Ranieri, già 16 partite senza ko. Nel 2010 eguagliò le 24 di Capello

La Roma è in serie positiva da 16 partite. Non ci era riuscita neanche nei 3 campionati in cui ha vinto lo scudetto. Ultimo ko: 2-0 a Como il 15 dicembre. Nei 4 mesi successivi ha conquistato vittorie e 5 pareggi facendo 38 punti, più di tutti: +1 sull’Inter, +5 sul Napoli, +7 sulla Juventus, eccetera. Nella storia giallorossa ci sono state appena 5 strisce positive più lunghe in un solo campionato: sabato, contro il Verona, Ranieri potrebbe eguagliare le 2 più recenti, quelle delle ultime 17 partite del 2015-16 con Spalletti e delle prime 17 del 2013-14 con Garcia. (…) Ma il record resterà comunque a lui: perché proprio Ranieri eguagliò nel 2009-10, con 24 partite utili, il primato stabilito da Capello nel 2001-02. (…)

(corsera)

Bagno di folla al Tre Fontane. Tremila tifosi per l’allenamento

Un bagno di folla attende i giallorossi questo pomeriggio al Tre Fontane. Circa 3000 i tifosi che sono riusciti a prenotare un segnaposto gratuito per poter assistere all’allenamento della Roma. Biglietti sold out in poco più di un’ora nonostante la paura per il maltempo. La tribuna dell’impianto dell’Eur è scoperta ma l’evento -voluto dai Friedkin – è confermato. L’ipotesi di uno spostamento era stata presa in considerazione nei giorni scorsi e l’eventuale nuova data sarebbe stata quella del 1 maggio. Ma l’allenamento si farà come già successo a Capodanno. Prevista anche una sor-presa per i bambini: alcuni avranno la possibilità di salutare da vicino i giocatori. Appuntamento alle ore l6 e i cancelli apriranno due ore prima. (…)  Ma oggi ci saranno anche gli indisponibili per salutare i tifosi. Prevista la presenza anche di Dybala che ha in programma delle terapie in piscina, ma non vuole mancare per rimanere al fianco dei compagni. Una grande festa prima di Pasqua per caricare la squadra in vista della partita col Verona. (…) Curiosità: ieri Hummels ha regalato spettacolo in un supermercato in zona Torrino giocando a nascondino con dei bambini tra lo stupore e le risate dei presenti. Mats si è presentato con un outfit niente male: felpa anni ’90 della Nazionale italiana, maglia d’allena-mento della Roma e pantaloncini del club giallorosso. Un legame indissolubile con la città nonostante i pochi mesi trascorsi nella Ca-pitale. E a maggio dirà addio al calcio.

(Il Messaggero)

Incognita Dovbyk, certezza Dybala

Sono come lo yang e lo ying. Dybala è luminoso, energico, solare, inclusivo. Dovbyk invece appare (perché poi in privato sa anche sorridere) introverso, freddo, intristito e inevitabilmente divisivo. Due facce di una medaglia che oggi guarda al presente ma inevitabilmente si riflette nel futuro. Ieri Paulo, presente al Pio XI nel complesso sportivo Cavalieri di Colombo per un evento benefico con bambini che hanno disabilità intellettive, ha rassicurato tutti: «L’infortunio non ci voleva ma punto a tornare in ritiro, in estate. ll mio futuro? Voglio restare qui – ha detto al Tgl – Ringrazio i Friedkin per essermi stati vicino in questo periodo difficile e nell’avermi aiutato a prendere delle decisioni. Il nuovo allenatore? Sono sicuro che verrà scelto il meglio per noi». Ed è proprio il nuovo tecnico che sarà deci-sivo per il domani del centravanti ucraino. (…) Ma quali sono i motivi per i quali va concessa fiducia al centravanti ucraino? (…)  Innanzitutto i numeri: 16 reti in 39 gare. Gliene bastano appena quattro (nei prossimi 6 match) per arrivare a quota 20. Non male, considerando che Artem è al primo anno in Italia, ha cambiato tre allenatori (De Rossi, Juric e Ranieri) e vive una situazione personale drammatica (legata alla guerra in Ucraina) che non può non riflettersi nella quotidianità. Tra l’altro, rimanendo al campo, quando è stato più di un anno in una squadra (leggi Dnipro) il suo rendimento è stato sempre in crescendo: 10 reti il primo anno, 14 gol il secondo e 29 nel terzo. Nella Roma è a quota 16: 9 reti sono state dell’1-0 garantendo complessivamente la bellezza di 13 punti in campionato e ben 16 considerando l’Europa League. Una peculiarità che contraddistingue il grande centravanti. Tra l’altro sot-to porta è preciso e freddo: ha una percentuale realizzativa del 18,6%, la migliore della rosa. (…) Ranieri lo ha sollecitato a più riprese: «Da lui voglio anche la prestazione». E invece Artem soffre nel giocare spalle alla porta, fa fatica a far salire la squadra e questo poi si ripercuote nel controllo del pallone, nel faticare addirittura a stopparlo quando è sottoposto a marcature asfissianti, come quella di Gigot nel derby. Senza contare che fa tut-to con il piede sinistro e i difensori ormai lo hanno capito. Dovbyk dà il meglio sotto porta, meglio se può attaccare il secondo palo o la profondità. Per questo serve un allenatore che giochi con ali vere, modulo che lo ha esaltato a Girona. Ma schierare ali vere, escluderebbe Dybala Come la si legge, è una questione a dir poco intricata. (…)

(Il Messaggero)

L’Europa per i big

Il futuro è adesso. Manovre di mercato, nuovo allenatore, nuovo Ceo, il progetto dello stadio. Ma ogni decisione, ogni sogno di grandezza, dovrà passare inevitabilmente dall’Europa: che sia Champions (ormai più lontana), Europa League o Conference. La Roma si avvicina alla sfida di sabato col Verona — da vincere a tutti i costi – con la prospettiva di giocarsi poi tutto negli scontri diretti proprio con quei gioielli, a partire da Svilar e Ndicka, che nelle intenzioni del club saranno i principali componenti dell’ “instant team” con cui colmare il gap con le big in campionato e giocarsela con le top d’Europa. (…) La Roma vuole proseguire l’opera ripartendo proprio da Svilar. Caso emblematico di quei giocatori, come appunto Ndicka, arrivati nella Capitale a parametro zero e diventati molto appetibili sul mercato internazionale: i due, per dire, avrebbero un costo complessivo per i potenziali acquirenti di almeno 60 milioni Il portiere, esempio più eclatante, è diventato ormai decisivo, primo per clean sheet e secondo per parate decisive dietro solo a Milinkovic-Savic del Toro. E ha gli occhi di mezza Europa addosso: in Premier piace a tanti, in Germania al Bayern. La prima offerta di rinnovo della Roma (1,6 milioni più bonus) è stata rispedita al mittente, il portiere ne ha chiesti 4, ma la società negli ultimi giorni si è avvicinata molto all’estremo: l’impressione è che se dovesse arrivare a 3-3,5 milioni (più bonus) il prolungamento di contratto vedrà la luce. Nell’ottica di formare una squadra pronta a lottare ai vertici con elementi nel pieno della condizione, l’altro punto fermo individuato da allenatore e club è Saelemaekers, per il quale la Roma dovrebbe versare però 20 milioni al Milan per il riscatto. Nell’operazione dovrebbe entrare Abraham. (…)

(gasport)

Dybala torna e la Roma apre il Tre Fontane

È brutto star fuori, essere vicino al campo e non poter fare nulla». Paulo Dybala non si nasconde. Dopo l’infortunio nel momento più caldo della rincorsa europea della Roma, l’argentino aspetta solo di rientrare: «Ero in un periodo positivo, peccato dover ricominciare di nuovo, ma mi è già capitato in carriera». Operato a Londra per la lesione al tendine semitendinoso sinistro rimediata a marzo contro il Cagliari, Dybala guarda già alla prossima stagione: «Il tempo è dalla mia parte, voglio iniziare il ritiro estivo al più presto». (…) Intanto la Roma dopo i pareggi con Juventus e Lazio si prepara al finale di campionato con l’obiettivo di blindare un posto in Europa. Un traguardo da inseguire tutti insieme, anche fuori dal campo. Così è tornata l’iniziativa, voluta da Ranieri, di aprire nuovamente l’allenamento al Tre Fontane per tutti i tifosi – dopo il bagno d’amore del primo gennaio scorso. Oggi alle 16 sono attese tremila persone sugli spalti, con i biglietti bruciati in meno di un’ora. Nonostante la pioggia.

(La Repubblica)

Dybala fedele alla Roma: «Resto e torno presto»

IL TEMPO (L. PES) – Sofferenza, sogni, speranze e certezze. Paulo Dybala guarda già al futuro con la voglia di scrivere altre pagine importanti con la maglia della Roma. L’argentino ai box da un mese e fino alla fine della stagione dopo l’operazione al tendine è rimasto vicino alla squadra e a Ranieri per cercare di aiutare i compagni a raggiungere la Champions. «Sto bene, già mi sto allenando – ha detto al Tg1 a margine di un evento calcio integrato con bambini con disabilità collettive – La società, lo staff, tutti mi sono stati vicini, mi hanno aiutato a prendere alcune decisioni, sono grato dal primo giorno che sono qua e la miglior decisione è stare qui con loro». Fondamentale la vicinanza del club, ma è difficile stare in campo con la squadra senza poter, dare il proprio contributo. «E brutto stare fuori, stare vicino al campo e non poter fare niente. Per noi è brutto. Uno vuole sempre stare con i compagni, giocare ed essere disponibile per il mister, dare il proprio contributo», ha detto a Mediaset la Joya. Appuntamento in ritiro, quindi, come da programma stimato a Trigoria subito dopo l’intervento. Senza sapere con quali prospettive e con quale allenatore alla guida dei giallorossi. «Sto lavorando per riprendermi il prima possibile per iniziare il prossimo ritiro. La società, il mister e il direttore decideranno il miglior allenatore per l Roma, sono sicuro di questo, anche con la scelta finale del presidente sceglieranno il meglio per noi. Tutti aspettiamo di vedere la Roma in Champions, è quello che si merita, e sono sicuro che i ragazzi daranno più del massimo per provare a raggiungere questo traguardo». Consapevolezze e incognite, sempre col sorriso. Dybala a Roma ha trovato la sua dimensione di uomo e calciatore, anche se la coppa dei migliori gli manca e anche in passato non ha nascosto che se dovesse arrivare un’offerta da una squadra che fa la Champions starebbe certamente ad ascoltare. Molto di più di come la scorsa estate ha fatto con gli arabi. La sua assenza si sta dimostrando cruciale per il destino della squadra di Ranieri che nelle ultime gare sta convincendo meno, pur sfidando dirette concorrenti. Nel frattempo, pur senza gli ultimi due mesi di stagione, l’argentino ha strappato un altro anno di contratto grazie alla clausola e alle presenze accumulate in questo triennio.

Calci piazzati da incubo. Tredici gol subiti

IL TEMPO (G. TUR.) – «Salgono le torri». Un’espressione utilizzata molto spesso in telecronaca per indicare l’ingresso in area di rigore dei migliori colpitori di testa di una squadra in occasione di un calcio piaz-zato a favore. Le difese avversarie tremavano quando la Roma di Mourinho poteva sfruttare le abilità dei propri «saltatori». Le situazioni da fermo, infatti, sono state uno dei punti di forza nei due anni e mezzo sotto la guida dello Special One. La musica è cambiata nella stagione corrente, non solo per la scarsa vena realizzativa in occasione di un calcio d’angolo o di una punizione, ma anche per la fragilità mostrata nel difendere in queste circostanze. Nonostante gli interventi prodigiosi di Svilar, come nel derby di domenica scorsa, i giallorossi hanno concesso ben tredici gol su situazioni da palla inattiva, compresi i calci di rigore. Nessuna squadra, tra le prime nove in classifica, ha fatto peggio della Roma. Con il colpo di testa di Romagnoli nel derby, sono diventate quattro le reti incassate da punizione indiretta – il record stagionale per una squadra in Serie A – mentre i gol subiti da calcio d’angolo sono cinque. Un aspetto che Ranieri proverà ad aggiustare in vista delle ultime sei giornate, decisive per centrare la qualificazione in Europa. Oggi, alle ore 16:00, è in programma l’allenamento aperto al pubblico al Tre Fontane, dove sono attesi circa 3000 tifosi giallorossi.

SOULÈ: “Dopo il gol al derby mi sento più tranquillo, mai pensato che Roma fosse la scelta sbagliata. Ranieri mi ha aiutato tanto”

IL ROMANISTA – Dopo il gran gol al derby, Matias Soulè ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano a tinte giallorosse, parlando della stracittadina, di questa sua prima stagione alla Roma, del rapporto con Ranieri e molto altro. Le sue parole:

Grazie per il derby… Partiamo proprio da qui: quanto hai goduto per questo gol, quanto è stato bello segnare al derby?

«Bellissimo, è stato davvero speciale. Non me lo aspettavo, parlando con la mia famiglia prima della partita mi avevano detto: “Guarda se fai un gol nel derby…”. Dopo aver segnato li ho cercati con gli occhi ma senza trovarli, li ho trovati dopo, a fine gara. Durante l’esultanza non sapevo cosa fare, poi è stato un peccato aver pareggiato perché abbiamo cercato di vincere, ma è stato bellissimo, un’emozione unica. Se ho capito subito fosse entrata? All’inizio ho pensato di no. Poi quelli in panchina mi hanno subito detto che era entrata, perché si trovavano di lato. Io pensavo non fosse entrata. E invece…».

Quel tiro è una giocata da leader, il Matias Soulé dell’andata forse non lo avrebbe fatto: quando vedi Saelemaekers che corre verso di te, si vede che gli fai cenno di passarti il pallone. Sembra la fotografia del click mentale che hai fatto tu, che ti ha fatto fare Ranieri: cosa è cambiato da un girone all’altro?

«Penso soprattutto la fiducia in me stesso, che mi è stata data ogni giorno di più grazie soprattutto all’allenatore e a tutti i miei compagni. Penso sia questo: la fiducia e la testa. So che ho avuto un inizio che non mi aspettavo, non lo volevo e non lo immaginavo in quel modo. Però come ho detto prima è tutta una questione mentale, per fortuna adesso le cose stanno andando un po’ meglio e sono contento di questo».

(…)

Roma-Lazio è paragonabile a un derby argentino?

«Sì, penso che tutti i derby in Argentina sono simili, ovviamente quello tra Boca Juniors e River Plate, il Superclásico è più famoso. Però secondo me la tifoseria della Roma è al livello di quelle argentine, ci sono tante somiglianze».

(…)

Prima hai avuto Pirlo, poi Allegri: è stato lui a farti esordire? Che rapporto hai avuto con lui? Lo vedresti bene alla Roma?

«Noi sappiamo meno di voi (ride, ndr)! Da Allegri ho imparato tantissimo, poi sono andato al Frosinone per giocare di più, però sono stato un anno con lui. Il mister voleva che giocassimo molto stretti per non far passare la palla e andare poi. Credo che per lui l’aspetto fondamentale sia quello, poi ti lascia tanta libertà».

Un po’ come Ranieri: che cosa vi ha portato?

«Sì, penso che i loro modi di giocare siano anche un po’ simili. Anche lui vuole che stiamo chiusi senza far passare la palla, per poi uscire senza rischiare in mezzo. Con me, appena arrivato, si vedeva che sapeva già che mi trovavo in difficoltà. Mi disse: “Ora che sai bene di essere in difficoltà, l’unica cosa che puoi fare è giocare semplice, che poi piano piano ti verranno anche delle cose migliori. Ora devi essere più concreto”. Lui è così, arriva con semplicità al concetto, ci ha tranquillizzato con le parole. Lui parla, e tu sai che ha l’esperienza dalla sua. Ci ha tranquillizzati nel brutto momento in cui ci trovavamo».

Sempre su Ranieri: è vero che a gennaio ti voleva il Bologna, e lui ti ha convinto a rimanere?

«Sì, c’era il Bologna negli ultimi giorni di mercato. Non stavo giocando tanto, quindi chiesi a Ranieri che cosa dovessi fare, e che ne pensasse al riguardo. Lui mi disse: “Stai tranquillo. Ora le cose non stanno andando bene, ma avrai le tua opportunità”. Poi alla fine del mercato era arrivata un’altra offerta, dal Fulham, ma mi hanno detto di rimanere qua. Io ovviamente non volevo andare via, ma parlare con Ranieri mi ha aiutato».

C’è stato un momento in cui hai pensato che venire alla Roma fosse stata la scelta sbagliata?

«Io sono arrivato anche per Daniele De Rossi. Lui è andato via dopo solo quattro partite, e lì è stata dura, perché pensavo: “Mi ha portato Daniele, e ora che succederà?”. Ovviamente sono stato male, non ho pensato fosse stata una scelta sbagliata, ho capito che ci sono dei momenti più difficili in cui non si può mollare”.

(…)

Dopo la partita d’andata contro l’Athletic hai detto di non aver mai visto nulla di simile…

«È stato bellissimo con tutte quelle bandiere. Alla fine, col gol di Shomurodov, è stato incredibile. Non ho mai esultato così in vita mia, almeno in questi pochi anni. Credo sia davvero simile il tifo argentino e quello di Roma. Lì sono matti, ma qua pure… Tutte le bandiere, lo stadio pieno. In tutte le partite poi: se giocassimo di lunedì a mezzanotte, lo stadio sarebbe sempre pieno».

Questa passione l’hai avvertita anche per Dybala? Ti ha trasmesso qualcosa?

«Io sono venuto a Roma per vedere le partite della Roma grazie a Dybala e Paredes. Gli chiedevo i biglietti per poter venire all’Olimpico. Mi hanno sempre parlato del tifo, ma l’ho vissuto anche in prima persona. Quando ho giocato con il Frosinone, all’Olimpico, quando siamo entrati in campo è partito l’inno ma per la concentrazione non sono riuscito a sentirlo bene come ho fatto poi quando sono venuto a vedere le partite dalla tribuna. Lì, insieme alla mia famiglia, siamo impazziti».

(…)

A Roma si parla tanto della famiglia Friedkin, i tifosi sperano un giorno di sentirli parlare. Che rapporto avete con loro?

«Noi li sentiamo vicini, sono sempre presenti. Vengono ogni tanto anche a Roma, ma sono in qualche modo sempre presenti. Parlano col mister ogni giorno e prendono con lui le decisioni».

Parliamo di Dybala, al derby è stato in panchina. Quanto è importante che vi sia vicino ora?

«Troppo importante, vive tanto e sente molto il legame con squadra e tifosi. Mi dice sempre di giocare tranquillo e di fare quello che so fare. Lo prendo sempre come esempio, come giocatore e come persona. Stiamo sempre insieme, beviamo sempre il mate: io, Leandro, Angel e Paulo».

Secondo te voi due potete giocare insieme? Col prossimo allenatore potreste giocare insieme… con Allegri per esempio…

«Non lo so, dipende dalla formazione. Però secondo me sì (ride, ndr)».

È cambiato qualcosa nella tua vita dopo il gol nel derby?

«Sì, sono più tranquillo io. È venuta anche la mia famiglia dall’Argentina, li ho cercati dopo il gol ma non li trovavo. Sono rimasti senza voce per l’esultanza».

Pellegrini è il vostro capitano, ma ora è in difficoltà. Dopo il gol ti ha subito abbracciato.

«Sì, ci aiuta sempre. Se gioca o no, come Paulo, è un leader».

(…)

Mati, con Juric cosa non è andato?

«Non lo so. La sua idea di gioco era completamente differente dall’idea di De Rossi. Ogni allenatore ha le sue idee, c’è stato un cambio troppo rocambolesco. Dovevamo giocare uomo contro uomo, ma non avevamo tanto tempo per adattarci a quel tipo di gioco».

De Rossi lo hai sentito dopo che è andato via?

«Sì, lo sento sempre. L’altro giorno mi ha detto che sarebbe venuto a mangiare a casa mia. Ce lo eravamo detti ma alla fine non lo abbiamo ancora mai fatto».

(…)

LEGGI L’INTERVISTA INTEGRALE

Roma-Pellegrini, tempo di saluti. Lorenzo vuole chiudere bene

LEGGO (F. BALZANI) – Ancora 40 giorni. Poi le strade di Lorenzo Pellegrini e la Roma potrebbero dividersi dopo 8 stagioni vissute tra successi e critiche a volte eccessive. Il capitano, infatti, ha deluso anche nel derby di domenica scorsa e in questo finale di stagione rischia di finire spesso in panchina. Un rapporto ai minimi termini con i tifosi che sono tornati a criticarlo su social e radio e la trattativa per il rinnovo che non risulta nell’agenda di Ghisolfi. A un anno dalla scadenza, quindi, alla Roma non resta che venderlo per non perderlo a parametro zero nel 2026. Anche Pellegrini, restio fino a gennaio a lasciare la sua città, ha iniziato ad ascoltare proposte e idee per il futuro. Le ipotesi sul tavolo sono le due milanesi e il Napoli, ma nel caso del Milan molto dipenderà dalla scelta del nuovo allenatore. La Roma non ha pretese importanti sul cartellino (inferiore ai 20 milioni) e si libererebbe di un ingaggio pesante ottenendo comunque una plusvalenza vitale. I numeri di questa stagione sono impietosi: solo 2 gol in campionato. Troppo poco in relazione allo stipendio da 6 milioni. Che Lorenzo dovrà ridursi se vuole restare a giocare in serie A e non perdere l’eventuale Mondiale. Oggi insieme al resto della squadra si prenderà il bagno di folla al Tre Fontane (allenamento aperto a 3000 tifosi alle 16). Diverso il destino di Soulè e Baldanzi che la Roma vuole valorizzare il prossimo anno oltre alla conferma di Dybala che ieri ha parlato a Mediaset e alla Rai: «Ero in un periodo positivo, peccato dover ricominciare di nuovo, ma mi è già capitato in carriera. Essere vicino al campo e non poter fare nulla. È brutto star fuori, ma sarò pronto per il ritiro. I Friedkin mi sono sempre stati vicini». A proposito di Friedkin: «Sono sicuro che faranno la miglior scelta possibile sul nuovo allenatore».

Stadi vecchi e ricavi ai minimo: arriva il commissario

Non chiamatela emergenza. L’emergenza é una circostanza imprevista, mentre quello degli stadi è un problema strutturale del quale si parla da anni, senza mai trovare soluzioni. Mentre in Francia, Spagna, Germania e Inghilterra proliferano nuove strutture, in Italia hanno un’età media di 67 anni, il 93% sono di proprietà dei comuni e le società raccolgono appena l’11% dei loro ricavi dagli impianti in cui giocano. Negli ultimi 15 anni in Europa ne sono stati costruiti 213. In Italia solo 5. Questi sono solo alcuni dei numeri citati ieri a Roma, presso Palazzo Giustiniani, nel convegno “stadi intelligenti e sostenibili”. (…) ll ministro Abodi, giusto ieri, ha promesso che la nomina di un commissario straordinario sarà imminente: «Entro 15-20 giorni vareremo un decreto sport». «Gli stadi possono diventare le nuove agorà, luoghi di partecipazione e condivisione» secondo il presidente Figc, Gravina. L’Italiaha un impegno con la Uefa: individuare, entro il 2026, cinque stadi per l’Europeo del 2032, organizzato insieme alla Turchia. Questo appuntamento avrebbe dovuto trasformarsi in un acceleratore, ma rischia di essere l’ennesima occasione persa. (…) Si parla spesso di mancan-za di norme ad hoc, ma in questo Paese non mancano riferimenti normativi sul tema stadi: li troviamo nella 147 del 2013, nella 50 del 2017 e nella 38 del 2021. «In C solo l’Albinoleffe ha un impianto di proprietà – ha detto il presidente della Lega Pro, Marani. Il pubblico fatica a sostenere certi costi e la gente si chiede se sia giusto spendere 30-40 milio-ni per uno stadio quando mancano altri servizi». (…)

(corsport)