Pastorella: “Nella Roma ero l’unico dirigente romanista, gli altri non capivano le nostre esigenze”

ROMA TG – Francesco Pastorella, ex direttore del dipartimento Sustainability & Community Relations della Roma, ha rilasciato alcune dichiarazioni sulla sua esperienza in giallorosso. Ecco le parole di Pastorella:

Lavorare in un ambiente in cui sei l’unico direttore generale romanista è dura. C’erano un olandese, un americano, uno di Monza e uno di Faenza, non capivano le nostre esigenze. Io sono tifoso, so cosa vogliono i romanisti. È stato facile andare a difendere la proposta di Tonino Cagnucci in una riunione: diamo gratis il biglietto a quelli che sono andati a Bodo, e ho detto che si danno e basta. Dopo la vittoria della Conference League ho voluto che la coppa venisse portata in quattro quartieri popolari della città. Era giusto così, perché quella coppa è dei tifosi e va condivisa. Loro ci hanno aiutato, ci sono sempre stati. Ho fatto toccare la coppa ai non vedenti, e una di loro l’ha sollevata dicendo: ‘Questa coppa è di tutti’. Un’emozione unica“.

D’Aversa: “Roma da Champions con il lavoro di Gasperini” (VIDEO)

SPORTITALIA – Roberto D’Aversa, allenatore dell’Empoli nella passata stagione e attualmente senza squadra, ha rilasciato un’intervista all’emittente televisiva e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla Roma di Gian Piero Gasperini. Ecco le sue dichiarazioni: “Non trascurerei la Roma, che ha un allenatore molto bravo e che fa rendere la squadra al massimo. I giallorossi sono partiti bene con 2 vittorie e 6 punti, si tratta di una piazza importante con passione e spinta della tifoseria. Non dico vincere lo Scudetto, ma la Roma darà fastidio alle altre quattro squadre”.

Non è da Scudetto ma da Champions?
“Con il lavoro dell’allenatore secondo me sì”. 

 

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La surreale partita all’Olimpico tra Roma e Real Madrid dell’11 settembre 2001: il ricordo del club giallorosso a 24 anni di distanza

A 24 anni di distanza la Roma ha voluto ricordare sul proprio sito la partita che andò in scena allo Stadio Olimpico contro il Real Madrid, valida per la prima giornata della fase a gironi di Champions League. La UEFA decise di far disputare la gara nonostante gli attentati terroristici alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono di Washington, ma l’atmosfera allo stadio è surreale e silenziosa.

Tutti gli abitanti di questa terra che l’hanno vissuto, probabilmente, ancora oggi ricordano l’11 settembre 2001, anche se sono trascorsi 24 anni.

Cosa facevamo in quel momento e dove ci trovavamo mentre i notiziari iniziavano a diffondere le immagini degli attentati alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono di Washington. 

Un passaggio cruciale della storia moderna. “Ora il mondo non sarà più lo stesso”, ripetevano in tanti allora. Effettivamente, è andata davvero così. Lo si nota negli aeroporti – ad esempio – quando si parte per un viaggio, con diverse misure di sicurezza attuate prima e dopo la partenza. Ma non solo, in seguito a quegli attentati la geopolitica degli equilibri in medio-oriente e non solo è mutata radicalmente. Con diversi conflitti annessi.

Chi è amante del calcio, di Roma in particolare, quella giornata la ricorda anche per un altro motivo. Quel giorno, per i giallorossi, doveva significare l’esordio in Champions League o del ritorno in Coppa dei Campioni. E questo poi fu, l’esordio della Roma in Champions. Ma in un contesto generale surreale, dove in pochi riuscivano a pensare al calcio e alla palla che rotolava.

È storia. Cronaca. La partita è programmata da qualche settimana, dal 23 agosto, quando vengono resi noti i raggruppamenti della prima fase della massima competizione continentale. La Roma di Capello capita nel girone A con Anderlecht, Lokomotiv Mosca e Real Madrid. Il sorteggio degli incontri prevede che il Matchday1 debba essere Roma-Real Madrid, all’Olimpico, martedì 11 settembre. Un appuntamento che fa emozionare, dato lo spessore dell’avversario.

Sul campo dell’Olimpico scende una delle possibili pretendenti al titolo finale, quella che poi lo avrebbe vinto nella finale di Glasgow contro il Bayer Leverkusen. Un “dream team” imbottito di campioni come Casillas, Hierro, Roberto Carlos, Figo, Raul e compagnia. Non a caso li chiamano i “Galacticos”. All’appello manca solo il nuovo acquisto Zinedine Zidane – preso dalla Juventus in estate per la cifra record di 150 miliardi di lire – ma il fantasista francese marca visita per la lunga squalifica (cinque turni) ricevuta nella stagione precedente in seguito a una testata al calciatore tedesco dell’Amburgo, Jochen Kientz.

È un grande evento, che tutti attendono con ansia e trepidazione. La prevendita dei biglietti procede spedita, si prevede uno stadio delle grandi occasioni. E questa ha tutti i crismi del caso per diventarlo, una grande occasione.

L’euforia e l’entusiasmo vengono meno a poche ore di distanza dalla gara. Nel pomeriggio italiano, intorno alle 15, le trasmissioni nazionali vengono interrotte per dare spazio alle notizie in tempo reale provenienti dagli Stati Uniti. Lì è mattino, l’orologio non segna nemmeno le 9. 

Al-Qaeda dirotta quattro voli civili. I terroristi fanno intenzionalmente schiantare due velivoli sulle torri nord e sud del World Trade Center di New York, causando poco dopo il collasso di entrambi i grattacieli e conseguenti gravi danni agli edifici vicini. Il terzo aereo di linea viene indirizzato contro il Pentagono. Il quarto aereo, diretto contro il Campidoglio o la Casa Bianca di Washington, si schianta in un terreno della Pennsylvania.

Un atto di guerra vero e proprio alla più grande potenza mondiale, in luoghi simbolo dell’economia e del governo. In televisione passa tutto e nulla viene censurato. Si vedono persone che, in preda al panico, si gettano nel vuoto dai grattacieli in fiamme. Morte e disperazione sono ovunque.

Si parla di circa 3000 vittime. Non si può restare indifferenti. Nel pianeta non si parla di altro. I cellulari – che ancora non sono smarthpone, senza chat e aggiornamenti social (che ancora non esistono) – sono bollenti, le chiamate e gli sms impazzano da una persona all’altra: “Accendi la tv, guarda che è successo, mai vista una roba simile”, è il tenore di tante telefonate tra amici e parenti.

Il resto passa inevitabilmente in secondo piano. Figuriamoci il calcio. Eppure, la UEFA decide di non prendere provvedimenti per le partite in programma per la prima giornata di Champions. Si gioca ovunque, rispettando un minuto di silenzio e portando il lutto al braccio. Si gioca pure all’Olimpico, vicino alla Farnesina.

La psicosi è generale. Alcuni tifosi decidono di non andare alla partita per paura di altri attentati, altri non vogliono farsi intimorire dalla situazione. Ma quella che doveva essere una festa di sport, non lo è più. L’atmosfera sugli spalti è surreale e silenziosa.

Nessuno pensa a lanciare cori di sostegno, gli occhi dei presenti sono gonfi di timore e preoccupazione. Soprattutto quando sopra lo stadio passa un aereo. Nessuno lo avrebbe notato in condizioni normali, ma non in questa serata.

Inizia la partita, che interessa il giusto. Tramite radio arriva la notizia che in Turchia, sul campo del Galatasaray dove è impegnata la Lazio, è stato fischiato il minuto di raccoglimento. L’indignazione sale, intanto il match scorre e arriva al novantesimo. Vince il Real Madrid 2-1, segnano Figo, Guti e Totti su rigore. Sul finale Balbo coglie la traversa, andando a un passo dal pareggio.

Qualcuno si rammarica, salvo poi ripensarci. Non è il caso, in quella situazione, di incavolarsi per questioni sportive. “Sarebbe stato giusto non giocare”, dichiara Capello nel post. Vero, anche perché l’UEFA successivamente emette un’altra nota in cui comunica il rinvio delle gare di Champions del 12 settembre al mese successivo”.

(asroma.com)

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Dal rituale all’abitudine: comprendere il lato emotivo delle scommesse sportive

Tra riti scaramantici e puntate prevedibili, il pre-partita assomiglia sempre di più a un rito, soprattutto tra i tifosi della Roma. Oggi sappiamo con certezza che la psicologia gioca un ruolo importante all’interno di questi meccanismi, sei curioso di scoprire quali?

Le scommesse sportive non sono fatte solo di quote e di statistiche, anzi! Possiamo considerarle dei veri e propri rituali che poi diventano delle abitudini. In Europa, il trend ha raggiunto i 123,4 miliardi di euro nel 2024, di cui il 39% online e, indovina un po’, il calcio è al primo posto.

Le scommesse in Italia sono sempre più numerose

Il quadro è chiaro, nel 2024 la raccolta sulle scommesse sportive a quota fissa ha toccato 19,8 miliardi di euro, segno di un’abitudine sempre più digitale ma con una componente retail ancora viva. Nel canale fisico, le agenzie hanno raccolto più di 5,4 miliardi.

Nel frattempo, l’azzardo online in Italia continua ad allargarsi, il volume giocato a distanza ha raggiunto i 92,1 miliardi di euro, include i casinò, le scommesse e gli exchange. È il contesto che fa da sfondo anche alle giocate sportive via smartphone.

Oggi, gli italiani scelgono di affidarsi a piattaforme sicure e regolamentate come 1Bet Scommesse Sportive, che sono semplici da usare e garantiscono delle esperienze rapide del tutto in linea con la vita frenetica di oggi. Non serve essere sempre aggiornati su tutto, questi operatori forniscono delle statistiche aggiornate in modo che gli appassionati possano avere tutte le informazioni a portata di mano con un semplice click.

Rituale vs abitudine: cosa succede nella testa mentre scommetti

Le ricerche sul comportamento mostrano che i rituali aumentano la sensazione di controllo e riducono l’ansia. Quando ripeti un gesto prima di un’azione incerta, ti senti più in mano alla situazione. È stato dimostrato in contesti diversi (performance, consumo, sport) e aiuta a capire perché tanti tifosi ripetano gli stessi passi, dal bar alla foto della schedina, prima del fischio d’inizio.

Sul piano neurobiologico, l’incertezza e la risoluzione rapida dell’esito attivano i circuiti dopaminergici legati all’apprendimento per ricompensa e all’errore di previsione. In parole semplici, più l’esito è vicino e imprevedibile, più il cervello ascolta. Questo meccanismo, ben descritto dalla letteratura su reward prediction error e variabilità delle ricompense, spiega il fascino dei mercati che si chiudono in pochi secondi o minuti.

Non a caso, negli ultimi mesi si parla molto di micro-betting: puntate piccole e frequenti su eventi micro (il prossimo corner, la prossima rimessa, il primo tiro in porta). È la grammatica delle giocate in-play che sta ridisegnando i tempi e i rituali della fruizione sportiva.

I numeri: dove si scommette e su cosa

In Italia, come detto, la raccolta sportiva nel 2024 è stata di 19,8 miliardi. Il dato conferma il ruolo centrale del calcio e la progressiva ibridazione tra il canale digitale e quello fisicoLe agenzie continuano a contare, con 5,4 miliardi raccolti e una spesa (GGR) di circa 954 milioni.

Uno sguardo più ampio ai giochi online, dove rientrano anche le scommesse, parla di €92,1 miliardi di volume giocato a distanza. Questo mare digitale si traduce in esperienze mobile-first e in una fruizione più frammentata, fatta di micro-momenti prima e durante le partite.

La dimensione live: perché push e notifiche cambiano il ritmo

Se segui una gara sul divano o allo stadio, le finestre decisionali si moltiplicano. Le quote che oscillano, i mercati che si aprono e si chiudono, le notifiche che arrivano sullo smartphone. Le micro-scommesse trasformano l’evento sportivo in una sequenza di micro-eventi, ciascuno con un piccolo picco emotivo. È un ritmo inedito rispetto alla schedina pre-match di qualche anno fa.

La letteratura su dopamina e incertezza spiega il perché, la rapida risoluzione dell’esito rinforza l’apprendimento e alimenta il loop osserva-decidi-attendi esito, che tende a ripetersi. È un punto fondamentale per chi costruisce il prodotto (tempi di mercato, UX, notifiche) e per chi comunica attorno allo sport.

Roma: rituali di tifo e dinamiche di puntata

Parliamo della Roma. Negli ultimi campionati l’Olimpico ha viaggiato stabilmente sopra i 62 mila spettatori di media62925 nel 2023/24 e più di 62,4k nel 2024/25. Numeri da podio in Serie A. È un contesto caldo, dove il rito del match-day si intreccia con la fruizione digitale.

Questa energia di comunità si riflette in come si scommette intorno alla partita: giocate pre-match condivise nelle chat, picchi di in-play quando la gara gira”(un gol, un cambio tattico, un’espulsione), spunti micro sui corner e sui tiri. Anche il canale retail resta visibile in città, il Lazio è tra le regioni con maggiore raccolta, ma il mobile accompagna sempre più spesso la giornata tipo del tifoso.

Senza generalizzare, il tifoso giallorosso tipico mixa il rituale e l’abitudine, si incontra con gli amici, ripete delle piccole scaramanzie, poi sposta le giocate dentro la partita. Le micro-scommesse si inseriscono bene nella narrazione live del gruppo: qualcuno guarda il campo, qualcuno l’app e le decisioni scorrono in pochi secondi.

Cremonese, Vardy si presenta: “Ranieri? Ha sempre speso belle parole per me, non voglio deluderlo”

Nuova avventura in Serie A per Jamie Vardy, che nella sua conferenza stampa di presentazione come nuovo giocatore della Cremonese ha riservato un pensiero speciale per una leggenda legata a doppio filo con i colori giallorossi: Claudio Ranieri.
Inevitabile una domanda sul tecnico che lo ha guidato alla storica vittoria della Premier League con il Leicester. Pur non avendolo ancora sentito direttamente, Vardy ha dimostrato grande affetto per il suo ex allenatore: “Se ho parlato con Ranieri? Non ancora, ma ha sempre speso belle parole per me e non voglio deluderlo”.

L’attaccante inglese ha poi spiegato le motivazioni della sua scelta, paragonando la lotta per la salvezza della Cremonese a quella del suo Leicester, si è detto pronto per la nuova sfida e per dimostrare il suo valore nel campionato italiano.

L’ex giallorosso Under si presenta al Besiktas: “Alla Roma ho superato la mia paura”

Nuova avventura per Cengiz Ünder, ma il passato alla Roma non si dimentica. L’ex attaccante giallorosso, appena passato in prestito al Beşiktaş, ha rilasciato la sua prima intervista ai canali ufficiali del nuovo club, e nel racconto della sua carriera non ha dimenticato il suo periodo nella Capitale, definendolo un momento chiave per la sua crescita. “Giocare in Europa era il mio sogno più grande, ma non è stato facile”, ha dichiarato il turco. “Prima di andare lì, avevo paura di non riuscire a esprimere il mio potenziale. Ma alla Roma ho superato quella paura”.

Ünder è reduce da un’esperienza poco fortunata in MLS con il Los Angeles FC. Tornato al Fenerbahçe, club proprietario del suo cartellino, è ora passato in prestito con diritto di riscatto ai rivali cittadini del Beşiktaş fino al termine della stagione. Nel corso dell’intervista, l’esterno ha anche descritto le differenze tra i campionati in cui ha giocato, definendo la Serie A italiana come un torneo “molto diverso, perché le squadre si concentrano pesantemente sulla tattica”.

(bjk.com.tr)

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Juventus, cessioni record grazie alla Next Gen: al primo posto c’è Soulé, terzo posto per Huijsen

A partire dal 2023, la Juventus ha scelto di abbracciare il progetto della squadra Under 23. Ovvero, iscrivere una squadra alla Serie C italiana per dar modo a tutti quei giovani promettenti, di misurarsi in un campionato di livello superiore rispetto a quello Primavera. Per il momento, la realtà della Next Gen sta dando i suoi frutti, soprattutto per quanto riguarda il piano economico. Nelle ultime 3 stagioni, infatti, molti calciatori hanno “regalato” ai bianconeri milioni importanti per far quadrare i conti. Il sito Transfermarkt, ha stilato una classifica con gli incassi da record provenienti dalle loro cessioni. A comandare la tabella c’è Matias Soulé, classe 2003 che la scorsa estate è passato alla Roma per circa 26 milioni di euro. Al terzo posto, invece, un’altra conoscenza dei giallorossi: Dean Huijsen, difensore per il quale il Bournemouth ha sborsato ben 15 milioni di euro.

 

Legends FIFA vs UEFA: a San Siro presente anche Totti (FOTO)

A San Siro sono scese in campo gli ex campioni. Nel pomeriggio di oggi è andata in scena una partita amichevole tra le leggende del calcio: si affrontate le Legends FIFA, capitanate dal presidente Infantino, contro le Legends UEFA, guidate da Ceferin. Sul terreno di gioco del Meazza si sono sfidati i campioni del passato tra i quali anche l’ex capitano e dirigente della Roma Francesco Totti.

 

 

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International Summit on Sports and Medicine, al via il 17 settembre: presente anche il medico della Roma Femminile Petrucci

Il 17 settembre, si svolgerà allo Stadio Olimpico di Roma l’International Summit on Sports and Medicine, evento in collaborazione tra il Social Football Summit e Sports Doctors Network. Questa partnership punta a far conoscere la ricerca e l’innovazione medica in ambito sportivo. Tantissimi gli ospiti presenti, tra cui Gabriele Gravina, Gigi Buffon e la vincitrice del Roland Garros, Iva Majoli. L’evento inizierà alle 9:00, mentre, alle 11:15, interverrà anche la dottoressa della Roma Femminile Veronica Petrucci, che parlerà della salute mentale nel calcio femminile.

“Conti in ordine o niente Champions”

IL TEMPO (F. BIAFORA) – Aveva promesso di stare nelle retrovie e di parlare poco. Ma quando lo fa, le parole pesano eccome, con pochi fronzoli e tanta concretezza nel raccontare la reale situazione (soprattutto economica) della Roma. Ranieri, nei giorni in cui Trigoria è semi-vuota per la sosta delle nazionali, ha rilasciato un’intervista a Sky Sport, raccontando in primis la fase iniziale di questo nuovo ruolo da consulente dopo aver abbandonato la panchina: “Ancora non percepisco la mancanza, ma devo dire che ho fatto parecchie videocall in questo mercato, sono stato molto attivo. Certo, poi quando vedi le partite ti piacerebbe stare lì, però io credo che ci sia un’età per tutto. Questa è la mia età di stare fuori, vedere e aiutare gli altri. Lo faccio veramente con tutto il cuore per la Roma. Se non mi si vede è perché non voglio e non devo apparire. Sono allenatore e giocatori che devono essere messi in mostra.”

Come già successo nella conferenza di presentazione di Gasperini, il “senior advisor” dei Friedkin avvisa i tifosi sui paletti del Fair Play Finanziario con cui dovrà fare i conti la Roma fino al prossimo 30 giugno, data in cui scadrà l’attuale Settlement Agreement: “Dovremo stare in regola con i conti. Vediamo come va il campionato, vediamo come ci classificheremo, che percorso faremo in Europa League. Sono tutte entrate che porteranno dei valori aggiunti. Poi, dopo, al limite, ci sarà da vendere qualcuno, perché non possiamo permetterci di prendere il cartellino rosso. Se benauguratamente arrivassimo in Champions League, con il cartellino rosso non la potremmo disputare. Dobbiamo tenere i conti veramente a posto. Abbiamo inserito dei giovani, sperando che con il nuovo mister vengano valorizzati al massimo. Perché se fosse necessario, dovremmo eventualmente vendere e rientrare nei parametri di questo Fair Play.”

Nell’ambito di tale discorso sembra “stonare” la trattativa per Sancho portata avanti negli ultimi venti giorni del mercato estivo: “Economicamente,” spiega Ranieri, “era molto, molto pesante, però i Friedkin pur di accontentare l’allenatore l’avrebbero fatta. Certo, ci sarebbe stato da vendere qualcuno; finché non fosse uscito un pezzo pregiato, non avremmo potuto farla. Ma quel pezzo pregiato non credo che si sarebbe mai venduto, perché i giocatori di valore noi vogliamo tenerceli.” Un riferimento evidente ai colloqui con l’Inter per Koné. “Ha avuto un approccio ottimo, ma ne ero sicuro,” ha poi proseguito Ranieri, elogiando l’impatto nella Capitale di Gasperini: “È un tecnico che pretende, esige il massimo da sé stesso prima di tutto e poi dagli altri, per cui questo ci voleva per la piazza di Roma. Sono super convinto che farà un grandissimo campionato.”

Ranieri, che dà la parola al campo per il futuro in giallorosso di Dybala e Pellegrini, nega la tempesta a colpi di dimissioni che sarebbe andata in scena a Trigoria a fine mercato per le divergenze tra ds e allenatore, e chiude con un messaggio per i tifosi: “Gasperini, un allenatore super valido, deve avere un anno a disposizione per programmare, gettare le fondamenta della Roma del futuro, che devono essere solide. Se poi si arriverà in Champions, è tanto di guadagnato, ma l’obiettivo è quello di fare il massimo in ogni partita.”