La Roma ieri pomeriggio è tornata ad allenarsi a Trigoria. Pausa campionato. Ma c’è un osservato speciale. Dopo l’infortunio di Artem Dovbyk, fuori per almeno quattro settimane dopo l’infortunio contro l’Udinese, Gasperini spera infatti di recuperare Evan Ferguson per la ripresa della serie A. Soprattutto vuole evitare la convocazione in nazionale dell’attaccante irlandese, che ieri ha proseguito il suo lavoro di recupero dall’infortunio alla caviglia subito contro il Parma. Per ora Ferguson è a Roma, sotto il controllo dello staff medico giallorosso. Non ha ancora smaltito del tutto la distorsione e, nonostante i dubbi che continuano a filtrare da Trigoria, resta in dubbio per la seconda partita della nazionale: i prossimi movimenti della punta sono legati a un incastro che si risolverà solo questa sera. L‘Irlanda affronterà infatti il Portogallo in una sfida decisiva per la qualificazione ai Mondiali. In caso di mancata vittoria, e di successo dell’Ungheria nell’altra gara del girone, gli irlandesi perderebbero ogni possibilità di qualificazione e Ferguson rimarrebbe a Trigoria, senza dover forzare sul recupero. Se invece l’Irlanda dovesse pareggiare o vincere — e quindi restare in corsa per la qualificazione — la federazione chiederebbe a Ferguson di esserci, seppur in extremis, per lo scontro diretto di domenica contro l’Ungheria. Un incrocio di risultati minaccia quindi di condizionare i piani della Roma. Perché a Trigoria sperano di trattenere il centravanti a Roma, per poi poterlo riavere a pieno ritmo già dalla sfida di domenica 23 novembre contro la Cremonese. (…) Saranno settimane decisive per l’attaccante: la Roma ha avviato i contatti con il Manchester United per Zirkzee e una nuova pausa o un altro stop fisico potrebbero spingere la dirigenza a chiudere in anticipo il prestito di Ferguson dal Brighton. (…)
Said El Mala, talento del Colonia classe 2006, ha conquistato la Roma e le big europee. Gli osservatori giallorossi lo seguono da inizio stagione, confermando un interesse già datato. Sul giovane attaccante, però, ci sono anche Inter, PSG e Borussia Dortmund. (…) La recente convocazione in Nazionale da parte di Nagelsmann ha fatto lievitare il prezzo: dai 20 milioni richiesti a settembre si è passati ad almeno 30. Il Colonia vorrebbe trattenerlo fino a giugno, ma molto dipenderà dalle offerte. (…) La Roma, intanto, continua a monitorare anche il mercato delle punte: restano vivi i contatti per Zirkzee, nel mirino pure del West Ham, e l’interesse per Kalimuendo del Nottingham Forest.
Al campetto, quando i ragazzini eletti capitani scelgono a turno un giocatore per comporre le squadre, sono due i ruoli che vengono individuati subito e che indirizzano la selezione: portiere e centravanti. Si parte da lì e poi si va avanti: i ragazzini conoscono bene le leggi del pallone. Il calcio cambia e ricambia, ma il fascino di chi para e di chi segna resta intramontabile. Si può vincere giocando meglio o peggio rispetto a certi canoni soggettivi, con qualunque modulo o interpretazione tattica, esasperando la fase offensiva o quella difensiva. Ma è quasi impossibile vincere senza un portiere bravo e senza un centravanti forte. (…) In Serie A le prime punte non stanno vivendo una grande stagione: nessuna ha segnato più di quattro reti in undici turni. Le cose cambieranno e le statistiche probabilmente si allineeranno con l’andamento storico e con i campionati esteri, dove i cannonieri tradizionali hanno già esultato parecchie volte. Intanto, però, due squadre sono sedute al tavolo dello scudetto nonostante il loro centravanti segni pochissimo o non giochi proprio. La Roma è prima senza un apporto significativo di Dovbyk (2 gol) e di Ferguson (0), adesso entrambi infortunati. Il Milan è terzo e non certo per gli exploit di Gimenez (ancora a secco), unico attaccante centrale classico della rosa. Gian Piero Gasperini e Max Allegri stanno facendo un ottimo lavoro nel nascondere questa lacuna che a volte, proprio per la delicatezza e l’incidenza del ruolo sui risultati, si trasforma in rimpianto o in argomento di discussione con i dirigenti: i giallorossi hanno perso con il Torino schierando Dybala falso nove e non ricavando nulla dall’ingresso nella ripresa di Ferguson; i rossoneri hanno lasciato per strada sette punti con Cremonese, Pisa e Parma, partite nelle quali un centravanti “caldo” è la migliore polizza. (…) Adesso il tecnico giallorosso sta giustamente sfruttando la situazione per accelerare il processo di apprendimento delle sue nozioni offensive. Abituato da sempre a portare tanti uomini in avanti e a segnare con difensori e centrocampisti, Gasperini sta chiedendo alla Roma di fidarsi di lui e di accettare un’eventuale ripartenza avversaria in parità numerica pur di riempire la trequarti e di avere tante opzioni negli ultimi venti metri. Emblematico il gol di Celik all’Udinese, dopo uno scambio con Mancini dentro l’area bianconera. (…) La Roma ha mandato sette giocatori (oltre a Dovbyk) sul tabellino dei marcatori, il Milan è arrivato a nove. È successo raramente che il centravanti della squadra scudettata fosse un attore non protagonista e può darsi che questa riflessione condizioni il mercato invernale dei due club: la classifica potrebbe ingolosire e suggerire un investimento. Per adesso, comunque, questo problema ha cementato il gruppo e spinto tutti a dare qualcosa in più. Nelle difficoltà si nascondono le opportunità, diceva Einstein.
IL TEMPO (L. PES) – Sognare si può, parola di Gasperini. Il tecnico giallorosso si gode il primato in classifica dopo l’ottimo inizio di stagione ma tiene i piedi ben piantati a terra e aspetta i gol dei suoi attaccanti, tra infortuni e mercato. La sosta di novembre consente alla Roma di guardare dall’alto in basso tutti, Inter a parte, in attesa della ripresa del campionato nell’insidioso match di Cremona dove il tecnico spera di recuperare uomini per il reparto offensivo. Il piemontese, però, nell’intervista concessa al Tg1, alimenta il sogno della piazza ma con l’attenzione sempre rivolta al lavoro quotidiano sul campo. «Abbiamo fatto un ottimo lavoro quest’estate e ora raccogliamo i frutti ma siamo consapevoli delle difficoltà del campionato. Scudetto? Sognare sono liberi tutti quanti, si può fare tranquillamente. Speriamo che il risveglio sia positivo, però intanto godiamoci questo momento». L’importanza di crederci è essenziale per Gasperini, l’attenzione deve restare alta e finora la squadra è stata allineata totalmente ai principi dell’ex allenatore dell’Atalanta. «Crederci è importante. Quello sicuramente, perché la squadra, con il loro atteggiamento e il loro comportamento, ogni partita ci crede. Però siamo solamente all’inizio: già quando fai un bel sogno è già qualcosa di buono». Il calcio intenso e di grande rendimento espresso dalla Roma in queste prime undici giornate, però, non può nascondere i limiti della rosa giallorossa che a una difesa di ferro però non fa seguire un attacco altrettanto performante tra problemi fisici e l’assenza di uomini gol. Gasp ha chiesto due rinforzi per gennaio e Massara è già al lavoro ma l’allenatore di Grugliasco vuole recuperare anche chi già veste la maglia giallorossa e sul mercato temporeggia: «Come sempre si deciderà al momento». Dovbyk starà fuori fino alla fine dell’anno mentre Dybala punta il Napoli a fine mese. L’obiettivo è quella di recuperare Bailey e Ferguson. Ieri la squadra è tornata ad allenarsi a Trigoria senza i dieci nazionali e con l’irlandese ancora alle prese con le terapie così come Ndicka, ancora in dubbio sulla possibilità di partire con la Costa d’Avorio, ipotesi sempre meno probabile. Anche l’Irlanda attende di capire se Ferguson possa raggiungere i compagni in vista della seconda gara contro l’Ungheria di domenica, e nelle prossime ore arriverà una risposta definitiva. Non solo campo, però, per Gasperini che ormai entra sempre di più nel cuore di Roma e dei tifosi, tra una vittoria e qualche tour della Capitale. «I tifosi? Con il tempo ci si conquista l’uno con l’altro, ci si conosce e ci si apprezza sempre di più. Tutto questo non si ottiene baciando la maglia o andando sotto la curva. La cosa che mi piace molto è al mattino: esco presto per andare a Trigoria e quando giro in via dei Serpenti mi trovo davanti il Colosseo ed è un bel modo di iniziare la giornata». E poi una battuta anche sul nuovo stadio: «Sarebbe un grande regalo da parte della proprietà, ho visto il progetto ed è meraviglioso. La Società ha voglia di investire nello stadio e migliorare la squadra».
IL TEMPO (F. BIAFORA) – Il 2 gennaio si avvicina, con la Roma che si muove a fari spenti e cerca di accontentare Gasperini. Ancor di più visto il primato in classifica e l’occasione di ritrovare la Champions League. Il tecnico ad agosto aveva chiesto al club di rinforzare il reparto offensivo, mettendo in cima alla sua lista un attaccante esterno di piede destro e subito dopo un altro centravanti da affiancare a Ferguson. Alla fine la società non è riuscita a completare neanche una delle due operazioni, per il veto posto sull’acquisto di George, per il quale c’era un accordo da 20 milioni con il Chelsea. La situazione è rimasta quindi la stessa, con Gasp che spinge per avere due nuovi giocatori in attacco, con una leggera preferenza volta a colmare la lacuna dell’esterno. Massara è alla finestra alla ricerca di occasioni, guardando specialmente a quei giocatori che trovano poco spazio nelle big e in inverno potrebbero muoversi. Uno di questi – certamente non l’unico obiettivo – è Mathys Tel, nome anticipato dal Corriere della Sera. Il francese ha disputato appena 359 minuti con il Totthenam ed è stato lasciato fuori dalla lista Champions. Se mai i tedeschi dovessero decidere di privarsene, la Roma ci farebbe un pensiero, con la consapevolezza che i bavaresi hanno sborsato in totale 45 milioni tra prestito e riscatto per assicurarselo. Per la punta, con la speranza che arrivi un’offerta per Dovbyk, l’obiettivo primario è Zirkzee, fermo a 90 minuti giocati con il Manchester United (lo pagò 42,5 milioni dal Bologna). L’olandese, che guadagna 5 milioni netti, non ha ancora preso una decisione definitiva sul proprio futuro e non c’è nulla di chiuso con alcun club, ma se lo spazio continuasse ad essere così ridotto l’addio sarebbe inevitabile. Per rilanciarsi e avendo un occhio anche sui Mondiali, visto che è stato escluso dalle ultime convocazioni del ct Koeman. Altro profilo che interessa, e neanche poco, a Trigoria è Yuri Alberto. E martedì c’è stato un incontro nella Capitale con il suo agente. Il centravanti del Corinthians già in estate è stato trattato in gran segreto dalla Roma: sul piatto erano stati messi 25 milioni bonus compresi. I brasiliani, che hanno necessità di venderlo e il ragazzo vorrebbe anche andare via, lo valutano però 30 milioni. Operazione complicata visti i costi. Stesso prezzo di Franculino, offerto con insistenza ai giallorossi. La Roma studia tutte le alternative per non farsi trovare impreparata a gennaio.
Possiamo anche chiamarlo “effetto Gasp“. Perché poi, alla fine, è proprio la mano dell’attuale allenatore giallorosso a fare davvero la differenza. Così tanto che quasi tutti i giocatori della Roma hanno visto migliorare le loro prestazioni rispetto a quelle della scorsa stagione. Per capirlo si possono prendere in considerazione tanti parametri, ad iniziare da dati “sensibili” come gol, assist, contrasti e recuperi difensivi. Ma anche sponde, palle perse e recuperate, verticalizzazioni, duelli o passaggi chiave. Insomma, tutti quei dati – appunto – che portano alla valutazione generale di un giocatore. Che poi si traduce anche in un voto ed in una pagella. (..) Rispetto alla scorsa stagione quasi tutti i giocatori della Roma sono migliorati. E anche assai. Il caso più eclatante – anche in considerazione del valore dei singoli giocatori – è quello di Lorenzo Pellegrini, l’ex capitano giallorosso, che è passato da 5,70 a 6,50, una crescita legata anche ad una ritrovata condizione fisica che ha riportato Pelle a un ruolo da protagonista. In realtà, però, il giocatore ad avere avuto la crescita maggiore è un altro, Mario Hermoso, passato da 5,12 a 6,22, ma lo spagnolo nella scorsa stagione ha salutato tutti a gennaio (andando in prestito al Bayer Leverkusen) e in precedenza aveva giocato solo 8 partite di campionato, di cui appena 4 “valutabili”. Ecco perché la crescita di Pellegrini è più netta di quella di Hermoso. Meglio di Pellegrini, in realtà, ci sarebbe anche Celik, che oggi gira a 6,44 e lo scorso anno era a 5,61. Il turco con Gasp sembra un altro giocatore, anche nel ruolo di quinto, dove prima aveva sempre fatto fatica. (…)
LEGGO (F. BALZANI) – L’ultima cassanata arriva davanti ai microfoni. E stavolta fa infuriare davvero la capitale. «Ho fatto piangere Totti e i tifosi. Ho goduto come un pazzo». Frasi, quelle di Antonio, rilasciate durante la trasmissione Viva El Futbol che riguardano una partita che da queste parti ricordano bene. Si tratta di Roma-Sampdoria finita 1-2 (25 aprile 2010, con doppietta di Pazzini). Una sconfitta che costò il quarto scudetto alla squadra di Ranieri dopo l’incredibile rimonta sull’Inter di Mourinho che vinse lo scudetto. Cassano ha voluto girare il dito nella piaga a 15 anni di distanza. «Prima di quella gara Vito Scala mi dice che Totti vuole parlarmi racconta Cassano . Vado dal Pupone che comincia a dirmi che stavamo facendo una grande stagione, mi chiede della famiglia e cose così. Gli dico: arriva al dunque, che vuoi dirmi?». Poi Cassano entra nel dettaglio: «E lui mi fa: Anche se non vincete oggi andate in Champions comunque». Una battuta come tante che Antonio non prese bene. «Gli risposi. Ho capito Oggi io ti dico che vincerò le ultime quattro e ti faccio perdere lo scudetto. Ti faccio piangere, soprattutto faccio piangere la gente che quando io sono andato via di qua mi ha insultato come un cane. La partita è andata come volevo». Adani e Ventola, presenti in studio, ribadiscono come «chiaramente Francesco scherzasse». Cassano però continua. «Sì, quella di Totti era una battuta, ma io gli dissi: no, non hai capito, anche se non dovesse servirmi vinco lo stesso perché oggi vi farò piangere e così è successo. Sono andato via dallo stadio in mutande, godevo come un matto». Inevitabili i commenti duri su social e radio nei confronti dell’ex talento di Bari Vecchia che in giallorosso ha giocato per 5 stagioni proprio al fianco di Totti. E Francesco? Ha preferito non replicare, d’altronde conosce bene le cassanate.
Leandro Paredes ha rilasciato un’intervista e tra i tanti temi toccati anche quello relativo a Paulo Dybala e ad un suo possibile passaggio al Boca Juniors. Queste le parole dell’ex centrocampista giallorosso: «Riguardo a Paulo, dico sempre che c’è sempre la speranza. Avere un giocatore come Paulo in squadra, con la qualità e la personalità che possiede, sarebbe sicuramente qualcosa di spettacolare, ma lascio che la decisione la prenda lui. Non posso intromettermi, non sono io a doverlo fare. Ci sono moltissime cose da mettere sulla bilancia, anche il fatto di essere padre, quindi spero che prenda la decisione migliore per sé e per la sua famiglia. Noi restiamo con la speranza intatta». Nella giornata di ieri, proprio dall’Argentina, erano arrivate smentite su un possibile trasferimento di Dybala al Boca.
Nuovo appuntamento con Dreaming Roma, dove a raccontarsi sono i talenti della Primavera. Oggi è la volta di Alessandro Di Nunzio. Queste le sue parole:
Ciao Ale. «Buonasera».
Come va? «Tutto bene».
Sei emozionato? «No, tranquillo».
Abbiamo parlato di fantacalcio. «Esatto. È solo una chiacchierata».
Non mi hai ancora dato dei consigli però. «Eh, dobbiamo tornarci sopra. Anche io in questo momento sto facendo fatica».
Parli di fantacalcio nello spogliatoio o solo con gli amici fuori dal campo? «Con gli amici».
Quindi non lo fate tra compagni di squadra? «No, non quest’anno».
Non quest’anno, quindi a volte sì. «Sì».
Sei nato a Roma. «Sì».
Non sembri il tipo romano spavaldo o chiassoso. Sembri piuttosto introverso. È così? Sei riservato o solo timido? O magari mi sbaglio e nella vita reale sei estroverso? «Sono un po’ introverso. Quando sono con le persone giuste, perché credo che ci si debba aprire solo con chi si ritiene adatto, non con tutti, visto che molti sono pronti a giudicare».
Quanti amici stretti hai? «Li conto sulle dita di una mano, quelli davvero sempre pronti ad aiutarmi. Quando ho un problema e li chiamo, ci sono sempre per sostenermi, ma sono pochi».
Essere arrivato fino alla Primavera della Roma ti fa percepire intorno a te un’attenzione diversa? «Sì, ci sono persone che si avvicinano solo perché giochi a calcio. Accade fin da quando sei piccolo. Tutti hanno grandi aspettative su di te, anche chi non ti conosce bene. Ma penso che succeda a tutti».
Torniamo a Roma come città. In che quartiere sei nato e che rapporto hai con Roma? «Sono nato a Monteverde, ora vivo a Casetta Mattei. Roma per me significa tantissimo. Siamo molto fortunati a vivere qui, spesso non lo apprezziamo abbastanza. È la città più bella del mondo e sono felicissimo di esserci nato».
Immagino ti faccia piacere condividere il compleanno con Roma, visto che sei nato il 21 aprile. «Sì, certo».
Roma è un po’ più vecchia di te, però. «Solo di qualche anno».
Un segno del destino. «Già. Un altro motivo d’orgoglio».
Hai iniziato a giocare a calcio da bambino, all’Olimpia se non sbaglio. Eri di quei bimbi che dormivano col pallone? «Sì. Mia madre dice sempre che andavo a dormire con un pallone, perché era parte della mia vita. Già a quattro anni giocavo per strada e nei cortili. Poi sono entrato in una scuola calcio e ho iniziato a farmi notare».
Sei arrivato alla Roma a nove anni. Com’è stato per un bambino scoprire questa cosa? «Era il mio sogno fin da quando ho iniziato. La mia famiglia tifa tutta Roma, sono cresciuto così e sono romanista. Per tutti è un sogno arrivare nelle giovanili della Roma e provare a raggiungere la prima squadra».
Ti ricordi il primo giorno, dieci anni fa? «Sì, ricordo ancora il giorno del provino. Un’emozione incredibile. Quando hanno chiamato mio padre, non ci credevo: ero piccolo e pensavo fosse uno scherzo, invece era tutto vero».
Quindi ti hanno chiamato per un provino a Trigoria, insieme a tanti altri ragazzi. Eri già centrocampista? «No. Da piccolo giocavo difensore centrale. Poi, passando dal campo a 7 a quello a 9, ho iniziato a giocare a centrocampo».
Un po’ più avanti, quindi. «Sì».
Dopo il provino, chi ti ha comunicato che eri stato preso? «Ancora mio padre. Ha ricevuto la chiamata dalla Roma e mi ha detto: “Mi ha chiamato la Roma per firmare”. Ero il bambino più felice del mondo».
Tutta la tua famiglia tifa Roma, giusto? «Sì, tutti. Soprattutto mio nonno. È stato lui a tramandare la passione: nonno, padre e figlio».
Hai fratelli o sorelle? «Sì, una sorella».
Segue il calcio anche lei? «Tifa Roma, ma non lo segue molto».
Meglio così, altrimenti sarebbe troppo. «Esatto».
In questi dieci anni nel settore giovanile hai vissuto tante vittorie, tra cui lo Scudetto Under 17 e le convocazioni in Nazionale. C’è un momento o una persona speciale? «Ci sono tante persone importanti, ma voglio ricordarne una che non c’è più: il mister Marco Scisciola. Mi ha insegnato tantissimo: veniva una o due volte a settimana per lavorare sulla tecnica, sui duelli uno contro uno, sul controllo di palla».
Hai toccato un tema che mi sta a cuore. Hai detto che giocavi per strada, cosa che oggi non si fa più, e hai parlato di tecnica. A Roma la tecnica è centrale. Hai visto cambiare tanto gli allenamenti? «Sì. Ogni allenatore ha il suo metodo, quindi ogni anno bisogna adattarsi. Ma la base resta la stessa: tecnica e lavoro con la palla. Dai passaggi ai controlli, sono aspetti fondamentali nel calcio moderno».
In Italia ci si concentra troppo sulla tattica? «Sì, un po’. Quando affrontiamo squadre come Francia o Germania, più fisiche e veloci, noi italiani puntiamo molto sulla tattica e sul possesso, quindi dobbiamo saperci adattare».
Tornando alle vittorie: due titoli, ma anche qualche finale persa. La prima vittoria resta la più speciale? «Sì. La prima è indimenticabile perché venivamo dall’Under 15 dove avevamo perso la semifinale Scudetto con il Milan. Ci eravamo promessi di vincere l’anno dopo, e ce l’abbiamo fatta».
Credi che le delusioni aiutino a crescere? L’anno scorso hai avuto due “ferite”: non stavi bene nelle finali U20 e la sconfitta nella finale U18. Ti hanno fatto migliorare? «Sì. Molti di noi U18 sono passati in U20, sapevamo di poter vincere e ora abbiamo ancora più fame».
Come l’Europeo vinto con la Nazionale. Sei campione d’Europa Under 17. Che esperienza è stata? «Un onore. Un’esperienza indimenticabile. Vincere un Europeo non è mai facile, ci si allena poco insieme, ma abbiamo lavorato tanto e ce l’abbiamo fatta».
Due tuoi compagni, Arena e Maccaroni, sono al Mondiale U17. Li hai consigliati? «No, non ne hanno bisogno. Quando vieni convocato, sei pronto. È il sogno di tutti».
Com’è Di Nunzio nello spogliatoio? «Sono tranquillo, ma se c’è un problema aiuto sempre gli altri. Siamo una squadra, anzi una famiglia».
Quali sono le tue qualità e cosa devi migliorare? «Ho giocato spesso da mediano, quindi sono bravo nel recuperare palla e impostare. Ora che gioco più avanti, devo essere più incisivo in zona gol».
Ti piace questa nuova posizione più offensiva? «Sì. Nel calcio moderno serve sapersi adattare. Giocare più avanti mi aiuta a crescere e mi permette di cercare gol e assist».
Cos’è più importante in questo ruolo? «Trovare spazio. Se ci riesci, hai tempo per servire o tirare».
Un regista tecnico come te può anche essere un recupera-palloni? «Sì. Nel calcio moderno serve fare entrambe le fasi».
Il tuo idolo? «Totti, ovviamente».
Risposta immediata! Ti dà anche consigli, vero? «Sì, parlo spesso con lui. È una persona splendida. Non sarò mai come lui, ma è un esempio».
Fuori dal campo cosa ti piace fare? «Stare con gli amici. È importante staccare dal calcio, rilassarsi e non pensare sempre alle partite».
Un atteggiamento utile per il professionismo. «Sì, perché c’è tanta pressione. Bisogna dimostrare sempre tanto. Sapere quando staccare aiuta molto».
E i social? «Li uso con moderazione. Non ho molti follower, mi servono più per distrarmi».
Hai detto che bisogna crescere in fretta nel calcio. Hai mai sentito il peso di questa pressione? «Non troppo. Quando giochi in un club come la Roma, sai che è un percorso serio, ma non devi pensarci troppo. Bisogna essere responsabili e sapere cosa puoi e non puoi fare».
Ti capita di pensare ai tuoi coetanei che vivono una vita diversa? «Sì, ma poi capisci che sei fortunato. Fai sacrifici per un obiettivo e lo fai con piacere».
A che punto sei in questo percorso di crescita? «Mi sto avvicinando al professionismo. Spero arrivi presto».
Pensi che questo possa essere l’anno giusto? «Vedremo. È un anno importante e vogliamo crescere come squadra, perché così cresciamo tutti».
Il 15 settembre 2025 hai rinnovato il contratto con la Roma. Che sensazione è stata? «È sempre una grande emozione. Ogni volta che firmo con la Roma sento l’appartenenza al club e la voglia di continuare a migliorare».
Ora che sei vicino al calcio dei grandi, hai mai pensato che altrove potresti esprimerti meglio, senza la pressione di giocare per la squadra che ami? «No. Anzi, è uno stimolo in più. Sono romano e romanista. Sarebbe un sogno giocare all’Olimpico davanti a 60.000 persone. Vedremo cosa dirà il tempo».
Come farai questo ultimo passo? «Lavorare, lavorare, lavorare. Il tempo serve, ma solo se lavori duro».
La tua ambizione, non il sogno? «Far sì che la mia famiglia non debba più lavorare. Hanno fatto tanti sacrifici e voglio ripagarli così, anche se non basterebbe mai».
E nel calcio? Uno Scudetto con la Roma? Un Mondiale? «Uno Scudetto con la Roma sarebbe incredibile».
Come tifoso e come giocatore! Per ora il tuo sogno è l’esordio. Lo immagini? «Sì, lo immagino, ma so che c’è ancora tanta strada».
Cosa provi quando indossi la maglia della Roma? «È difficile da spiegare. Da tifoso e giocatore, è tutto quello che puoi desiderare».
SKY SPORT – Torna a parlare Nicolò Zaniolo, lo ha fatto in un’intervista rilasciata all’emittente satellitare, tornando anche sulla sfida persa contro la Roma. Di seguito le sue dichiarazioni.
Sull’accoglienza allo Stadio Olimpico. “Mi è dispiaciuto, ma lo capisco. L’avevo già detto, mi pento dell’esultanza fatta qui quando giocavo con l’Atalanta. Fa parte del gioco, io ho pensato solo alla partita anche perché giocavamo contro una grade squadra. Sono molto forti e mi piace come giocano, possono sicuramente giocarsela fino alla fine se continuano così“.
Sull’Udinese. “Sono felice qui. Giro spesso in centro e i tifosi mi fanno arrivare il loro affetto, devo ringraziarli. Non potevo fare scelta migliore. Ho un ottimo rapporto con Runjaic, quasi di amicizia, ma come con tutti. Ci sentiamo come una famiglia e dobbiamo restare uniti per fare risultato. In che lingua comunichiamo? Un misto, ultimamente più inglese. Per fortuna riesco a capirlo“.