LR24.IT (MIRKO BUSSI) – Il gol che non t’aspetti arriva quando l’aridità offensiva della Roma era tema ormai smascherato, anche nelle parole di chi la dirige e allena. La sorpresa nella rete che ha girato la partita di martedì non è tanto nel marcatore, tra i vari capi d’accusa del reparto sotto osservazione, quanto per la via percorsa. Non quella più battuta, la più esterna, ma un accesso centrale da cui poi Dybala luciderà il pallone con cui Ferguson scriverà lo 0-1.
Come aiuta a sintetizzare il grafico di Opta, infatti, le strade ricercate maggiormente dalla Roma per arrivare in area di rigore sono quelle laterali. In viola, infatti, vengono rimarcate le zone in cui la squadra di Gasperini ha un dominio di tocchi rispetto all’avversario. Oltre all’area di rigore, rimane colorata di rosa, scelto per indicare le zone con una netta prevalenza avversaria, quella fascia centrale a ridosso dell’area di rigore. Una delle più ambite, anche statisticamente, per provocare pruriti alla porta avversaria. Lì la Roma, per un connubio tra preferenze in costruzione e di conseguenza negli sviluppi offensivi che per caratteristiche dei giocatori in rosa, raramente vi accede.
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"La via della rete"
Come mostra @OptaAnalyst, la Roma ricerca con più insistenza ingressi in area esterni: viola le zone con più tocchi, rosa quelle con meno.
Effetto degli sviluppi più ricercati da Gasperini ma anche di caratteristiche mancanti in rosa. pic.twitter.com/FqVxAvR0em— Mirko Bussi (@MirkoBussi) January 8, 2026
Tra i pochi a poterlo fare, naturalmente, in rosa c’è Dybala. In grado di posizionarsi, controllare e gestire con cura quel pallone in zone spesso ad alta densità o rese ancora più impervie, ultimamente, dai sempre più frequenti riferimenti sull’uomo per le difese.
Più spesso, invece, le abitudini della Roma la portano a scivolare esternamente, ricercando superiorità di vario genere sulle corsie laterali. Come accadrà sempre a Lecce in occasione dell’altra occasione capitata a Ferguson. Dal 2 contro 1 in ampiezza di El Shaarawy e Celik, si accede all’area di rigore lateralmente, con la tipica inondazione romanista composta da 6 uomini arrivati nella zona più calda avversaria.
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La ricerca di profili come #Zirkzee o #Raspadori, dai posizionamenti spesso sfumati e in grado di ricevere centralmente, sotto pressione o in generale con densità intorno, potrà aumentare la varietà di sviluppi e l'imprevedibilità offensiva della Roma. pic.twitter.com/xCzTYigmvh— Mirko Bussi (@MirkoBussi) January 8, 2026
Questa carenza offensiva aiuta, magari, anche a spiegare alcune ricerche di mercato. I profili di Zirkzee e Raspadori, tra i più chiacchierati al momento, appaiono come un’iniezione di imprevedibilità offensiva proprio per la loro capacità di assumere posizionamenti sfumati in campo, staccandosi spesso dalla marcatura avversaria per poter ricevere in quelli che una volta erano riconosciuti come spazi, o mezzi-spazi, tra le linee altrui. Oggi, con più riferimenti sull’uomo, quella tendenza si è dovuta convertire in un’abilità nel ricevere sotto pressione, nel gestire il pallone in spazi angusti come quelli che inevitabilmente si generano nelle zone più centrali del campo.
Anche nei pochi sprazzi avuti in questi primi mesi al Manchester United o all’Atletico Madrid, è facile ritrovare momenti in cui Zirkzee come Raspadori, seppur con modi e costumi differenti tra loro, vengono a galleggiare in zone di confine, provocando instabilità nei comportamenti difensivi avversari. È il caso dell’assist di Zirkzee in casa del Leeds, quando staccandosi dalla marcatura si costruisce la visuale e il sentiero ideale in cui rifinire per Matheus Cunha. Ma anche Raspadori, in una situazione differente contro un blocco più basso come nel finale della gara contro il Girona, sa volteggiare e ricevere in una manciata di zolle per poi andare a chiudere lo sviluppo all’interno dell’area di rigore. Aspetti difficilmente ritrovabili tra gli scaffali dell’attacco romanista e che finiscono spesso per arrotondare la punta offensiva della Roma.