo gol, ha fatto una grande prestazione, di mentalità e personalità. Sono contento per lui perché è un bravissimo ragazzo e un grande giocatore”.
Che ne pensi dell’esonero di De Rossi?
“Andava gestito in un altro modo perché non parliamo di un allenatore qualunque, ma di una bandiera che ha fatto un’intera carriera alla Roma. Inoltre stava facendo bene come allenatore, non era semplice sostituire Mourinho”.
Che emozione si prova a segnare in un derby di Roma?
“Il primo gol l’ho vissuto un po’ meno perché lo stadio non era molto pieno: la partita era alle 15.00 e la Lazio giocava in casa. Il secondo derby era di sera e lo stadio era pieno. Segnai su rigore calciandolo camminando perché mi stavo ca*** sotto. Il derby della Capitale è bellissimo, ti cambia una stagione e sono convinto che ora la Roma farà benissimo. Per me è stato un onore giocarlo e segnare”.
Saki Kumagai saluta la Roma Femminile e si trasferisce al London City Lionesses, club di seconda divisione inglese. La calciatrice giapponese, arrivata nella Capitale nel 2023, era in scadenza di contratto a fine stagione. L’avventura in giallorosso della centrocampista classe 1990, si conclude dopo 61 presenze e 8 gol.
IL ROMANISTA (S. VALDARCHI) – Con il cuore più leggero e consapevoli di poter seguire la Roma anche a Udine, in queste ore in tanti stanno lasciando la Capitale per volare in Olanda, per seguire i giallorossi che domani pomeriggio sfideranno l’AZ Alkmaar per la settima giornata di Europa League. Saranno circa 950 i tifosi che raggiungeranno la cittadina olandese, riempiendo il settore ospiti dell’AFAS Stadion. La squadra di Ranieri va a caccia di una vittoria esterna che manca ormai dall’aprile scorso e di tre punti che metterebbero l’ipoteca sul passaggio del turno. […] Di fronte, però, una squadra ben organizzata, sostenuta da un pubblico ritenuto tra i più caldi dell’Eredivisie. […]