Sotto il sole cocente di mezzogiorno, una doppietta di Mancini blinda il derby e lo porta dritto in casa giallorossa. Di più: la Roma riesce quasi a toccare con mano il sogno della Champions League. Certo, lo dirà l’ultima di campionato contro il Verona, ancora da giocare. Ma ieri i romanisti si sono lasciati andare a una festa che si spiega sì con la vittoria sulla Lazio-così anche il derby di andata – ma soprattutto con l’orizzonte europeo che si fa sempre più vicino.
La mattinata dei romanisti, in realtà, era cominciata già all’alba. Quando circa duecento ultrà giallorossi sono partiti da San Lorenzo direzione Curva Sud dello stadio per preparare la coreografia: lupi all’attacco con la scritta “Spqr” in Sud e la frase in latino in tribuna Tevere «siamo romani, figli della lupa capitolina».
Dalla Curva Nord, stavolta, nessuna risposta. I laziali, circa un migliaio, hanno seguito il derby da Ponte Milvio, in polemica con il presidente Claudio Lotito, tra fumogeni, cori e petardi. Un boato si è sollevato al momento della rete, poi annullata, di Dia. Invece, ai gol di Mancini, solo silenzio, senza però mai smettere di sventolare le bandiere. Il botta e risposta a distanza c’è comunque stato a suon di sfottò tramite striscioni, ma l’afflusso e deflusso dei tifosi si è comunque svolto senza particolari tensioni, sia all’Olimpico sia a Ponte Milvio. Merito anche del maxipiano di sicurezza di una domenica di “fuoco”, tra derby e finale degli Internazionali di tennis: migliaia di agenti tra polizia, locale, carabinieri e Guardia di finanza, centinaia di steward, con quattro punti di controllo per il coordinamento dei flussi. Poi, su ordine della Questura, le limitazioni di circolazione sul lungotevere e divieti di sosta attorno al Foro Italico. Da segnalare, solo il malore nella zona del bar River di un 70enne – subito soccorso – e l’avventura di un romanista finito tra i biancocelesti a Ponte Milvio e che è stato subito fatto allontanare dalla polizia.
Per il resto, è stata solo festa giallorossa. Dentro lo stadio – con la squadra che si è stretta attorno all’allenatore Gasperini – e anche fuori, tra cori, clacson, sciarpe sollevate al cielo, birre e risate. La festa in realtà si è allargata a tutta Roma: a Testaccio alcuni tifosi sono scesi in strada accendendo fumogeni, mentre per le vie del Centro ancora clacson, cori e sciarpe. […]
(Il Messaggero)