Roma-Porto, 42esimo gol in giallorosso per Dybala: la Joya ha segnato almeno il doppio di qualsiasi altro giocatore del club

Allo Stadio Olimpico sta andando in scena Roma-Porto, gara valida per il ritorno dei playoff di Europa League, e dopo i primi 45 minuti di gioco il risultato è di 2-1 in favore dei giallorossi grazie a uno stratosferico Dybala. Paulo ha siglato la prima rete con un tocco di esterno morbidissimo dopo un triangolo con Shomurodov, mentre il secondo con una conclusione secca di mancino sul primo palo. Come riportato dal portale di statistiche OptaPaolo, dal suo arrivo alla Roma nell’estate del 2022 la Joya ha segnato 42 gol in giallorosso in tutte le competizioni, ovvero almeno il doppio di qualsiasi altro giocatore del club in quel periodo.

Roma-Porto, disordini nel settore ospiti: i tifosi portoghesi attaccano gli steward per scavalcare in Monte Mario, interviene la Polizia

Allo Stadio Olimpico sta andando in scena Roma-Porto, gara valida per il ritorno dei playoff di Europa League. Poco dopo la seconda rete realizzata da Paulo Dybala si sono registrati dei disordini nel settore ospiti: i tifosi portoghesi infatti si sono scagliati contro gli steward che separano i Distinti Nord e la Tribuna Monte Mario con l’obiettivo di raggiungere i romanisti. Dopo alcuni minuti di caos la situazione è tornata alla normalità anche grazie all’intervento della Polizia.

Roma-Porto: Salah-Eddine presente in tribuna (FOTO)

Allo Stadio Olimpico va in scena Roma-Porto, gara valida per il ritorno dei playoff di Europa League. Nonostante la chiusura di due settori della Curva Nord sono presenti 55.286 spettatori e tra loro, oltre al vicepresidente giallorosso Ryan Friedkin, c’è anche Anass Salah-Eddine. L’esterno olandese non fa parte della lista UEFA, ma ha deciso comunque di essere vicino alla squadra e di seguire la partita dalla tribuna come testimoniato da lui stesso tramite una storia pubblicata su Instagram.

FOTO – Roma-Porto 3-2

La Roma stacca il pass per gli ottavi di finale di Europa League. Dopo l’1-1 al do Dragão, nel playoff della competizione la Roma batte il Porto 3-2 allo Stadio Olimpico grazie a un super Paulo Dybala. L’equilibrio si spezza al minuto 27: Svilar serve Paredes, il centrocampista scivola e la palla arriva dopo un paio di rimpalli a Omorodion, che si inventa un super gol in rovesciata e porta in vantaggio gli ospiti. I giallorossi non si abbattono e reagiscono furiosamente trovando subito la rete del pareggio: triangolo Shomurodov-Dybala, la Joya si presenta davanti a Diogo Costa e lo trafigge con un tocco dolcissimo di esterno. Dybala è scatenato e si ripete dopo quattro minuti: scambio con Koné e conclusione secca di mancino sul primo palo che buca il portiere avversario. La Roma non si ferma e sfiora il clamoroso tris: Diogo Costa si supera sul colpo di testa di Mancini, poi la palla arriva a Ndicka ma la sua doppia conclusione viene salvata incredibilmente sulla linea da Otavio.

Nella ripresa, al 51′, il Porto resta in inferiorità numerica per l’espulsione di Eustáquio a seguito dell’on field review per un colpo rifilato a Paredes. La Roma insiste e trova il terzo gol all’83’ con Pisilli, subentrato al posto di Pellegrini. Nel finale c’è lo sfortunato autogol di Rensch che chiude la sfida sul 3-2, ma la Roma passa il turno e incontrerà una tra Athletic e Lazio. Gli scatti del match:

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Roma-Porto: la moviola. Il VAR richiama Letexier per un pugno di Eustaquio a Paredes e l’arbitro estrae il rosso. Annullato per fuorigioco il gol di Shomurodov

Allo Stadio Olimpico va in scena Roma-Porto, gara valida per il ritorno dei playoff di Europa League. L’arbitro della partita è il francese Francois Letexier, il quale è affiancato dagli assistenti Mugnier e Rahmouni. Il IV uomo è Vernice, mentre al VAR c’è Delajod. L’AVAR, invece, è Millot.

I PRINCIPALI EPISODI ARBITRALI DEL MATCH

59′ – Shomurodov segna su assist di Dybala, il guardalinee alza la bandierina per una posizione di fuorigioco dell’uzbeko.

51′ – Porto in 10! Paredes provoca Eustaquio, il calciatore dei portoghesi reagisce e colpisce l’argentino con un pugno. Il VAR richiama l’arbitro al monitor e lo espelle, mentre il centrocampista della Roma riceve un cartellino giallo.

27′ – Porto in vantaggio: Svilar serve Paredes, il centrocampista scivola e la palla arriva dopo un paio di rimpalli a Omorodion, il quale si inventa un super gol in rovesciata e sigla lo 0-1. C’è un check del VAR per un possibile tocco di mano di un giocatore della squadra dei portoghesi, ma non viene rilevata alcuna infrazione e la gara riparte dopo alcuni secondi di attesa.

Roma-Porto, la UEFA chiude parzialmente la Curva Nord: tifosi spostati nei settori 46-47 (FOTO)

Allo Stadio Olimpico sta andando in scena il secondo atto del duello tra Roma e Porto, valido per il ritorno dei playoff di Europa League. Nonostante la chiusura di due settori della Curva Nord come punizione inflitta dalla UEFA per i disordini risalenti al match contro l’Eintracht Francoforte, l’atmosfera è caldissima. Come annunciato dalla società giallorossa, i tifosi in possesso di un biglietto in quei posti sono stati spostati nei settori 46-47.

ROMA-PORTO: dove vederla in tv, le probabili formazioni e le quote

Oggi alle ore 18:45 la Roma affronta il Porto allo Stadio Olimpico nella partita valida per il ritorno dei playoff di Europa League. Si riparte dall’1-1 dell’andata (gol di Celik e F. Moura) e la vincente di questa sfida incontrerà agli ottavi una tra Athletic Bilbao e Lazio.

Dopo il pesante turnover effettuato contro il Parma, mister Ranieri è pronto ad affidarsi nuovamente ai titolarissimi: Svilar in porta, Mancini-Hummels-Ndicka in difesa, El Shaarawy (al posto dello squalificato Saelemaekers) Angelino sulle fasce, la coppia Paredes-Koné a centrocampo e sulla trequarti il duo Dybala-Pellegrini alle spalle di Dovbyk.

DOVE VEDERE ROMA-PORTO IN TV E IN STREAMING

Roma-Porto sarà trasmessa in esclusiva su Sky e sarà visibile sui canali Sky Sport Uno e Sky Sport 252. La partita potrà essere vista in streaming anche su Sky Go e NOW.

LE PROBABILI FORMAZIONI

ROMA: Svilar; Mancini, Hummels, Ndicka; El Shaarawy, Koné, Paredes, Angelino; Dybala, Pellegrini; Dovbyk.

PORTO: Diogo Costa; Pedro, Perez, Djalò; Joao Mario, R. Moura, Varela, Eustaquio, F. Mora; Pepe, Omorodion.

LE QUOTE

ROMA-PORTO 1 X 2
EUROBET 1.75 3.40 4.80
SISAL 1.75 3.50 5.00
PLANETWIN365 1.70 3.55 5.00
SNAI 1.75 3.45 4.75

LR24

Rizzitelli: “Alla Roma serve un bomber, mi aspettavo di più da Dovbyk. Pellegrini? Lo vedo spento, spero si riprenda. Dopo Ranieri vorrei Ancelotti”

IL ROMANISTA (I. SAVELLI) – Ruggiero Rizzitelli, ex calciatore della Roma, ha rilasciato un’intervista al quotidiano a tinte giallorosse e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla sua avventura nel club capitolino, su Lorenzo Pellegrini e Artem Dovbyk e sul futuro allenatore. Ecco le sue parole.

Tutti dicono che il calcio è cambiato…
«Assolutamente, è cambiato tutto. Ai miei tempi il presidente era tifoso, era presente, era il padre, era la persona che aveva le chiavi di Trigoria e metteva a posto, spegneva la luce. Ho detto tutto in poche parole, non credo si debba aggiungere altro. Quando vedi un presidente che ti spegne la luce, è come quando papà ti sgrida perché stai consumando inutilmente. Tutte cose oggi impensabili». […]

Il tuo primo anno con la Roma di Radice al Flaminio e un’alchimia speciale con i tifosi.
«Viola aveva fatto con Ottavio Bianchi ma il Napoli non gli ha dato il nulla osta, così è arrivato il mitico Gigi Radice ed è stato amore a prima vista. Lui, il pubblico, la squadra, i tifosi, la società. E poi il catino del Flaminio che diventò quello che aspettiamo da anni, lo stadio della Roma. Senza pista, con la gente che era veramente attaccata e ci trascinava, non si sentivano solo le urla ma anche i respiri, i nostri e quelli della gente sugli spalti. Ci siamo esaltati uno con l’altro, Radice è diventato un super tifoso, fu una stagione bellissima. Bellissima».

L’anno dopo avete provato a convincere Viola a tenere Radice?
«No, perché c’era già un contratto in essere con Bianchi. Ma siccome si era creata questa simbiosi incredibile tra allenatore, giocatori e staff, eravamo tutti amici nel senso profondo del termine, Radice nonostante avesse tantissime richieste, non firmava con nessuno perché era della Roma e voleva restare a Roma. Mi ricordo che d’estate mi chiamò Cazzaniga, il suo secondo, per chiedermi di aiutarlo a convincere Gigi ad accettare il fatto che la Roma aveva un nuovo allenatore. Capisci che pazzia per la Roma avesse travolto Radice? Accettò un’altra squadra solo dopo la presentazione di Bianchi, pensa com’era quel calcio, quanta passione aveva dentro».

Il gol nel derby arriva nella stagione 91-92, pareggi quello di Riedle. Te lo ricordi naturalmente.
«Madonna se me lo ricordo… Ormai ero diventato tifoso della Roma quindi non mi sembrava più di essere un calciatore, ma uno della curva sud. Sappiamo tutti che quando perdi un derby il giorno dopo stai rinchiuso in casa, non vai nemmeno a lavorare. Vedevo che l’orologio andava avanti, i minuti passavano. Ti giuro, dentro al campo mi sono detto: “Domani tutta quella gente non va in giro a farsi deridere”. Poi è arrivata questa palla a campanile di Tommasino Haessler e ho saltato più di Bergodi che mi dava 20 centimetri: è stato il gol di un tifoso che libera gli altri tifosi e permette loro di riprendere la vita normale. Noi eravamo così, se perdevi il derby non si usciva di casa».

Hai vissuto lo stadio intero che fischiava Mihajlovic, ora sta accadendo una cosa simile a Pellegrini.
«Fa parte del calcio e in questi casi solo il giocatore puoi venirne fuori. Anche io ho affrontato momenti critici nei quali la gente contestava, ti può essere d’aiuto lo spogliatoio, un abbraccio di un compagno, ma se ne esce da soli e quello che decide è il campo. La gente ti valuta per quello che dimostri in partita».

Secondo te il suo ciclo è finito?
«Non lo so, sembrerebbe di sì, però nel calcio basta veramente poco per cambiare tutto. Mi auguro che Pellegrini romano, capitano della Roma, tifoso della Roma, faccia vedere che ha voglia di rimanere, di ribaltare la situazione facendo quello che fino ad ora, purtroppo, non ha fatto. Io lo vedo spento nelle movenze, nella faccia, nello sguardo, sembra quasi si sia rassegnato e non è una bella cosa».

Hai raccontato tante volte dei problemi con Mazzone ma prima di andare via lo hai aiutato parecchio.
«Ecco, come ti dicevo in poche partite può cambiare tutto. Io ero fuori rosa poi a un certo punto Sensi ci chiama entrambi e ci dice: “Non esiste Rizzitelli, non esiste Mazzone, c’è solo la Roma, poi a fine anno ognuno per la sua strada”. Non aspettavo altro e in quattro, cinque partite ho fatto tre o quattro gol e abbiamo sfiorato la qualificazione alla coppa Uefa. Ecco cosa può succedere improvvisamente non solo in un campionato, ma nella vita personale. Poi Mazzone è rimasto e io sono andato via, anche se in realtà abbiamo litigato solo una volta. Lui era sicuro che noi “senatori” decidessimo tutto, facessimo la formazione. Poteva entrare nello spogliatoio, guardare con i suoi occhi e poi giudicare; invece, ha scelto di andare a priori dietro al sentito dire e sai bene che a Roma ne girano di tutti i tipi».

Vai al Torino e diventi l’uomo derby.
«Avessi segnato a Roma tutti quei gol ero al posto del Papa, però il Toro mi ha dato tanto. Mia moglie mi diceva che ero un pazzo, che non potevo lasciare la Roma per come mi era entrata dentro, ma non c’erano le condizioni per rimanere. Sapevo che non avrei provato le stesse emozioni, ma quando ho capito con quale passione i tifosi seguissero la squadra, ho ritrovato voglia e stimoli». […]

Mi dai il podio dei tuoi tre compagni più forti?
«Al primo posto Totti. Ora, io l’ho visto ragazzino esordire al mio posto ma Francesco mi dava già l’impressione di essere un campione perché oltre alle qualità tecniche, aveva una personalità incredibile. A quell’epoca ai primavera che il giovedì facevano la partitella con la prima squadra correndo di qua e di là, i vari Oddi, Nela, Manfredonia, Collovati, davano delle randellate incredibili, uno ringhiava e l’altro li alzava. Li minacciavano e l’allenatore non diceva nulla perché c’era il nonnismo, come tra i militari. Beh, l’unico che se ne fregava, che faceva dribbling, giocate, tunnel su tunnel, era Totti. Più gli menavano, più continuava senza alcuna paura. Come dicono i napoletani aveva la cazzimma ed è arrivato dove sappiamo. Al secondo posto metto Rudi Voeller che è stato campione in tutti i sensi, non solo del mondo. Io che ero ragazzo correvo per lui, ma quando ero stanco con i crampi anche al cervello, lui mi guardava e mi diceva: “Ruggiero, adesso corro io per te, vai avanti”. Capisci? Invece che rivolgersi all’allenatore per dirgli di sostituirmi, mi faceva stare quei 5-6 minuti davanti per respirare. Un grandissimo, uno di quei giocatori che ti esaltano veramente. E poi metto il nostro Bruno Conti, ragazzi che fenomeno. Io che ero uscito di casa con le bandiere dell’Italia sull’auto scoperta dopo la finale di Spagna ’82, me lo sono trovato nello spogliatoio. Ti giuro, all’inizio gli davo del lei perché oh, Bruno Conti il campione del mondo è mio compagno di squadra. È una delle cose bellissime che mi porto dentro».

Che giocatore serve assolutamente alla Roma l’anno prossimo?
«Un bomber, perché da Dovbyk mi aspettavo molto più. All’inizio non aveva fatto neanche tanto male, ma ora mi sembra un pesce fuori dall’acqua: non partecipa, non si fa vedere, non dà profondità, non è cattivo. Shomurodov che ha molte meno qualità, lotta, combatte, quando entra ci mette l’anima, cose che non vedo in Dovbyk. Mi dispiace, ma lì davanti ci serve qualcuno che sia un leader e faccia venti gol, perché puoi giocare bene al calcio quanto ti pare, però se non la butti dentro non vai da nessuna parte».

Al nuovo allenatore ci hai pensato?
«Veramente no, ma intanto diciamo grazie a Ranieri perché si è preso questa patata bollente e ne sta venendo fuori alla grande, guarda che io ero veramente preoccupato per come stavano andando le cose. Poi se devo dire un nome tra quelli che sento circolare, dico Ancelotti che è un grande allenatore e conosce Roma. Ma attenzione, per fare una grande squadra servono grandi giocatori, altrimenti anche Ancelotti dopo tre mesi verrebbe contestato».

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Nuno Campos: “A Roma aspettative troppo alte. I tifosi vogliono sempre vincere nonostante i soli 3 Scudetti, è un po’ irrealistico…”

ZEROZERO.PT – Nuno Campos, ex vice allenatore di Paulo Fonseca ai tempi della Roma, ha rilasciato un’intervista al portale portoghese e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla sua avventura nella Capitale e sulla sfida di Europa League tra i giallorossi e il Porto. Ecco le sue parole.

L’avventura alla Roma?
“È un club con una tifoseria fervente e c’è pressione grande mediatica. I tifosi hanno fame di titoli poiché non vincono da molti anni. La gente pensa che la Roma debba essere sempre campione, anche se ha vinto solo tre Scudetti nella sua storia. Al momento è un po’ irrealistico… Tutti si aspettano il massimo dalla squadra, ma credo che in questo momento il massimo sia portare la squadra in Champions League. Ci sono radio, televisioni e media che parlano di Roma 24 ore su 24  e questo mette sotto pressione il processo decisionale del club. Spesso nei top club in Italia non c’è la pazienza necessaria per aspettare un determinato tipo di lavoro. Noi abbiamo avuto un po’ di tempo, ma la nostra rosa non era forte come altre. All’epoca il club stava per essere venduto, quindi non potevamo fare molti investimenti. C’è stato un cambio di presidente, la società è stata trasformata e anche il ds è andato via a metà stagione. Non c’era la possibilità di costruire una squadra così forte e, nonostante questo, stavamo lottando per il quarto posto. Non è stato facile mantenere la squadra al livello degli altri club. Il nostro stile di gioco ha affascinato la gente, tanto che Paulo Fonseca è andato poi al Milan. Il motto della Roma è vincere sempre, quindi ha scelto di cambiare allenatore e prendere José Mourinho, il cui curriculum parla da solo. Quello che è certo è che con Mourinho sono sorti gli stessi problemi avuti dalla maggior parte degli allenatori. La dimensione del club agli occhi di molti è quella di lottare per obiettivi importanti, ma la squadra non è a quel livello e la gente non capisce. L’allenatore migliora le cose ma non fa miracoli. Le aspettative troppo alte portano all’esonero degli allenatori, all’addio dei direttori sportivi e a volte anche dei presidenti. Nel calcio in generale c’è una pressione mediatica eccessiva legata ai risultati. Quando si cambia l’allenatore ci deve essere il tempo per trasferire le idee e la metodologia di allenamento. Con più tempo a disposizione, i risultati si vedono. Basta guardare l’Atalanta, il cui allenatore è lì da otto o nove anni e ha fatto un lavoro eccezionale perché non pensano ancora di poter competere con i più grandi club italiani. È una questione di aspettative. Nel calcio, con la passione che c’è, nessuno si rende conto che ci vuole tempo. La pressione di dover vincere a tutti i costi fa sì che a volte non si vinca nulla per anni”.

Ranieri?
“Credo che quello che sta succedendo a Roma negli ultimi anni sia normale, perché conosco quella città. È quando qualcuno ha la decisione e il coraggio di andare dall’altra parte che diventa difficile. Ora la Roma ha un allenatore che ha vinto in diversi campionati e che ha un’esperienza fenomenale, ma che allo stesso tempo avrà bisogno di tempo. Ha anche fatto un favore alla società tornando dal ritiro, ma forse a fine stagione, se non si arriva al quarto posto, si cambierà di nuovo. Rinnovare il contratto potrebbe portare di nuovo al successo con il tempo”.

Roma-Porto?
“I tifosi della Roma danno più importanza alle partite di campionato rispetto a quelle europee. In ogni caso, credo che l’atmosfera sarà spettacolare, soprattutto in Curva Sud, che ti spinge a vincere le partite. Sono molto caldi e sostengono sempre la squadra. Conosco molti stadi al mondo, ma questo è uno dei più belli. L’Olimpico merita di essere visto e vissuto. Credo che il Porto farà una partita in cui metterà la Roma sotto pressione. Conosco bene l’allenatore ed è molto bravo, anche se avrà bisogno di tempo. Ha molta esperienza, nonostante la giovane età, e molta capacità di far giocare bene la squadra. È un allenatore a cui piace pressare alto e se la partita non dovesse girare nel verso giusto per la Roma, potrebbe essere una grande occasione per il Porto. La Roma ha giocato un’ottima partita contro il Milan di Sérgio Conceição ed è riuscita a contrastare la pressione nonostante il risultato. Sono due squadre che daranno spettacolo con allenatori molto bravi dal punto di vista tattico”.

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Besiktas, Immobile e l’incontro con Mourinho in Turchia: “Ci siamo salutati con rispetto”

RADIO SEI – Ciro Immobile, ex centravanti della Lazio e attualmente in forza al Besiktas, è intervenuto come ospite alla trasmissione dell’emittente radiofonica biancoceleste e tra i vari temi trattati si è soffermato sul suo rapporto con José Mourinho. Dopo aver lasciato la Capitale, i due si sono infatti incontrati nuovamente in Turchia in occasione della partita tra Besiktas e Fenerbahce. Ecco le sue parole.

Hai incrociato Mourinho? Vi siete parlati?
“Sì, abbiamo vinto contro il Fenerbahce. Ci siamo solo salutati con rispetto, nient’altro”. 

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