Adidas e Roma, evento con Soulé, Mancini e Carl Brave: come vincere l’accesso esclusivo (FOTO)

Un evento esclusivo per celebrare il legame tra la Roma, i suoi tifosi e la città. Adidas e il club giallorosso hanno annunciato una serata speciale che si terrà il prossimo 12 settembre all’Adidas Brand Center di Via del Corso e che vedrà come protagonisti d’eccezione il cantautore romano Carl Brave e i calciatori della prima squadra Matias Soulé e Gianluca Mancini.

I tifosi avranno la possibilità di partecipare e vincere un VIP Pass per l’evento, che sarà condotto da Nicolò De Devitiis. Per tentare di aggiudicarsi l’accesso, sarà necessario acquistare una maglia della Roma (Home, Away o Third) tra l’1 e il 10 settembre, esclusivamente presso l’adidas Brand Center di Roma, e successivamente registrarsi sull’apposita landing page.

La serata, con inizio alle ore 19:00, prevede un evento con Carl Brave, seguito da un’intervista in cui l’artista dialogherà con Soulé e Mancini. Il tutto si concluderà con un meet & greet che darà ai fortunati vincitori la possibilità di incontrare i due giocatori giallorossi per foto e autografi.
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RANIERI: “Dobbiamo restare in regola con i conti. Gasperini-Massara? Ci possono essere opinioni diverse, per questo ci si confronta. Sancho operazione insostenibile” (INTEGRALE)

SKY SPORT – Torna a parlare Claudio Ranieri. Il senior advisor del club giallorosso, nell’intervista rilasciata all’emittente satellitare, ha toccato diversi argomenti: dal FFP all’ultimo mercato fino all’approccio di Gasperini sulla panchina della Roma. Queste le sue parole:

Prima di tutto, partiamo dal nome. Claudio Ranieri… come la chiamo? Sono un po’ in difficoltà: mister va bene?

“Mister va benissimo”

Ci racconta un po’ questo nuovo ruolo: se le manca un po’ l’adrenalina del campo, se i consigli che lei dà ai Friedkin in qualche modo sostituiscono questo aspetto emotivo?

“Devo dire che negli ultimi anni della mia carriera sono stato spesso a casa fino alla chiamata. Soltanto con il secondo anno della Sampdoria e il secondo anno del Cagliari ho iniziato la preparazione. Se no, mi lasciavano a casa per l’estate e poi venivo chiamato (ride, ndr). Per cui ancora non percepisco quella mancanza, ma devo dire che ho fatto parecchie videocall in questo mese di mercato, sono stato molto attivo. Certo, poi quando vedi le partite ti piacerebbe stare lì, però io credo che ci sia un’età per tutto. Questa è la mia età di stare fuori, vedere e aiutare gli altri”

Ha parlato di mercato: sfrutto questo assist che mi ha dato. Ci sono alcuni aspetti un po’ complicati da capire, mister, perché c’è un quadriennio da completare nel rapporto con l’UEFA nel 2026. Che cosa succede il 30 giugno 2026? Che tipo di risposta dovrete dare alla Federazione Europea?

“Dovremo stare in regola con i conti. Vediamo come va il campionato, vediamo come ci classificheremo, che percorso faremo in Europa League. Sono tutte entrate che porteranno dei valori aggiunti. Poi dopo al limite ci sarà da vendere qualcuno, perché non possiamo permetterci di prendere il cartellino rosso. Lo scenario è questo: se benauguratamente arrivassimo in Champions League, con il cartellino rosso non la potremmo disputare. Dobbiamo tenere i conti veramente a posto”

Allora prendo proprio spunto da questo elemento che ha tirato fuori. Si fa fatica un pochino a trovare la sintesi tra questo che ci ha ricordato e un’operazione che sembrava fattibile, come quella di Sancho, che era molto molto costosa. Se bisogna rivolgersi all’UEFA con questo equilibrio, com’era ipotizzabile una trattativa così ingombrante dal punto di vista economico?

“Economicamente era molto, molto pesante, però i Friedkin pur di accontentare l’allenatore l’avrebbero fatta. Certo, ci sarebbe stato da vendere qualcuno: finché non fosse uscito un pezzo pregiato non avremmo potuto farla. Ma quel pezzo pregiato non credo che si sarebbe mai venduto, perché i giocatori di valore noi vogliamo tenerceli. Più in generale, abbiamo inserito dei giovani, sperando che con il nuovo allenatore vengano valorizzati al massimo. Perché se fosse necessario dovremmo eventualmente vendere e rientrare nei parametri di questo Fair Play Finanziario”

Quali caratteristiche devono avere i giocatori sui quali investite?

“Sicuramente forti, perché siamo la Roma, e giovani ma già con qualche speranza in più. Ripeto, siamo la Roma, non una squadra che non ambisce a entrare nelle coppe. Servono giocatori di belle speranze e per questo è stato scelto dai Friedkin un allenatore che ha nel suo pedigree questa qualità: quella di scoprire, tirar fuori il meglio da ogni giocatore. Ci aspettiamo questo”

Che tipo di vicinanza c’è da parte della proprietà verso la squadra e la dirigenza?

“Totale. Io non so quante videocall, chiamate, messaggi ho fatto giorno dopo giorno. Se non mi si vede è perché non voglio: non devo né voglio apparire. Ci sono l’allenatore, i giocatori… sono loro che devono essere messi in mostra. Io sto dietro le quinte e cerco di aiutare nel mio piccolo quello che posso fare. Lo faccio veramente con tutto il cuore per la Roma”

Conosce benissimo l’ambiente, il territorio tutto della Roma… che valutazione dà di questo primo approccio di Gasperini a Roma?

“Ottimo, ma ne ero sicuro. Quando abbiamo fatto una lista e i Friedkin hanno scelto Gasperini, eravamo sicuri di lui. Si parlava di antipatia, ma io ho detto che per me era ancora di più dell’antipatia: era qualcosa oltre, di un avversario veramente molto difficile da affrontare. Però poi quando ce l’hai a tuo favore le cose cambiano. È un allenatore che pretende, esige il massimo da sé stesso prima di tutti e poi dagli altri: per cui questo ci voleva per la piazza di Roma. Io ne sono super convinto e sono super convinto che farà un grandissimo campionato”

Il nuovo gruppo di lavoro sarà chiamato anche a gestire due situazioni di due giocatori di altissimo livello, che hanno dei contratti che economicamente sono abbastanza impegnativi. Parliamo di Pellegrini e Dybala: scadenze diverse, ma argomenti da affrontare. Allenatore e direttore sportivo su Pellegrini hanno già comunicato una decisione. Qual è la sua idea? E su Dybala: si comincerà a parlare di futuro prima o poi?

“Io credo che tutto dipenderà da questo campionato in corso. L’allenatore vuol sempre vincere, per cui metterà in campo giocatori che reputa che possano far vincere la Roma in quella determinata partita. Ricordiamoci l’Atalanta: gli attaccanti li cambia e li varia spesso proprio perché chiede loro quel surplus di pressing e di determinazione. Dipende da quello che faranno non solo loro: tutti i giocatori devono dare il meglio e poi durante l’anno si deciderà”

Però loro hanno situazioni contrattuali un po’ più impegnative rispetto agli altri, quindi anche il contenuto economico sarà un valore.

“Sì, certo, ma tutto dovrà essere proporzionato al Fair Play Finanziario e a quello che possono dare. Noi vorremmo che dessero il 100% ad ogni partita, che fossero i giocatori-faro di ogni partita. Se sarà così, sicuramente ci sarà da pensare e vedere bene tutto”

Questa è una società che ha messo dentro profili diversi: Massara come DS, Gasperini allenatore, lei in questo nuovo ruolo. Che sinergia c’è tra voi, che condivisione?

“Totale, ripeto: con i Friedkin ci siamo confrontati più volte. Certo ci possono essere non dico dei contrasti, ma delle opinioni diverse e proprio per questo si fa un brainstorming: si pensa, si parla, si sviscerano tutte le problematiche che ci sono e poi i proprietari decidono”

Che messaggio si sente di lasciare ai tifosi?

“Quello che ho detto: mi faccio da parte perché abbiamo bisogno di un nuovo allenatore, il quale deve avere un anno a disposizione per programmare, gettare le fondamenta della Roma del futuro. È vero, lo so che è stato detto mille volte, però ho fatto questo proprio per il bene della Roma: abbiamo fatto un ottimo campionato l’anno scorso, ma va cambiato il modo di operare. Ecco perché è stato preso un allenatore valido, anzi super valido come Gasperini”

L’obiettivo rimane il ritorno in Champions dopo sette anni?

“L’obiettivo è quello di creare delle fondamenta solide. Se poi si arriverà in Champions League è tanto di guadagnato, ma io dico che l’obiettivo è quello di trovare il massimo in ogni partita. Noi non possiamo dire ai nostri tifosi: ‘Vi promettiamo questo, vi promettiamo quell’altro’. Noi promettiamo che ogni partita, sia di campionato, di Coppa Italia, di Europa League, la Roma darà il massimo. Ne sono convinto”

La grande forza di questo momento della Roma dei Friedkin sembra questo gruppo di lavoro. Idee chiare, giocatori giovani, quasi tutti di proprietà. Come ha detto lei: c’è stato anche qualche momento con opinioni diverse. Ma a tal punto da arrivare a minacciare delle dimissioni? Le risulta?

“No, che io sappia no. E se non lo so io, credo che non ci siano mai state, perché non mi è mai giunta all’orecchio una cosa del genere”

Abbiamo parlato tanto di giovani, chiuderei con un giovane che è un po’ l’emblema in questo momento dello sport italiano e mi riferisco a Jannik Sinner. Le chiedo, da uomo di sport, quali emozioni prova a vedere questo ragazzo giocare sempre in palcoscenici così grandi?

“Sicuramente è uno stimolo per tutti quanti. Non solo per il calcio, Vedere una persona arrivare sul tetto del mondo non da predestinato, ma con il duro lavoro, con la tenacia, con la forza di volontà è di grande ispirazione. A New York non è stata la sua giornata, ma io credo che quei due ragazzi, Sinner e Alcaraz, ci faranno vivere dei momenti meravigliosi. E poi chi sarà più in forma vincerà. Però vorrei spendere altre due parole per le ragazze del volley, che hanno fatto una cosa meravigliosa: anche loro hanno dato tutto e nel momento topico hanno tirato fuori quel qualcosa in più, quell’unione arrivata grazie a Velasco. E poi vorrei dare il mio grosso in bocca al lupo agli uomini del volley, che andranno a lottare per il Mondiale”

 

 

Poyet (ex ct Grecia): “Sorpreso dal trasferimento di Tsimikas alla Roma. È perfetto per Gasperini”

TELE RADIO STEREO – Gustavo Poyet, ex commissario tecnico della Grecia, ha rilasciato un’intervista all’emittente radiofonica e tra i vari temi trattati si è soffermato sul trasferimento di Kostas Tsimikas alla Roma. Ecco le sue dichiarazioni.

Mister Poyet, lei ha allenato Tsimikas in nazionale, quindi lo conosce bene: il suo trasferimento alla Roma l’ha stupita?
Si, mi ha sorpreso il passaggio di Tsimikas alla Roma, perché stava molto bene al Liverpool, ma forse ha pesato l’alternanza, il non giocare spesso. Ne avevamo parlato in Nazionale, quando allenavo la Grecia, appena lui firmò il rinnovo contrattuale coi Reds. Immagino che la Roma lo avrà convinto, magari parlando con l’allenatore, sarebbe veramente interessante capire come i giallorossi gli abbiano fatto cambiare idea“.

Che impatto può avere Kostas in Serie A e nella Roma?
Non ho seguito molto la Roma, però, dalle informazioni che ho preso, so che gioca con 3 difensori. Il tema cardine è quanta possibilità abbia Tsimmy, io lo chiamo così, di giocare a tutta fascia, fare l’esterno a tutto campo, avendo quella libertà di partecipare e di spingere perché sa che ha un difensore alle spalle pronto a proteggerlo. Credo che le sue caratteristiche si sposino bene con quel sistema, più di una difesa a 4“.

Gasperini, infatti, gioca un calcio molto offensivo: Tsimikas può esaltarsi allora ascoltando le sue parole…
Come ho detto in precedenza, credo sia perfetto per caratteristiche. Io mi ricordo l’Atalanta di Gasperini quando venne in Grecia a giocare contro l’Olympiakos (nel 2022, vinse la Dea 3-0, ndr): mi fecero una grande impressione per organizzazione e facilità di corsa. Credo che abbiano scelto Tsimikas non soltanto per la caratura internazionale, per l’esperienza tra Liverpool e nazionale greca, ma anche per le caratteristiche tipiche di Tsimmy, perché si trova benissimo in un gioco molto intenso“.

In Europa League vede la Roma tra le favoritissime o crede che il trofeo vinto a maggio dal suo ex Tottenham resterà in Inghilterra?
Molto difficile fare un pronostico ora. Ci sono squadre forti, medie e scarse. Io non sono un fan del nuovo sistema delle competizioni europee, evidentemente le televisioni hanno un ruolo importante in questo, perché più grandi partite si giocano, migliore è per tutti, anche dal punto di vista economico. E’ molto complicato farsi un’idea di una manifestazione che deve prendere forma ora, con le squadre che devono fare bene anche nel proprio campionato. Mi hai citato il Tottenham, ma loro fecero una Premier terribile, mi sembra sia stato uno dei peggiori Tottenham della loro storia almeno in Inghilterra. Dipenderà anche dalla Roma, magari potrebbe verificarsi che i giallorossi dovranno fare una scelta tra Europa e campionato e quando uno si mette a scegliere, significa che non sta benissimo e a me in particolare non piace. Quando c’erano i gironcini, le squadre potevano gestire il proprio potenziale in un’altra maniera. Comunque ritengo che sia la Roma che le formazioni inglesi abbiano possibilità di arrivare in fondo, ma oltre non saprei sbilanciarmi“.

Candela: “Già si vede il lavoro di Gasperini alla Roma. Intrigato da Ferguson, mi aspetto tanto da lui” (VIDEO)

GASPORT – Vincent Candela, leggenda della Roma, ha rilasciato un’intervista al quotidiano a margine della partita organizzata a Reggio Calabria da Operazione Nostalgia e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla Roma di Gian Piero Gasperini. Ecco le sue parole.

Un giudizio sulla prima Roma di Gasperini?
“Spettacolare. Contro il Bologna, che è una squadra che partecipa da due anni alle coppe europee, ha fatto una grande partita. Si vede già il lavoro di Gasperini sotto l’aspetto fisico e anche nei movimenti in campo. Non avevo dubbi, Gasperini è una persona seria che capisce di calcio. Parla il campo, sono contento per le vittorie. Sul mercato qualcosa in più poteva arrivare, ma sono rimasti Dybala, Koné, Svilar, Ndicka e Mancini. Sono arrivati anche giocatori importanti”.

Da chi ti aspetti una grande stagione?
“Dobbiamo mettere la Roma davanti ai singoli, questo è lo spirito di Gasperini. Bisogna ascoltare l’allenatore, il presidente che ha speso tantissimo e Massara che è un grande ds. Sarà una grande stagione, Gasperini sa tirare fuori il meglio dai giocatori e crescere i giovani. Farà dare ancora di più anche a giocatori come Koné e Dybala”.

Cos’è Roma per te?
“Vivo qui da 20 anni e le mie quattro figlie sono nate a Trastevere. Roma è la mia vita”.

Quando potrà ritornare lo Scudetto a Roma?
“Spero il prima possibile, la città, la società e i tifosi lo meritano. Lo stadio è sempre pieno da 5/6 anni, quindi sarebbe giusto, ma ci vuole un po’ di tempo. Ora ci sono le fondamenta per creare una buona sinergia”.

L’obiettivo stagionale?
“Arrivare in Champions. Abbiamo le capacità e i giocatori per arrivarci”.

Quale nuovo acquisto ti intriga di più?
“Ferguson. Si tratta di un calciatore giovane ma già si è visto, gioca per la squadra, protegge bene il pallone, è bravo tecnicamente, dribbla, tira… Non è facile il primo anno, ma ha risposto subito bene da titolare. Mi aspetto tanto da lui”.

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Operazione Nostalgia, Totti con Perrotta e Pizarro: il gol fa impazzire il Granillo (VIDEO)

A Reggio Calabria si svolge “Operazione Nostalgia”, il raduno dedicato alle vecchie glorie del calcio italiano. Tra i protagonisti più attesi c’è Francesco TottiAl suo ingresso in campo una vera e propria ovazione da parte del popolo reggino presente sugli spalti dello stadio Granillo. Poi la leggende della Roma ha incantato i presenti con giocate di qualità.

L’ex capitano giallorosso ha fatto impazzire i tifosi presenti in particolare in un’azione spettacolare costruita con due suoi ex compagni di squadra: David Pizzarro e Simone Perrotta. Controllo raffinato dell’ex 10 sul passaggio del “Pec” e lancio preciso, con Perrotta bravo a superare Sebastian Frey e a depositare in rete. Nella loro squadra anche Aldair, Zago, Vincent Candela e Max Tonetto.

 

 

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Ghilardi alla scoperta della cucina romana: il difensore a cena in un ristorante della Capitale (FOTO)

Gian Piero Gasperini ha concesso alla squadra tre giorni di riposo prima di tornare ad allenarsi al ‘Fulvio Bernardini’ di Trigoria nella giornata di martedì e Daniele Ghilardi ha deciso di restare nella Capitale. Il difensore giallorosso sta iniziando a conoscere la cucina romana e ieri sera ha cenato nel noto ristorante “La Villetta dal 1940”, locale in cui andò anche Gasp il 27 agosto.

 

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Wesley e l’amore per la Roma anche nel “GTA brasiliano”: nel videogioco spuntano i personaggi con le maglie giallorosse e il suo ’43’ (FOTO)

L’amore di Wesley nei confronti della Roma sbarca anche nei videogiochi. Il terzino destro è un grande appassionato del gioco “171” (il GTA brasiliano) e condivide tale passione con i suoi amici, i quali hanno deciso di aggiungere al videogame un pizzico di giallorosso. I loro personaggi infatti vestono tutti la maglia della Roma con il numero 43 sulla schiena, ovvero quello scelto da Wesley per la sua avventura nella Capitale.

Boniek: “Ziolkowski parte come vice Mancini, ma avrà modo di giocare. Per caratteristiche ricorda Huijsen” (VIDEO)

MECZYKI.PL – Zbigniew Boniek, ex centravanti della Roma, ha rilasciato alcune dichiarazioni al portale polacco e tra i vari temi trattati si è soffermato su Jan Ziolkowski, nuovo acquisto della Roma. Ecco le sue parole

Il trasferimento di Jan Ziółkowski alla Roma?
“Gli italiani amano i giovani calciatori che sono un punto interrogativo. Lo stesso Gasperini ha dichiarato di credere nell’intuito del direttore sportivo Frederic Massara, artefice del trasferimento. Penso che Jan inizierà come sostituto di Mancini, ma la Roma dovrà affrontare tre competizioni quindi avrà sicuramente modo di giocare. Ha solo 20 anni, credo che tra una stagione e mezzo sarà già un giocatore ancora più forte. I giornalisti mi hanno chiamato e mi hanno chiesto a chi paragonerei Ziółkowski e io ho risposto con un po’ di audacia a Dean Huijsen. Per statura, modo di giocare e movenze ricorda un po’ il nuovo difensore del Real Madrid, che in precedenza ha giocato anche nella Roma”.

 

Casella (ex ds Pro Vercelli): “Paratici ha movimenti da giocatore di Serie A, somiglia a Inzaghi”

TELE RADIO STEREO – Alex Casella, ex direttore sportivo della Pro Vercelli, ha rilasciato un’intervista all’emittente radiofonica e si è soffermato su Lorenzo Paratici. L’attaccante classe 2008 della Roma ha realizzato una tripletta nel test contro il Roma City e fu proprio Casella a portarlo alla Pro Vercelli nel 2022 prima del trasferimento alla Sampdoria. Ecco le sue parole.

Come ha scoperto Lorenzo Paratici?
Lo avevo preso che era nel settore giovanile dilettantistico, amatoriale, dopo essere uscito dal percorso Juve perché non lo reputavano pronto. Mentalmente Lorenzo vedeva un calcio che gli altri non vedevano, è un ragazzo precoce di cervello. Fisicamente magari era un po’ in ritardo, ma cerebralmente era avanti. Aveva movimenti da giocatore di Serie A, che difficilmente vedi in quelle categorie. Lo sta dimostrando negli anni. A Vercelli era un po’ indietro ma con le sue qualità e con la voglia di dimostrare di poter avere un suo percorso, a prescindere dal cognome che porta, è riuscito a fare la differenza e a fare benissimo e questo lo ha portato ad arrivare alla Sampdoria. Dentro la testa è un giocatore velocissimo, riesce a essere sempre nel posto giusto al momento giusto”.

Quali sono le sue qualità principali? E i difetti?
La qualità migliore è che sicuramente dove cade la palla in area lui è già lì. I tre gol che ha fatto con la Roma lasciano il tempo che trovano, ma l’anno scorso in Primavera 1 da sotto età e in una squadra che era retrocessa dopo il girone d’andata ha fatto 7 gol e nessuno banale. Riesce a leggere prima dove la palla arriva e quando va a concludere ha il fiuto del gol da attaccante vero. Con i dovuti rapporti, somiglia a Inzaghi. Ha delle letture che sono da giocatore vero e quando conclude calcia bene e vede la porta. Difetti? Quando lo avuto io, tre anni fa, era ancora nella formazione adolescenziale. Ora non è un giocatore completo e fisicamente non è arrivato, quindi ha grandi margini. E’ comunque difficile trovare in un ragazzo con un cognome così importante quella voglia e quell’aggressività lì. A Vercelli, per esempio, faceva un’ora e mezzo di treno per arrivare, l’allenamento era alle 16 e tornava a casa alle 21. E l’anno prima faceva i regionali. Avere quello spirito di sacrificio e quella voglia di dimostrare è una dote che gli sta consentendo di emergere e magari di ritagliargli un ruolo importante nel futuro prossimo“.

A livello personale che cosa ha provato dopo i tre gol nell’amichevole?
Per noi direttori sportivi vedere un ragazzo che hai accompagnato nel percorso di crescita fare qualcosa di importante è motivo d’orgoglio e soddisfazione. Era un’amichevole e lascia il tempo che trova in quanto tale, il percorso quotidiano è quello importante. L’anno scorso ero alla Spal e, se non fosse fallita, avevo detto al padre Fabio che avrei fatto la scommessa di portarlo in Serie C per fargli fare il titolare. Fisicamente magari paga qualcosa, ma ha quel qualcosa che gli altri non hanno”.

Come si gestisce l’ondata improvvisa di articoli e attenzioni da parte di un ragazzo neanche 17enne?
Lui ha una fortuna rispetto agli altri ragazzi: ha vissuto in una famiglia con i riflettori sempre puntati addosso. L’attenzione verso di lui c’è da bambino, questa cosa rischia di essere penalizzante ma crescendo così ti fortifica e diventa qualcosa con cui convivi e cresci. Essere figlio di Fabio Paratici e vivere a Torino, giocare alla Juve, non era semplice. Quando cresci così è diverso, sicuramente, ma ti permette di gestire meglio situazioni del genere perché ci hai già lavorato negli anni”.

Ha avuto modo di parlare con Lorenzo?
No, dopo l’amichevole no. Ricordo che mi scrisse l’anno scorso dopo la convocazione in Nazionale per ringraziarmi del percorso che aveva fatto, è un ragazzo fantastico e umilissimo. Si merita il meglio e quello che sta avendo. Se è tifoso della Juventus? Purtroppo nel calcio oggi, tolti De Rossi e Totti, alla fine si è nel mondo del lavoro e si deve dare sempre il 100%. Si perde il fatto di tifare per una squadra o un’altra”.

 

E’ inverosimile pensare che Paratici da qui a fine stagione possa esordire in Serie A?
Nel calcio mai dire mai, i percorsi sono da costruire. Gasperini è un allenatore coraggioso e magari a volte usa queste cose per tirare un po’ per le orecchie ai giocatori più esperti, ma serve un giocatore integro e forte. Se riesce a reggere i ritmi di lavoro di Gasp avrà grande possibilità di esordire, secondo me. All’Atalanta lo ha fatto con tantissimi e sicuramente con la Roma proverà a seguire lo stesso tipo di discorso. Chi regge quel tipo di lavoro, alla fine, viene premiato. Lorenzo è stato sempre abituato ad avere i fari puntati, avere avuto a che fare con campioni fin da bambino lo ha magari abituato a vederli come persone normali e non come marziani. Sicuramente sa che chi arriva a quei livelli là ci arriva solo per doti tecniche o qualità, ma soprattutto grazie al tantissimo lavoro e alla professionalità”.

Fienga: “Alla Roma grande pressione, ma i tifosi ancora mi ringraziano. Il mancato rinnovo di De Rossi? 7000 romanisti vennero sotto il mio ufficio per ammazzarmi” (VIDEO)

THRIVING MINDS – Guido Fienga, ex amministratore delegato della Roma, ha rilasciato un’intervista al podcast di Alberto Zandi e tra i vari temi trattati è tornato a parlare della sua avventura nel club capitolino. Ecco le sue dichiarazioni: “Quando sono stato il CEO della Roma ho capito che nella vita puoi anche trovare il nuovo vaccino per curare il cancro, le persone saranno felici e qualcuno ti inizierà a conoscere, ma quando stai vicino a gente come Totti e Ronaldo tutti ti conosceranno, ti cercheranno e ti vorranno. Quindi se non sei super equilibrato rischi di perdere il controllo di te stesso e diventi vanitoso e pieno di ego”.

Quando scegli i calciatori ci sono due strade differenti: nel primo caso li formi partendo dal settore giovanile, altrimenti li compri. Soffermandoci su quest’ultima possibilità, come funzionava alla Roma? Come li sceglievi?
“Questa è una delle principali abilità di un ds. Non è difficile sapere se un giocatore è bravo o meno tecnicamente, la cosa più importante è capire se quel calciatore può rendere all’interno di una squadra. Bisogna cercare di capire la sua capacità di ambientamento e la crescita all’interno di tale ambiente. Quando ho iniziato non avevo quasi esperienza, quindi il ds mi diceva: ‘Guido, fidati di me perché tu non capisci molto di calciatori ma questo è un crack!’. E poi dopo un anno vedevi che le cose non erano andate in quel modo. Così inizi a parlare con i giocatori e quando guardi la faccia capisci immediatamente se è brillante o intelligente. Dopo un paio di anni andavo da ogni direttore e dicevo: ‘Le regole sono cambiate. Se non capisco qualcosa non è perché non capisco di calcio, quindi fai in modo di farmi capire altrimenti non si fa niente. Inoltre prima di comprare un giocatore voglio farci un’ultima chiacchierata, come quando assumo un dipendente nel reparto marketing… Voglio capire che tipo di persona sia, voglio sapere informazioni su di lui e sulla sua famiglia. La vera differenza nel 99% dei calciatori la fa la testa. Ci sono soltanto due Messi e Ronaldo, gli altri possono essere tutti sostituiti. La differenza è nella testa e nel talento, loro sono unici mentre gli altri possono essere cambiati nonostante uno sia più forte o veloce. Non seguite quelli che dicono ‘Non si può giocare senza questo giocatore’. Si gioca in 11, se non hai un giocatore se ne prende un altro”.

Quale è la differenza nello stile di vita tra i grandi calciatori e quelli normali?
“Io divido i grandi calciatori in due categorie. Una riguarda il talento naturale e a questi calciatori Dio ha donato il talento. Io ne ho avuto uno di questi ed era Francesco Totti. Capisci che Totti è differente già da come tocca il pallone, la palla fa un movimento differente con lui. Colpisce la palla senza neanche guardare il campo e finisce esattamente sul piede dell’attaccante. Poi c’è Ronaldo, che ha talento oltre al duro lavoro. Chi è super talentuoso spesso è pigro perché sa che non deve lavorare molto per fare comunque la differenza, ma nel mezzo della carriera iniziano a capirlo. Totti ha finito a 40 anni, se parli con lui ancora crede di essere talmente forte da poter giocare in Serie A. Sto scherzando, è un mio amico (ride, ndr)”.

Come gestisci la gerarchia all’interno di un club? Di solito il CEO è il dipendente più pagato nelle aziende, ma nel calcio non è così…
“Quando inizia la stagione il CEO entra nello spogliatoio e non hai più di 5 minuti per parlare, perché i calciatori ti ascoltano e non rispondono. Ma tutti i campioni hanno questa caratteristica, ovvero ti scannerizzano e capiscono se sei il leader. Se non lo sei e loro lo capiscono non te lo dicono, ma iniziano a ignorarti e allontanarti. Se capiscono che sei il leader ti rispettano e hanno quasi paura di te. Gestisci un gruppo di uomini e loro devono rispettarti anche se non sei il più pagato. Un errore da non fare è mostrarti come un loro fan, non devi accontentarli per stare vicino a loro. Alcuni fanno questo errore e perdono il rispetto in un minuto. Non ho mai avuto problemi nella gestione dei calciatori, dato che non hanno mai dubitato sulla mia leadership. Ho sempre rispettato i calciatori e li ho anche coinvolti in molte decisioni. Durante il COVID ho fatto una business review con l’obiettivo di capire come gestire questa strana situazione per quanto riguarda l’allenamento. Alla fine la decisione è stata la mia, ma è stato divertente fare una riunione con giocatori top ed esperti come Dzeko, Kolarov, Mkhitaryan. Ho raccolto le loro idee e poi ho preso una decisione aggiornando loro sul piano eseguito. Questo è il mio stile. I calciatori sono contentissimi quando non vengono considerati soltanto come cavalli che devono correre, segnare, avere belle macchine e donne. Loro possono essere parte del progetto”.

Puoi descrivere Mourinho con tre parole?
“Super intelligente, abile nel suo lavoro e la terza parola non posso dirla… (ride, ndr). In privato è divertentissimo. È una bella sfida essere il CEO di Mourinho, ma non lo sono stato per molto. In una delle prime partite abbiamo ricevuto quattro espulsioni, è stato un bel benvenuto dello stile di Mourinho. Ho una bel rapporto con lui, probabilmente perché non ho lavorato molto con lui come CEO. L’ho soltanto portato alla Roma e lavorato per un po’ di mesi insieme, ma ci sentiamo molto”.

Un episodio curioso con Mourinho protagonista?
“Quando decisi di lasciare la Roma è venuto da me e disse: ‘Guido, ci sono soltanto due maschi alpha in questo club e ora uno se ne sta andando…’. E io gli risposi: ‘Buon per te (ride, ndr)’. Questo è il motivo per cui ho mantenuto un buon rapporto con lui. Per un CEO lavorare con un allenatore che è in continuo contrasto con il mondo arbitrale e della Lega è come essere un pompiere in California. Ma Mourinho è molto intelligente e bravo. Ho molte cose da dire ma non posso per la reputazione di entrambi (ride, ndr)”.

Il calcio rappresenta molti aspetti della vita e per molti è come una religione. Ti ringrazio per ciò che hai fatto per questo sport e lo faccio anche a nome di quei tifosi ringraziano maggiormente i calciatori o gli allenatori…
“Non credo che i tifosi non mi ringrazino. All’inizio della mia carriera da CEO dalla Roma, dopo due settimane decisi di confermare la decisione, che era già stata presa, di non rinnovare il contratto di De Rossi. Dopo due giorni c’erano 7000 persone sotto il mio ufficio che volevano ammazzarmi. Sono stato sotto scorta per 4 mesi e questo è stato il mio inizio da CEO della Roma. Ti lascio immaginare l’accoglienza nei miei confronti. Ma poi ho continuato a gestire il club con piena trasparenza, spiegando ai tifosi che i nostri ruoli sono diversi: tutti vogliono raggiungere il successo, ma loro devono fare i tifosi e io devo fare il CEO. Poi è arrivato il COVID e abbiamo rischiato di avere gravi problemi economici, ma ho continuato a fare il mio lavoro trovando nuovi acquirenti. Sono stati due/tre anni di grande pressione, ma ho solo fatto il lavoro come so fare. Quando è terminato il mio mandato uno dei miei assistenti mi ha chiamato e mi ha detto che c’era una delegazione della Curva Sud, ovvero i capi delle 7000 persone che volevano ammazzarmi (ride, ndr), che voleva darmi un regalo. Mi è stato dato uno stemma della Roma con una nota in cui mi ringraziavano e mi chiedevano scusa. Scrissero che probabilmente non erano d’accordo con me su alcune decisioni, ma che avevano capito ciò che avevo fatto e mi rispettavano. Quando vado a Roma e la gente mi riconosce mi stringono le mani, non è una cosa così comune. Se fai bene il tuo lavoro la gente lo capisce”.

In quegli anni alla Roma ti ricordi la cosa più importante che è successa a tuo figlio?
“Sì. Ha sofferto il fatto che suo padre fosse super esposto dal punto di vista mediatico, quindi quando a scuola si parlava della Roma e di me lui controbatteva. Inoltre nei weekend non potevo stare con lui perché dovevo stare con la squadra. Il risultato di tutto ciò è che a lui non piace il calcio. Immagina una casa in cui puoi incontrare Totti, Mourinho, Ronaldo ma per tuo figlio sono dei semplici ospiti”.

Ti penti di qualcosa?
“Questo è il prezzo da pagare per il calcio, è una vita pazza. Io non stavo cercando questo ruolo, ero uno degli azionisti ma gli altri di Boston avevano dei problemi e mi chiesero di prendermi cura della Roma per 3 mesi per riorganizzare e poi vendere la società. Questi 3 mesi divennero però 3 anni tra il COVID e tutto il resto. Ho sottovalutato il peso delle cose, ma poi ho svolto il mio lavoro. Ora mio figlio ha 18 anni e io ho fatto il massimo per non farlo sentire come ‘il figlio di Fienga’. Sono andato via da Roma esattamente per questo. Capisco che sarebbe stata una posizione troppo strana quella di essere il figlio del CEO della Roma, un club che è più di una religione”.