Roma, ora 10 punti per l’Europa

Non ci sono i tifosi ma c’è una lunga scia: 17 giornate senza sconfitte, con 41 punti su 51 incamerati, sono credenziali forti per escogitare un trabocchetto supremo. La Roma che non vince quasi mai gli scontri diretti sogna l’impresa a San Siro contro la squadra più forte d’Italia […] Paradossalmente un pareggio, che prolungherebbe l’imbattibilità ai livelli della prima rincorsa di Ranieri proprio contro l’Inter nel 2010, sposterebbe poco in classifica. Anzi rischia di provocare il sorpasso della Fiorentina al settimo posto. […] La Champions League è una chimera, nonostante le dichiarazioni di intenti dei giocatori che guardano le distanze in classifica e si affidano alle possibilità aritmetiche. Ma l’Europa League si può ancora raggiungere se la Roma saprà afferrare una decina di punti nelle cinque partite che restano. […] Alla fine Dybala quasi sicuramente non parteciperà alla trasferta milanese. Non è partito insieme ai compagni e stamattina ha fissato una seduta di allenamento personalizzata, nel rispetto della tabella di recupero all’infortunio al tendine.  […]

(Corsport)

Nainggolan: “Roma, con Ranieri sei rinata. De Rossi ha fatto meglio di Mou e meritava più tempo”

GASPORT – Radja Nainggolan, ex giocatore della Roma e anche dell’Inter, quindi doppio ex del match di oggi, ha rilasciato un’intervista al quotidiano sportivo. Ecco le sue parole:

I nerazzurri hanno giocatori con la personalità giusta per superare le due sconfitte, è una situazione a cui non sono abituati. Vorrei che la Roma continuasse nella striscia positiva, ma il livello tra le rose è diverso e a San Siro ci sarà voglia di reagire“.

Inzaghi o Ranieri: lei con chi si sarebbe trovato meglio?
Inzaghi lo conosco, sono stato con lui un pochino: una brava persona che lavora benissimo tatticamente. Ranieri non l’ho mai avuto, ma sembra un gran signore. E dovunque vada vedo giocatori pronti a buttarsi nel fuoco per lui: questo deve contare qualcosa. Con lui la Roma è rinata“.

A proposito, se potesse scegliere lei, chi sarebbe il prossimo tecnico della Roma?
Non bisogna tirare per la giacca Ranieri e rispettarlo. Poi il mio nome è sempre De Rossi che, quando è arrivato sulla panchina della Roma, ha fatto meglio di Mou. E meritava più tempo“.

Ma è vero che quando c’era De Rossi lei sarebbe potuto tornare?
No

Quale tra quelli in campo è il giocatore che più l’emoziona?
Barella perché un po’ mi rivedo in lui nella generosità, l’ho visto crescere da bambino e adesso è a un livello pazzesco. Lavora tanto per gli altri, tira fuori le qualità di chi sta attorno a lui, si fa un “culo” così per la squadra anche se non segna tanto“.

Barella-Calha-Micki: sono più forti del suo centrocampo alla Roma, quando giocava con Strootman, Pjanic e De Rossi?
Non solo a centrocampo, ma tra questa Inter e la mia Roma vinciamo sempre noi. Oggi il livello è più basso, a noi è mancato lo scudetto perché c’era una grande Juve. Ma senza Bonucci, Barzagli e Chiellini, sono andati a picco pure loro“.

Saelemaekers e Svilar, due belgi come lei a Roma.
I 20 milioni per riscattare Saelemaekers vanno pagati subito. Svilar è di Anversa come me e merita di giocare per vincere: spero che la Roma prima o poi glielo consenta. E che giochi in nazionale, presto“.

“Quante volte ho dovuto insultarlo…” ha detto di lei Walter Sabatini: qualche esempio?
Testa di ca… almeno una volta al giorno. Ma da lui l’ho sempre accettato. Resta una delle persone più importanti per la mia carriera. Se si parla di calcio, nessuno sa spiegare come lui“.

 

Per Ranieri ultima alla scala. Dovbyk favorito su Shomurodov

Sarà la sua ultima passerella alla Scala del calcio, esattamente la 37a volta da avversario […] Insomma, stasera Claudio Ranieri probabilmente si emozionerà anche, ricordando tutte le volte che ha messo piede in uno dei tempi europei del calcio. Ma ci sarà poco spazio per i ricordi e le lacrime (qualcuna magari gli scenderà anche giù…) perché la Roma ha bisogno di fare risultato per inseguire ancora l’Europa. […] Ranieri sta pensando di mettere su una Roma più da battaglia, con un centrocampo più folto – a tre – che possa contrastare quello fortissimo dell’Inter. Così l’idea provata anche in settimana è quella di piazzare Cristante e Koné a fare le mezzali, al fianco di Paredes, deputato in regia […] Quello più grande è legato chiaramente alla punta, dove Dovbyk è ancora in vantaggio su Shomurodov, ma non è ancora certo di scendere in campo. […] L’altro dubbio è invece legato proprio al modulo, perché se alla fine Ranieri dovesse abbandonare l’idea di schierare un centrocampo a tre, allora i trequartisti sarebbero due e accanto a Soulé potrebbe giocare uno tra Pellegrini ed El Shaarawy (con Baldanzi più dietro nel borsino delle scelte). […]

(Gasport)

Calciomercato: se salta l’affare Abraham-Saelemaekers, il Milan pensa a Lucca

Nell’edizione odierna della rosea emergono dettagli sulle possibili trattative future tra Roma e Milan. Il destino di Tammy Abraham, attualmente in prestito secco in rossonero, resta da definire. Sebbene l’inglese gradirebbe rimanere a Milano, è necessario trovare un accordo con la Roma.

I giallorossi, proprietari del cartellino, mantengono una valutazione alta per Abraham, non scendendo per ora da quota 20 milioni di euro, e l’ingaggio del giocatore (circa 4.5 milioni netti) rappresenta un ulteriore ostacolo. Parallelamente, la Roma sarebbe interessata a trattenere Alexis Saelemaekers, di proprietà milanista e attualmente in prestito nella Capitale.

Le discussioni tra i due club su questo doppio binario avverranno probabilmente a fine stagione. Tuttavia, le condizioni economiche poste dalla Roma per Abraham rendono l’affare complicato. Qualora non si trovasse la quadra, il Milan dovrebbe cercare un’altra punta sul mercato, e in questo scenario, il primo nome sulla lista rossonera sarebbe quello di Lorenzo Lucca dell’Udinese, anche se la sua valutazione attuale (circa 35 milioni) è ritenuta eccessiva dal club milanista.

(gasport)

Rosella Sensi: “Noi l’anti Inter. La mia uscita dalla Roma raccontata così per farci del male”

CORSPORT (I. ZAZZARONI) – (…) Di Rosella Sensi mi colpisce il tono di voce, che è misura, educazione, delicatezza. Ha avuto due padri: il Franco prima della malattia, un leone, e il Franco malato, o la fragilità del leone ferito. Ma una sola madre, Maria, presentissima, una leonessa, protettiva, straordinariamente semplice: a Trigoria arrivava con i ferri del mestiere ed erano maglioni, sciarpe, ed era comunque un altro calcio. Meno di vent’anni fa. «Quando mio padre si è ammalato» spiega Rosella «ho assunto io la presidenza della Roma, il 28 agosto del 2008, ma dal 2000 figuravo come amministratore delegato. Angoscia, senso di responsabilità, paura di sbagliare, questo ho provato. Ho lasciato il 28 giugno 2011 e per chiarire le modalità dell’uscita, per raccontare la verità servirebbero due o tre interviste. Qualcuno ha avuto interesse a metterci contro la piazza… Quello era tuttavia il mio tempo, non volevo essere l’agnello sacrificale. Allo stadio, durante l’ultima partita, fui pesantemente insultata, si chiuse malissimo». (…)

Per la Roma vi siete rovinati.
«Rovinati mi sembra eccessivo. Gran parte del patrimonio di famiglia papà decise di impegnarlo nella Roma».

L’ha mai perdonato?
«Non c’era proprio nulla da perdonare. La Roma è stata e resta il grande amore di famiglia».

(…)

A proposito di avversari, lo «zero tituli» di Mourinho aveva a che fare proprio con l’Inter e la Roma. Era il 3 marzo 2009 quando se ne uscì con queste parole: «A me non piace la prostituzione intellettuale, a me piace l’onestà intellettuale. La Roma ha grandissimi giocatori, ma finirà la stagione con zero tituli». Non aveva digerito la direzione di Rizzoli in Inter-Roma 3-3.
«Mourinho ha poi avuto la fortuna di entrare nel mood Roma e si è rifatto la bocca. Qui è stato fantastico, ha esaltato il senso di appartenenza».

(…)

Sui Sensi e Totti si è detto e scritto tanto.
«Ma non che Francesco parla con gli occhi. Se ti conosce e vuole dirti qualcosa non importa che apra bocca. Lo sguardo di Francesco dice molto più di tante parole».

Eppure è uno straordinario battutista.
«Ironico e autoironico».

C’è stato o no un momento in cui avete temuto di perderlo?
«Di venderlo mai. Con noi sarebbe potuto andare via solo a scadenza e di sicuro l’avremmo evitata. La rinuncia a Totti, al di là dell’amore per l’uomo e della grandezza del campione, avrebbe comportato un notevole impoverimento patrimoniale per la Roma… (fa una pausa). L’unico presidente che ci ha provato seriamente è stato Florentino Perez che era amico di mio padre. Il quale non ci ha mai pensato. Florentino è stato protagonista di uno dei momenti più belli della nostra storia».

(…)

Sotto la vostra gestione arrivarono tanto Ranieri quanto Spalletti. Chi li scelse?
«Merito di tutti, eravamo un gruppo di lavoro, c’erano Bruno Conti, Daniele Pradè e Cristina Mazzoleni. Le scelte erano sempre condivise».

Esca dal gruppo e dal passato. Quale, l’allenatore ideale per il dopo Ranieri?
«L’allenatore ideale è quello che aderisce maggiormente al momento storico della società. Lo sanno i Friedkin chi può e deve essere, e lo sa Ranieri».

Dan si è mai fatto vivo?
«Mai sentito. Ma a differenza della precedente proprietà, i Friedkin hanno sempre mostrano attenzione e rispetto nei nostri confronti. Ai tempi di Pallotta ho visto piangere mia madre».

Quando?
«Noi siamo cattolici, credenti e praticanti. Mio padre aveva fatto costruire una cappella a Trigoria, veniva frequentata anche dai giocatori prima della partita. Quando mi madre venne a sapere che era stata trasformata in un magazzino, pianse. Fu uno sfregio, non so dirti quanto involontario».

(…)

Celik in vantaggio su Hummels

Il grande dubbio di Ranieri per la sfida di domani contro l’Inter è legato al modulo. Quindi giocare con il 3-5-2, aggiungendo un centrocampista di quantità per arginare i colleghi nerazzurri, oppure continuare con il 3-4-2-1, per dare maggiore supporto al centravanti e cercare maggiormente la profondità? Il tecnico pensa, studia e domani mattina prenderà la sua decisione. Al momento, secondo le prove tattiche, è orientato a dare maggiore consistenza al centrocampo. (…) Ranieri vuole dare maggiore mobilità e velocità alla sua difesa, quindi riproponendo Celik nel terzetto dei centrali, lato destro, spostando Mancini al centro per affrontare Lautato e Arnautovic. Il compito del turco da una parte e di N’Dicka dall’altra sarà quello di supportare naturalmente il centrale azzurro ma anche stoppare le incursioni dei due esterni. (…) Se Ranieri opterà per il 3-5-2, il centrocampo è già scelto. Koné e Cristante mezz’ali, Paredes al centro per impostare il gioco ma anche per essere il primo scudo del raparto offensivo. Visto il centrocampo mobile dell’Inter saranno difficili le marcature a uomo, per questo il lavoro dei tre sarà ancora più impegnativo e stressante. Sia per il contenimento, sia per la costruzione del gioco e il supporto all’attacco. Altro dubbio di Sir Claudio. Shomurodov o Dovbyk accanto a Soulé? Il rebus è servito. Il primo è in forma e promette dinamismo ma anche poca fisicità insieme all’argentino, il secondo invece tutto l’opposto. (…)

(corsport)

Il ds Ghisolfi: «Se non sono all’altezza andrò via»

IL TEMPO (GAB. TUR) – «Se il mio lavoro non sarà all’altezza, me ne andrò». Alla fine del primo anno da responsabile dell’area tecnica della Roma, Florent Ghisolfi non ha paura di assumersi le proprie responsabilità. L’ex Nizza ha rilasciato alcune dichiarazioni all’emittente televisiva francese After Foot di RMC Sport, partendo dalle emozioni che si vivono nella sponda giallorossa della Capitale. «La Roma è un club diverso, c’è una passione incredibile che consuma le persone» – ha spiegato il francese – «Non voglio sminuire il Lens, ma la Roma è qualcosa di speciale». Passione, però, che secondo il direttore sportivo giallorosso rende più com-plicato il lavoro all’interno del club capitolino: «Qui non è facile creare un progetto stabile, poter lavorare a lungo termine. È proprio quello che stiamo cercando di fare in questo momento. Il nostro lavoro non dà frutti domani, non si fa in pochi giorni. Siamo consapevoli della responsabilità che abbiamo nel lavorare per la Roma». Un altro tema toccato da Ghisolfi riguarda l’identità ritrovata nella società, soprattutto da quando Ranieri ha preso il posto di Juric in panchina: «Il mister conosce il club e la città, porta serenità. Abbiamo anche fatto tornare persone che hanno questo senso di appartenenza, come Balzaretti ad esempio”. L’obiettivo del ds giallorosso è chiaro: «Voglio strutturare un’organizzazione forte, che funzioni anche senza di me. Se riuscirò a restare dieci anni alla Roma, sarò l’uomo più felice del mondo»

Al Meazza c’è Dybala ma non i tifosi. Ghisolfi: «Qui si fanno richieste folli»

Riparte da San Siro la rincorsa al quarto posto. Senza tifosi al seguito, ma con Paulo Dybala in tribuna che seguirà la partita contro l’Inter. (…)  L’idea dell’allenatore è quella di inserire un centrocampista e scegliere il 3-5-2. Koné è sicuro del posto, le altre due posizioni se le contendono Cristante, Paredes e Pisilli. In caso di 3-4-2-1 scalpita Pellegrini per
giocare al fianco di Soulé. Davanti Shomurodov insidia Dovbyk. (…) Ai microfoni di RMC Sport ha parlato Florent Ghisolfi: «Sono stato accolto molto bene a Roma, anche se a volte le richieste sono un po’ folli. Voglio dimostrare di meritare questa opportunità. Se il mio lavoro non sarà all’altezza, me ne andrò»

(Il Messaggero)

La finale di Claudio tra l’arte di difendersi e il dovere di attaccare

Diciassette, tutte d’un fiato. Senza una sconfitta, che nei primi mesi della stagione era pure una brutta abitudine: 12 vittorie e 5 pari, questo il gran passo della Roma di Claudio Ranieri, arrivato come il Salvatore per la terza volta nella sua lunga carriera. Un trend da scudetto, una specie di miracolo, vista la rosa non all’altezza – per ammissione dello stesso sir Claudio -per i grandi obiettivi. La Roma è arrivata alla meta un po’ stanca, a spinta. Ma proprio ora c’è bisogno di tirar fuori quello che non si ha (più), serve un’altra impennata: vincere a San Siro domani. Impresa non impossibile, forse solo improbabile. Non ci voleva l’Inter come prima avversaria di questo decisivo rush finale, che prevede per i giallorossi le sfide con Fiorentina, Atalanta, Milan e Torino. (…) Domani a San Siro servirebbe una vittoria per restare agganciati al treno, e la Roma proverà ad ottenerla, consapevole dei limiti fisiologici di questo finale di stagione, comunque sorprendente per i giallorossi. Calciatori come Paredes, Saelemaekers e Angelino sono in flessione, lo spagnolo ad esempio ha giocato sempre e non ha un sostituto all’altezza, così come Ndicka. L’assenza di Dybala comincia a farsi sentire, anche perché là davanti Ranieri può schierare solo Dovbyk o Shomurodov, senza mai poterli utilizzare insieme (e gli piacerebbe pure) vista la mancanza di alternativa in corsa. Non sono queste le migliori condizioni per sperare in un exploit. La differenza può farla l’a-spetto psicologico: è vero che per la Roma è l’ultima occasione per sperare in un posto in Champions, ma nessuno – in caso di insuccesso – sarebbe nelle condizioni di criticare l’operato di Ranieri; l’Inter invece si gioca molto di più, sapendo benissimo che una sconfitta comprometterebbe la vittoria dello scudetto. (…)

(Il Messaggero)

Una vittoria su 12 contro le big. Per l’Europa serve di più

Il problema è iniziato con Paulo Fonseca, sei anni fa, per poi proseguire con José Mourinho, Daniele De Rossi e Ivan Juric. Sembra quasi una maledizione o anche solo un virus che ha contaminato Trigoria e non ne vuole sapere di andar via. Sta di fatto che anche uno dal cammino dorato come Claudio Ranieri non ne è risultato immune, con la Roma che fatica (e quanto…) negli scontri diretti anche sotto la sua gestione. Un malessere continuo, che ha contraddistinto il cammino di tutti gli ultimi allenatori giallorossi. (…) Considerando le prime nove squadre della Serie A, quelle che arrivano dalla vetta occupata da Inter e Napoli fino al Milan, la Roma finora ha giocato 12 scontri diretti. Vincendone – appunto – solo uno, il derby di andata. Per il resto sei pareggi e 5 sconfitte, con una media punti di 0,75, la peggiore in assoluto tra le prima nove, se si eccettua appunto il Milan, l’unica formazione capace di fare peggio dei giallorossi. In vetta a questa speciale «classifica avulsa» c’è il Napoli con una media di 1,87, seguito dalla Fiorentina (1, 64). L’Inter, prossimo avversario dei giallorossi, è quinta, ma ha comunque una media di 1,43 a partita, di fatto quasi il doppio dei giallorossi. Ma se è inutile piangere sul lat-te versato, è anche vero che per la Roma adesso c’è l’obbligo di cambiare marcia. Perché se vuole centrare un posto nell’Europa del prossimo anno (Champions, Europa League o Conference che sia) i giallorossi hanno bisogno di invertire rotta. Già, perché le prossime 4 partite sono proprio degli scontri diretti: Inter fuori, Fiorentina in casa, Atalanta fuori e Milan in casa. (…)

(gasport)