Nonostante un contratto fino al 2028, la posizione di Frederic Massara come direttore sportivo della Roma non è così sicura come sembra. Secondo quanto riportato da calciomercato.it, ci sarebbero state delle tensioni all’interno del club giallorosso con lo stesso dirigente. Questo potrebbe addirittura portare ad una separazione anticipata al termine della stagione in corso.
Radja Nainggolan è tornato a parlare della sua carriera e, soprattutto, della sua esperienza con la maglia della Roma. Ospite del podcast SportiumFUN, il “Ninja” ha ripercorso con la sua consueta schiettezza i momenti chiave del suo percorso, dal rapporto viscerale con la piazza giallorossa agli allenatori che lo hanno segnato, non risparmiando aneddoti e retroscena inediti. Di seguito, le sue dichiarazioni.
Molti dicono che con una vita più da ‘calciatore ideale’ avresti potuto raggiungere traguardi ancora più alti. Hai qualche rimpianto? “Sono discussioni che ho avuto tante volte con tanta gente. Mi hanno detto: ‘Se tu vivevi un pochino più con la testa verso il calciatore ideale, non bevendo, non fumando, potresti aver giocato nel Real Madrid, Barcellona’. Ma io dico sempre la stessa risposta: senza la mia vita non avrei avuto la mia felicità e non avrei reso come ho reso. Sono stato infortunato mai, ho avuto lesioni muscolari che sono normali. Ho giocato la semifinale di Champions League con uno strappo di un centimetro nel polpaccio, ma l’ho fatto. Quello che faccio fuori dal campo sono ca**i miei”.
Circola un aneddoto su Spalletti che ti avrebbe ‘chiuso’ a Trigoria per tenerti sotto controllo. Puoi raccontarlo? “Sì, mi aveva tenuto là, non mi ricordo esattamente il motivo, ma mi diceva: ‘Adesso tu ‘sta settimana dormi con me perché non voglio che esci’. Magari c’era una partita importante o era una punizione. E lui dormiva nella camera a fianco e ogni sera, fino alle 22:30, veniva in camera da me perché aveva paura che scappassi”.
Perché hai lasciato Roma per andare all’Inter? È stata una tua scelta? “Ho lasciato Roma perché purtroppo io come uomo devo stare bene con me stesso tutti i giorni. Sono uno con molta personalità, che non ha mai avuto problemi a dire le cose che penso. È arrivato il direttore Monchi che voleva fare la sua squadra, perché il genio di Siviglia pensava di poter costruire in Italia una squadra come voleva lui. Voleva vendere tutti i giocatori di Sabatini. Quando ho saputo che mi ha voluto vendere ho detto: ‘Guarda, decido io dove andare, ma con una persona come te che prima fa il finto amico in faccia e poi mi vuole vendere dietro le spalle, non ci sto’. Questa è stata la mia decisione per andare via, con tanto male al cuore, perché a Roma sono stato da Dio. Sento ancora tanto affetto dai tifosi della Roma”.
Che rapporto avevi con Luciano Spalletti? “Bellissimo. Io lo continuo a dire, per me è stato l’allenatore più forte che ho avuto in carriera. La sua visione di calcio era scritta sulla mia pelle. Come persona è molto particolare, ma quando ti vuole bene, ti vuole bene. Quando senti la sua fiducia, capisci che persona è, però non è uno che accetta facilmente tutti quanti. Costruisce certi tipi di rapporti con un paio di giocatori e quando fai parte di questi senti cosa ti può dare. Io con lui ho avuto questo rapporto”.
E con Daniele De Rossi? Che rapporto vi legava? “De Rossi è stato importante. Con lui formavamo un centrocampo completo, è stato uno dei giocatori più forti con cui abbia mai giocato. È una persona che mi ha dato tanto e quindi, quando ho potuto dargli qualcosa, l’ho fatto: fa parte di me. La gente che mi dà tanto cercherò di ricambiare sempre. Ho avuto la possibilità di andare alla Spal per lui, non perché volessi scendere di categoria”.
Sei famoso per la frase “meglio uno scudetto alla Roma che dieci alla Juventus”. Da dove nasceva quella rivalità? “Io sono andato in una società come la Roma, che per me è stata l’episodio più bello della mia storia. Volevo battermi contro la Juve e comunque, nei cinque anni che ci sono stato, ce la siamo giocata. Mancava sempre qualcosina perché la Juve era troppo superiore. Il mio detto nasce perché quando una società come la Roma vince uno scudetto sarà festa per vent’anni, la Juve lo vinci e lo devi rivincere. È diverso come sentimento. E poi la cosa dei favori arbitrali: a Cagliari presi un rigore inesistente contro, pensai fossimo una squadra piccola. Poi arrivo alla Roma e alla prima partita allo Stadium perdiamo 3-2 con due rigori fuori area. E da lì mi nasce questa sensazione. Era la realtà, l’hanno visto tutti, solo che io riesco a dirlo, gli altri hanno paura”.
Hai parlato del tuo sogno di rendere tua madre orgogliosa, scomparsa prematuramente. “Quando feci il mio primo gol in Serie A, due settimane dopo la sua morte, mi sono commosso in campo. L’unico mio sogno era vedere mia madre benestante, soddisfatta di tutti gli sforzi che ha fatto per farmi arrivare così lontano e non l’ha mai potuto vivere. Penso che sia stata orgogliosa di me, ma più per quello che ho fatto per la mia famiglia che per il campo”.
Fiocco rosa per Paulo Dybala e Oriana Sabatini. Questa mattina, infatti, è nata la primo figlia della Joya presso l’Ospedale Gemelli di Roma. Per la bambina la coppia ha scelto il nome Gia, in omaggio al personaggio interpretato da Angelina Jolie nel film “Una donna oltre ogni limite”. Dybala si era rivisto ieri in panchina per la sfida contro la Juventus; il suo rientro ora è atteso contro il Genoa.
L’argentino ha pubblicato un post su Instagram con il primo scatto della figlia, con il commento: “Un applauso a mamma e papà“.
SUPERNOVA – Riccardo Calafiori, ex difensore della Roma e ora in forza all’Arsenal, è stato invitato come ospite al podcast di Alessandro Cattelan e tra i vari temi trattati ha svelato il sogno di voler tornare a vestire la maglia giallorossa in futuro. Ecco le sue dichiarazioni.
Volevi fare il difensore fin da bambino? “No, ero attaccante. Nelle giovanili della Roma eravamo 20 bambini e 17 erano attaccanti, quindi qualcuno doveva essere spostato dietro. C’erano molti più bravi di me dal punto di vista tecnico, io ero già strutturato e mi hanno messo in difesa“.
Quanti anni avevi quando hai segnato in Europa League? Cosa vuol dire segnare in Europa a quell’età? “18 anni e lo feci con la Roma. Ti sembra di sognare. Sono ancora tifoso della Roma, prima ero sfegatato. L’unica pecca è che era durante il Covid, quindi non c’erano tifosi allo stadio altrimenti sarei andato immediatamente sotto la Sud. Emozione indescrivibile, la realizzi più avanti negli anni. Il passaggio tra Primavera e prima squadra è velocissimo, non te ne rendi nemmeno conto”.
Ti piacerebbe tornare alla Roma? “Sì, mi piacerebbe tornare alla Roma prima o poi. Ovviamente non posso pianificare adesso tutta la mia carriera, ma vorrei tornare perché l’ho lasciata a metà. Come hai detto tu, è iniziato tutto benissimo: il gol (contro lo Young Boys, ndr) e la possibilità di giocare di più. Poi per vari motivi prima sono stato in prestito e infine venduto. Sicuramente non ho fatto come speravo per diversi motivi. Vorrei tornare per esultare sotto la Curva Sud davanti ai tifosi”.
Quest’anno con la maglia della Roma ha segnato il sedicenne Arena: mi ha colpito la sua esultanza… “Pacata. Io feci un casino. Magari c’entra il ruolo, lui essendo attaccante è ‘abituato’ a segnare. Lui è molto consapevole dei suoi mezzi”.
Il prestito al Genoa? “Inizio i primi sei mesi con Mourinho, all’inizio va anche benino e gioco titolare fornendo qualche assist. Dopo il 6-1 contro il Bodo/Glimt non ho più giocato e io volevo avere più spazio. Vado al Genoa, la situazione era complicata e ho fatto soltanto 3 presenze, di cui una da titolare. Ho fatto peggio di prima…”.
Hai avuto un momento in cui pensavi che non saresti diventato un campione? “Sì. Dentro di me non mi sono mai rassegnato, ma l’idea era rimasta nella testa. In quel momento ero davvero giù. La Roma vinse la Conference League e i ragazzi che giocarono al posto mio fecero molto bene, quindi non c’era più spazio per me. Poi la Roma mi ha venduto al Basilea e all’inizio non ero contento, ma quando ho accettato il fatto di dover fare un passo indietro ho capito che sarebbe stato il posto giusto per me. Per un giovane era perfetto trovare continuità lì”.
Si parla tanto della comunicazione di De Rossi: che rapporto hai con lui? “Sbagliane una Danié (ride, ndr). Con lui ho un rapporto fantastico. Quando avevo 16 anni molti calciatori mi aiutarono ma lui più di tutti. Vivevamo vicino e lui da un giorno all’altro mi disse: ‘Se ti serve un passaggio ti vengo a prendere io e ti riporto a casa… E così fece per 3/4 mesi. La prima volta avevo un’ansia incredibile, ma lui ti mette talmente a tuo agio che non ti fa pesare il fatto che lui sia De Rossi. A lui chiedevo tutti gli aneddoti sul passato, anche perché ero tifoso della Roma. Al semaforo la gente scendeva dalla macchina e si faceva le foto con lui. Lui ha un’umiltà incredibile, ancora devo conoscere una persona come lui nel calcio”.
Con chi ti sei appassionato al calcio? “Io da bambino guardavo solo la Roma. Prima ero attaccante e per me Vucinic era… A lui non piacevano le cose facili, magari sbagliava i gol davanti alla porta. Prima di entrare alla Roma ero ancora attaccante e cercavo di imitarlo, mi sentivo come lui. Mi ricordo quando segnò all’ultimo minuto contro il Cagliari e si tolse i pantaloncini e io la domenica dopo lo imitai”.
Come hai vissuto l’arrivo di Bove in Inghilterra? “Edo è uno dei miei migliori amici nel mondo del calcio. Ci conosciamo da piccoli, io sono entrato nel settore giovanile della Roma a 9 anni e lui a 10. Abbiamo fatto tutto il percorso insieme. Io non stavo guardando la partita (Fiorentina-Inter, ndr), ma mia madre mi chiamò in lacrime. Accesi la tv e vidi la partita sospesa: ‘Mi sa che è Edo’, disse mia mamma. Non era molto lucida. Momento bruttissimo, soprattutto per i familiari. Io ora però l’ho visto benissimo. Era la prima volta in cui stava facendo davvero bene e si stava sentendo giocatore anche fuori da Roma… Noi viviamo per il calcio, quindi perché non giocare? L’ho visto molto sicuro di sé, ovviamente la vita gli è cambiata ma se può continuare il suo sogno…”.
Dopo il pareggio per 3-3 contro la Juventus, Gian Piero Gasperini concederà ai suoi un giorno di riposo. La risorsa infatti è fissata per mercoledì pomeriggio, quando la Roma
Allo Stadio Olimpico va in scena il super scontro diretto tra Roma e Juventus, valido per la ventisettesima giornata di Serie A. Oltre allo striscione esposto in Curva Sud, i tifosi giallorossi ne hanno srotolato un altro e il messaggio diretto al club bianconero (e in particolare a Giorgio Chiellini) è chiarissimo: “Doping, falso in bilancio, Calciopoli, è lunga la lista… Ora in tv fai il moralista”.
Successivamente è stato esposto un altro striscione: “Non siete l’esempio, non siete leggende, non siete campioni… Siete la croce di intere generazioni!”.
Radja Nainggolan torna a far parlare di sé. Nel teaser della nuova puntata del podcast 352 Sport, in uscita domani, lunedì 2 marzo, l’ex centrocampista belga si racconta con la consueta schiettezza, anticipando aneddoti legati alla sua carriera e al periodo vissuto alla Roma. Ecco le sue parole:
Sullo stile di vita.
“Quello che faccio fuori dal campo sono fatti miei, penso di poter prendere il patentino da allenatore, perché se vedo quello che c’è in giro credo di poterlo fare tranquillamente. Ho visto giocatori che facevano casa-campo-casa e avevano dieci volte più infortuni di me”.
Sul suo passato.
“Quando andavo in campo con la Roma, e anche prima di andare all’Inter, penso che qualsiasi squadra mi poteva prendere. Io ho sempre tifato per il Barcellona: se mi avessero chiamato, ci sarei andato a occhi chiusi. Non voglio dire se Cristiano Ronaldo vive così, anche io devo vivere così. Ho la mia vita: il calcio per me è sempre stato un hobby, e se poi può diventare un lavoro, ben vengano i soldi. Non ho mai saltato un allenamento e ho giocato anche da lesionato. Avrei potuto parlare sempre in positivo di me stesso, ma non mi interessa: preferisco farmi giudicare dagli altri, stavo più in discoteca che in campo”.
Piacevole sorpresa domani all’Olimpico prima del fischio di inizio di Roma-Juventus. Marco Conidi, infatti, alle 20.30 circa, canterà sotto la Sud la celebre “Mai sola Mai”, accompagnato da un pianoforte. Un ulteriore modo per scaldare ancora di più un Olimpico che si annuncia bollente.
Immancabile in conferenza la domanda sul possibile ritorno in società di Francesco Totti. Gian Piero Gasperini ha risposto con una battuta, prima di riportare subito l’attenzione sul campo. A chi gli chiedeva quali idee avesse per un eventuale ruolo dello storico capitano, il tecnico ha replicato: “Di farlo giocare domani”. Una risposta che ha strappato un sorriso, subito seguita dalla precisazione: “Scherzi a parte, al momento non ho in mente ruoli particolari, siamo concentrati sulla partita di domani con la Juventus”.
🟡🔴 VIDEO – Gasperini scherza sul ritorno Totti: "Lo farei giocare domani". Poi frena: "Testa alla Juve"
Poche possibilità di vedere Paulo Dybala. Alla vigilia del big match contro la Juventus, Gian Piero Gasperini spegne le speranze di vedere l’argentino in campo. Sebbene il recupero proceda e le sue confizioni , le condizioni non sono ancora ottimali per un impegno così delicato. “Dybala? Proviamo oggi. Sta molto meglio, ma non nelle condizioni di poter giocare”, ha dichiarato il tecnico in conferenza stampa, anticipando di fatto il forfait della Joya per la sfida alla sua ex squadra.