I club calcistici italiani valgono ma non guardano al lungo periodo

Il calcio italiano non vale necessariamente poco. Però programma male, o quantomeno i suoi club hanno una visione di lungo periodo molto più miope rispetto alle controparti europee e globali. È il dato che emerge da due analisi statistiche pubblicate in queste settimane dal Cies football observatory, dando luogo ad altrettante speciali classifiche squadra per squadra: la graduatoria della quotazione economica complessiva dei giocatori di proprietà -cioè il valore di ciascuna rosa -e quella del management sportivo orientato al futuro, a una crescita patrimoniale duratura. So-prattutto questo secondo para-metro impone una riflessione. Partiamo dalle discrete notizie: dietro l’inarrivabile Inghilterra – che tra Premier League e Championship conta ben 21 club sui primi cento al mondo per valore aggregato dei rispettivi calatori – ci siamo noi con 15. Un numero che rispecchia un certo equilibrio competitivo: il divario fra gli 800 milioni di euro dell’Inter – prima fra le italiane e 15esimo in assoluto – e i 149 del Genoa – 15esimo e 88esimo – è il più sottile fra tutti i principali campionati europei, altrimenti contraddistinti da autentici colossi di mercato. Basti pensare che le prime otto in classifica pesano tutte dal miliardo di euro in su: guida il Chelsea (1,73), seguito da City, Real, Barcellona, Arsenal, Paris Saint-Germain, Liverpool e Bayern. Nulla di così sorpren-dente. Balzano all’occhio invece le squadre in ascesa, che fino a qualche anno fa mai avremmo trovato sull’elenco: dalle cinque big saudite – oltre al faraonico contratto di CR7 si stanno radicando investimenti profondi – al Como, che con 360 milioni di euro complessivi supera ormai Fiorentina, Bologna, Lazio e mette la Roma nel mirino. (…) Ma come i club italiani gestiscono il loro patrimonio? Ecco le note dolenti. L’esempio lampante è quello dei bianconeri: qualche giorno fa la Gazzetta ha stilato addirittura un’intera formazione, dalla porta all’attacco, di ex giocatori della Juve sbrigativamente venduti – tutti giovanissi-mi – e ora oggetto di grossi rimpianti. Dalla loro cessione la società ha incassato 120 milioni di euro – a fronte di 875 dissipati sul mercato dal 2019 in poi: (…) Ne deriva una sintesi interessante, che evidenzia come l’intersezione fra i club più facoltosi al mondo e quelli più lungimiranti non è sempre rispettata: soltanto Real Madrid, Liverpool, City e Chelsea figurano entrambe le volte fra le prime dieci – con i blancos a comandare il ranking del lungo termine. La prima fra le italiane a questa voce? Tocca scrollare parecchio. Fino al 36esimo posto della Lazio – e vista la situazione di cronica stasi all’interno del club di Lotito, non va preso per un complimento. (…)

(Il Foglio)