Calciomercato Roma, si monitora Giovane del Verona. Agli scaligeri piace sempre Baldanzi (VIDEO)

Prosegue l’interesse della Roma per Giovane dell’Hellas Verona. Come riporta Matteo Moretto sul canale youtube di Fabrizio Romano, il club giallorosso starebbe pensando al brasiliano già per gennaio, anche se le prime scelte restano Zirkzee e Raspadori. Da monitorare in tal senso anche la situazione legata a Baldanzi, che piace sempre al Verona. Su Giovane, inoltre, resta l’interesse di Inter e Napoli (per giugno), oltre a quello dell’Atalanta, che ci starebbe pensando in vista del mercato di riparazione.

Lazio, Sarri operato per fibrillazione atriale. Nei prossimi giorni tornerà a dirigere gli allenamenti

Maurizio Sarri, nella giornata di oggi, si è sottoposto ad un intervento chirurgico al cuore a seguito di un riscontro di fibrillazione atriale. Questo il comunicato della Lazio: “La S.S. Lazio comunica che il mister Maurizio Sarri, a seguito di un riscontro di fibrillazione atriale, è stato sottoposto presso il Policlinico Tor Vergata a un intervento di ablazione transcatetere con tecnologia PFA. L’intervento, eseguito dal professor Andrea Natale, pioniere a livello internazionale e con oltre trent’anni di esperienza nel trattamento di tale patologia, si è svolto con esito positivo.All’intervento era presente il Medico Sociale della S.S. Lazio, dott. Italo Leo. Il Mister riprenderà regolarmente nei prossimi giorni la guida della squadra. La S.S. Lazio e il Mister ringraziano il Policlinico Tor Vergata e l’équipe del professor Natale per l’elevata professionalità e per la qualità delle cure garantite quotidianamente a tutti i pazienti.”

(sslazio.it)

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Atalanta, Palladino: “I match con Inter, Roma e Bologna saranno importanti per il nostro percorso”

Raffaele Palladino, allenatore dell’Atalanta, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del match contro l’Inter, proiettandosi anche al prossimo match contro la Roma. Le sue parole: “Io guardo partita dopo partita, ma queste tre gare saranno importanti per il nostro percorso. Sono partite fondamentali per la classifica e noi contro le grandi squadre abbiamo sempre grandi stimoli. Affrontiamo squadre che lottano per l’alta classifica e dopo queste tre gare sicuramente faremo delle valutazioni: voglio un’Atalanta intensa”.

Calciomercato Roma, dalla Turchia: anche il Galatasaray su Raspadori

Giacomo Raspadori, insieme a Joshua Zirkzee, è il grande obiettivo dell’attacco della Roma. Nonostante i giallorossi sembrino avanti nella trattativa, la concorrenza non manca. Come riporta il quotidiano turco, anche il Galatasaray avrebbe messo gli occhi sull’attaccante dell‘Atletico Madrid e potrebbe presto presentare un’offerta ufficiale. Nonostante l’interesse dalla TUrchia, la sensazione è che l’ex Napoli preferirebbe un ritorno in Italia

(asport.com)

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Florenzi: “La semifinale di Champions la più grande soddisfazione con la Roma ma anche un rimpianto”

Torna a parlare Alessandro Florenzi. L’ex giallorosso si è raccontato attraverso una lunga intervista a Radio TV Serie A. Le sue parole:

Sugli inizi e sulla scelta tra Roma e Lazio.

“Fino a 9 anni ho giocato nel campo di calcio di un centro sportivo dove mia mamma aveva il bar, i giorni in cui avevo allenamento mi allenavo e i giorni in cui non lo avevo Comments per primo facevo lo stesso. C’erano due container, gli spogliatoi, e dietro uno spazio di terra, l’unico spazio vuoto dove si poteva giocare oltre ai campi. Li 6 dove affinavo la tecnica sette ore al giorno. I mister della mia infanzia, Maurizio Ceccarelli e Roberto SpanO, non li potrò mai dimenticare. Dopo sono stato due anni alla Lodigiani, la terza squadra di Roma, e poi a 11 anni ho dovuto scegliere. Avevo Roma e Lazio che volevano che entrassi nella loro Accademia: sono andato a Formello, poi ho parlato con Bruno Conti. Io ero tifoso della Roma, ma ha influito fino a un certo punto: quando ho parlato con Bruno Conti c’è stato un effetto calamita, ho visto Trigoria… Mamma e papà mi avevano lasciato libero di scegliere, ma per me era già presa: volevo iniziare un percorso alla Roma, che da 11 anni era durato fino a 29-30 salvo il passaggio per il Crotone. Era il 2012 faccio l’esordio in Serie A a 21 anni e poi decidiamo di farmi fare un anno a Crotone in Serie B. Poi 8 anni con la Roma, Valencia, Psg e Milan”.

La pia grande soddisfazione con la Roma?

“Sicuramente la semifinale di Champions League. Ed è stata una partita molto discussa, il Var non c’era… perdiamo 5-2 ad Anfield l’andata, al ritorno siamo 2-2 quando manca mezz’ora e Alexander Arnold fa una parata di mano con palla già entrata. Era rigore ed espulsione, con mezz’ora da giocare. Venivamo dalla rimonta contro il Barcelona e con l’apporto di quel pubblico poteva veramente succedere di tutto. Quello è il più grande raggiungimento ma anche uno dei rimpianti che ho, una delle più grandi gioie… chissà come ne sarebbe potuta andare”.

Come nasce il soprannome Spizzi?

“Da mio fratello più grande di 11 anni. Si divertiva a dare dei nomi a caso, s’inventa il nome ‘Spizzingrillo: E non per me… A me piaceva e piace tuttora giocare con la PlayStation, lì devi mettere un nome in cui ti devi identificare e ho deciso di usarlo. Al Milan aniva il boom e lo accorciano, chiamandomi Spizzi. Nell’anno dello scudetto io giocavo terzino destra ma davanti a me c’era Saelemaelcers: Ale e Alex. Pioli quando diceva ‘Ale’ ci giravamo entrambi, quindi doveva trovare una soluzione e mi chiamavano Spizzi.”

Sulla sua duttilità.

“Nella mia caniera ho sempre detto the dall’1 all’11 vanno tutti bene, basta che gioco. Questa cosa nasce addirittura a Crotone: arrivò lì da centrocampista, ma in una partita di Coppa Italia ad agosto ci troviamo senza terzini destri e Menichini mi ci mette. Io ero appena arrivato, mi chiese se me la sentissi: io non avevo nulla da perdere. Vinciamo a Lecce 2-0 e io faccio assist sul primo gol, da terzino destra tornano i due terzini, io comincio a giocare da centrocampista o anche seconda punta: alla fine faccio 11 gol e non so quanti assist, qualcosa di magico. Torno a Roma, faccio l’anno con Zeman da centrocampista e poi arriva Garcia. Mi spiega quello che per lui era il terzino destra che doveva stare molto alto: io dico proviamoci. Lo scotto da pagare era ovviamente sentire gli altri dire che fisicamente non ero cosi prestante, ma il nostro gioco richiedeva che avessimo tanto possesso palla quindi in teoria dovevamo subire poco. Quell’anno andò bene e intrapresi la stagione da terzino e da alto a destra: tante volte infatti giocava Maicon basso e io altre volte giocavo io terzino. Essere un jolly è diventato anche una mia dote, e a volte può essere anche un cruccio.’

Che emozione e che responsabilità è stata quella di indossare la fascia di capitano della Roma?

“Una grande responsabilità, essere capitano della squadra che tifi ha ancora più, valore. Soprattutto farlo a Roma, dove davanti a me c’erano stati De Rossi e Totti. Avere la responsabilità di essere alla loro altezza, nessuno potrà mai essere come loro, Totti e De Rossi non c’erano più. Io ero quello più longevo in squadra: inizio a fare il capitano con Garcia, poi con Di Francesco”.

Come è stato giocare con Totti e De Rossi?

“Incredibile. Io faccio l’esordio in Serie A subentrando a Totti. Quando mi chiedono che cosa ricordo dell’esordio mi viene sempre da ridere, l’unica cosa che ricordo è stato fare il cambio a Totti. Poi sono stato tre minuti a correre, senza prendere mai la palla. Sono due leggende del calcio italiano, due leggende per Roma a cui nessuno potrà mai dire niente, due amici”.


Il suo gol più bello?

“Sicuramente quello in Roma-Barcellona in Champions, recupero una palla nella nostra trequarti e superato il centrocampo vedo Ter Stegen fuori dai pali. Tirai volutamente, e alla fine pareggiamo “

Quale allenatore ha avuto un maggiore impatto su di lei?

“Ne potrei citare svariati. Non in ordine di importanza: Spalletti, Conte, Pioli, Tuchel, Garcia E sicuramente sto dimenticando qualcuna in mezzo a questi, però non dimentico da dove vengo: per arrivare a questi sono passato da Alberto De Rossi, colui che mi ha formato nei tre anni di Primavera e che mi ha insegnato come si calcia, come ci si comporta in determinate situazioni. Mi ha fatto diventare professionista, assolutamente, e quando lo incontro ho sempre bei ricordi per lui. L’ho incontrato poco tempo fa, avevo promesso a Daniele che sarei andato a vedere una partita dell’Ostiamare senza immaginare che avrei incontrato anche Alberto*.

Calciomercato Roma, avanza Zirkzee: si tratta sulle condizioni per far scattare l’obbligo di riscatto. Operazione da 38/40 milioni

Nonostante le dichiarazioni di Amorim, la Roma si avvicina a Josua Zirkzee. Come scrive Daniele Longo di calciomercato.com, il club giallorosso sta trattando con lo United sulle condizioni per far scattare l’obbligo di riscatto, per pacchetto da 38/40 milioni di euro totali.

Okaka: “Il gol di tacco al Siena? Il contesto lo ha reso storico, con De Rossi che esulta rincorrendomi. Raramente ho visto l’Olimpico in quel modo”

CRONACHE DI SPOGLIATOIO – Stefano Okaka, ex attaccante della Roma, si è raccontato in una lunga intervista. Dal periodo in giallorosso fino al all’attuale esperienza con Ravenna, dove ha segnato 5 gol in 15 partite. 2 di questi li ha fatti col tacco. Questo uno stralcio delle sue parole: «Un gol promozione di tacco? Li ho già fatti, sono finiti i bonus. Ma andrebbe bene anche un calci di rigore».

Su quel gol di tacco in Roma-Siena…

 «Istinto puro, nient’altro. Il contesto ha reso storico quel gol: io che sono cresciuto a Roma, De Rossi che esulta rincorrendomi e urlandomi ‘Ma che hai fatto?’… e poi l’Olimpico: raramente l’ho visto così. A distanza di 16 anni la gente ancora me lo fa rivedere».

Il ricordo di quella stagione..

 «Il giorno dopo sono partito per il Fulham. Era tutto fatto già prima della partita, ma il mister una volta rientrati nello spogliatoio mi disse: ‘Ora faccio qualsiasi cosa per non farti andare’. I documenti però erano già partiti. Era l’anno in cui abbiamo perso lo Scudetto contro la Sampdoria di Cassano. Ad Antonio lo dico sempre: ‘Tutta colpa tua’. Con lui ho un rapporto special. Avevo discusso con la società ed ero finito fuori rosa. Ricordo che Cassano una sera mi chiamò per sapere qualcosa di più e il giorno dopo andò a parlarci. Gli sarò riconoscente per tutta la vita: il giorno dopo mi reintegrarono in squadra».

Sui più forti con cui ha giocato

 «Antonio è stato un genio del calcio mondiale. Dovevate vederlo in allenamento. È nato per il calcio: uno dei migliori di sempre».

Sull’inizio dell’avventura alla Roma..

«Io ero praticamente del Milan. Non avevamo stampato il cartellino perché mancavano le fototessere, ma mi avevano detto: ‘Quando torni la prossima settimana completiamo tutto. Non sono più tornato. Il primo giorno alla Roma ci accolse Bruno Conti. Ci mostrò tutto il centro sportivo: una volta visti bar e ristorante ho capito fosse il posto giusto per me. E poi avrebbero permesso alla mia famiglia di vivere lì dentro: cosa che oggi sarebbe impossibile. Mio padre ogni giorno si fermava a fare colazione con Totti, De Rossi, Cassano e Montella. Era la normalità per tutti. E poi spesso incontrava Spalletti: ‘Mister, come si comporta Stefano? È bravo’. Per me è come se fosse stato un secondo padre».

Sul rapporto con Spalletti…

«A 18 anni arrivai a Trigoria con un’auto molto costosa. Parcheggiai davanti all’ufficio di Spalletti. Mi vide: ‘Se ti presenti un’altra volta con questa, non giochi più’». Una volta contro l’Atalanta mi mise in campo a pochi minuti dalla fine. Diciamo che non entrai col piglio giusto… ma il controllo antidoping e Vito Scala mi salvarono. Mi disse: ‘Non uscire da questa porta, se ti prende ti stritola’. Ancora oggi ci scherziamo. «Nessuno lo dice, ma ha creato un modulo che è passato alla storia. Ha reinventato Totti centravanti facendogli vincere la Scarpa d’Oro».

Il peso del passaggio in prima squadra e la prima convocazione..

«Ho segnato 20 gol e giocavo sotto età di 3 anni. Lì ho capito che avrei potuto fare qualcosa nella mia carriera. Contro l’Udinese la prima convocazione. Fossi entrato sarei diventato il più giovane di sempre nella storia del calcio italiano. A 15, 16 anni ero visto come uno dei migliori al mondo. Convivere con quell’etichetta è stato molto complicato. Dovevo sempre dimostrare di essere il migliore. Ho sentito il peso a una certa».

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