Nomi, cose, allenatori… E una città

IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) – Alla fine domenica sera è stata una Buona Domenica, passata a casa ad aspettare un miracolo a Venezia, ma nemmeno troppo. Alla fine, esito Scudetto a parte (vi prego non toglieteci le rivalità, ovvio, in un contesto di civiltà) pure la stagione non è stata male, soprattutto per chi campa di rivalità (da -18 a + 4, un derby vinto, l’altro pareggiato in rimonta, più domenica sera, passando – su tutto – per il Bodo “Glimmete”). (…) Da Como potrebbe arrivare il futuro della Roma: Fabregas. Fosse lui, viva lui, fosse lui, tra tutti gli emergenti sarebbe forse il migliore. Vediamo. Speriamo oggi. Speriamo presto. Ma, soprattutto, speriamo bene: vi prego basta parlare di programmazione e/o necessariamente di “ggiovani”. (…) Se intendete come giovane la programmazione allora vi seguo: quando è arrivato Falcao la Roma ha vinto subito lo Scudetto (Turone), è arrivato Batistuta e lo ha vinto in un girone, è arrivato Mourinho e ha vinto due coppe (sì lo so, per chi lo detesta bisogna specificare che è una). Parafrasando un allenatore che a molti piace ancora: nomi forti, destini forti. E non necessariamente “ggiovani”. In questo campionato il miglior allenatore è stato Claudio Ranieri, 73 anni. (…) Quindi qualsiasi scelta facciate, fate che sia tale, che sia una visione e che abbia di giovane solo la programmazione: quella a un anno. Anzi: a 358 giorni. Il 20 maggio c’è la finale Uefa. (…)

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Rizzoli ribadisce: «Era rigore il fallo di Ndicka su Bisseck»

Era rigore. La trattenuta di Ndicka a Bisseck all’89’ di Inter-Roma del 27 aprile scorso trova ancora una volta il designatore della Can A e B Gianluca Rocchi convinto della scelta sbagliata fatta sul campo da Fabbri e al Var da Di Bello. (…) Rocchi analizza: «Era un rigore evidente in campo subito. Era una questione al limite a livello di Var e avevamo deciso di prenderci un po’ più di tempo per arrivare a dare una spiegazione. Ma alla fine per noi è sia rigore che intervento Var. Al monitor, secondo me, Di Bello sbaglia una cosa: non si concentra su come inizia la trattenuta, perché Ndicka ha l’atteggiamento di uno che va a disinteressarsi del pallone. Per me quello è già punibile. La decisione finale è influenzata dalla poca sostanza della trattenuta, ma è sbagliata. Per noi rivedendolo è di sicuro un rigore da concedere».

(gasport)

Milan: vertice con la Roma per tenere Abraham

È stato un pomeriggio di strette di mano e incontri: per la prima volta a Casa Milan, sede rossonera, Igli Tare, appena nominato nuovo direttore sportivo del club, ha preso possesso di un ufficio, conosciuto i dipendenti della società – l’ad Furlani a guidarlo – e poi iniziato una serie di appuntamenti. Il primissimo vertice in agenda è stato quello con il collega della Roma Florent Ghisolfi: colloquio – senza esiti decisivi -finalizzato alla trattativa Abraham-Saelemaekers, conclusa l’estate scorsa con uno scambio di prestiti tra i club. (…) Tare apprezza le caratteristiche tecniche di Tam-my, presenza positiva anche all’interno dello spogliatoio, mentre a Roma terrebbero volentieri Alexis: non è escluso che in uno dei prossimi incontri futuri non si trovi una chiave per far rimanere ognuno al proprio posta Se ne riparlerà. (…)

(gasport)

Fabregas, il Como non cede. La Roma cerca il piano B: possibile incontro con Terzic

A Trigoria si vive con il fiato sospeso. Il tempo scorre, ma l’annuncio del nuovo allenatore non arriva. Tutto ruota ancora attorno a Cesc Fabregas, il profilo che mette d’accordo proprietà, dirigenza e anche Claudio Ranieri, che non ha mai nascosto la stima per il tecnico spagnolo. L’interesse della Roma è concreto, reale, sostenuto anche da una proposta economica robusta e da un progetto triennale. Ma il Como, almeno per ora, resiste con forza. Fabregas ha dato segnali di apertura: l’idea di guidare un club come la Roma lo affascina. Il club lariano, però, lo considera il perno del rilancio tecnico. In particolare, il presidente Mirwan Suwarso non vuole rinunciarvi, forte dell’appoggio di una proprietà potente e ricca. (…) Se Fabregas non riuscisse a liberarsi, la Roma rischierebbe di trovarsi spiazzata, con un piano B da rimettere in piedi in corsa. Un piano che porta il nome di Gasperini. Il tecnico dell’Atalanta sta valutando il suo futuro, attratto dall’idea di proseguire un ciclo già vincente e stimolato dalla prossima Champions. Ma se dovesse decidere di voltare pagina, La Roma sarebbe pronta ad accoglierlo. Anche se tra i tifosi il suo nome divide parecchio. Nelle ultime ore è circolata la voce secondo cui, tra giovedì e venerdì, dovrebbe esserci un incontro con Terzic, ex allenatore del Borussia Dortmund già contattato dal club dopo l’esonero di De Rossi e prima dell’ingaggio, infausto, di Juric. Va ricordato che Ranieri ha dichiarato che l’intesa con il nuovo tecnico sarebbe già sta-ta raggiunta, ma che spetta a Dan Friedkin renderla ufficiale. (…)

(corsera)

Panchine da riempire, ma siamo già in ritardo

Il 12 gennaio 2025, a tre I giorni dal derby di andata e con la Roma a -15 dalla Lazio, il Hummels rilasciò un’intervista con questa previsione: «Ho guardato diverse partite della Lazio per capire il divario che abbiamo in classifica. E una squadra che si basa sul collettivo e va in gol con tanti giocatori. Però noi vogliamo vincere per iniziare a ridurre il gap. Possiamo ancora arrivare sopra a loro». Sembrava il discorso di un pazzo, a fine campionato è diventato realtà. Chissà se qualcuno ha dato retta a Mats e ha scommesso sul sorpasso. La quota doveva essere interessante. L’effetto del ribaltone è che Roma e Lazio sono alla ricerca di un nuovo allenatore. I giallorossi perché Ranieri passerà, a 73 anni, a fare il dirigente. (…) Gli esperti di mercato dicono che gli acquisti estivi si chiudono in inverno. Oggi, però, chi può decidere chi resta e chi deve andare via? Quali sono i ruoli con i doppioni e quelli scoperti? L’incertezza porta con sé anche nomi che erano stati fatti in passato ma che poi erano scomparsi, come quello di Terzic, allenatore che portò il Borussia Dortmund in finale di Champions League (persa 0-2 contro il Real Madrid di Carlo Ancelotti) e adesso, secondo voci dalla Germania, ritornato nella lista dei papabili perché non ci sono certezze sulla possibilità di Fabregas di liberarsi dal contratto che lo lega al Como. (…)

(corsera)

Aspettando Dan

Altro giro, altra corsa. Domenica sera, Ghisolfi, nel pre-gara: «L’allenatore? Lo annunceremo quando saremo pronti». Ergo, la Roma non è (ancora) pronta. Sempre domenica ma nel post-partita, Ranieri: «Sì, l’accordo c’è, quando Friedkin vorrà dire il nome lo dirà». Tradotto: è tutto fatto, manca solo l’annuncio. Due binari paralleli che speriamo prima o poi s’incontrino. Magari già questa mattina, di martedì, come spesso la Roma ha abituato nel recente passato quando ha dovuto comunicare qualcosa d’importante. Ma se così non fosse, porsi qualche domanda sarebbe lecito. Non tanto sulla figura di Claudio che da quando è arriv-to è stato sì allenatore, risollevando una stagione che aveva preso una brutta piega, ma soprattutto dirigente. (…) Il nome è quello di Cesc Fabregas. Possibile però credere che la Roma si sia mossa così in ritardo sapendo da mesi di dover cercare un nuovo tecnico? Senza voler ricordare i propositi di Ghisolfi che raccontava a dicembre come il mercato di gennaio sarebbe stato fatto «in accordo con il futuro allenatore» e il saliscendi di Ranieri che prima ha parlato di «allenatore top», per poi virare sull’identikit di uno che «all’inizio potrebbe non piacere» e planare sabato sull’affermazione che «non sarà importante come lo accoglieranno i tifosi ma se quando an-drà via saranno dispiaciuti, questo spero», la sensazione è che il club in questi mesi abbia ricevuto diversi no, fatti passare all’esterno come fake news. Di certo, se nelle prossime ore non arrive-rà nessun annuncio, è chiaro che la Roma al 27 maggio è in attesa di una risposta. Perché probabilmente più che il muro eretto dal Como, è Fabregas che sta prendendo tempo. Come prima di lui aveva fatto Gasperini che resta, sullo sfondo, un altro candidato da non deperinare. (…) Da un lato il Como, della ricchissima proprietà indonesiana dei fratelli Hartono, ha già comunicato al diretto interessato che non ha problemi a pareggiare l’offerta dei Friedkin. Dall’altro Fabregas, sta e ha già detto alla squadra, come confidato ieri dall’atta-cante Cutrone, «ci rivedremo il 10 luglio», vuole capire cosa accadrà sulle panchine delle due milanesi. (…)

(Il Messaggero)

Tanti interrogativi su Dovbyk: il futuro è in bilico

L’attacco della Roma della prossima sta-gione è ancora avvolto nel mistero. In attesa di sciogliere il nodo allenatore, la Roma si interroga infatti su Artem Dovbyk che, a causa di un problema muscolare, ha saltato le ultime due partite di campionato contro Milan e Torino, chiudendo la stagione con 17 gol tra campionato e coppe. Un bottino niente male, considerato l’esordio in Italia e i tre cambi di allenatore (De Rossi, Juric e Ranieri), ma in troppe occasioni l’ex bomber del Girona non ha convinto in pieno. (…) Anche Sir Claudio, a dire il vero, in più di un’occasione ha manifestato perplessità sul reparto offensivo, il meno prolifico (con 56 gol) tra le prime nove squadre della serie A. Ad alimentare il mistero ieri ci ha pensato Yuliia, la moglie dell’attaccante ucraino, che ha risposto ad una domanda su Instagram: «A Roma stiamo bene e ci godiamo il tempo qui e ora. Vivo a lungo con la convinzione di non sapere dove ci porterà la vita del calcio. Mi concentro su tutto ciò che è piacevole, prestando meno at-tenzione agli svantaggi. Dop-tutto, chissà quanta vita romana avremo?». La risposta arriverà a breve. (…)

(gasport)

Adesso è vietato sbagliare ancora l’allenatore

IL TEMPO (T. CARMELLINI) –  Alla fine per come si era messa a un certo punto la stagione almeno la Roma è riu-cita a limitare i danni. L’Europa League è un obiettivo che fa bene al club sicuramente, ma chela anche aumentare il rammarico per quello che poteva essere e non è stato: non andare in Champions per un solo punto è stato davvero un peccato. Ma è chiaro che la Roma ha pagato una prima parte di stagione da dimenticare complice anche, o forse sarebbe meglio dire soprattutto, l’impasse del club dal punto di vista dirigenziale,. L’addio «ritardato» della Ceo greca ha di fatto condizionalo l’avvio di stagione: De Rossi mandato via dopo appena quat-tro partite (e due giorni dopo cacciata anche lei che con Daniele non aveva mai legato,anzi) per prendere poi furie. Due scelte scellerate che la Roma ha pagato a caro prezzo e che solo il miracolo di Ranieri è riuscito a mascherare seppur pure in parte. Ecco la scelta del tecnico testaccino è una delle cose che questa società adesso può rivendicare. Qualcuno quando era uscito il suo nome aveva storto il naso non tanto per le sue indiscusse qualità, quanto per l’età, per i modi troppo pacati. Insomma a qualcuno non era sembrato l’uomo giusto. E invece è stato proprio il contrario, il lavoro di normalizzazione di Ranieri era proprio ciò che serviva in quei momento alla squadra che piano piano si é rialzata giocando un girone di ritorno incredibile con diciannove risultati utili consecutivi interrotti solo nel finale purtroppo proprio nello scontro diretto Champions con l’Atalanta. Per il resto la Roma che Ranieri ha lasciato insieme al suo mandato da allenatore ha fatto un percorso quasi netto: pazzesco. Ma ora viene il momento più dfficile, perché sostituire «Mister Claudio,. dopo i mille attestati di stima del popolo giallorosso, sarà tutt’altro che facile, perché bisognerà fare una scelta che non sia solo emotiva. Serve trovare l’uomo giusto dal punto di vista tecnico-tattico senza farsi influenzare dal contesto nel quale il nuovo allenatore verrà a lavorare. Il totonomi già impazza sull’etere romano e tra i tifosi ognuno spara il suo preferito o professa conoscenze in grado di anticipare il nome del futuro allenatore. Il «mi ha detto mio cugino che c’ha un amico che lavora da… che prendono…» è al momento lo sport più praticato in città. Fate il vostro gioco, o meglio il vostro nome!

Pressing su Fabregas, incontro col Milan per Saelemaekers

IL TEMPO (L. PES) – Il futuro è ancora tutto da scrivere, dal campo alla panchina. Prosegue il pressing della Roma per portare Fabregas in giallorosso mentre a Milano va in scena il primo incontro col Milan per sbloccare l’affare Saelemaekers. I giallorossi, forti di un accordo verbale col tecnico spa-gnolo, spingono con il Como per liberare l’ex centrocampista ma la resistenza del club lariano sembra irremovibile. Fabregas ha un contratto fino al 2028 ma da Trigoria è arrivata un’offerta economicamente importante che ora anche in riva al lago sono pronti a pareggiare. Il tecnico, al contrario di quanto spera la Roma, non vuole forzare la mano visti i buoni rapporti e le azioni che possiede. An-che perché lo spagnolo, do-po aver ricevuto anche la corte del Bayer Leverkusen (ieri i tedeschi hanno ufficializza-to ten Hag) ora potrebbe an-che attendere novità da Milano, sponda Inter, qualora Inzaghi dovesse accettare la ricca proposta araba. I nomi passano e i tifosi attendono con ansia sempre maggiore un annuncio che, salvo nomi a sorpresa tenuti nascoti, potrebbe ancora aver bisongo di qualche ora. Intanto ieri a Casa Milan una elegazione giallorossa composta da Ghisolfi, Ricchio, Vitali e l’agente Riso ha incontrato il neo ds rossonero Tare. Sul piatto il cartellino di Saelemae-kers che la Roma vuole tratte-nere. La prima richiesta del Milan è alta, ma filtra fiducia sul buon esito della trattativa con le parti che si aggiorneranno a breve per muovere passi concreti. La presenza di Riso, inoltre, apre all’ipotesi di inserire anche altri calciatori nell’operazione che perà non comprenderà Abraham, che tornerà nella Capitale dopo la stagione negativa a Milano.

Le pagelle della Roma. Svilar, Mancini e Konè tra i migliori. Male Hummels

IL TEMPO (L. PES) – Ranieri 9 – Grazie. La parola che tutti almeno una rivolta in questi mesi hanno rivolto a Ranieri. Ha preso la squadra a due punti dalla Serie B e l’ha portata a lottare per la Champions fino all’ultima giornata. Miglior rendimento del 2025 in Serie A e gli inciampi nelle coppe, ma Ranieri ha compiuto una vera e propria impresa.

Svilar 8 – La stagione della consacrazione. Parate prodigiose quasi ogni partita e un carisma da leader del gruppo. Diciannove clean sheet tra campionato e coppe per un portiere davvero determinante. Ora sul tavolo c’è il rinnovo: i tifosi lo amano e il club ha l’obbligo di blindarlo. Saracinesca.

Mancini 7.5 – Dopo Svilar è il migliore dell’anno. Rendimento alto e costante abbinato a una leadership da capitano vero.

N’Dicka 7 – Sempre presente, tutti i minuti. Qualche imprecisione ma nel complesso un’annata molto positiva per l’ivoriano.

Hummels 5 – Grave l’errore nella notte di Bilbao, così come quelli fatali a San Sire in Coppa Italia. Arrivato tardi e accantonato da Juric, aiuta la squadra all’arrivo di Ranieri, poi niente più.

Hermoso 4.5 – Un addio senza rimpianti, arrivato per dare una mano ma mai davvero in condizione.

Celik 6.5 – Una delle rivelazioni della stagione. In difficoltà nella prima parte, efficace con Ranieri che lo riscopre nel ruolo di difensore di destra.

Angelino 7 – Motorino instancabile e goleador, lo spagnolo è stata la freccia più incisiva della rosa giallorossa abbinando qualità nelle scelte a un apporto atletico importante.

Saud 5.5 – Non lascia il segno se non per il gol al Braga e qualche sorriso sparso. Serviva altro in quel ruolo.

Paredes 6 – Alti e bassi e la testa a volte altrove. Il feeling con Juric non sboccia mai ma con Ranieri ritrova centralità salvo poi perdere il posto nel finale di stagione.

Cristante 6.5 – In crescendo dopo l’infortunio che gli ha fatto saltare oltre due mesi di stagione. Vicino all’addio sia ad agosto che a gennaio, si è ripreso la maglia da titolare nell’ultima parte.

Koné 7.5 – Il centrocampista che mancava da anni. Strappi, fisicità e intensità. Non un goleador ma l’uomo ovunque che ha cambiato il volto della mediana giallorossa. Il miglior acquisto del mercato.

Pisilli 6 -Prima stagione «da grande» con qualche acuto a tanta fiducia, soprattutto all’inizio. Ha meno spazio con i giallorossi fuori dalle coppe ma il futuro è suo. Tecnica da affinare.

Pellegrini 5  – La stagione peggiore. L’unico acuto col gol nel derby poi tante prove anonime e, soprattutto, tanta panchina. Chiude con un brutto infortunio e l’operazione. Futuro in bilico.

Zalewski 4.5  –  Tanti errori, gravi, poi l’addio dopo una telenovela tra contratto e cessioni mancate.

Saelemaekers 7 – L’arma in più di Ranieri. Si fa male subito ma al suo rientro mette in evidenza le sue qualità. Sette gol e vivacità al servizio della squadra.

Soulé 7 – Stella in ascesa e grande protagonista della primavera giallorossa. Un talento puro che ha avuto bisogno di tempo per ambientarsi salvo poi trascinare la squadra nei momenti cruciali.

Baldanzi 5.5 –  Troppo poco per la sufficienza. Ingressi dalla panchina spesso positivi ma mancano gol e assist.

El Shaarawy 5.5 – Sempre meno in evidenza e quasi mai incisivo in una stagione da riserva.

Shomurodov 6 – Rivitalizzato da Ranieri che se lo è tenuto nel mercato invernale e gli ha concesso spazio e fiducia.

Dybala 6.5 –  Dall’addio alla rinascita fino allo stop definitivo. Stagione particolare per la Joya, anche lui riportato alla luce da Sir Claudio. Notte da sogno col Porto e poi l’infortunio.

Dovbyk 5.5 –  Stagione controversa per l’ucraino. I numeri sono discreti ma le prestazioni poco convincenti. Spesso isolato manca di quella cattiveria sia nei duelli che nell’area piccola.

De Rossi sv – Cacciato dopo appena quattro giornate dove sicuramente le cose non andavano bene (appena 3 punti) ma le attenuanti erano tante. Un progetto triennale sbandierato per mesi lasciato naufragare in 360 minuti. Chissà come sarebbe andata…

Juric 4 –  Un disastro dall’inizio alla fine. Due mesi di stagione gettati al vento tra umiliazioni e un identità perduta. Una scelta fatale.