MANCINI: “Felice di ritrovare Gasperini, la presenza di Ranieri ci dà tranquillità. L’obiettivo è la Champions”

SKY SPORT – Gianluca Mancini ha rilasciato un’intervista ai microfoni dell’emittente televisiva in occasione del 1° Memorial Mattia Giani, il calciatore di 26 anni del Castelfiorentino United scomparso in seguito a un malore accusato in campo. Il difensore giallorosso era molto legato al ragazzo poiché era il fratello del fidanzato di sua sorella. Il vice capitano del club capitolino ha trattato vari temi tra cui l’arrivo di Gian Piero Gasperini, la mancata convocazione in Nazionale e la presenza di Claudio Ranieri all’interno della società. Ecco le sue parole.

Che ricordo hai di Mattia Giani?
“Ho un ricordo di lui in spiaggia con la mia e la sua famiglia. Si è trattato di un lutto tosto, ma vedere qui tutta questa gente e i suoi amici è bello. Mattia era un ragazzo eccezionale, sarà fiero di noi. La cosa più importante è sensibilizzare le persone su questo tema, ci devono essere più soccorsi nei campionati inferiori con l’obiettivo di salvare le vite”.

Che effetto ti ha fatto Norvegia-Italia?
“Un brutto effetto, la Nazionale è qualcosa di unico sia per i giocatori sia per i tifosi. Contro la Norvegia è stata una brutta serata, mi dispiace per i miei compagni. Il gruppo è unito, ci sono giocatori forti e una partita non compromette la qualificazione al Mondiale. Speriamo di fare bene nelle prossime gare”.

La mancata convocazione?
“Se vieni chiamato devi prendere di corsa il treno per Coverciano, altrimenti devi essere il primo tifoso. Non sono stato chiamato, Spalletti avrà fatto le sue considerazioni. Tutti danno il massimo nel club per poi arrivare in Nazionale, ma è il ct che decide”.

Niente di personale?
“No, credo sia una scelta tecnica. Con Spalletti non c’è mai stato niente, anzi l’ho ringraziato per avermi portato all’Europeo e gli sarò sempre grato”.

Che ti aspetti da Gasperini?
“Si tratta di un allenatore forte, in questi anni ha dimostrato tutto il suo valore. Ciò che ha fatto all’Atalanta è qualcosa di unico, siamo felici di averlo come nostro allenatore. Mi ha insegnato un sacco di cose, sarò sempre grato a lui perché mi ha dato la possibilità di diventare calciatore e sono contento di lavorarci nuovamente insieme a distanza di anni. Sarà una bellissima sfida per capire nuove cose che porterà a tutta la squadra”.

Si lavora tanto con tutti gli allenatori, ma con lui un po’ di più?
“Si lavora tanto con tutti. Conosciamo benissimo il calcio di Gasperini, sarà un ritiro tosto e bello. Dal ritiro dobbiamo costruire qualcosa per la stagione”.

Cosa significa difendere in avanti?
“Portare tanta pressione agli avversari a partire dagli attaccanti fino ai difensori. Se c’è pressione anche i difensori possono venire avanti togliendo spazio e tempo agli avversari“.

Gasperini chiede tanto anche ai giocatori di qualità?
“Sì. Ha allenato grandissimi giocatori e anche nella Roma ci sono. Il suo motto è ‘bisogna avere tutti il fritto’. Sono curioso e felice di poter lavorare di nuovo con lui e con la squadra per intraprendere un nuovo percorso”.

I giocatori seguono il calciomercato?
“Io ho tre bambine (ride, ndr). D’estate si cerca di staccare, ma ovviamente leggiamo sui siti qualche notizia. Ci sono persone all’interno della Roma che si occuperanno del mercato, è giusto che noi calciatori stacchiamo dopo un anno faticoso”.

C’è la percezione che con l’accoppiata Ranieri-Gasperini si sta costruendo la struttura giusta per fare un salto di qualità e arrivare in Champions?
“Il ritorno in Champions deve essere un obiettivo forte, ma dobbiamo dimostrarlo con i fatti. Ranieri ha fatto qualcosa di unico e sapere che sia dentro la società al fianco di Gasperini ci fa stare tranquilli. Speriamo che le cose vadano per il meglio per raggiungere un unico obiettivo, ovvero il bene della Roma”.

Un pensiero per Mattia Giani…
“Il passato non si può cancellare. Alla mia famiglia dissi comunque di sorridere, era un ragazzo unico e lui vorrebbe proprio questo”.

RENSCH: “I tifosi della Roma sono fantastici, in Italia si vive per il calcio. Qui contano solo i tre punti”

TELEGRAAF – Il terzino della Roma Devyne Rensch, arrivato nella Capitale lo scorso calciomercato invernale dall’Ajax, ha parlato sul sito del quotidiano olandese della sua attuale esperienza con la maglia giallorossa e del rapporto coi tifosi. Queste le sue parole.

Come si sta in Italia?
“Il tempo e il cibo sono buoni, Roma è una città fantastica. Ma sono lì per il calcio e la bellezza dei paesaggi mi spinge a impegnarmi di più, invece di stare a guardare”.

Sugli infortuni?
“Nel mio primo semestre ho sofferto di piccoli infortuni, il che mi ha impedito di essere completamente in forma per alcune partite. È stato tutto frenetico. Arrivi in ​​un altro Paese, sei impegnato in tante cose, devi organizzare un trasloco. Credo che tutto questo abbia contribuito. Fortunatamente, ora sono in forma e mi sento molto bene”.

Sui tifosi della Roma?
“I tifosi sono fantastici, qualcosa di cui essere orgogliosi. Sono un giocatore che si adatta rapidamente a tutto, nella vita e nel calcio. Si nota come in Italia si viva per il calcio e per la squadra. È bello vederlo e loro lo trasmettono anche a te. In questi casi, vuoi dimostrarlo in campo”.

Sul rapporto con Salah-Eddine?
“Parliamo olandese insieme. Mangiamo insieme, facciamo tutto insieme. Non è solo un compagno di squadra, ma anche un buon amico. Sono in squadra con Anass fin dai tempi dell’Ajax Under 16. Quindi ci conosciamo molto bene e lui sa che lo sostengo sempre e che sarà sempre così”.

Sulla differenza tra Ajax e Roma?
“La mentalità vincente. Anche all’Ajax volevamo vincere tutto, ma nel calcio olandese si ricevono molte critiche se si vince 1-0 giocando male. In Italia, invece, sono i tre punti a contare più di tutto. Anche se tiri venti palloni fuori dallo stadio. Tre punti sono tre punti e il resto non conta. Lo si vede in partita. Ci sono molti più duelli, uno-contro-uno da vincere, c’è lotta su ogni pallone e le differenze tra le due squadre sono spesso minime”.

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PAREDES: “Finirò la carriera al Boca, a Dybala dico sempre di venire con me in Argentina. La clausola? C’è” (VIDEO)

LOS EDUL – In seguito all’anticipazione, ecco l’intervista completa di Leandro Paredes ai giornalisti argentini Gaston ed Esteban Edul. Tra i vari temi trattati il centrocampista della Roma si è soffermato sulla sua stagione nel club giallorosso e sul futuro al Boca Juniors. Ecco le sue dichiarazioni.

La citta di Roma?
“Roma è una città che ci piace tantissimo, abbiamo sempre detto che ci potremmo vivere anche una volta che la mia carriera è terminata”.

Dopo il ritiro potresti restare a vivere qui o vorresti tornare in Argentina?
“E’ una delle opzioni. Potremmo restare qui, tornare in Argentina o trasferirci anche a Madrid, che ci piace molto. Vedremo”.

Dipende anche dove vivrà Di Maria: avevi detto che saresti diventato il suo assistente…
“Sì, vediamo dove andrà a vivere Di Maria (ride, ndr)”.

Diventare vice allenatore sarà una nuova sfida, ma servirà comunque concentrazione…
“Credo che non ci concentreremo, è il metodo europeo”.

La prima decisione che avete preso quindi è non concentrarsi.
“Sì. La prima cosa che abbiamo detto è di non concentrarci”.

Si dice che si soffre di più fuori dal campo che dentro…
“Per questo non voglio diventare allenatore ma assistente. Voglio togliermi di dosso un po’ di responsabilità e lasciarla a Di Maria. Farò fare a lui le conferenze stampa”.

Quest’anno hai cambiato tanti allenatori alla Roma…
“Sì, è stato un anno molto difficile. Abbiamo iniziato con un progetto e con un allenatore che era spettacolare per noi, lo conoscevamo ed era un buon tecnico anche per l’ambiente giallorosso. Ma è stato esonerato dopo tre giornate ed è stato molto duro per noi, il cambiamento è stato difficile per me perché passai dal giocare sempre a non entrare in campo nemmeno per un minuto”.

Quanto è stato importante l’arrivo di Ranieri per la tua permanenza a Roma?
“Importantissimo. Io volevo giocare con continuità e quando non ho giocato ho sofferto molto. Ecco perché ho pensato di tornare in Argentina, ma con l’arrivo di Ranieri tutto è cambiato”.

Non giocavi per scelta tecnica…
“Non riuscivo a trovare una spiegazione perché un conto è perdere il posto in seguito a un infortunio, in campo o per un determinato motivo. Quando Juric arrivò fece le sue scelte e non giocai nemmeno un minuto. Ovviamente chiedevo sempre il motivo dell’esclusione, ma non ho mai ricevuto risposta. Non ho avuto la possibilità di perdere il posto giocando”.

Al tecnico non piacevano i giocatori sudamericani o la scelta era dettata dal tuo stile di gioco?
“Non credo che l’allenatore ce l’avesse con i sudamericani, anche perché Dybala e Soulé giocavano. Sono gusti e li rispetto”.

L’importanza di Ranieri?
“Voleva che io restassi, me lo diceva ogni volta che ci incontravamo nel centro sportivo. Fu molto importante anche il mio rinnovo. Ranieri mi ha dato molta fiducia e inoltre ha tantissima esperienza. Qualora fossi andato via, lui mi avrebbe capito perché vive il calcio come noi e tornò alla Roma proprio per amore nei confronti del club. Lui mi avrebbe capito”.

Conosceva la tua situazione?
“Sì, ovviamente. Credo che il club ne avesse parlato con lui. Alla fine le cose sono andate così”.

Che differenze ci sono tra il primo Paredes alla Roma e quello di oggi?
“Tantissime. Sono maturato molto dal punto di vista calcistico e personale. Sono cambiato sotto tutti gli aspetti, anche nell’interpretazione del ruolo. Ho giocato al fianco di giocatori incredibili e questo mi ha permesso di crescere”.

Nonostante a Roma avessi avuto delle difficoltà, in nazionale eri sempre presente…
“Durante il periodo di Juric avevo paura che Scaloni non mi convocasse, dato che erano due mesi che non giocavo. Sono stato contento per la convocazione, so di essere parte del gruppo storico e per questo stavo tranquillo”.

Sei mai mancato?
“No. Ma quella volta ho avuto un po’ di dubbi nonostante io faccia parte delle zoccolo duro della nazionale”. […]

E’ vero che Neymar ti chiede di andare a giocare con lui al Santos?
“Sì, anche ora mi scrive e mi manda messaggi. Mi sta facendo impazzire”.

Cosa gli rispondi?
“Che non mi deve disturbare (ride, ndr). Però sì, seriamente mi manda spesso messaggi e mi chiama dicendo che vuole giocare con me”.

Magari in un’altra squadra che non sia il Santos…
“Vediamo cosa succede…”. […]

Tu potresti fare lo stesso con Dybala al Boca…
“Come ha raccontato lui stesso da ragazzino faceva il tifo per il Boca Juniors e lui ha il desiderio di giocare nel campionato argentino. Perciò gli dico sempre: ‘Se tornerò a giocare in Argentina, verrai con me'”.

E lui che vuole fare?
“Gli piacerebbe. Vedremo cosa succederà, dico sempre che è giusto che lui decida con il suo cuore, ma è chiaro che noi lo aspetteremmo volentieri”.

In Argentina però c’è anche l’Instituto Cordoba, per il quale Dybala ha molto affetto…
“Può giocare un po’ con noi e dopo terminare la propria carriera all’Instituto”.

Nel contratto con la Roma c’è una clausola che ti permette di tornare la Boca Juniors?
“È lì”.

Quando scade il tuo contratto alla Roma?
“30 giugno 2026”.

Torneresti al Boca?
“Lo dico sempre: la voglia c’è sempre e alle volte è più alta, ma non dipende solo da me. Quindi vivo la mia vita e la mia carriera giorno per giorno e vedremo che succederà”.

La sensazione è che prima o poi finirai di giocare con il Boca…
“Sì, credo non ci siano dubbi. Si tratta di un mio desiderio, della mia famiglia e dei miei amici, che vogliono tornare a vedermi giocare ogni domenica. Quindi, se Dio vuole, spero di sì”.

Vedi il Boca? Segui le partite?
“Sì, guardo tutte le partite”.

Ha vinto praticamente tutto: hai ancora dei sogni?
“Voglio vincere titolo importanti sia con il club sia con la nazionale, sono nato con questa mentalità. Prima di ritirarmi voglio vincere un altro Mondiale e la Copa Libertadores con il Boca”.

Il peggior fallo che hai fatto?
“Ne ho fatto uno a Castellanos in un derby, non so se fosse molto forte ma mi è piaciuto (ride, ndr)”.

Ti ha detto qualcosa?
“Mi insultò (ride, ndr)”.

Che ruolo senti di avere all’interno dello spogliatoio?
“Mi sento importante sia con la nazionale sia con la Roma e anche lo staff tecnico e i compagni di squadra mi fanno sentire importante. Anche i tifosi mi rispettano molto, quindi so di essere una figura importante nello spogliatoio”.

A quali club sei stato vicino ma alla fine non si è fatto nulla?
“Ce ne sono stati molti, l’Inter è uno di quelli e sto parlando del periodo prima del trasferimento al PSG. Sono stato vicino anche al Chelsea, avevo il contratto dei Blues e del PSG sul tavolo e alla fine ho scelto i francesi”.

Come gestisci il post partita di una sconfitta o di una brutta prestazione personale?
“Quando finisce la partita vedo i miei figli e cerco di essere il più tranquillo possibile. Poi torno a casa e riguardo la partita da solo”.

Ti accorgi degli errori?
“Sì, sono molto autocritico”.

RANIERI: “Il ruolo dell’allenatore è cambiato, in Italia teniamo troppo in gabbia i giocatori. Un altro Leicester? Me lo auguro”

Claudio Ranieri, Senior Advisor della Roma, ha rilasciato alcune dichiarazioni a margine della cerimonia di premiazione della Figurina d’Oro 2025 e lo ha fatto ai microfoni dell’Associazione Italiana Allenatori Calciatori. Ecco le sue parole.

Qual è la qualità che non può mancare in un tecnico per diventare un allenatore capace?
“È difficile su due piedi dirlo. Sicuramente la lealtà coi giocatori, dire che cosa si pensa anche se è qualcosa di brutto. Va capito chi è più permaloso, se c’è da fare un rimprovero generale… Ma ho fatto sempre il rimprovero a tu per tu, faccia a faccia. Non ho mai fatto un rimprovero per dire: ‘È colpa tua se abbiamo perso, guarda che cosa hai fatto’. Non mi è mai piaciuto. Ho sempre cercato di migliorare il materiale e ho avuto la fortuna, soprattutto negli ultimi anni, di avere parecchi video delle azioni per mostrare le cose fatte bene e quelle fatte male. Perché credo che lo stimolo di far vedere le cose fatte bene sia più importante di quello che invece riguarda le cose fatte male. Naturalmente, poi, nelle partitelle si ritorna su quell’errore, cercando di migliorare. Esistono giocatori che capiscono dopo una volta, altri che, purtroppo, non riescono a capire. Se si può, quel tipo di giocatore si cambia; altrimenti, gli si fanno tante carezze e si cerca di andare avanti”.

Lei ha attraversato cinque decadi in panchina, dagli Anni Ottanta ad oggi: come è cambiato il ruolo dell’allenatore?
“È cambiato totalmente. Bisogna sempre aggiornarsi. Quando venivo esonerato, andavo sempre in giro per l’Europa a vedere come lavoravano gli allenatori, perché credo che sia importante. So che ora Coverciano porta chi fa il supercorso a vedere alcuni giorni come allenano gli altri tecnici e credo che sia importante per aprire la mente. Ho iniziato alla Vigor Lamezia e ho fatto tutti i gradini; a Cagliari hanno creduto in me, abbiamo fatto Serie C, B e A. In Spagna l’apertura mentale è totale, noi siamo un po’ schiavi della tattica, tant’è che giocatori forti vengono qui e fanno fatica a integrarsi. Lì, in Inghilterra e in Francia, la tattica è importante ma non speciale come qui. Io davo dei concetti base e cercavo, in base alle qualità dei giocatori, di integrarli l’uno con l’altro”.

La scuola italiana di allenatori è tra le poche universalmente riconosciute e apprezzate. Vista la sua ampia e importante esperienza internazionale, che cosa rappresenta la nostra scuola e la differenzia dal modo di allenare degli altri Paesi?
“Teniamo troppo in gabbia i giocatori. Fa bene essere aperti, vedere bene tutto, pur mantenendo quel che siamo. Senza restare col paraocchi. Certo, quando dicono che siamo ‘catenacciari’ non date retta: quando vediamo altre partite e c’è una squadra più forte, bisogna tenere i dieci sotto la linea della palla. Italiani sì, ma con una grande apertura mentale”.

Lei ha iniziato ad allenare ai tempi della favola del Verona, che ha appena festeggiato i 40 anni da uno storico scudetto. Ed è arrivato al culmine della carriera 9 anni fa, al Leicester, quando ha centrato quella che è stata riconosciuta come l’impresa più straordinaria del football moderno: ma ci potranno essere altri Osvaldo Bagnoli e altri Claudio Ranieri nel calcio business del terzo millennio?
“Quando sono andato lì, il Leicester aveva appena esonerato l’allenatore ed era in ritiro. Era chiamato ‘squadra yo-yo’, una squadra che saliva e scendeva. Quando sono arrivato, il presidente mi ha chiesto la salvezza. E piano piano siamo arrivati ai quaranta punti. Ho cercato di non caricare di responsabilità i ragazzi. Passo dopo passo abbiamo creato quella simbiosi tra allenatore, squadra e pubblico meravigliosa. Mi auguro che ci siano altri Leicester. Sarà difficile? Mi auguro di no. Spero che una squadra trovi la sua stella polare e che, nello stesso anno, le altre grandi dello stesso campionato non abbiano una continuità di risultati. Me lo auguro, perché questo è il bello del calcio”.

GASPERINI: “La Roma è una grande sfida, qui c’è tutto per fare un buon lavoro. Dobbiamo portare i tifosi dalla nostra parte” (FOTO e VIDEO)

Gian Piero Gasperini è ufficialmente il nuovo allenatore della Roma e si è legato al club giallorosso fino al 30 giugno 2028. L’ex tecnico dell’Atalanta ha subito rilasciato la prima intervista ai canali del club e si è soffermato sia sui motivi che lo hanno portato a scegliere la Roma sia sulle prospettive future. Ecco le sue dichiarazioni.

Quali sono le prime impressioni?
“Le prime impressioni sono indubbiamente molto positive. Sono venuto oggi per la prima volta a Trigoria, non conoscevo questo centro che è meraviglioso, funzionale, il meglio per chi vuole lavorare in queste situazioni”.

Perché Gasperini ha scelto la Roma? Cosa l’ha convinta maggiormente?
“La Roma perché è una grande sfida. Io ho bisogno di avere una sfida importante, di venire in un ambiente con grande passione. Questo mi ha dato un grande entusiasmo, la possibilità che mi hanno dato Ranieri, la società, la Proprietà. Una grande adrenalina di cui avevo bisogno per fare qualcosa di buono”.

Salutando l’Atalanta lei ha detto: “Una sfida esaltante, che mi trasmette adrenalina”. Un’adrenalina dettata dall’ambiente, dalla squadra, dal prestigio del Club, da cosa?
“Sì, da tutte queste componenti. Dal fatto anche che la Roma ha una grande passione dietro, che vuole raggiungere dei grandi traguardi. Secondo me ci sono tutte le condizioni perché c’è una proprietà molto forte, che ha voglia di far crescere la Roma, di portarla a livelli alti. C’è una persona come Ranieri, che da solo insomma è già una garanzia per la piazza, per i tifosi. C’è un direttore sportivo molto giovane, ma con dietro una capacità di lavoro, anche di scouting, che ho avuto modo di constatare, con grande entusiasmo anche loro, molto preparati. Credo che ci siano le condizioni migliori per fare un buon lavoro come dicevo prima”.

Lei in passato ha dichiarato che la Roma ha giocato spesso “un calcio di qualità”. Anche questo è stato importante per la sua scelta?
“Quando venivo a giocare a Roma, anche precedentemente da giocatore, poi con il Genoa, con l’Atalanta, ho sempre trovato una squadra che giocava con qualità, in un ambiente che spingeva molto. Magari in questi ultimi anni ha avuto un po’ di calo, ma l’arrivo di Ranieri ha ridato una forza di nuovo e anche dei risultati importanti. Roma, nonostante gli ultimi anni non siano stati all’altezza delle aspettative, rimane un ambiente che se riesci a fare calcio e riesci a dare anche un buon modo di giocare, oltre al risultato, credo che possa aiutare molto”.

Un giocatore che deve fare per stare nel calcio di Gasperini?
“Deve giocare bene… (ride, ndr). Sarebbe facile dirlo così, ma non credo che ci siano tanti segreti. Il mio modo di giocare rispecchia quelle che sono le mie caratteristiche. Le mie squadre hanno sempre giocato in un certo modo, con intensità, aggressività, ma non solo, siamo sempre stati una squadra che ha fatto molti gol, che ha sempre pensato a fare un gol in più dell’avversario che prenderne qualcuno in meno anche se negli ultimi anni abbiamo migliorato molto la fase difensiva. Dunque, le caratteristiche dopo tanti anni che sono in Serie A si conoscono, vorrei metterle in pratica anche a Roma”.

Come immagina i romanisti dalla sua parte?
“Loro li ho visti sempre come un esempio di grande entusiasmo, è uno stadio sempre pieno. La prima cosa che si dovrà fare, da parte mia e della squadra, riuscire a portarli dalla propria parte. E lo si potrà fare attraverso delle prestazioni convincenti, dove la gente si identifica nella propria squadra, al di là del risultato. Riuscire a giocare delle buone gare, con la gente soddisfatta di vedere la propria squadra giocare in quel modo, poi il risultato è quello che fa tutto”.

È emozionato?
“Probabilmente lo sarò poi, quando arriverà il momento. Ci sarà sicuramente un po’ di emozione, ma credo che dopo tanto tempo sarà un attimo per poi pensare al campo”.

Un pensiero per i tifosi giallorossi?
“L’impegno sarà mio e della squadra sarà quello di portarli dalla propria parte, sarà il primo compito che dovremo fare”.

Graziani: “De Rossi ha realizzato il mio sogno. Futuro? Sento la fiducia della Roma, questa società mi ha dato tanto”

GIANLUCADIMARZIO.COM – Leonardo Graziani, capitano della Roma Primavera, ha rilasciato un’intervista al sito che si occupa di calciomercato e si è soffermato sulla sua avventura nel club giallorosso. Ecco le sue dichiarazioni.

[…] La Roma di De Rossi affronta in amichevole a Rieti i greci dell’Olympiacos e Graziani – dopo aver svolto tutto il ritiro estivo con i giallorossi – si ritrova seduto al fianco di Mancini, Cristante, Dovbyk e Dybala. Improvvisamente qualcuno dei ‘grandi’ si gira verso di lui: “Certo che il terreno di gioco non è proprio il massimo, me la prendo con te che sei di Rieti”. […] Qualche secondo, poi il baby talento della Roma si lascia andare: “Mister grazie, mi sta facendo vivere un sogno”. […] “In quel momento come per magia ho vissuto il film dei miei 12 anni nel settore giovanile giallorosso, è stato bellissimo”.

La sconfitta in semifinale contro la Fiorentina?
“Ho sofferto tanto, lo scorso anno abbiamo perso la finale col Sassuolo, quest’anno la semifinale con la Fiorentina. In questa stagione sono stato più al centro del progetto, è stato un duro colpo”.

Con Mourinho feci il primo allenamento con i ‘grandi’, ora è diventata una costante…
“Da tutti gli allenatori ho imparato tanto, ogni allenamento è stato un insegnamento. 
Al termine di una seduta Mancini mi sfida ai tiri in porta, chi perdeva doveva pagare una pizza, trai pali si alternavano Gollini e Svilar. Ma è finita 1-1 e non ha pagato nessuno…”. 

Il tuo futuro?
“Il mio percorso con la Primavera si è concluso dopo 12 anni, adesso l’obiettivo è quello di continuare a dimostrare di poter fare quello che ho sempre fatto: il calciatore. 
La differenza principale tra Primavera e il calcio dei grandi sono i ritmi, si gioca sempre a uno o due tocchi e io mi trovo benissimo. Devo migliorare tanto, soprattutto in fase difensiva, ma sento la fiducia della Roma ed è importantissimo, questa società mi ha dato tanto”.

A chi ti ispiri?
Dopo gli allenamenti mi fermavo spesso in palestra, poi quando tornavo a casa guardavo su YouTube le skills di Gavi, Lamine Yamal e Neymar. Cerco di imparare tanto da loro, così come da tutti”.

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DOVBYK: “Stagione positiva ma potevo fare di più. Impressionato dall’entusiasmo dei tifosi”

IDEALISTA.IT – Artem Dovbyk è il protagonista della nuova puntata della rubrica ‘A casa dei campioni’, realizzata dal sito dedicato al mondo dell’immobiliare. Ecco le dichiarazioni del centravanti ucraino sulla sua avventura alla Roma.

Sta per concludersi la tua prima stagione a Roma. La città e il club sono come te li aspettavi o c’è qualche aspetto che ti ha sorpreso di entrambe?
“Tutto si è rivelato come me lo immaginavo: città e club”.

Hai già una zona preferita della città? Qual è?
La città è meravigliosa e il centro storico è da mozzare il fiato. Forse la parte che mi piace di più e dove sono stato più spesso è lo Stadio Olimpico! (ride, ndr)”.

Qual è il ricordo a cui sei più legato di questa annata?
“La prima partita in casa contro l’Empoli, anche se il risultato non è stato positivo. Mi ha colpito in modo impressionante l’ambiente dello stadio, con l’entusiasmo di tutti i tifosi”.

Puoi farci un bilancio della tua prima stagione in giallorosso?
“Il bilancio per me è positivo, essendo al primo anno in un nuovo ambiente e dove mi sono dovuto adattare. Ma potevo fare sicuramente di più. Di certo ho dato il massimo per contribuire al bene della squadra”. […]

Se dovessi scegliere obbligatoriamente un coinquilino tra i tuoi compagni per condividere una casa, chi sarebbe e perché?
Ti direi Hummels, perché sarebbe un ottimo punto di riferimento sia per il calcio, sia per vivere la città… (ride, ndr). Una cosa che mi ha colpito di lui è che è molto organizzato su tutto”.

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RANIERI: “Gasperini? Non voglio fare nomi, vediamo quando il presidente vorrà farlo. Dateci fiducia, sarà una scelta valida”

Claudio Ranieri, allenatore della Roma e tra poche settimane senior advisor del club, ha parlato ai cronisti presenti alla Premiazione del “Premio Simpatia 2025”. Ecco le sue parole sul futuro allenatore giallorosso:

Il premio simpatia sinceramente non me l’aspettavo però va bene lo accetto volentieri. Evidentemente chi mi ha scelto ha pensato a come sono in panchina e a come sono fuori, a come vi rispondo quando mi intervistate voi. Sarà sicuramente una scelta valida, ma la cosa più importante è perché ho smesso: per dare al nuovo allenatore una possibilità di progetto. Con me non ci sarebbe stato futuro, tanto vale iniziare prima e dargli l’opportunità di conoscere tutto del sistema Roma, i tifosi della Roma. Dobbiamo fare bene e dobbiamo sapere che c’è da lavorare: vogliamo arrivare il più in alto possibile e ci vuole tempo. Sono qui dentro la casa di Roma, gli inglesi dicevano “Roma non è stata costruita in una notte”. Dateci fiducia, vedrete che alla fine avremo ragione. Gasperini? Non voglio fare nomi, non mi piace farli. Andiamo avanti, lottiamo e vediamo quando il presidente vorrà dire il nome del nuovo allenatore“.

RANIERI: “De Rossi andava aiutato, ha avuto incomprensioni ma non con i Friedkin. Pellegrini? Non so cosa gli sia successo, mi auguro possa liberarsi”

RAI 2 – Prima intervista dopo aver terminato la carriera di allenatore per Claudio Ranieri, che a ‘Novantesimo minuto’ ha ripercorso le tappe importanti della sua carriera e parlato del suo futuro. Queste le sue parole:

Sul suo tempo a Napoli?
“A Napoli ci sono stato il primo anno dopo Maradona. Dissi a Ferlaino che c’era un giocatore forte con noi: ‘Io punto su Zola’. I fatti, poi, mi hanno dato ragione”.

È questa l’ultima intervista da allenatore?
“È la prima da non allenatore!”.

Quindi non allenerà mai più?
“Mai più. Credo sia giusto. L’anno scorso ero sicuro di aver smesso e di stare tranquillo: avevo chiuso in bellezza, mi sembrava il finale giusto. Poi ci sono state richieste per farmi tornare in panchina. Lì inizi a pensare: ‘Perché mi chiamano?’. Ho detto: ‘Se mi chiamano Cagliari o Roma, vado’. Poi, a un certo punto, la Roma mi ha chiamato. Sono venuto volentieri, ma mi dispiaceva. Per me questa è mamma Roma, perché sono nato e sono sempre stato romanista. Cagliari è qualcosa di meraviglioso, un trampolino di lancio. Sono tornato lì dopo tanti anni e li ho riportati in Serie A. Dire: ‘Roma mamma e Cagliari moglie’ è la cosa giusta”.

Ha avuto due gare d’onore, una a Cagliari e una Roma…
“Sono un uomo fortunato, lo riconosco. Quello che mi hanno dato Cagliari e Roma è indescrivibile, nell’ultima c’è stato qualcosa da fare accapponare la pelle. Non ho mai ringraziato abbastanza i tifosi. Io non mi aspettavo la Curva Sud in quella maniera”.

Sugli anni alla Juventus?
“Alla Juventus furono due anni molto belli. Arrivammo terzi al primo anno, secondi al secondo”.

Sulla parentesi all’Inter?
“Fu bella. Erano in crisi, mi chiamarono e facemmo 7 vittorie di fila. A dicembre Thiago Motta volle andare al Psg, dissi a Moratti di non venderlo e l’orologio si fermò”.

Sull’esperienza al Leicester?
“La cosa che più mi è rimasta impressa di Leicester? Ero in un quartiere con una grossa comunità di indiani: molti di loro venivano lì e mi ringraziavano perché c’era stata una maggiore inclusione grazie alla squadra”.

Sulla situazione di Pellegrini?
“Mi dispiace del suo momento. Per me è uno dei migliori centrocampisti italiani, non so cosa gli sia successo, mi auguro che possa liberarsi. È un centrocampista forte: io ho avuto lui e Lampard, due centrocampisti bravissimi nel trovare il gol”.

Su De Rossi…
“Quando si prendono degli allenatori giovani bisogna dargli tempo. I giovani vanno aiutati come doveva essere aiutato De Rossi alla Roma. Credo che con Daniele ci siano state delle incomprensioni. Non da parte dei Friedkin, ma altre incomprensioni. ”

Prossimo allenatore? La Roma nella storia ha avuto bisogno di condottieri… Lo sarà anche lui?
“Lo vedremo soltanto vivendo… Grazie!”.

DOVBYK: “Sto facendo una buona stagione, non rimpiango di aver scelto la Roma. Futuro? Dipende dal nuovo allenatore, ma qui sono felice” (VIDEO)

FOOTBALL SCHOOL – Artem Dovbyk ha rilasciato alcune dichiarazioni al canale YouTube e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla sua avventura alla Roma e sul futuro. Ecco le sue parole.

L’infortunio?
“L’infortunio non è serio, riguarda l’adduttore e con 5/6 giorni il recupero è completo. Lo staff medico mi ha detto che proveranno a recuperarmi in vista di quella partita e credo che avrò l’opportunità di giocare contro il Torino, anche se non dal primo minuto. Penso che sarò in grado di aiutare la squadra. Decideremo comunque nella rifinitura”.

La Roma deve assolutamente vincere…
“Sì, possiamo solo vincere, così come il Venezia ha bisogno di una vittoria per rimanere in Serie A. Per questo spero che non sarà facile per la Juventus. Non dipenderà solo da noi, proveremo a fare il possibile per ottenere i 3 punti”.

È stata una stagione difficile, in cui la Roma ha cambiato 3 allenatori…
“All’inizio è stato molto difficile, ho deciso di trasferirmi alla Roma grazie a De Rossi. Avevo parlato con lui, del modo in cui lui avrebbe voluto vedermi giocare, e mi aveva dato delle sensazioni positive. Condividiamo la stessa idea di calcio offensivo. Ma dopo 4 giornate c’erano rumors negativi intorno al club, c’era chi sosteneva che la squadra giocasse contro De Rossi ma non era vero. La squadra è stata costruita per lui, così come gli acquisti, poi però è venuto Juric con uno stile di gioco completamente differente, molto simile a quello di Gasperini. L’Atalanta però ha costruito un progetto lungo anni, fatto su misura per quel tipo di calcio. Juric è venuto con una proposta di calcio che noi, non potevamo semplicemente mettere in atto a livello fisico. Contro la Fiorentina si è visto, la squadra era a 50/60 metri dall’attaccante. Non avevamo chance dal punto di vista fisico e abbiamo perso 5-1. Lì ho capito quanto bisogna essere pronti per fare un certo tipo di calcio. Poi è arrivato Ranieri, che ha fatto un lavoro più psicologico perché avevamo perso tante partite ed eravamo quasi in fondo alla classifica. È stato bravo a fare alcuni cambiamenti e a dirci tante piccole cose che hanno poi portato la squadra a giocare diversamente. Abbiamo vinto tanti match importanti, ma quando cambi 3 allenatore in una stagione è difficile. Per un attaccante la cosa più importante è capire che tipo di gioco si vuole. Penso che la Serie A sia uno dei campionati più difensivi, molto tattico e difficile da affrontare. Tutti sono molto forti fisicamente. In Spagna, per esempio, lasciano molto più spazio. Quando sono arrivato non pensavo di trovare tutta questa differenza, in Spagna ho giocato contro Barcellona, Atletico Madrid e Athletic Bilbao ma qui i difensori ti seguono ovunque. Sono molto preparati e aggressivi dal punto di vista tattico. Per fortuna c’è il VAR, ma ogni volta finisco la partita con dei graffi sul corpo. In Italia i difensori non sono più forti, bensì più attenti”.

Quali difensori ti hanno impressionato?
“La Juventus ha due ottimi difensori come Bremer e Gatti, quando ci abbiamo giocato al ritorno Bremer era infortunato. Lui è molto forte, credo uno dei calciatori più tosti da affrontare. I difensori sono molto preparati. Loro due mi seguivano in ogni zona del campo. Contro la Juventus mi sono sentito molto in difficoltà”.

Tutti gli allenatori che hai avuto alla Roma hanno chiesto alla squadra di servirti meglio…
“Al Dnipro ho giocato un calcio differente, ero più libero dal punto di vista tattico. In Ucraina il calcio era più lento, ci ho messo un po’ per capire come muovermi in campo. Con il Girona la squadra era differente, avevamo un gioco bellissimo e molto più offensivo con esterni d’attacco come Savinho e Tsygankov, che cercavano costantemente di servirmi. Avevo tantissimi tiri a disposizione per ogni gara, qui invece molti di meno. Il problema è questo, devo utilizzare nel migliore dei modi un buon assist perché se non lo faccio, probabilmente non ricapiterà. Abbiamo guardato le statistiche, prima della sfida con l’Atalanta, Ranieri ci ha mostrato come loro siano primi in Italia per chance create sui cross in area di rigore. E i risultati si vedono con Retegui, che sta facendo una stagione fantastica. L’Atalanta gioca un calcio molto offensivo, ma anche noi ultimamente attacchiamo di più”.

Hai comunque segnato 17 gol alla prima stagione in Italia…
“Guardo i migliori attaccanti del campionato come Lautaro, Thuram, Lukaku. Hanno segnato più o meno i miei stessi gol e questo significa che stanno avendo una brutta stagione? Non sono i gol a determinare una stagione, ovviamente la gente si aspetta tanti gol dopo la stagione al Girona. Ma le aspettative restano aspettative, io cerco di dare tutto quello che posso e cerco di sfruttare ogni singola occasione che mi capita. Mi sono adattato e ho fatto esperienza in questo campionato, mi sono abituato anche a giocare in uno stadio differente da quello a cui ero abituato. Giocare davanti 70mila persone ogni weekend è differente, la pressione è diversa. I tifosi sono completamente diversi. La stagione è buona, ho comunque fatto 12 gol in Serie A nella mia prima stagione a Roma. Spero di farne di più in futuro”.

Rimpiangi di aver scelto la Roma?
“No, nessun rimpianto, è stata una mia scelta. Al Girona avrei giocato la Champions, ma ci sono state anche delle cessioni importanti di giocatori che mi avevano fornito 11 assist. Quindi mi sono venuti dei dubbi sulla permanenza. Dopo una stagione del genere hai bisogno di fare un salto di qualità, dato che non ho più 20 anni. Ci sono state trattative con l’Atletico, che poi non sono andate a buon fine, per delle questioni tra i direttori sportivi. Credo che qualcuno del club non mi volesse davvero. C’era anche il West Ham e parlai anche con l’allenatore. Inoltre anche alcuni club dell’Arabia Saudita erano interessati. Ma ho voluto continuare in Europa nonostante in Arabia Saudita l’ingaggio sarebbe stato molto elevato. C’era quindi tre opzioni: Atletico, West Ham e Roma.

Perché non hai scelto la Premier?
“De Rossi è stato un fattore determinante per me e inoltre ho seguito il mio istinto. Anche il West Ham era un’opzione interessante, ma non ho rimpianti. Ora con la Roma stiamo lottando per la qualificazione in Champions League. Le statistiche dimostrano che sto facendo una buona stagione”.

Considererai le offerte da altri club in vista della prossima stagione? Si è anche parlato dell’interesse dell’Inter…
“Non amo guardare troppo avanti. Adesso arriverà un nuovo allenatore. Se lui dirà chiaramente che avrà bisogno di me e che sarò un giocatore importante per la Roma, allora resterò. Qui ho un contratto di 5 anni e sono felice. Mi piacciono lo stadio, i tifosi e il loro sostegno. Se l’allenatore dirà che avrà bisogno di un altro attaccante allora dovrò cercarmi una nuova squadra. Tutto dipenderà dall’allenatore. Ci sono tanti candidati, vediamo chi sarà e poi prenderemo eventualmente tutte le decisioni del caso”.

Come ti stai trovando con Ranieri?
“Un tecnico con grande esperienza, grande intelligenza e molto attento ai piccoli dettagli. Prima del Milan ci ha mostrato un video riguardo all’arbitro e ci ha detto: ‘Vi faccio vedere un video di Castellanos in Lazio-Juventus, in cui lui ha provocato il difensore e poi è stato colpito da Kalulu, il quale è stato espulso’. Nella sfida col Milan Mancini ha avuto la stessa situazione con Gimenez e l’attaccante del Milan è stato espulso. Queste piccole cose fanno la differenza in queste partite. Abbiamo giocato 19 partite senza perdere, ha stravolto la stagione”.

Gasperini potrebbe essere il nuovo allenatore della Roma…
“Onestamente non ho idea di chi sarà il nuovo allenatore. Ho letto alcune news, ma non posso affermare con precisione. Credo sia qualcosa di segreto”.