Non solo idee diverse sul piano sportivo: alla base dello scontro c’è altro. Qualcosa che tocca la sfera umana e caratteriale di un rapporto inesistente. Quello che tutti hanno visto sul palcoscenico (l’attacco frontale di Claudio Ranieri e le continue frecciate di Gian Piero Gasperini) è una parte della trama. Quel «teatrino» (così l’ha chiamato il tecnico) faceva parte del botta e risposta mediatico che lui e il senior advisor avevano già intavolato da mesi. (…) Per questo Gasperini e il fronte di Ranieri – staff compreso – hanno smesso di confrontarsi da tempo. Alcuni comportamenti sono risultati sgraditi. E così a Trigoria prosegue lo slalom reciproco in attesa del traguardo: se il tecnico resterà in panchina, il senior advisor e il suo gruppo potrebbero lasciare. O lui o loro. Uno scenario che però i Friedkin sperano ancora di evitare. La riconoscenza e la stima per Claudio e lo staff non traballano, anzi. Perché non si può cancellare l’impresa dello scorso anno. Come non si può cancellare – di nuovo – un progetto tecnico appena cominciato: per la società Gasperini resta l’uomo giusto per la panchina della Roma. (…) Gli unici sorrisi di Gasperini arrivano quando guarda il campo: ha ritrovato Wesley – che per il tecnico era già pronto a rientrare da qualche giorno – e Dybala. Mentre Kone, Rensch, Pellegrini e Dovbyk hanno svolto lavoro differenziato. (…) Così da poter affrontare con un pizzico di serenità in più lo sprint finale di una stagione che può dire ancora tanto. Non solo dal punto di vista dei risultati.
(La Repubblica)