Stadio Roma, Gualtieri: “Stiamo lavorando sull’ipotesi di giocare la prima partita nel 2028”

«Per la prima partita nel nuovo stadio della As Roma a Pietralata stiamo lavorando sull’ipotesi del 2028, adesso dipende dal progetto definitivo». Lo ha detto il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, nel corso della partecipazione alla trasmissione «Un giorno da pecora» di Rai Radio 1. Il programma iniziale puntava all’inaugurazione nel 2027, in concomitanza con il centenario del club.

(Rai Radio 1)

Atalanta, Percassi: “Gasperini? Se la volontà è quella di non rinnovare ce ne faremo una ragione”

SKY SPORT – Dopo le dichiarazioni di Gian Piero Gasperini sul suo futuro, parla anche l’ad dell’Atalanta Luca Percassi. Prima del fischio d’inizio tra Empoli e Atalanta, Percassi è intervenuto ai microfoni dell’emittente televisiva: “Questi temi li abbiamo sempre affrontati a fine stagione, mai con così tanto tempo di anticipo. La nostra idea, proprio per il grande rapporto, è quella di rispettare al massimo la sua volontà. Se la sua volontà è quella di non rinnovare ce ne faremo una ragione, ma in ogni caso ne parleremo a fine stagione. Continuare con il contratto in scadenza? Non sono tematiche attuali, noi dobbiamo pensare all’Empoli e alle prossime partite e poi vediamo. Dobbiamo solo pensare di fare il bene della società”.

Infine, ha concluso: “Penso che noi abbiamo bisogno di giocare, perché quando si parla si rischia di creare dei casi che non servono al buon prosieguo di un campionato che fino a oggi è stato straordinario”.

“C’è posta per te”, la sorpresa di Dybala al giovane Raffaele: “Tifi Roma? Bravo!”. E la Joya gli regala la maglia autografata (FOTO e VIDEO)

Questa sera è andata in onda una nuova puntata di ‘C’è posta per te’, storico programma condotto da Maria De Filippi e trasmesso su Canale 5, e tra gli ospiti c’è anche un calciatore della RomaDopo Gianluca Mancini, Lorenzo Pellegrini e Bryan Cristante, è il turno di Paulo Dybala: l’argentino ha accettato l’invito ed è presente in studio, dove è stato accolto con grandissimo entusiasmo dagli spettatori: “Dybala, Dybala”, cantano in coro. Una zia, Erika, ha chiamato la Joya per suo nipote Raffaele, il quale ha perso la madre Anna (la sorella della donna) in pochi mesi. Il ragazzo è un grande tifoso della Roma e considera il talento argentino il suo idolo. Durante la conversazione, carica di emozioni e lacrime, Dybala si è nascosto dietro la famosa busta delle lettere. “Vedrai, la gioia rifiorirà ancora nel tuo cuore”, dice una bambina mentre porta un regalo al giovane. Successivamente Dybala scende dalle scale e va ad abbracciare Raffaele: “Come stai, tutto bene? Sei emozionato? Posso capire cosa stai provando. Siamo qui per te – dice Dybala -. Uno non è mai pronto a vivere questi momenti, quando si parla di queste cose è difficile. Ho attraversato la stessa storia. Tua zia farà il meglio per stare accanto a te, vi volete bene e avere una persona così al tuo fianco è la cosa più bella. In voi vedo un amore incredibile”. “Sono emozionatissimo”, risponde il ragazzo.

“Ho un regalo per te e uno è speciale – continua Paulo -. Nei momenti di difficoltà ho sempre cercato qualcosa che avesse un valore importante dal punto di vista emotivo e non economico. Cercavo qualcosa che nei momenti di difficoltà nella vita e nel calcio mi tirasse fuori. Quando viaggiavo portavo sempre nel mio beauty una cosa e ora la do a te. Tienila stretta. Quando avrai un momento di difficoltà avrai quello vicino e ti ricorderai di me. Sarò sempre con te, sia nei brutti sia nei bei momenti. Nella vita dobbiamo cercare sempre qualcosa che ci tira su”.

“So che ti piace tanto il calcio. Tifi Roma vero? Bravo! Da ora in poi inizierai a giocare con un’altra maglia”, sorride il numero 21, il quale regala a Raffaele una maglia della Roma autografata. Inoltre Dybala consegna al ragazzo un altro regalo: “Ci porti a cena tua zia”, la raccomandazione di Paulo. Alla fine Maria De Filippi apre la busta e scatta l’abbraccio tra la zia, il nipote e la Joya.

È stato bellissimo – le parole di Paulo nel backstage -.  È stata una bella emozione conoscere Raffaele, è un ragazzo che ha un cuore incredibile. Bellissimo anche ciò che sua zia ha fatto per lui. Conoscerli è stato un vero piacere, anche perché la loro storia somiglia alla mia. Non è mai facili perché in queste situazioni ognuno reagisce in modo diverso, è un argomento difficile perché c’è tanto dolore dentro. Raffaele e la zia hanno un cuore enorme, quindi ho cercato di dire loro qualche parola in base a ciò che ho vissuto io”.

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Napoli, Conte sul futuro: “Mi piacerebbe iniziare un percorso con qualche squadra che ha già vinto e che ha basi solide” (VIDEO)

Antonio Conte, alla vigilia di Como-Napoli, ha parlato in conferenza stampa anche del suo futuro. Le sue parole: “Mi piacerebbe iniziare un percorso con i più forti, in pole position. Mi è capitato qualche volta, ma sarebbe carino iniziare dal primo anno con qualche squadra che ha vinto e che ha basi solide. Ognuno ha la propria storia. Noi siamo gestori, ci viene dato un patrimonio e se a fine anno è rimasto lo stesso significa che non abbiamo fatto danni; se sarà più basso, avremo fatto danni; se il patrimonio sarà corposo, significa aver fatto un buon lavoro”

Esports: la Roma parteciperà per la prima volta alla eSerie A su FC25

Come fa sapere la Roma attraverso il proprio sito ufficiale, il club giallorosso torna a competere negli Esports, partecipando per la prima volta alla eSerie A su FC25. Questo il comunicato del club:

“Il Club sfiderà gli altri team della eSerie A Goleador affidandosi ai gamer romani e romanisti Luca Guarino e Mattia Luciano. Le squadre si affronteranno sulla piattaforma EA SPORTS FC™ 25 per l’assegnazione del titolo di Campione d’Italia della eSerie A Goleador 2025, la competizione Esports ufficiale di Lega Serie A. La Regular Season si svolgerà a Milano dal 18 febbraio al 2 aprile, mentre l’1 e 2 maggio andranno in scena i Playoff e la Final Eight, con location ancora da confermare. Saranno in tutto sedici i team di Serie A rappresentati, con la Roma che è stata sorteggiata nel Girone C insieme a Venezia, Como e Genoa per disputare i propri match di Regular Season nelle giornate del 4 marzo e dell’1 aprile. Luca Guarino, alias  Luconegua, è il proplayer della squadra AS Roma Esports che si avvarrà del contributo dell’agenzia Exeed per la gestione dei propri giocatori. Romano di Monteverde e romanista DOC, Luconegua ha ottenuto il terzo posto alla FIFAe Club World Cup 2022, è arrivato terzo nella scorsa stagione della eSerie A con il Torino FC eSports e si è qualificato nella Top16 della eChampions League 2024. Ad affiancarlo sarà il gamer draftato Mattia Luciano, alias LMatti, anche lui di provata fede giallorossa. Il coach ufficiale del team sarà Francesco Micelli ( @coach_micelli). È stato coach di Luconegua ufficialmente dal Settembre del 2023. Insieme i due hanno disputato la eSerie A 2023-24 con la maglia del Torino, ottenendo un secondo posto nella fase a gironi e un seguente terzo posto nella fase ad eliminazione diretta qualificandosi alla competizione UEFA eChampions League. In quest’ultima, dopo essersi qualificati alla fase finale con un secondo posto nel girone, sono riusciti a vincere i sedicesimi di finale eliminando il Borussia Dortmund e fermandosi soltanto agli ottavi di finale contro il RB Lipsia. I tifosi potranno restare aggiornati su X seguendo il canale AS Roma Esports e sui profili ufficiali della competizione della eSerie A Goleador su Youtube (@eseriea), Instagram (@eseriea) e Twitch (SerieA).”

(asroma.com)

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Atalanta, Gasperini: “Futuro? Vedremo se andare in scadenza nel 2026 o lasciare alla fine della stagione”

Dopo l’uscita dalla Champions, Gian Piero Gasperini, alla vigilia della sfida contro l’Empoli, ha parlato del suo futuro con l’Atalanta. Le sue parole: “C’è un inizio e una fine. Non ci sarà un rinnovo a questo  contratto, vedremo se sarà il caso di andare a scadenza nel 2026 o interrompere già alla fine di questa stagione”

Sarri: “Ho ricevuto diverse offerte, ma non mi hanno fatto vacillare. Il campionato italiano è casa mia”

CORSERA – L’ex tecnico della Lazio Maurizio Sarri, accostato in più occasioni anche alla panchina giallorossa, ha rilasciato una lunga intervista per il quotidiano dove ha parlato anche di alcune offerte ricevute in queste ultime settimane. Queste le sue parole.

Quasi un anno dalle dimissioni dalla Lazio. Come è stato senza calcio?
“Difficile a causa di problemi personali: qualcuno si è risolto, altri no. Ho perso mia mamma e uno zio a cui ero legatissimo. Mia moglie è stata in terapia intensiva e anche io ho avuto un infortunio. Dopo la sofferenza ci siamo ripresi”.

Ha ricevuto offerte?
“Più di una e da continenti diversi, anche una ricchissima dall’Arabia. Nessuna proposta mi ha fatto scattare quel clic interiore per rimettermi in gioco”.

Cosa serve per procurarle entusiasmo?
“Un grande progetto. Ho lavorato in squadre importanti negli ultimi 10 anni, ora spero di ricevere la chiamata giusta, così da far accendere la scintilla. Sennò sto fermo”.

È vero che ha rifiutato un contratto di 6 mesi al Milan che poi ha scelto Conceiçao?
“Non rispondo, le dico solo che in generale ho ricevuto proposte formulate in maniera tale da non farmi vacillare”.

Potesse scegliere, dove si sentirebbe a suo agio?
“Nel campionato italiano, che è casa mia e il torneo più adatto alle mie caratteristiche. Poi in Premier dove si respira un clima unico”.

Cosa le è mancato di più?
“L’adrenalina. Poi il campo, la preparazione quotidiana della partita, il vissuto del gruppo. Mi piace tutto del calcio, tranne una cosa”.

Quale?
“Il mercato: sembra la soluzione per risolvere ogni problema. Non si parla mai invece di come sviluppare il talento”.

Ha visto molto calcio in tv?
“Sulle piattaforme specializzate. Ma un conto è vedere le partite, un divertimento di 90’. Un altro è studiarle, un lavoro di tre ore”.

[…]

Si dice che a lei serva tempo per inculcare i suoi principi di gioco. Un pregiudizio?
“Luogo comune: sono arrivato al Chelsea a fine luglio, a settembre abbiamo ottenuto risultati straordinari. Mi hanno dato del lamentoso quando ho sollevato il problema dei calendari, ora tutti protestano: certamente con tante gare ravvicinate un gioco più rozzo si assimila prima”.

[…]

Il rapporto con i big data?
“Sono uno dei primi ad aver usato le statistiche ma gli algoritmi devono essere un parametro, non l’unico”.

Il calciatore più forte che ha avuto?
“Sono legato a un ragazzo, sensibile e delicato, che avrebbe potuto avere una carriera strepitosa, Riccardo Saponara”.

[…]

FOTO – I cantanti Ultimo e Olly a cena insieme… con le maglie di Roma e Sampdoria

Dopo la vittoria del Festival di Sanremo, Olly si è ritrovato a cena con Ultimo e altri amici in un ristorante di Milano. Sui social sono comparse varie immagini che ritraggono i due cantanti a tavola mentre mostrano le maglie della Roma e della Sampdoria, nello specifico di Quagliarella. Ultimo, infatti, è tifoso romanista mentre Olly tifa per la Samp.

Totti: “La chiusura dei cinema è il peggiore degli autogol”

“Da bambino a Porta Metronia non mi faceva sognare solo il calcio, ma anche andare al cinema. Nel quartiere ce n’erano tanti, a San Giovanni il Royal, il Paris, il Maestoso a li amavo tantissimo. Non capisco come si possa pensare di trasformare i cinema abbandonati di Roma in altri centri commerciali e supermercati” è l’intervento di Francesco Totti sul tema della riconversione delle sale alla fondazione Piccolo America. “Ho sentito parlare Carlo Verdone ed Enrico Vanzina dei “Terzi luoghi” ora io non conosco quegli spazi in Francia, ma nelle loro parole ho rivisto la libertà e leggerezza che provavo stando con i miei amici nei muretti sotto casa e nei campetti da calcio in cui sono cresciuto. Abbiamo bisogno di luoghi per lo sport, la cultura, asili nido e scuole, non di altri centri commerciali. Quante risate quando in ritiro con la squadra all’hotel Cicerone e Carletto Mazzone ci portava al Cinema Adriano il pomeriggio. Dobbiamo far risorgere questa città e non distruggerla. Ricordare in momenti da adolescenti e ragazzi passati al cinema è una tradizione e un valore che dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni. Le emozioni ed i ricordi non hanno un prezzo fanno parte della nostra vita”, conclude Totti definendo la chiusura “il peggiore degli autogol”.

Bove: “Futuro? Il mio obiettivo è tornare a giocare. Non è escluso che possa togliere il defibrillatore. De Rossi? Mi ha messaggiato”

Edoardo Bove torna a parlare del malore che lo ha colpito sul campo dell’Artemio Franchi durante il match tra Fiorentina ed Inter. L’ex centrocampista della Roma si è confidato alla rivista statunitense Vanity Fair, raccontando il delicato momento della sua vita e spendendo anche qualche parola sul suo futuro.

Che ricordi ha di quel primo dicembre, di quel diciassettesimo minuto?
“Ricordo davvero poco, che ero in campo e che a un certo punto ha cominciato a girarmi la testa come quando ti alzi troppo velocemente dal letto, ho avvertito una sensazione di spossatezza… e basta. Non ricordo di essere caduto. Mi sono risvegliato in ospedale, toccandomi le gambe perché pensavo mi fosse successo qualcosa al ginocchio, un incidente. Per me, all’inizio, non è stato difficile come per i miei cari: io non capivo nemmeno la gravità della situazione, pensavo di essere semplicemente svenuto. Loro invece sapevano di avere corso il rischio perdere un figlio, un amico, o di potermi rivedere in condizioni… brutte”.

E ricorda qualche sensazione dei minuti in cui ha perso coscienza?
“No, il nulla. Mi hanno raccontato, però, che quando ero in ambulanza ho fatto un po’ di casino: gridavo, mi dimenavo, dicevo cose a caso. Ho urlato “Fiorentina” fortissimo. Mi hanno dovuto legare”.

Ha rivisto le immagini di quando si è sentito male?
“Subito, su Instagram. Preferisco prenderle di petto le situazioni, reagire immediatamente: se non posso farci niente, mi dico “andiamo avanti, vediamo cosa posso fare subito per stare meglio”. Capire le cause di quello che mi è successo è stato il passo successivo”.

Che cosa ha pensato?
“Sincero? ‘Ammazza che figura di… davanti al mondo intero. Ma non potevi scegliere un altro momento?!’. Era la partita delle 18, quella per il primo posto in classifica, la stavano guardando tutti. Detesto farmi vedere vulnerabile. Subito dopo, però, ho capito di essere stato molto, molto fortunato. Ho rischiato tanto, devo essere grato alla vita perché tutto è successo in un campo di calcio, col soccorso a portata di mano: in 13 minuti ero in ospedale. Non so come sarebbe andata, se fosse successo in un’altra circostanza. Dopo aver metabolizzato, mi sono sentito la persona più felice del mondo”.

Ha capito da solo che sarebbe potuto morire?
“No, me l’hanno detto”.

E qual è stata la sua reazione?
“Inizialmente mi hanno prospettato una situazione persino più grave di quanto realmente fosse. Ma lì per lì ero semplicemente contento di essere vivo. Era destino che andasse così, che mi salvassi. Non c’è altra spiegazione”.

Si è chiesto «perché proprio a me»?
“Certo. E anche ‘perché proprio nel momento migliore della mia carriera?'”.

Che cosa si è risposto?
“Mi reputo una persona buona, che rispetta sempre tutti, non ho fatto male a nessuno. A quelle domande non ci sarà mai una risposta”.

Ha passato 12 giorni in ospedale.
“Stavo bene, ero tranquillo. Ma vedevo la preoccupazione e la sofferenza negli occhi delle persone che mi vogliono bene. Sono un personaggio pubblico, sono abituato all’attenzione mediatica, anche alle notizie prive di ogni fondamento. Loro no. Hanno scritto qualsiasi cosa: che non sarei più potuto tornare a giocare, che mi sarei operato un certo tal giorno… Mia nonna mi ha chiesto: ‘Ma come, ti operi domani e non mi dici niente?'”.

Le ha fatto male?
“Sì, certi titoli, la ricerca dello scoop a tutti i costi. A un certo punto ho smesso di leggere i giornali”.

Come è andata, quando è uscito dall’ospedale?
“All’inizio ho saputo reagire con forza. Ma poi è arrivata anche la tristezza: mi sono buttato giù, non volevo vedere nessuno, non volevo fare niente. Non avevo voglia”.

Credo sia normale, ma lei come se lo spiega?
“Sono un po’ ossessionato dal controllo, una delle mie più grandi paure è perdere quello della situazione. Non ho potuto controllare ciò che mi è successo, e quindi, sotto sotto, già ero arrabbiato per quello. E poi, in questo momento, mi sento completamente in balia degli eventi, impotente”.

Era arrabbiato con se stesso?
“Lo sono ancora, un po’. Mi viene da chiedere al mio cuore: ‘Ma che scherzetto mi hai fatto, ma ce n’era proprio bisogno?'”.

E che cosa le ha risposto il suo cuore?
“Sto ancora cercando la risposta, è un’analisi che sto facendo dentro di me. Dal punto di vista medico c’è certamente una causa scatenante, ma ancora la dobbiamo capire fino in fondo. Sto facendo dei controlli, e altri ne farò ancora. Su questo fronte sono positivo e tranquillo. Però…”.

Quanto è importante il calcio nella sua vita?
“È uno dei miei più grandi amori. C’è quello per la mia famiglia, quello per la mia fidanzata e quello per il calcio”.

Ora è completamente fermo: le manca?
“Tantissimo. Non solo quello della serie A, mi manca proprio giocare con gli amici. Non poter giocare è stato come perdere il mio amore più grande, posso spiegarglielo solo così. Adesso la sfida è provare a continuare a essere me stesso, sapendo però di avere perso una parte importante di me”.

Ha ancora paura?
“Mi fa paura non avere, per la prima volta nella mia vita, una routine. Non ho uno schema da seguire, posso fare quello che voglio. Prima, mi svegliavo la mattina e sapevo che il mio obiettivo era allenarmi. Ora faccio 200mila cose in più, anche più importanti, ma arrivo a sera e mi chiedo: ma che ho fatto oggi? Non sono appagato allo stesso modo”.

Non si starà rattristando?
“Ma no, zero. So che questo è un periodo, una condizione temporanea. Il mio obiettivo è tornare a giocare a giugno”.

E come farà?
“Eh. Ho ancora qualche visita da fare, i medici devono incrociare tutti i dati”.

E poi? Ora ha un defibrillatore sottocutaneo in grado di rilevare il battito cardiaco irregolare ed erogare uno shock salvavita per riportarne il ritmo alla normalità.
“Se si decide di mantenerlo, in Italia non potrò giocare: qui da noi la salute viene prima dell’individuo, e non sto dicendo che sia una regola sbagliata. Ma all’estero sì, praticamente ovunque. Gliel’ho detto, il calcio è troppo importante per me, non posso permettere a me stesso di mollare così. Io ci riprovo, senza ombra di dubbio. Vedrò anche come starò: se avrò paura, se non sarò tranquillo… allora cambierà tutto”.

Sta pensando di giocare all’estero?
“Per come stanno le cose adesso, sì. Però non escludo affatto di poter togliere il defibrillatore: i medici mi stanno dicendo che c’è questa possibilità”.

In che città non le dispiacerebbe trasferirsi?
“Mi è sempre piaciuta Londra. E poi il campionato inglese è molto competitivo”.

Daniele De Rossi l’ha messaggiata?
“Eh sì, certo! Mi sarei arrabbiato se non l’avesse fatto”.

E Totti?
“Lui no”.

José Mourinho, suo grande sostenitore, l’ha definita un «cane malato». Voleva essere un complimento?
“Sì, anche se uscito male. So che mi vuole bene”.

Ha anche detto: “Sembra un trentenne”.
“Anche quello era un complimento. Non parlava mica del mio aspetto fisico”.

Si sente più maturo rispetto ai suoi 22 anni?
“Sono sincero: no”.

Allora Mourinho sbagliava.
“Lui parlava di certi miei comportamenti un po’ noiosi, un po’ pedanti”.

Che cosa riesce a immaginare, oggi, per il suo futuro?
“È molto semplice, sono due gli scenari. Il primo: continuo a giocare a calcio. Il secondo: nel caso in cui non potessi più farlo, lotterei per per trovare un nuovo fuoco dentro di me, che mi possa rendere sereno. Quella è la cosa più importante. Il giorno in cui andando ad allenarmi non mi sentissi più felice, sarei il primo a dire ‘ciao a tutti'”.

Su quale di questi due scenari scommetterebbe?
“Ma non c’è dubbio, io giocherò a calcio”.

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