CELIK: “Orgoglioso di essere alla Roma. Il soprannome pendolino mi piace” (VIDEO)

Torna a parlare Zeki Celik. Il difensore turco della Roma si è raccontato in una lunga intervista sul canale Youtube Anadolu Ajansı. Di seguito le sue parole:

L’inizio della carriera e l’arrivo alla Roma:
«Gioco a calcio sin da bambino, sempre per le strade. Vengo da una famiglia numerosa. Ho sette fratelli maggiori e abbiamo giocato a calcio insieme. Essendo il più giovane, mi hanno lasciato fare un po’ quello che volevo. Non riuscivano a starmi dietro, ma io andavo ogni giorno agli allenamenti da solo. Mi ero fissato l’obiettivo di diventare un calciatore. Mentre andavo a scuola, i mister della squadra locale mi si sono avvicinati e mi hanno chiesto se volevo entrare nel loro settore giovanile. Così ho iniziato a giocare nel Yavuz Selimspor. Poi il Bursaspor mi ha preso, successivamente sono andato al Bursa Nilüferspor, e poi all’İstanbulspor. Da lì la mia carriera ha iniziato a prendere forma. Giocai contro il Belgio e gli osservatori belgi erano venuti a vedere un altro giocatore. Io ho iniziato la partita come terzino destro e poi sono passato a sinistra. Mi hanno chiesto: “Chi è questo giocatore?” Hanno voluto osservare me, e io non sapevo nemmeno chi fosse Luis Campos all’epoca. Alla fine della stagione, lui è stato molto insistente e mi ha voluto, e sono andato al Lille. Andare al Lille è stato un passo fondamentale per me, mi ha aperto le porte all’Europa. È stato uno dei momenti più critici della mia carriera. Dopo essere arrivato al Lille, i miei obiettivi sono diventati molto più grandi. Alla fine della stagione, Mourinho mi ha detto che mi voleva davvero, ci siamo messi in contatto, e poi sono arrivato alla Roma. Credo che sia una delle migliori e più forti squadre al mondo, e sono davvero orgoglioso di essere qui».

Şengezer su Celik:
«Mi chiamo Muhammed Şengezer e gioco per l’İstanbul Başakşehir. Partecipo regolarmente ai raduni della nazionale. Con Zeki siamo amici da quando avevamo circa 9 o 10 anni. Ora siamo più che amici, siamo come fratelli. Conosciamo i segreti l’uno dell’altro, sia nei momenti difficili che in quelli belli».

Prende la parola Celik:
«Una cosa che non dimenticherò mai è quando non avevo gli scarpini e mi ha dato un paio dei suoi. Non posso dimenticare quel momento, è stato davvero speciale per me. Lui non ama guardare ripetutamente le sue partite. Io analizzo sempre le mie partite, sia che vada bene che male, e cerco di concentrarmi subito sulla prossima partita. Quando sono arrivato a Roma, ho soggiornato in questo hotel. È lo stesso posto dove ho soggiornato quando ho firmato per la Roma. Ho potuto sentire che è un club davvero appassionato. I tifosi sono incredibilmente appassionati e ci sostengono sempre. Quando vinciamo, l’intera città è entusiasta».

Sul soprannome:
«Si dice che Cafu fosse una figura molto importante qui. Lo chiamavano “Il Pendolino”, per la sua velocità. Ora chiamano anche me così, grazie alla mia rapidità. Mi piace questo soprannome».

 Sul campionato italiano:
«Il campionato italiano è duro e molto tattico. Come giocatore turco, giocare in uno dei campionati più difficili del mondo è sicuramente una grande sfida per me».

Sulla nazionale turca:
«Ogni bambino sogna di essere selezionato per la nazionale. Quando è successo per me, è stato un momento davvero indimenticabile. Ero molto emozionato, sinceramente. La mia famiglia, i miei amici… non riesco nemmeno a dirvi quanti messaggi ho ricevuto. A volte non rispondevo, ma altre volte sì. Indossare la maglia della nazionale turca non lascia mai spazio alla disperazione. Mi alleno sempre al 100% con la nazionale. Ci sono momenti in cui non gioco, e momenti in cui sono triste, ma ogni volta che vado in campo, faccio del mio meglio. Cerco sempre di dare il massimo in ogni partita. Il segreto di tutto è lavorare sempre, perché se lavori, credo che Allah ti aiuti sempre. Indossare la maglia della nazionale è sempre un momento speciale per ogni calciatore e sono molto orgoglioso. Tutti in squadra sanno quanto è importante questa maglia. Ogni partita con la nazionale è speciale per me. Ogni partita voglio giocarla. È una delle cose più importanti per me: rispetto, orgoglio, la maglia e il senso di appartenenza. Credo che fu circa 56 anni fa quando siamo andati all’ultimo Mondiale. Ancora oggi, quando vedo i riassunti di quelle partite, posso sentire quanto fosse bello quel momento. È stato un evento molto orgoglioso per il nostro paese. Vogliamo porre fine a questa attesa. Il nostro obiettivo è sicuramente partecipare alla Coppa del Mondo».

Sullo spogliatoio:
«Questo è il nostro spogliatoio. Questa è la mia parte. I miei amici mi hanno messo il numero 10 come scherzo. Mi hanno fatto questa battuta perché, entrando sempre in area durante le partite, hanno voluto scherzare un po’. Di solito, prima delle partite o degli allenamenti, recito l’Ayat Kürsü e cerco sempre di entrare con il piede destro. Il nostro fisioterapista qui è sempre di grande aiuto».

Sull’Italia:
«Sono stato molto colpito. Ho vissuto in Francia, ma gli italiani davvero vestono in modo molto diverso. Sono eleganti, puliti, e questo mi piace molto. Per questo cerco sempre di fare shopping nei negozi di marca italiana. Perché amo le cose semplici e eleganti. Cerco di indossare cose semplici anche nella mia vita».

CRISTANTE: “Siamo un bel gruppo. Gasperini? È riuscito a trasmettere le sue idee alla squadra”

IDEALISTA.IT – Bryan Cristante è il protagonista del secondo episodio della terza stagione della rubrica ‘A casa dei campioni’, realizzata dal sito dedicato al mondo dell’immobiliare. Ecco le dichiarazioni del centrocampista sulla sua avventura alla Roma.

Sei a Roma dal 2018 e ormai qui sei di casa: ci dici quali sono i pregi e i difetti di questa città? 
“Sette anni sono un pezzo di vita, diventeranno otto a fine stagione. A livello professionale non mi ero mai fermato tanto in un posto. La città è bellissima, non la scopro io. Ha tantissimi posti da scoprire, anche se la vivi da molto tempo. Difetti? diciamo il traffico”. 

Quali sono le zone che ti piacciono di più e i luoghi che preferisci frequentare? 
“Devo dire che non esco tantissimo, quando non sono al campo, resto a casa in famiglia e mi piace godermi un po’ di tranquillità. Senza dubbio mi piace il centro di Roma, la zona del Colosseo, i luoghi storici, dove davvero capisci la grandezza della città”.

In queste stagioni in giallorosso, quali sono i momenti più belli che hai vissuto? 
“La vittoria della Conference League, con l’abbraccio della città intera, praticamente tutta riversata sulle strade. In generale, è sempre bello giocare in casa con lo Stadio Olimpico sempre pieno. È un fenomeno che si è evoluto negli anni, le prime due stagioni qui non era così. Poi, da dopo il Covid, ogni partita è stato un crescendo”. 

Quest’anno hai dato il benvenuto a un allenatore che è stato molto importante per te ai tempi dell’Atalanta, che effetto fa averlo a Roma? Lo hai trovato cambiato in qualcosa? 
“No, anzi, è sempre il solito mister Gasperini. Carico, voglioso di fare bene e di trasmettere le sue idee alla squadra. Ci è già riuscito dopo i primi mesi di lavoro. E in campo si vede”. 

Nello spogliatoio chi sono i compagni più simpatici e chi i più “rompiscatole”? 
“Siamo davvero un bel gruppo, non è una frase fatta. Come in ogni ambiente lavorativo, convivono diverse personalità. Noi che siamo qui da più anni, come il sottoscritto, oltre a Lorenzo Pellegrini, Gianluca Mancini, Stephan El Shaarawy, cerchiamo di far capire ai più giovani dove si trovano e la responsabilità che comporta indossare questa maglia”. 

Di te spesso si dice “è il giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero avere”. E, in effetti, hai giocato sempre con tutti i mister che hai avuto. Qual è il tuo segreto? 
“Nessuno in particolare (ride, ndr). Mi metto a disposizione degli allenatori, cerco di fare il mio lavoro sempre al meglio, con le mie caratteristiche”. 

Se un tifoso volesse venire per la prima volta allo stadio e ti chiedesse cosa non dovrebbe perdersi della partita, da veterano dello spogliatoio cosa gli consiglieresti? 
“Beh, senza dubbio il momento dell’inno Roma Roma, pochi minuti prima del calcio d’inizio. È una delle cose più emozionanti che si vedono in assoluto in uno stadio di calcio”.

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GASPERINI: “Domani bel test per Pisilli, Wesley sta bene e prossimamente anche Dovbyk. Angelino? Bel segnale” (VIDEO)

SKY SPORT – Dopo la sconfitta con il Cagliari, la Roma vola nuovamente a Glasgow per la seconda volta in stagione: domani sera i giallorossi affronteranno il Celtic in Europa League. Alla vigilia il tecnico Gian Piero Gasperini ha parlato ai microfoni dell’emittente televisiva:

Lo stadio?
“Bello, è uno stadio che trasuda storia. C’è la pioggia e c’è il vento, c’è tutto. Domani è una bella battaglia”.

Cosa pensa del Celtic, che ha cambiato tre allenatori?
“Sì, ho visto l’ultima partita con il nuovo allenatore e ha perso lo scontro diretto con la prima in classifica ma è stata una buona gara. Sul loro campo sono capaci di trasformarsi anche a buoni ritmi. Sarà una bella partita da affrontare”.

Cosa le hanno lasciato le ultime due gare?
“Abbiamo avuto un po’ di calo, abbiamo fatto una serie di partite con diversi giocatori a livelli alti e poi domenica, complice anche l’espulsione che ci ha messo in difficoltà, non siamo riusciti a ripetere una buona partita. Giocando ogni tre giorni si ha il vantaggio di dimenticare la vittoria e la sconfitta e ricominciare”.

Come stanno Wesley e Angelino?
“Per Angelino è la prima convocazione, è quasi come un ripartire e riportarlo a respirare il clima della squadra dopo oltre due mesi ma non sarà della partita. È comunque un bel segnale. Wesley sta bene, ha fatto un ottimo allenamento lunedì ed è recuperato. Stiamo recuperando un po’ tutti, anche Dovbyk prossimamente. Speriamo di aver superato il periodo di difficoltà e di infortuni”.

Pisilli?
Ci sono caratteristiche giuste domani per lui. È un ragazzo che merita, ha fatto ottime prestazioni con l’Under 21 e domani può essere un bel test anche per lui”.

A che punto il suo percorso?
“Il percorso è fatto così, di momenti molto positivi e qualche buca, l’importante è che il trend sia sempre psitivo. Stiamo cercando di fare una stagione stando dentro tutte le competizioni. In campionato, al di là delle ultime due partite, siamo in un’ottima posizione. In tanti elementi la squadra è cresciuta, non dimentichiamo mai la voglia e la capacità di migliorarsi sul piano del gioco. Il gioco è quello che dà fiducia per raggiungere gli obiettivi alla nostra portata” .

In collegamento con Vincenzo Italiano: dobbiamo andare a cena…
“Cerchiamo di tenere su il ranking italiano, tutti abbiamo bisogno di fare risultati e prestazioni”.

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MANCINI: “La vittoria della Conference tra i momenti più importanti della mia vita. Vedere tutti quei tifosi a Roma mi ha riempito d’orgoglio”

VIVO AZZURRO TV – Gianluca Mancini ha rilasciato una lunga intervista ai canali ufficiali della Nazionale e ha ripercorso tutta la sua carriera, soffermandosi sia sull’avventura alla Roma sia sull’esperienza con l’Italia. Ecco le sue parole: “La cosa di cui vado più orgoglioso nella mia vita è sicuramente aver creato una famiglia con le mie bimbe e mia moglie, questo mi riempie di gioia ogni giorno. Svegliarmi e avere loro al mio fianco… Un altro è aver indossato la maglia dell’Italia, è il sogno di ogni bambino. Sono stato fortunato sotto questo aspetto”.

Gianluca bambino?
“Nasce nella campagna di Montopoli, la terra dei tartufi. Un anno sono stato anche ambasciatore della festa. Il tartufo fa parte delle nostre zone e quando torno lo mangio spesso. Stavo in una casa intorno alla terra di mele e pere di mia nonna e sono cresciuto lì con mio cugino e tutti gli amici. Giocavamo sempre a calcio. Mio nonno aveva costruito un campetto da calcio intorno alla sua terra. Era il nostro piccolo centro sportivo. C’erano il calcio, la scuola e tanti sogni che si sono poi realizzati”.

Passioni?
“Ne ho avute diverse. Da piccolo mi piaceva tanto il basket. Mio padre mi svegliava per vedere le partite. Ma principalmente era sempre il calcio, da solo o con i miei amici. Lo prendevo in maniera leggera, è uno sport ed è divertimento. Quando sono passato dalla Serie B alla Serie A ho capito che il calcio era diventato un lavoro”.

L’inizio della tua carriera?
“A sette anni ho iniziato a giocare nella squadra del paese. L’osservatore era un amico di famiglia e spesso provava a convincere la mia famiglia, ma i miei genitori non volevano perché ero troppo piccolo. Alla festa del paese, mentre camminavamo, incontrammo l’osservatore e disse ai miei genitori: ‘Se domenica non lo portate, lo vengo a prendere io a casa’. Iniziai a pressare i miei genitori e così mi portarono a giocare a calcio. Mio padre mi ha sempre fatto vivere il calcio in maniera serena, felice. Dopo un allenamento nei “Pulcini” della Fiorentina disse a mio padre di voler smettere e di voler tornare nella squadra del paese e lui accettò. Poi cambiai idea, ma papà non mi ha mai messo pressioni. Lo prendevo come un gioco e con tanta spensieratezza, magari questa cosa mi ha fatto arrivare nel calcio dei grandi”.

I momenti più belli della tua vita?
“I momenti più importanti della mia vita sono stati la nascita delle mie bimbe, il matrimonio, l’esordio in Serie A e quello in Nazionale. E poi la vittoria della Conference League: vedere tutte quelle persone a Roma mi ha riempito veramente d’orgoglio”.

Materazzi?
“La passione per Materazzi nasce principalmente nel Mondiale del 2006. Io nasco da una famiglia di interisti, avevo dieci anni e lui fu protagonista assoluto. Vedendolo giocare l’ho sempre apprezzato per la personalità, la grinta, per il fatto che nel bene e nel male ci metteva sempre la faccia. A Perugia poi ho avuto la possibilità di conoscerlo tramite un massaggiatore, da lì è nata la nostra amicizia”.

Cosa rappresenta la Nazionale per te?
“La Nazionale ha rappresentato sempre tanto. Le estati le passavo con gli amici al bar o a casa a vedere le partite dell’Italia, mi mettevo la mano sul petto e cantavo l’inno. Quando oggi entro in campo con la Nazionale la prima cosa che mi viene mente sono quegli inni cantati con gli amici”.

Il rapporto con Gattuso?
“Il mio rapporto con il mister è bello, puro, vero. Sin dalla prima telefonata c’è stato uno scambio di parole bello e vero. È una persona che ha saputo creare in poco tempo quello che va creato all’interno di una squadra”.

In conferenza stampa ti ha paragonato a Cafu…
“È stata una battuta che mi ha fatto piacere, certo che accostarmi a un mostro sacro come Cafu è un qualcosa di molto lontano…”.

I playoff per il Mondiale?
“La voglia di andare ai Mondiali è tanta, è la cosa più grande che vogliamo. Siamo concentrati su quello che dobbiamo fare, bisogna prepararci al meglio e arrivarci con una consapevolezza forte. Si tratta di un grande obiettivo personale e di squadra”.

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TSIMIKAS: “Venire a Roma la scelta migliore, i tifosi sono pazzi. Gasperini più diretto di Slot. Ritorno al Liverpool? Non si sa mai…”

THE ATHLETIC – Kostas Tsimikas, terzino sinistro della Roma, ha rilasciato un’intervista al tabloid e ha fatto un bilancio della sua avventura in giallorosso alla corte di Gian Piero Gasperini. Ecco le sue dichiarazioni.

Liverpool?
“Mi manca la città. Ho vissuto lì per cinque anni e amo tutto di Liverpool. Ha un posto speciale nel mio cuore. La gente è molto gentile, tra le più gentili che abbia mai incontrato nel mondo del calcio. Cercano sempre di sostenere la squadra, nel bene e nel male, fanno sempre del loro meglio per aiutarti. Voglio il meglio per questo club, perché fin dal primo giorno mi sono impegnato e ho dato tutto. Ero il ‘greco di Liverpool ‘Greek Scouser’ e lo sarò per tutta la vita”.

Speri di tornare al Liverpool?
“Non si può mai sapere. La cosa più importante per me è stare bene, allenarmi duramente e giocare più partite. Il prossimo anno sarà diverso per me. Voglio avere successo, voglio vincere. Solo Dio sa cosa succederà il prossimo anno”.

La scomparsa di Diogo Jota?
“Molto difficile. Quando penso a Diogo provo sempre dolore. Era un ragazzo speciale, una persona davvero buona. Abbiamo trascorso molto tempo insieme. Penso che sia lo stesso per tutti quelli che hanno giocato con lui: ci manca molto. Ma per me era una persona molto importante perché siamo arrivati insieme al Liverpool e abbiamo condiviso molte cose. Quando uscivamo la sera o facevamo trasferte con la squadra, lui era sempre lui mio fianco. Ci divertivamo insieme. Quando le cose si fanno difficili, cerco di pensare solo a quelle positive. Dobbiamo vivere la vita, perché è il dono più importante che Dio ci ha fatto. E anche se in questa situazione è doloroso, non bisogna mai smettere di pensare a lui, perché è sempre lì per noi e nei nostri cuori”.

In cosa si somigliano la Roma e il Liverpool?
“Entrambe sono le squadre più forti della città, perché hanno l’Everton e la Lazio. Ma anche lo spirito è simile ed è stata questa la cosa più importante che mi ha spinto ad andare lì. Entrambe le squadre lottano per il titolo. I tifosi sono pazzi e tutti vogliono vincere. Tutti vivono e respirano per questo club, tutti vogliono che la squadra abbia successo. Essere alla Roma in questo momento era la cosa migliore per me e per la mia carriera”.

Le differenze tra Gasperini e Slot?
“Penso che Gasperini sia più diretto. Slot curava maggiormente i dettagli del piano di gioco, mentre Gasperini punta molto di più sulla tenuta fisica. Devo abituarmi allo stile di gioco ed è un po’ più difficile per me, ma devo cercare di dare il massimo ogni volta che l’allenatore mi dà l’opportunità di giocare. La squadra viene prima di tutto e voglio essere parte integrante di essa, sperando di festeggiare alla fine della stagione con un trofeo”.

Cosa conta nel calcio?
“Il talento non è l’unica cosa che conta. Le cose più importanti sono queste: lavorare sodo, non mollare mai ed essere in grado di accettare tutta questa tristezza. Il calcio è un gioco che comporta molta tristezza e successi limitati. Ma è proprio questo successo limitato che ti dà la spinta in più per andare avanti e raggiungere tutti i tuoi obiettivi”.

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SVILAR: “Sarò sempre grato a De Rossi. Gasperini impatto positivo: il campionato è lungo, stiamo facendo bene” (VIDEO)

SKY SPORT – Mile Svilar, portiere giallorosso, ha parlato ai microfoni dell’emittente satellitare all’arrivo dell’evento “Gran Galà del Calcio”. Ecco le parole del portiere della Roma:

Sul 2025:
“È nato mio figlio, è stata la più grande emozione. Dopo sì, calcisticamente è stato un anno per me da sogno, in passato ho vissuto anni difficili in cui ho giocato poco gli scorsi. La gente si aspettava meno, ma il lavoro ha pagato”.

Sull’impatto di Gasperini:
“Molto positivo e si vede anche dai risultati. Per vincere gare come quelle di ieri bisogna fare di più, ma siamo vicini, a un punto dalle altre, e il campionato è lungo. Stiamo facendo molto bene, dobbiamo continuare a lavorare così”.

Sulla stagione della Roma:
“Un anno fa era difficile pensarci. Abbiamo avuto momenti di buio, ci siamo rialzati insieme e questo mi fa molto piacere. Sono felice e orgoglioso di far parte della Roma”.

Sulla difficoltà degli allenamenti:
“Onestamente, ho lo stesso allenatore dei portieri di prima e non ho sentito nulla di diverso! Ma quando vedo le facce dei compagni negli spogliatoi dopo gli allenamenti, penso che è una cosa mai vista qui! È tostissima”.

Sul gol di Neres:
“Provo sempre a guardare a me stesso. Con la squadra, poi, analizziamo gli errori sui gol. Quando sono uscito, ho detto: ‘La prendo al 100%, non ha spazio per calciare’. Invece lo ha trovato. Andiamo avanti, è andata così”.

Su De Rossi:
“Il rapporto che ho con lui è inspiegabile. È stato l’allenatore più importante per me, sarò grato per sempre a lui. Sarà un grande allenatore, e prima di esserlo è un grande uomo”.

TSIMIKAS: “Diogo Jota speciale, è sempre nei nostri cuori. Liverpool? Mi manca, non dimenticherò mai l’affetto dei tifosi”

A BOLA – Kostas Tsimikas, terzino sinistro della Roma, ha rilasciato un’intervista al quotidiano portoghese e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla scomparsa di Diogo Jota, suo ex compagno al Liverpool. Ecco le sue dichiarazioni: “È molto difficile. Quando penso a Diogo, provo sempre dolore. Era una persona speciale, un ragazzo davvero in gamba e abbiamo trascorso molto tempo insieme. Credo che sia lo stesso per tutti quelli che hanno giocato con lui: ci manchi tantissimo. Per me è stato una persona molto importante perché siamo arrivati insieme al Liverpool e abbiamo condiviso molte cose. Quando uscivamo la sera o facevamo viaggi con la squadra, lui era sempre al mio fianco. Ci divertivamo insieme. Ora cerco di conservare solo le cose positive. Dobbiamo vivere la vita… E anche se in questa situazione è doloroso, non dobbiamo mai smettere di pensare a lui. È sempre con noi e nei nostri cuori”.

Il rapporto con i tifosi del Liverpool?
“Ero il ‘Greek Scouser’ e lo sarò sempre, me lo porterò dietro per tutta la vita. Mi manca quella città… Le persone sono molto gentili, tra le più simpatiche che abbia mai conosciuto nel mondo del calcio”.

Cosa ti ha insegnato il calcio?
“Il talento non è tutto… La cosa più importante è questa: lavorare sodo, non mollare mai ed essere in grado di accettare tutta questa tristezza. Il calcio è uno sport caratterizzato da tanta tristezza e pochi successi”.

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PISILLI: “I miei sogni nel cassetto? Vincere lo scudetto con la Roma e il Mondiale con l’Italia”

VIVO AZZURRO TV – Niccolò Pisilli ha rilasciato una lunga intervista ai canali ufficiali della Nazionale e ha ripercorso tutta la sua carriera, soffermandosi sia sull’avventura alla Roma sia sull’esperienza con l’Italia. Ecco le sue parole.

L’inizio della tua carriera?
“Ho iniziato alla Madonnetta, vicino casa mia. Era una società di calcio, ma oggi è un parco. Ho iniziato con il tennis, perché lo praticava mio padre. Mio fratello, invece, faceva calcio e ogni volta che lo vedevo giocare mentre io facevo tennis era un po’ un colpo al cuore per me. Mentre ero a tennis chiesi a mia nonna quando potessi iniziare anche io a giocare a calcio. Mi piaceva di più, era uno sport più affascinante”.

La chiamata della Roma?
“Ero molto piccolo e mia madre mi fece una sorpresa facendomi trovare a tavola la lettera della società sotto la tovaglia, è stato un momento veramente bello per me. Tutta la famiglia mi è sempre stata vicina: anche solamente andare ad allenarsi a Trigoria voleva dire organizzare i turni e gli spostamenti, conciliando gli orari con il lavoro. I nonni mi accompagnavano, tutta la mia famiglia è stata di grandissimo aiuto”. 

La chiamata in Nazionale maggiore?
“L’anno prima della chiamata in Nazionale avevo iniziato a giocare, motivo per cui non ci speravo più di tanto. Un giorno di agosto mi svegliai e trovai dei messaggi di Faticanti in cui si complimentava per la chiamata in Nazionale. Io non sapevo nulla fino all’uscita della lista dei convocati. È stato un momento sorprendente, era un banco di prova perché non era mai stato in Nazionale. Allenarmi con i migliori era un modo per dimostrare a me stesso di poter competere a quel livello”.

L’Europeo Under 19?
“Rimarrà per sempre quella vittoria, Bollini è stato bravo nella gestione di quei giorni. In campo sapevamo cosa dovevamo fare. Contro la Spagna ho segnato ed è stato un momento veramente bello, dato che ha aiutato la squadra ed era la cosa più importante. Il passaggio me lo fece Hasa, io puntai il difensore, feci una finta e segnai di punta all’angolino”.

Nunziata?
“Mi ha dato la possibilità di fare un Mondiale Under 20 da sotto età e lo ringrazierò per sempre. Inoltre mi ha dato l’opportunità di entrare in pianta stabile nell’Under 21. Con lui ci trovavamo molto bene e al Mondiale abbiamo fatto il miglior risultato di sempre per l’Italia. Nell’ultimo Europeo, invece, siamo usciti immeritatamente nonostante il bel percorso. Speravo di poter partecipare all’Europeo perché ero stato convocato nelle partite precedenti e avevo fatto bene, al Mondiale invece non pensavo minimamente di essere chiamato perché non ero mai stato in quel gruppo. In pochissimi erano in Primavera come me e inoltre ero il più piccolo. Abbiamo fatto un bell’Europeo e dopo il girone abbiamo affrontato la Germania, ma quella gara ce la siamo giocata alla pari e forse meritavamo qualcosa di più. Quel match è stato condizionato dalla doppia espulsione, ma nonostante questo siamo riusciti a pareggiarla in nove. Siamo andati ai supplementari, ma in 9 contro 11 non è facile resistere contro una nazionale del genere. Abbiamo lasciato il cuore in quella partita. Italia-Spagna? Abbiamo fatto benissimo, aiutare la squadra a restare imbattuta nel girone è stato bello. Lo avevo detto al mister, dato che in Under 19 avevo segnato alla Spagna e nelle qualificazioni avevo fatto una doppietta contro la Germania. E in Under 21 erano capitate proprio queste due nazionali…”.

L’Under 21?
“Ci sono tanti giocatori del biennio precedente e sappiamo come funzionano determinate cose, quindi siamo avvantaggiati sotto alcuni aspetti. Noi che siamo lì da più tempo possiamo aiutare i nuovi ad integrarsi. Baldini è stato bravo a portare entusiasmo e ci ha trasmesso valori umani e tattici. È partito dalle cose più importanti, dalle basi, dicendoci che in primis dobbiamo essere delle brave persone, degli uomini veri perché il resto verrà da solo. Ci dice di allenarci sempre a cento all’ora e in campo si vede. Non era facile in così poco tempo creare questa unione e questa alchimia fra di noi e il merito è il suo”.

L’allenamento con la benda agli occhi?
“Lo ha deciso il mister e noi ci adattiamo senza problemi. Per me è stata una cosa nuova, è difficile orientarsi con un occhio solo ma poi ti aiuta”.

L’esordio in Nazionale maggiore?
“Il 10 ottobre è la mia data e mi sta portando fortuna in questi ultimi anni. Nel 2024 ho esordito in Nazionale maggiore, è stato il momento più bello vissuto fino a ora. Ogni bambino sogna di indossare la maglia dell’Italia. In più è arrivato a Roma, che è casa mia ed è lo stadio della mia squadra del cuore. Non me l’aspettavo di entrare in campo in quell’Italia-Belgio, era una gara importante. Sugli spalti c’erano mio padre, mio fratello e tanti amici. Invece il 10 ottobre 2025 ho fatto la mia prima doppietta in Under 21 contro la Svezia, è stata una bella giornata perché abbiamo fatto una bella gara dal punto di vista collettivo”.

Le tue caratteristiche?
“I tempi di inserimento sono una cosa che mi ha portato a divertirmi in questi anni. In Primavera ho segnato tanti gol e anche con l’Italia ho segnato qualche rete, questa è la mia caratteristica che non vorrei perdere”.

Serie TV?
“Ho rivisto Lupin per la terza volta. Film? Mi piacciono quelli italiani: Aldo, Giovanni e Giacomo mi piacciono tanti”.

Cibo preferito?
“Sushi, anche se fino a due anni fa non lo potevo vedere…”.

Sogni nel cassetto?
“Vincere lo scudetto con la Roma e il Mondiale con l’Italia”.

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CRISTANTE: “Gasperini preparatissimo e chiaro. Siamo in crescita, sappiamo cosa serve per arrivare in fondo in Europa League” (VIDEO)

SKY SPORT – Domani alle ore 18:45 va in scena allo Stadio Olimpico il match tra Roma e Midtjylland, valido per la quinta giornata della fase campionato di Europa League. Dopo aver parlato in conferenza stampaBryan Cristante ha rilasciato alcune dichiarazioni anche all’emittente televisiva. Ecco le parole del centrocampista alla vigilia della gara.

Hai visto Chelsea-Barcellona?
“No, la sera è complicato vedere le partite perché dovevo mettere i bambini a letto. Però ho visto il risultato ed è stata una grande partita”.

Cosa ha di solido questa squadra per poter pensare di rigiocare la finale di Europa League?
“Siamo in crescita ed è importante. Siamo partiti bene, ma stiamo continuando a lavorare e in ogni partita facciamo meglio. Questo aiuta a coltivare il sogno, quando vedi che c’è ancora margine di crescita guadagni di consapevolezza e ogni volta che affronti un avversario ti rendi conto del valore della squadra. Abbiamo un allenatore fortissimo e siamo una squadra forte. Lui ha già vinto l’Europa League, noi ci siamo arrivati vicino. Sappiamo cosa serve per fare quel percorso, ci proveremo”.

Cosa ha di così speciale Gasperini?
“Preparatissimo, sa tutto di tutti i giocatori e sa come farli rendere al meglio. Chi passa tra le sue mani ha quel qualcosa in più. Inoltre è chiaro, sa far capire a tutti cosa vuole e come deve essere fatta una cosa. Questa è una sua grande dote che aveva già a Bergamo e che ho ritrovato qui. Questo è uno dei motivi maggiori per cui le sue squadre fanno sempre bene”.

Sei stato protagonista con tanti allenatori diversi…
“Io mi concentro sul campo e sul lavoro quotidiano dal lunedì alla domenica. Mi alleno forte e faccio ciò che il mister chiede. L’allenatore fa giocare il calciatore che fa le cose come vuole lui e io mi sono sempre concentrato su quello e sul rendere al 100% in partita”.

GASPERINI: “L’importanza di Roma-Midtjylland ci fa pensare meno al Napoli. Ferguson? Deve fare un passo in avanti nella convinzione” (VIDEO)

SKY SPORT – Domani alle ore 18:45 va in scena allo Stadio Olimpico il match tra Roma e Midtjylland, valido per la quinta giornata della fase campionato di Europa League. Dopo aver parlato in conferenza stampaGian Piero Gasperini ha rilasciato alcune dichiarazioni anche all’emittente televisiva. Ecco le sue parole alla vigilia della gara.

Il Midtjylland ha vinto 4 partite su 4…
“Ho avuto modo di vederli e sono una bella squadra con giovani di valore, giocano un buon calcio e hanno parecchie soluzioni offensive. Per noi è importante, purtroppo in casa abbiamo steccato due volte e dovremo fare una partita fondamentale”.

Che risorse ha la Roma?
“Siamo in un ottimo momento, giocare questa partita in Europa aiuta sempre. L’unico rischio sono gli infortuni. In Europa incontri avversari che conosci meno e con ritmi diversi. E poi ci fa pensare meno al Napoli, partita che è attesa da tutti”.

La squadra è in crescita: cosa le piace di più?
“Mi piace il clima che si è instaurato, la componente migliore è la fiducia nel provare anche qualcosa di nuovo offensivamente parlando. Lo stesso clima è contagioso e si è creato intorno alla squadra: è un clima di soddisfazione ma anche di consapevolezza, nessuno fa proclami importanti e questo momento vogliamo farlo durare”.

Dybala e Bailey saranno convocati? E Ferguson ha rotto il ghiaccio?
“Faremo di tutto per averli a disposizione come Hermoso. Vogliamo avere la squadra al completo. Ferguson deve fare un passo in avanti: la volontà non gli è mai mancata, parlo solo della convinzione”.