LA7 – Roberto Gualtieri, sindaco della Capitale, è intervenuto come ospite nel corso della trasmissione ‘Omnibus’ e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla costruzione del nuovo stadio della Roma a Pietralata. Ecco le sue parole: “Lo stadio della Roma si farà, perché siamo già a uno stato avanzato. La Lazio ha manifestato la volontà di farlo, ha avviato un procedimento e se tutto andrà bene ci sarà anche l’altro stadio. Noi non diremo mai di no a degli investitori che vogliono realizzare dei progetti utili e per il bene della città. Non cubature aggiuntive, ma solo stadi e grandi parchi”.
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I comitati del “no” fermano gli scavi: l’ira del Comune
IL TEMPO (M. GOBBI) – Tensione altissima a Pietralata, dove l’arrivo delle ruspe per l’avvio dei sondaggi archeologici – primo passo operativo verso la costruzione del nuovo stadio della Roma – si sono avuti momenti di panico con residenti e comitati, contrari alla realizzazione dell’impianto, disposti davanti ai cancelli del cantiere. Tra loro anche esponenti di Potere al Popolo, del Movimento 5 Stelle e del Partito Comunista Italiano. Alcuni si sono seduti a terra, in stile «Nuova Generazione», altri hanno gridato «Gualtieri vattene» e «Vergogna».
La polizia ha tentato di creare un varco per l’ingresso dei camion, ma il clima si è presto surriscaldato, con spintoni e momenti di forte tensione fino a quando i dipendenti della società incaricata hanno deciso di rinviare l’inizio dei lavori. Dura condanna da parte del Campidoglio. «È inaccettabile l’idea che un’attività autorizzata possa essere impedita da
iniziative estemporanee», ha dichiarato l’assessore all’Urbanistica, Maurizio Veloccia, sottolineando che i sondaggi devono svolgersi nel rispetto della normativa e che «è legittimo esprimere dissenso, ma non ostacolare attività lecite».
Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore allo Sport, Alessandro Onorato: «Roma ha bisogno di due stadi. Con i “no” questa città è già morta in passato. Lasciamo lavorare il Comune e vediamo dove arriveremo».
Al fianco del Campidoglio, anche il Comitato Pro Stadio Roma che ha espresso preoccupazione per la protesta. «I prepotenti non possono fermare una città. Non possiamo permettere che una minoranza ideologizzata rallenti un progetto atteso da anni. Il tempo delle incertezze è finito, avanti con lo Stadio».
Intanto, però, i manifestanti cantano vittoria e rimandano il confronto con una manifestazione in Campidoglio. Il portavoce del comitato «Si parco, no stadio» ha chiesto l’apertura di un tavolo tecnico alla luce delle valutazioni del presidente degli agronomi Mauro Unitormi, che ha riconosciuto «un ricco patrimonio boschivo» nell’area interessata. «Il bosco urbano di Pietralata è salvo, per ora. Ma al prezzo di una pagina vergognosa per la città», hanno commentato i consiglieri M5S Daniele Diaco e Stefano Rosati e l’eurodeputato Dario Tamburrano. Per Alessandro Laconi, del PCI Roma Sud Est, è stata «una vittoria temporanea contro un atto di prepotenza», ma la battaglia non è finita. «Abbiamo assistito a deliberati atti di violenza da parte delle forze dell’ordine contro cittadini e parlamentari. Questo è gravissimo – ha riferito il deputato di AVS Filiberto Zaratti. annunciando un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Piantedosi.
Intanto chi indaga valuta la sussistenza di eventuali responsabilità penali nei confronti dei manifestanti. Secondo la Questura, le forze di polizia presenti hanno tentato di arginare il gruppo di manifestanti mediante la sola «trapposizione fisica» a causa dell’azione ostativa della protesta.
Nel frattempo, il fronte tra favorevoli e contrari resta spaccato. Da una parte, il Comune e i sostenitori del progetto, convinti che l’impianto porterà sviluppo, servizi e prestigio al quartiere. Dall’altra, chi teme che il prezzo da pagare sarà la distruzione di un ecosistema urbano già fragile. Il rinvio dei lavori ha solo spostato nel tempo lo scontro, la battaglia di Pietralata sembra essere appena iniziata.
Nuovo stadio della Roma: i comitati bloccano i camion dei Friedkin
Spinte, mani addosso, due fronti contrapposti l’uno all’altro per alcuni lunghi secondi. Con i manifestanti intenzionati a bloccare i lavori della Roma. E le forze dell’ordine pronte ad aprirsi un varco tra i dimostranti per far arrivare i camion dei Friedkin al cantiere. Fino alla decisione dei rappresentanti della società giallorossa di rinviare ai prossimi giorni gli scavi. I comitati contro lo stadio sono passati dalle parole ai fatti. E ieri, nell’area di Pietralata dove sorgerà il nuovo impianto, hanno alzato il livello dello scontro bloccando via degli Aromi e impedendo il passaggio dei mezzi dell’As Roma. Regolarmente autorizzati ad avviare le ultime indagini archeologiche necessarie alla redazione del progetto definitivo. […]
I dimostranti si sono seduti a terra impedendo il passaggio dei camion. Il successivo arrivo delle forze dell’ordine ha causato momenti di tensione, con un parapiglia fortunatamente conclusosi senza feriti, se non una signora colpita da un leggero colpo in testa. Ma la Roma, per evitare ulteriori tensioni, ha preferito rimandare l’avvio dei sondaggi. […]
«È legittimo esprimere dissenso su un’opera ma non è accettabile ostacolare attività autorizzate» ha detto l’assessore capitolino all’Urbanistica, Maurizio Veloccia mentre il suo collega allo Sport, Alessandro Onorato ricordava come «con i no questa città è già morta in passato». I comitati contro, invece, hanno ribadito la loro posizione chiedendo «un tavolo di confronto che analizzi le scelte fatte». […]
(La Repubblica)
Atalanta-Roma: la moviola dei quotidiani. Contatto minimo tra Pasalic e Koné, ma restano tanti dubbi sull’intervento del VAR
La Roma torna a perdere dopo 19 risultati utili consecutivi in Serie A e cade 2-1 a Bergamo contro l’Atalanta nel delicatissimo scontro in chiave Champions League. Prestazione insufficiente per l’arbitro Simone Sozza, il quale è stato giudicato negativamente anche dai quotidiani (media voto 5.12). L’episodio principale riguarda il contatto tra Manu Koné e Mario Pasalic: il centrocampista della Dea sbaglia l’intervento e intralcia la corsa del giallorosso con un tocco all’altezza del ginocchio, il direttore di gara assegna il rigore ma poco dopo cambia la decisione in seguito al richiamo del VAR.
CORRIERE DELLO SPORT – VOTO 5
Partita non brillantissima per Sozza. […] Angelino serve Koné che entra in area e, affrontato da Pasalic, finisce giù: Sozza vede il contatto e fischia rigore. Le immagini mostrano Pasalic che affonda l’intervento ma non tocca mai il giocatore della Roma che poi, per dinamica, gli finisce addosso. Vero, Koné sta andando verso la porta e Pasalic sembra frapporgli ostacolo (motivo per cui live si può dare sempre rigore), ma è anche vero che al momento dell’intervento dell’atalantino, ci sono trenta centimetri fra le due gambe. La domanda: se l’OFR è corretta qui, perché altre volte non s’è fatto come sostiene Ranieri? […]
LA GAZZETTA DELLO SPORT – VOTO 5
[…] Nella ripresa, al 18’ Sozza assegna rigore dopo un contrasto fra Koné e Pasalic, ma Abisso lo richiama al monitor: è il giocatore francese che sembra andare verso l’avversario. Il contatto c’è ma è minimo, per questo motivo l’arbitro non estrae il giallo per simulazione.
IL TEMPO – VOTO 5.5
[…] Non mi è piaciuta la sua gestione tecnica, confusionaria soprattutto nel finale. Sceglie di tenere una soglia del fallo discretamente bassa fin dall’inizio, fischiando molti falli. […] Sozza concede un calcio di rigore alla Roma per un presunto contatto tra Pasalic e Koné, revocato però dopo consulto al monitor (On Field Review). È vero che il centrocampista croato sbaglia l’intervento ed è in ritardo, ma poi pianta il piede a terra fermandosi in tempo e non affondando il contrasto. […] La sensazione è che sia troppo lieve per un penalty. Ci sta quindi non assegnare rigore dal campo, ma rimangono forti dubbi circa l’uniformità di giudizio del VAR. In altri casi in cui c’è stato un contatto basso, mediamente più oggettivo di uno alto, è stata confermata la decisione di campo. Nel finale, la polemica per un fischio anticipato, con le proteste di Ranieri che viene anche ammonito. L’allenatore giallorosso però ha ragione. Il pallone esce a 94:53, con 7 secondi di anticipo rispetto allo scadere dei 5 di recupero. Sozza completa un silent check per una presunta irregolarità – ma Djimsiti la prende di faccia e non di braccio – ma non fa battere alla Roma il calcio d’angolo, sbagliando.
IL ROMANISTA – VOTO 5
[…] Koné, liberato in area da Angeliño, arriva a contatto con Pasalic in corsa. Sozza concede il rigore ma viene richiamato da Abisso, al Var, per on field review. Il tocco con il piede, evidentemente visto da Sozza non c’è, ma Pasalic, che sbaglia l’intervento e tocca Koné – che altrimenti andrebbe in porta – che, in caduta, rovina a terra. L’articolo è il 12, che regola falli e scorrettezze: «è da considerare punibile il calciatore che con il corpo impedisce la progressione dell’avversario o ostacola un avversario venendo a contatto con lui». Quante volte ci hanno detto che se l’arbitro vede un contatto si dovrebbe lasciare a lui l’interpretazione di intensità e quindi debba prevalere la scelta del campo? Anche in questo caso “arbitra” Abisso e, forse, fa sbagliare Sozza. […] Gestisce male il recupero finale: assegna 5 minuti (nonostante i 3 minuti di check) e non fa battere – inspiegabile – l’angolo finale per la Roma che assegna a 8 secondi dal termine del recupero.
I VOTI DEGLI ALTRI – Rensch “l’anello debole della squadra”, Cristante “il classico gol dell’ex”. Dovbyk “se non segna è inutile”, Ranieri “i cambi non gli danno ragione”
La Roma cade 2-1 a Bergamo contro l’Atalanta e interrompe la striscia di 19 risultati consecutivi in Serie A. Una sconfitta pesante per i giallorossi, che scivolano al sesto posto in classifica a un punto di distanza dalla quarta posizione. Non paga la scelta di mister Claudio Ranieri, dato che il peggiore in campo è Devyne Rensch (4.71): “L’anello debole della squadra. Attacca male, difende peggio. Sul gol l’errore è pure concettuale” (La Gazzetta dello Sport). Il migliore, invece, è Bryan Cristante (6.64): “Ci prova due volte e la seconda è quella buona. Perfetto colpo di testa, il classico gol dell’ex” (Corriere dello Sport). Bocciatura pesante anche per Artem Dovbyk (5.14): “Un’altra prova da desaparecido. Se non segna è praticamente inutile” (Corriere della Sera). Insufficienza per Claudio Ranieri (5.86): “Stavolta il piano gara e i cambi in corsa non gli danno ragione, ma è il primo ko dopo 19 risultati utili consecutivi. Se l’Europa è ancora una possibilità, i meriti sono solo suoi” (Il Romanista)
LA MEDIA VOTI DELLE PAGELLE DEI QUOTIDIANI (La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport, Il Messaggero, Il Corriere della Sera, La Repubblica, Il Tempo, Il Romanista)
Svilar 6.21
Celik 5.43
Mancini 6.43
Ndicka 5.93
Rensch 4.71
Cristante 6.64
Koné 6.29
Angelino 5.71
Soulé 6.36
Shomurodov 5.79
Dovbyk 5.14
Pisilli 5.25
Baldanzi ng
El Shaarawy ng
Saelemaekers 6.00
Ranieri 5.86
LA GAZZETTA DELLO SPORT
Svilar 6
Celik 5.5
Mancini 6.5
Ndicka 6
Rensch 4.5
Cristante 6
Koné 5.5
Angelino 5.5
Soulé 6.5
Shomurodov 6
Dovbyk 5
Pisilli 5
Baldanzi ng
El Shaarawy ng
Saelemaekers ng
Ranieri 5.5
CORRIERE DELLO SPORT
Svilar 6
Celik 5.5
Mancini 6.5
Ndicka 5.5
Rensch 5
Cristante 7
Koné 6
Angelino 5.5
Soulé 6
Shomurodov 6
Dovbyk 5.5
Pisilli ng
Baldanzi ng
El Shaarawy ng
Saelemaekers ng
Ranieri 6
IL MESSAGGERO
Svilar 6
Celik 5.5
Mancini 6
Ndicka 6
Rensch 5
Cristante 7
Koné 6
Angelino 5.5
Soulé 6.5
Shomurodov 6
Dovbyk 6
Pisilli ng
Baldanzi ng
El Shaarawy ng
Saelemaekers 6
Ranieri 6
CORRIERE DELLA SERA
Svilar 6.5
Celik 5
Mancini 7
Ndicka 6.5
Rensch 4
Cristante 7
Koné 7
Angelino 6
Soulé 6.5
Shomurodov 5.5
Dovbyk 4
Pisilli 5
Baldanzi ng
El Shaarawy ng
Saelemaekers ng
Ranieri 6
LA REPUBBLICA
Svilar 6.5
Celik 6
Mancini 6
Ndicka 6
Rensch 5.5
Cristante 6.5
Koné 6.5
Angelino 6
Soulé 6.5
Shomurodov 5
Dovbyk 5.5
Pisilli ng
Baldanzi ng
El Shaarawy ng
Saelemaekers ng
Ranieri 6
IL TEMPO
Svilar 6
Celik 5.5
Mancini 6.5
Ndicka 5.5
Rensch 4.5
Cristante 7
Koné 7
Angelino 6
Soulé 6.5
Shomurodov 6
Dovbyk 5
Pisilli 5.5
Baldanzi ng
El Shaarawy ng
Saelemaekers ng
Ranieri 6
IL ROMANISTA
Svilar 6.5
Celik 5
Mancini 6.5
Ndicka 6
Rensch 4.5
Cristante 6
Koné 6
Angelino 5.5
Soulé 6
Shomurodov 6
Dovbyk 5
Pisilli 5.5
Baldanzi ng
El Shaarawy ng
Saelemaekers ng
Ranieri 5.5
Altro che bosco: si difende solo il proprio “orticello”
IL TEMPO (S. NOVELLI) – C’è qualcosa che va oltre la politica, talmente oltre che non si può nemmeno più definire tale. Il blocco dell’avvio degli scavi sull’area indicata per la realizzazione dello Stadio della Roma è non solo disarmante ma oltraggioso nei confronti di una Capitale che prova a entrare non nel futuro ma – più banalmente – nel presente. Immaginatevi una cosa del genere in qualsiasi altra Capitale democratica, per non dire semplicemente città.
A chi verrebbe in mente di organizzare un sit-in che di fatto ha impedito l’accesso ai camion nell’area di Pietralata per dire «no» alla realizzazione dello stadio della Roma, prima di aspettare l’esito degli scavi propedeutici alla costruzione? Ovviamente parte della sinistra romana, che pure siede nella giunta di Roberto Gualtieri al timone della città.
A mettere infatti il cappello sulla «ridicola» vicenda l’onorevole Filiberto Zaratti di Avs, e il consigliere capitolino dello stesso partito Nando Bonessio che chiedono l’apertura di un confronto, mentre i manifestanti (secondo la questura un centinaio) del comitato
«No allo stadio, sì al parco» hanno già calendarizzato le prossime manifestazioni. Una battaglia organizzata ad hoc per “difendere” un paio di ettari di «bosco nel contesto di una area verde e pubblica di 14 ettari prevista dal 1995». E già 1995. Da allora più che bosco (del quale non se ne parlava più proprio dal 1995) trattasi di sterpaglie abbandonate e qualche baracca.
Perché opporsi agli scavi? Perché opporsi allo Stadio? Un’opera che porterebbe nuovi spazi pubblici e un’infrastruttura a servizio della città, oltre che del calcio. Per non parlare della riqualificazione di un quartiere caduto nell’oblio di quella stessa sinistra che «abbaia» con i comitati e non morde mai nelle stanze del potere (do-ve siede ancora comoda). E che dire dei Cinquestelle, che dopo aver perso cinque anni per un progetto folle (lo stadio a Tor di Valle), da una parte condannano la barricata (pure se qualche esponente è presente), dall’altra presentano un esposto, cosi tanto per rallentare ancora qualche opera da realizzare in città. La difesa insomma di qualcosa che non esiste pur di fermare il progresso e ottenere, chissà, qualcosa in cambio. Non è politica questa, né difesa dei diritti. È una bieca strategia post bellica che i cittadini, appunto, non capiscono più. Un fermare sempre qualcosa di nuovo in nome e per conto del proprio «orticello». Altro che bosco.
Gli impianti salva bilanci, Lotito sulla scia di Friedkin
Uno stadio per amico. In tutti i sensi. Per aver il tifo più vicino, visto che lo stadio
Olimpico ha la pista di atletica che separa spettatori e calciatori. Per aiutare i bilanci di Roma e Lazio, che si trovano a pagare un affitto e non possono sfruttare a pieno le potenzialità del marketing e del merchandising allo stadio. È da tempo che i due club capitolini studiano come costruire un impianto di proprietà. Nel caso della Roma l’idea era venuta per primo al presidente Dino Viola. […] Ci ha provato, all’americana, anche il presidente James Pallotta, affidando il progetto all’archistar Dan Meis. Doveva aprire nella stagione 2016-17, è rimasto sulla carta. E la zona di Tor di Valle che doveva ospitare l’impianto è rimasta più o meno una discarica. […]
La Roma ha puntato su Pietralata e nel frattempo il Friedkin Group ha acquistato l’Everton che avrà uno stadio nuovo a partire dalla stagione 2025-26. […]
(corsera)
Stadio Roma a Pietralata: tafferugli con la polizia, niente scavi archeologici
Il primo round finisce con la Roma costretta a far retrocedere i due camion e gli operai che avrebbero dovuto iniziare con le operazioni preliminari di recinzione delle aree su cui, poi, gli archeologi avrebbero effettuato i sondaggi richiesti dalla Soprintendenza per lo Stadio.
Lo scenario è Pietralata, via degli Aromi. Ieri mattina, la Roma si presenta per avviare i lavori di analisi archeologica del terreno: devono montare le recinzioni in un’area dove il Comune ha dato il via libera all’effettuazione degli scavi. Ci sono i vigili urbani e la polizia. C’è un tecnico dell’assessorato all’Ambiente del Comune. E ci sono i comitati no stadio e sono una sessantina di persone.
Sin dall’inizio si capisce che non sarà una mattinata semplice: i comitati hanno deciso di alzare il livello dello scontro e impedire fisicamente l’accesso all’area usando le tecniche No Tav. […] Per minuti su minuti, anche attaccando la stampa, i comitati fanno blocco. Impediscono di entrare. Chiedono le autorizzazioni. E quando le autorizzazioni arrivano chiedono l’arrivo dei Carabinieri forestali. La polizia tenta di trovare un accordo ma dall’altro lato la risposta è sdraiarsi a terra. […] Gli animi si scaldano: le forze dell’ordine tentano di spostare i manifestanti per consentire il transito dei due camion. E, ovviamente, scoppiano parapiglia, tafferugli, spinte e controspinte. […]
A quel punto dalla società giallorossa parte un conciliabolo telefonico e, alla fine, i camion vengono fatti retrocedere. […] Si tornerà a Pietralata, ovviamente, perché i sondaggi archeologici sono un passaggio essenziale senza il quale non si può proseguire nel progetto. Ma lo si farà dopo aver ricalibrato la gestione dell’accesso.
[…] La richiesta è aprire l’ennesimo confronto dopo quello del dibattito pubblico durato mesi. Insomma, riprende quota quella frangia della politica che cavalca i no a qualsiasi opera pubblica alla ricerca del consenso. […]
Dall’altro lato, la risposta del Campidoglio è affidata a una nota dell’assessore all’Urbanistica, Maurizio Veloccia: «È necessario che i sondaggi archeologici previsti per la realizzazione dello stadio a Pietralata si svolgano, come previsto, nel pieno rispetto della normativa vigente: l’idea che un’attività autorizzata possa essere impedita da iniziative estemporanee è inaccettabile. Allo stesso tempo, è fondamentale evitare ogni forma di tensione e scongiurare l’uso della forza». E interviene anche l’assessore allo Sport, Alessandro Onorato: «Con i “no” questa città è già morta in passato, serve il dialogo e il confronto». […]
(Il Messaggero)
Beffa finale
IL TEMPO (L. PES) – Centoquarantotto giorni e diciannove partite dopo si ferma la corsa della Roma che a Bergamo cade sotto i colpi dell’Atalanta. Un ko che ora mette i giallorossi in una situazione molto difficile per provare a centrare l’obiettivo Champions, Juve e Lazio restano avanti di un punto a centottanta minuti dal termine del campionato e con ancora Milan e Torino sul percorso. Una cavalcata fatta di vittorie di misura e tanto cuore ma che al Gewiss si è fermata proprio sul più bello, quando la Roma aveva il destino nelle proprie mani.
Un solo cambio rispetto alle ultime due formazioni che hanno piegato Inter e Fiorentina con l’inserimento di Rensch al posto dell’infortunato Pellegrini con l’olandese ad agire da quinto e Soulé e Shomurodov alle spalle di Dovbyk.
Parte meglio l’Atalanta anche se la prima occasione è giallorossa col tiro di Cristante respinto da Carnesecchi. Dopo nove minuti, però, Lookman porta in vantaggio la Dea con un destro a giro che lascia immobile Svilar. Punizione battuta velocemente dai nerazzurri con De Ketelaere che pesca il nigeriano in area, Rensch si stacca dalla marcatura e l’attaccante ha tempo e spazio per segnare. La Roma si rifà sotto con Koné ma la squadra di Gasperini va a centimetri dal raddoppio: prima il riflesso di Svilar su De Ketelaere, poi Retegui la spara alta. La Roma cresce, gioca meglio e concede meno all’Atalanta. Poco dopo la mezz’ora arriva il pareggio grazie alla pennellata di Soulé dalla destra e all’ottimo stacco di Cristante che supera Carnesecchi. I giallorossi prendono campo e nel recupero del primo tempo hanno due chance clamorose, prima Koné che a due passi dal portiere spreca, poi Rensch che sfrutta un rimpallo in area ma calcia malamente. Al 62′ contatto in area bergamasca tra Pasalic e Koné con Sozza che fischia il calcio di rigore ma il Var lo manda al monitor per valutare l’entità di un contatto effettivamente molto leggero, ma che, se pur lieve, c’è. Niente rigore per i giallorossi, restano i dubbi. La prima mossa di Ranieri arriva a quindici minuti dalla line con l’inserimento di Pisilli a posto di Rensch. Un minuto dopo, però, arriva la rete del vantaggio atalantino con Sulemana che da fuori area raccoglie un rimpallo e di prima con un gran tiro al volo (che passa tra diverse gambe) che si infila all’angolino. Soulé prova a beffare Carnesecchi con un tiro da un calelo di punizione sulla fascia ma l’argentino non prende la porta. Soltanto a cinque dalla fine Ranieri mette dentro gli attaccanti. Escono Koné, Shomurodov e Dovbyk, dentro Baldanzi, El Shaarawy e Saelemaekers. Succede poco nei cinque minuti di recupero anche perché la scelta di Sir Claudio di chiuder senza punte penalizza l’assalto finale dei giallorossi.
Gestione dei cambi non illuminata e una interpretazione troppo rinunciataria nella ripresa, ma in fin dei conti si può dire poco a una squadra che col tecnico testaccino ha davvero sognato.
Imbufalito Ranieri nel post gara per l’intervento del Var discute in diretta su Dazn con Marelli: «Perché interviene il Var su un errore non chiaro? Ci avevano detto che non sarebbe intervenuto. Marelli dice che non c’è il contatto? Ma come la a dire di no?! Arrivederci…» e lascia lo studio. Ora il Milan all’Olimpico per salutare Ranieri allenatore e cercate di vincere sperandone passi falsi delle altre, poi si chiude a Torino, Non dipende più dalla Roma.
L’Atalanta va in Champions, Ranieri furioso con il VAR
Al fischio finale dell’arbitro Sozza Claudio Ranieri è rimasto immobile per venti secondi. Attorno a lui l’inferno, il Gewiss Stadium in festa e Gian Piero Gasperini felice. Poi, entrato in campo per allontanare i suoi giocatori dal direttore di gara, se l’è ritrovato di fronte e non è riuscito a frenarsi: le sue inconsuete proteste (punite con il cartellino giallo) per un rigore prima assegnato e poi tolto hanno chiuso una partita tesa, vibrante, in cui la Roma ha riassaporato il gusto amaro della sconfitta dopo 5 mesi e l’Atalanta sigillato il terzo posto.
Sul finale resta il veleno di Ranieri per un rigore concesso a Koné dopo un contatto con Pasalic e revocato dal Var. Ranieri è stato una furia: «Ci hanno detto che se c’è un contatto con coscia, piede o ginocchia e l’arbitro assegna il rigore il Var non può intervenire. Io sarò di parte, ma non c’è un chiaro ed evidente errore. Pasalic si pianta a terra con la scarpa e poi vedo un contatto. Mi manda ai pazzi questa cosa. Non potete cambiare le regole. Sozza non mi ha dato una spiegazione, non ero degno evidentemente. Il quarto uomo ha parlato di contatto leggero, ma che significa?».
La Roma resta a -1 dalla Lazio e dalla Juve: ora sono i bianconeri a essere padroni del proprio destino, e avendo i confronti diretti favorevoli con i biancocelesti sarebbero in Champions con due vittorie contro Udinese e Venezia. […]
(La Repubblica)