LR24 (AUGUSTO CIARDI) – Gasperini non ha deciso di lasciare la Roma. Ha coniugato i verbi al passato parlando nel post gara, ma non considera la Roma il suo passato. Vuole chiarezza. La esige. Così come la chiedevano alcuni suoi predecessori, Mourinho in modo veemente, De Rossi speranzoso che la sua Roma almeno con lui fosse cristallina. Nel mezzo ci sono i proprietari che, come nei telefilm americani, si contraddistinguono per arrivare all’improvviso per tagliere le teste di professionisti che abbandonano a capo chino la scrivania con uno scatolone in mano contenente gli effetti personali. Proprietari che stavolta non potranno attendere la fine della stagione imitando la sfinge, ma dovranno intervenire entro aprile per fare chiarezza sul futuro.
E ci stanno i dirigenti, che tanto per cambiare sostituiscono il “noi” con l'”io”, ponendo la Roma in secondo piano rispetto a se stessi. Ieri sono andate in scena pantomime terrificanti. Il direttore sportivo che si è presentato prima del match alle telecamere come da programma, ha parlato di normali discussioni tipiche dei club riferendosi al botta e risposta fra advisor e allenatore. Parole di una terrificante circostanza che certifica quanto i dirigenti della Roma siano una frana anche in comunicazione. E poi c’è il consulente del presidente. Se fosse vero che sia stato chiesto alle regie di non mandare in onda le inquadrature di Ranieri durante il match sui tabelloni dello stadio, per evitare il dissenso del popolo, saremmo all’ammazzacaffè. Perché da Ranieri ci si aspetta che nel bene e nel male non si sottragga agli umori della folla. Una cosa simile la ottenne a brutto muso Spalletti, quando andò faccia a faccia con un bordocampista di Sky sport chiedendogli, durante la cerimonia di addio di Totti, di non avvicinarsi a lui per evitare che l’inquadratura sui tabelloni dello stadio causasse bordate assordanti di fischi.
Per fortuna c’è Gasperini che non si sottrae ai giudizi. L’uomo di Grugliasco, che viene dai piedi delle Alpi occidentali, è stato finalmente compreso da un popolo legato alla romanità, ma per niente stupido e allocco come vorrebbe farlo passare qualcuno che pensa di farla franca soltanto perché ha il fattore H501P sul codice fiscale.
Gasperini a oggi non ha intenzione di mollare. Se andrà via, fra un mese o fra due anni, glielo comunicherà direttamente il presidente. Non i suoi collaboratori stretti, che a malapena distinguono l’allenatore dal consulente. A oggi. Per restare esige però quella chiarezza che a Trigoria dal 2011 è stata sostituita dalla presunzione, dalla spocchia, dalla permalosità e dall’ipertrofia dell’ego di soggetti che spesso per narrare le proprie gesta si servono di guitti in cerca d’autore. Non è più tempo di sfumature e grigi, mentre di teste grigie qualcuno denunciò l’inutilità già qualche anno fa. Non sono ammessi remake.
In the box – @augustociardi