Al lavoro senza 12 nazionali: Soulé corre verso l’Inter

Trigoria si svuota. Sono dodicii calciatori partiti per raggiungere i ritiri delle rispettive nazionali. Pisilli, Cristante e Mancini avranno il compito di riportare l’Italia al Mondiale, stesso obiettivo per Ziolkowski e Celik. Zeki ha dato l’ok a Montella nonostante un piccolo problema muscolare che lo aveva tenuto fuori dalla sfida contro il Lecce. Gli altri giocheranno amichevoli in giro per il mondo. Lavoro duro, invece, per chi è rimasto nella Capitale. Da oggi pomeriggio si inizia a pensare al big match di Pasqua contro l’Inter, nel weekend Gasp concederà due giorni di riposo. E in programma un richiamo di preparazione per farsi trovare al 100% per il rush finale della stagione. Salutata l’Europa League nella testa della squadra c’è solamente il pensiero del quarto posto. I 54 punti in classifica sono un buon bottino, ma davanti c’è il Como a 57. La buona notizia è che a partire dalla sfida con l’Inter ci sarà un Soulé in più. L’attesa è ormai finita ed è pronto per tornare a completa disposizione dopo settimane passate tra lavoro in campo e trattamenti specifici con l’osteopata di fiducia. I miglioramenti ci sono stati e a San Siro può ritrovare la luce, proprio nello stadio nel quale l’anno scorso aveva deciso il big match complicando la rincorsa allo scudetto dei nerazzurri. Dopo Malen è il secondo miglior marcatore stagionale con 7 reti. E non è un caso che senza di lui la Roma ha vinto due partite delle ultime sette tra campionato e Coppa. In attesa della Joya, Gasperini meno può godersi i ritorno della Joyita.

(Il Messaggero)

Avanti a nervi tesi

Otto partite, tre punti da recuperare, al Como, con la Juve al fianco, che vuole la stessa cosa. Non una situazione comoda peri giallorossi, come invece poteva esserlo prima di quel maledetto gol di Gatti, che ha interrotto un incantesimo. La Roma, nonostante i tanti problemi, le assenze, era lanciata, ora insegue e da qui alla fine dovrà superarsi ancora per toccare quel quarto posto che sta tanto a cuore a Gasperini, e al centro di tensioni spropositate con parte dei dirigenti. La società non stava mettendo pressioni a Gasp sull’obiettivo, poi è stata trascinata dal tecnico che, ingolosito, ha chiesto di fare un salto in avanti attraverso il mercato, estivo prima e quello di gennaio poi. E proprio lì si sono acuiti i problemi, tra tecnico e componenti del club, non esattamente con la proprietà, che continua a pensare a Gasp come il miglior allenatore possibile, ma con la dirigenza. Vaz è stato, per il tecnico, l’acquisto della discordia, il giocatore che in quel momento non era una priorità come lo sarebbe stato l’esterno sinistro e Zaragoza è stato subito bocciato. E Venturino? Giovane di belle speranze, ma al tecnico serviva altro. Gasp adesso si ritrova senza troppe risorse per competere con il Como, che ha speso tanto e si gode la possibilità di poter fare il doppio salto e con la Juve, che ha sbagliato acquisti, specie in attacco, e in più aveva perso Vlahovic. E domenica, quasi provocatoriamente, ha inserito addirittura Arena al fianco di Vaz e Venturino per comporre un tridente da Primavera, lasciando in panchina El Sha, titolare nelle ultime due partite e Zaragoza, elemento arrivato a gennaio, con il consenso del tecnico. Gasperini non si trova a proprio agio con Massara, che ricordiamolo, è l’uomo della società, e non più con Ranieri, al quale il ds è legato a doppio filo. I Friedkin si trovano in una situazione quasi di imbarazzo: non vogliono scegliere in questo momento, ma chiedono di renderei rapporti più fluidi per il bene della Roma. Ciò che hanno chiesto è di abbassare i toni, nelle interviste, nei post partita. I mesi che restano alla fine della stagione serviranno per ricomporre lo strappo o per ricucirlo. Gasperini è già sbottato lo scorso 6 gennaio a Lecce e l’altro ieri ha fatto lo stesso, non ha parlato per evitare di toccare argomenti scomodi, anche per la proprietà che non gradisce esporsi e non ama che lo facciano troppo i suoi dipendenti, ma nello spogliatoio le sue urla si sono fatte sentire. Gasp, si sa, è fatto così, non conosce la diplomazia e se ha un microfono in mano, spara a zero, quindi a volte meglio passare per afono o indisposto. Ma il giochino è scoperto e del silenzio resta solo l’eco. L’indisposto allenatore della Roma, oggi si ripresenterà a Trigoria, con una squadra senza i nazionali, con pochi intimi, magari ci sarà l’occasione per riconfrontarsi visa vis con dirigenti e proprietà, ma tanto i suoi pruriti a Trigoria e negli Usa sono ormai noti. Il grande punto interrogativo è sul futuro dell’allenatore, e che strada abbia intenzione di prendere: se accettare un altro mercato difficoltoso e quindi costruire una Roma partendo dai primavera oppure prendere altre strade. Ciò che appare certo è che difficilmente nella prossima stagione rivedremo la triade, Ranieri, Massara e Gasperini, che tanto era stata appoggiata dalla piazza la scorsa estate, tanto da costringere Claudio a rinunciare alla panchina della Nazionale. Ma chi deciderà chi tenere o meno? I Friedkin, che hanno mandato via uno come Mou, plurititolato, e uno come De Rossi, cuore di Roma, non si farebbero problemi a fare lo stesso con Gasp, ma non è questo nei programmi. Bisognerà capire quali caselle/a resteranno in piedi.

(Il Messaggero)

Roma a nervi tesi, l’ordine dei Friedkin a Gasp e dirigenti: “Abbassare i toni”

Magari oggi si ritroveranno ancora una volta tutti insieme, a cercare di capire come andare avanti nel miglior modo possibile. O magari ognuno se ne starà per conto suo, gestendo l’area di propria competenza, aspettando che arrivino tempi migliori. Di certo c’è che oggi la Roma tornerà ad allenarsi ed allora è anche possibile che Gian Piero Gasperini si interfacci con il senior advisor Claudio Ranieri e il ds Ricky Massara, cosa che sarebbe anche normale nella gestione ordinaria di un club. Del resto è già successo in passato e succederà anche in un futuro più o meno lontano. Ma quanto? Già, perché la tensione che si vive negli ultimi tempi a Trigoria ha di fatto allontanato anche le rispettive anime. I nervi sono tesi, ognuno pensa di avere delle ragioni importanti da poter portare avanti. Sta di fatto, però, che l’ordine arrivato dall’alto è quello di abbassare i toni, compattarsi il più possibile e pensare solo a lavorare. Perché. a conti fatti, la vittoria ottenuta domenica pomeriggio contro il Lecce ha ridato fiato e speranza alla Roma, pure in virtù dell’inatteso pareggio della Juventus con il Sassuolo. Del resto, il buon lavoro in campionato di Gasperini è certificato anche da questo, dal quinto posto e da quei 54 punti che sono il secondo miglior rendimento della Roma nelle ultime otto stagioni. Ma allora dov’è il problema? Gasperini, da parte sua, continua ad essere convinto del buon lavoro svolto finora, soprattutto in considerazione di una rosa ridotta ai minimi termini e di giocatori non prettamente e sempre “funzionali” al suo gioco. I due macrotemi su cui insiste il tecnico da tempo sono quelli del mercato e degli infortuni. La gestione degli stop dei vari Dybala, Dovbyk, Ferguson e Soulé non lo ha affatto convinto. A questi si è poi aggiunta la tegola Koné, che lo ha privato del suo centrocampista migliore per un mese. In più le varie scelte di mercato non lo hanno reso felice. E lui non ha mai fatto neanche nulla per nasconderlo. Gli era stato prospettata una stagione di sofferenza, ma Gasp quando ha visto che c’era comunque una buona possibilità di spesa sperava che quei soldi potessero essere investiti in modo diverso. Dall’altra parte, però, c’è una società che è convita di star facendo tutti i passi corretti per mettere il tecnico nelle condizioni migliori per poter lavorare. La rosa è considerata valida, quantomeno all’altezza per poter competere fino in fondo con Como e Juventus per la corsa alla Champions. Ci sono giocatori come Ghilardi, Pisilli e Vaz che sono rimasti a lungo in naftalina e su cui l’allenatore inizialmente nutriva qualche dubbio e che invece si sono rivelati tutti molto utili. Ognuno a suo modo e con tempi diversi. L’ultimo, appunto, è proprio Vaz, che in pochi giorni ha segnato, regalato un assist a Pellegrini e conquistato un rigore. Quei 20 milioni di euro la Roma è convinta di averli spesi bene e che tra 2-3 anni possano valere il doppio, se non di più. Magari, però, Gasp sperava in un attaccante più pronto, per dare l’assalto decisivo alla Champions. E magari a fine stagione lo farà notare ancora. A quel punto, poi, ognuno farà le sue valutazioni. forse anche definitive. E si deciderà se andare ancora avanti insieme o meno.

(gasport)

Giovani da Champions, Vaz nato per stupire: segna, inventa e rilancia la Roma

Il talento è un bagliore improvviso, istintivo. E lui, Robinio Vaz, aveva dimostrato già al Marsiglia di poterlo tenere a lungo acceso. Il baby talento che ha rianimato il sogno Champions della Roma col primo acuto in Serie A contro il Lecce, è l’ultima sorpresa di questa stagione elettrica vissuta alla costante ricerca del gol. Laddove hanno fallito Dovbyk e Ferguson è stato Donyell Malen a rimettere la squadra in carreggiata. E ora, accanto al bomber olandese, c’è anche qualcun altro che può prendersi la scena in area di rigore. E quel qualcuno è proprio lui: il 19enne francese in cui molti vedono già il futuro Victor Osimhen per caratteristiche e fiuto del gol, anche se l’idolo del gioiellino romanista è Zinedine Zidane. In un calcio internazionale in cui le big setacciano il mercato a caccia del giovane talento,
facendo lievitare inevitabilmente i prezzi, il ds Ricky Massara ha visto bene. Pagato 20 milioni, un investimento importante ma giustificato, la Roma si è assicurata un 2007 di talento vero, centravanti del futuro che però lascia il segno pure nel presente. Strappato al Bayer Leverkusen e a mezza Premier, in 240′ in giallorosso Robinio ha rimesso in piedi la gara di ritorno degli ottavi di EL col Bologna e in campionato ha deciso una gara incerta e fondamentale come quella col Lecce, con la squadra fin lì a secco di vittorie da un mese. L’energia e la forza dell’attaccante costituiscono una bella certezza: lo si è visto pure quando l’ex OM ha tenuto testa a difensori di valore come appunto Lucumi o Tiago Gabriel del Lecce. Con la sfrontatezza di chi a 19 anni non ha paura e sa impattare bene i match che gioca per ora solo nella ripresa. Anche in Francia, in soli 373′ in Ligue 1, aveva realizzato 4 gol e 2 assist con medie ogni 90′ eccellenti. Normale aspettarsi che nelle prossime settimane Vaz aggiunga minuti su minuti: il treno Champions non aspetta nessuno e anche lui, ultimo arrivato ma con le idee chiare sottoporta, vuol salirci a tutti i costi.

(gasport)

Oggi c’è la ripresa: con 12 Nazionali, Trigoria è deserta

Oggi la ripresa degli allenamenti a Trigoria, anche se Gasp potrà contare su mezza rosa. Sono 12 i giocatori in giro con le nazionali. Oltre ai tre azzurri (Cristante, Mancini e Pisilli) anche Tsimikas (Grecia), Malen (Olanda), Ziolkowski (Polonia), El
Aynaoui
(Marocco), Wesley (Brasile), Ndicka (Costa d’Avorio), Celik (Turchia), Venturino (Italia U21) e De Marzi (Usa U19).

(gasport)

Gasperini, un silenzio che fa rumore: alta tensione con Ranieri e Massara

LEGGO (F. BALZANI) – Certi silenzi fanno rumore più di mille parole. Quello di Gasperini, dopo la vittoria contro il Lecce, ha acuito una tensione che ormai a Trigoria conoscono anche le sagome di allenamento. Ad alimentare i dissapori sono stati i confronti accessi della scorsa settimana e le parole di Massara prima della gara di domenica. Il ds ha ribadito che nonostante gli infortuni, il tecnico aveva alternative per far bene. In qualche modo puntando quindi il dito sul suo operato. Parole che hanno mandato su tutte le furie Gasperini che a fine partita avrebbe invitato proprio Massara a parlare davanti ai microfoni. Un rapporto in realtà sempre in bilico quello tra allenatore e direttore sportivo a causa della divergenza di vedute sul mercato. Ma non solo. Perché sul tavolo dei dissapori sono emerse anche le questioni relative al recupero degli infortunati, ai rinnovi in bilico e ai rapporti con parte della squadra. E in questo contesto Gasp si aspettava maggiore copertura da parte di Ranieri, l’uomo che lo aveva scelto in estate per rilanciare un progetto che a maggio rischia di naufragare. Gasperini, infatti, starebbe maturando l’idea di lasciare la Roma in estate. Una situazione bollente raffreddata in parte dalla sosta e dalla rete di Vaz. Il 18enne domenica ha guidato un attacco baby mai visto prima. Un altro segnale di Gasperini alla dirigenza. E i tifosi? La spaccatura c’è, ma quasi tutti convergono su un aspetto: “Dopo Mourinho e De Rossi, ora Gasp. Non può essere sempre colpa dell’allenatore”. Difficile dargli torto.

Curva-fischi: uno strappo da ricucire

Da qui a dire che qualcosa si è rotto definitivamente ce ne passa. Ma l’Olimpico non ha digerito a caldo l’eliminazione dall’Europa League. Al termine della sfida contro Il Bologna, la Curva Sud ha fatto segno alla squadra di non andare sotto al settore più caldo del tifo, ma di tornare subito negli spogliatoi. Tutto questo si è consumato sotto i fischi dello stadio, amareggiato per la sconfitta al supplementari. “Siamo tutti delusi per essere usciti dalla coppa, loro hanno fatto sentire la delusione cosi”, ha poi detto Cristante a fine partita. I ragazzi di Gasperini non sono abituati a essere “respinti” dalla Curva Sud: si tratta di un primo terremoto. Roma-Lecce, però, può diventare un’occasione per ricucire questo strappo.

(corsport)

Mou, DDR, Gasp… soli. Come i tifosi

IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) – Vorrei una società che capisse il senso di quella coppa. Vorrei che ci fosse qualcuno in Texas che capisse il dolore di quell’eliminazione. Che il pianto di Dybala a Budapest era il nostro pianto, la sua faccia da ragazzino era quella di tutti i ragazzini che stavano lì, all’Olimpico, a casa; di tutti i padri quand’erano ragazzini loro il 30 maggio dell’84. Perché quel dolore lo ha capito solo Mourinho, che in campo si è messo subito a “curarci”, facendo gruppo con i giocatori, prima di dire che restava qua, per quello che era appena successo: un furto di un sogno. Il nostro, nato da anni, dal gol all’88 al Colonia, della finale con l’Inter, dello Slavia, dell’Atletico, di Anfield 2001 un altro sorriso scarabocchiato da un arbitro. Vorrei una società oggi che capisse quello che non ha capito dopo Budapest, perché dopo Budapest è rimasta in silenzio, mentre Mourinho, dopo averci cantato “fix you” in campo, è andato nel garage a dire niente di utile, ma qualcosa di enorme per quella cosa che sta dentro a un petto di qualsiasi romanista: anima, orgoglio, appartenenza, rispetto, vicinanza. Non eravamo soli noi con lui. Mourinho invece è stato lasciato solo, Ceferin accompagnato in volo. Mourinho è rimasto solo, cacciato ancora prima di essere cacciato. De Rossi pure è stato cacciato nel momento stesso in cui lo hanno chiamato, visto che poi hanno usato quella bandiera come tappabuco. Adesso c’è un altro esito meno doloroso solo perché siamo agli ottavi, ma che rappresenta sempre un dolore che brucia dentro e che non va spento con l’indifferenza. I Friedkin devono capire tutto questo per cambiare quest’altro triste Dopostoria. Perché adesso è Gasperini che sembra solo, visto che è l’unico che si presenta, che parla,  che risponde alla questione Totti, che parla di medici, di infortuni, che risponde ai Fabregas, ai Mazzoleni, ai Marelli di questo campionato,  l’unico che si è presentato da parte della società dopo Bologna, l’allenatore che difende il suo gruppo che pure non ha completamente assemblato. Scendete nel virtuale garage di Gasperini, fate diventare incendio quello che brucia dentro i tifosi. Acceso dalle lacrime di Dybala, perché anche questo significa l’eliminazione col Bologna. Manco c’è più Matic a dire che “questo è il calcio”, noi che aspettiamo ancora qualcuno che dica “questa è la Roma”. Ah sì, certo oggi gioca. E ogni volta per noi è qualcosa di sacro. Non ce lo deve insegnare nessuno. Oggi vincete. Punto. Poi, cari presidenti, prendetevi il tempo di capire cosa non avete sentito del passato e costruite un futuro dandoci l’impressione che ci credete, per non dire che ci tenete. Almeno un po’. Di sicuro mai come noi.

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ROMA-LECCE: le probabili formazioni dei quotidiani. Chance dal 1′ per Vaz, è ballottaggio aperto tra Rensch e Tsimikas

La Roma deve rialzarsi dopo il periodo di crisi totale a cui si è aggiunta anche una clamorosa eliminazione dall’Europa League per mano del Bologna. Oggi contro il Lecce, gli uomini di Gasperini devono tornare alla vittoria per sfruttare anche il passo falso della Juventus, che ieri sera non è andata oltre l’1-1 contro il Sassuolo.

Di dubbi il tecnico giallorosso ne ha pochi. Davanti a Svilar il terzetto difensivo sarà composto da Mancini, Ndicka ed uno tra Ghilardi ed Hermoso. Sulle fasce, anche se non al meglio, ci sarà Celik, mentre a sinistra è ballottaggio tra Rensch e Tsimikas. In mezzo al campo, sarà Pisilli a sostituire l’infortunato Koné, accanto a lui Cristante. Davanti, infine, Gasp ha varie possibilità ma si andrà ad optare per Pellegrini, Malen e il debutto dal 1′ di Robinio Vaz.

LE PROBABILI FORMAZIONI DEI QUOTIDIANI

GAZZETTA DELLO SPORT – Svilar; Mancini, Ndicka, Ghilardi, Celik, Pisilli, Cristante, Rensch, Pellegrini, Vaz, Malen.

CORRIERE DELLO SPORT – Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso, Celik, Cristante, Pisilli, Tsimikas, Pellegrini, Vaz, Malen.

TUTTOSPORT – Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso, Celik, Pisilli, Cristante, Rensch, Pellegrini, El Shaarawy, Malen.

IL MESSAGGERO – Svilar; Mancini, Ndicka, Ghilardi, Celik, Pisilli, Cristante, Tsimikas, Pellegrini, Vaz, Malen.

CORRIERE DELLA SERA – Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso, Rensch, Pisilli, Cristante, Tsimikas, Pellegrini, Vaz, Malen.

IL TEMPO – Svilar; Mancini, Ndicka, Ghilardi, Celik, Pisilli, Cristante, Tsimikas, Pellegrini, Vaz, Malen.

IL ROMANISTA – Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso, Rensch, Pisilli, Cristante, Tsimikas, Pellegrini, Venturino, Malen.