Roma, finale amaro

Gasperini lo aveva detto fin dal primo giorno: la Roma aveva bisogno di rinforzi soprattutto in attacco. È lì che andava fatto lo sforzo principale, è lì che serviva un salto di qualità per accorciare la distanza dalle prime. Ma il mercato si è chiuso e l’allenatore si ritrova con El Shaarawy titolare, con qualche infortunio in più e con molte frustrazioni accumulate. Il d.s. Massara ha inseguito obiettivi concreti, ma uno dopo l’altro sono sfumati tutti, lasciando la Roma più debole delle aspettative e con un allenatore che in carriera non le ha mai mandate a dire e che adesso rischia di far trapelare apertamente il suo malumore. La ricerca dell’esterno sinistro è stata un lungo susseguirsi di fallimenti. […] Ed è proprio Bailey l’unico innesto romanista: arrivato a Trigoria per colmare la lacuna a sinistra, anche se di piede mancino, si è infortunato al primo allenamento. Un segnale quasi simbolico del fallimento complessivo. […]  La mancata conclusione di queste operazioni ha avuto un effetto domino. Baldanzi, già promesso al Verona, è rimasto a Roma per tappare i buchi sulla fascia. Ma proprio la sua permanenza ha impedito di chiudere con Pessina, che sarebbe stato utile a centrocampo. […]  Il quadro finale, almeno per la conclusione, è deludente: la squadra resta incompleta. […] Ora la Roma si ritrova con un allenatore che aveva chiesto una precisa strategia e che invece vede arrivare solo problemi, compresa la mancata cessione di Pellegrini. Gasperini, fino a oggi, ha mantenuto toni misurati. Ma il suo malumore potrebbe esplodere: non solo per il mercato mancato, ma per la sensazione che a Trigoria manchi una linea chiara. Ed è un segnale che non può essere ignorato.

(Corsera)

Tiri mancini, la rosa pende a sinistra. Ecco perché in attacco serviva un destro

La Roma pende a sinistra. No, non è uno slogan politico ma analizzando la rosa giallorossa – in particolare l’attacco – salta subito all’occhio che Gasperini ha a disposizione quasi tutti giocatori mancini. […] Il tanto desiderato esterno di piede destro non è arrivato e la Roma si ritrova con una batteria di sette attaccanti di cui ben 5 che calciano col sinistro. Sulla trequarti di destra ci sarà tanto traffico durante l’anno: Dybala, Soulé, Bailey e Baldanzi. L’ultimo a dir la verità sarebbe dovuto partire negli ultimi giorni del mercato, ma l’affare col Verona è saltato. […] Bailey può giocare su entrambe le fasce, ma le cose migliori in carriera le ha fatte sulla destra. […] Poi ci sono Paulo e Matias. Amici dentro e fuori dal campo e una coppia che a partire da dal Torino dovrà caricarsi la Roma sulle spalle. L’esperimento a Pisa è riuscito alla grande e i due sono pronti a giocare insieme dal 1′. Ma i mancini nel pacchetto offensivo non finiscono qui. Davanti c’è anche Dovbyk che dopo due mesi con le valigie in mano alla fine è rimasto a Trigoria. […] L’unica cosa certa è che il suo compagno di reparto Ferguson lo ha scavalcato nelle gerarchie. L’irlandese giovedì ha perso il nonno, ma sabato non si è tirato indietro ed è stato tra i migliori in campo contro il Pisa. È l’unico in attacco ad essere ambidestro. Mentre ad oggi l’unico destro naturale è El Shaarawy. In attesa di capire il ruolo che l’allenatore vorrà ritagliare a Pellegrini. Alla fine anche il numero 7 è rimasto e almeno fino a gennaio si metterà a disposizione della squadra. […] Ghilardi non è ancora pronto e nelle prime due di campionato come centrodestra ha giocato Mario Hermoso, un altro mancino oltre Ndicka. Gli altri che completano questo pacchetto sono Angeliño e Tsimikas. Un altro mancino stava per arrivare in mezzo al campo, ma anche per Pessina è saltato tutto nelle ultime ore di un pazzo mercato. […]

(Il Messaggero)

Roma al completo, ma non rinforzata

È arrivato il «tempo di tirare le somme» (cit). Il mercato è finito. Senza colpi, senza scambi, senza arrivi. […] L’ultimo giorno di trattative scorre via senza sussulti. E il rischio che ora inizi lo sport preferito – sparare sul pianista, interpretato per l’occasione dal ds Massara – è dietro l’angolo. […] Come al solito ci si divide: tra chi si ostina a vedere il bicchiere mezzo pieno, considerando i paletti imposti al mercato giallorosso, e chi si aspettava molto di più per accorciare il gap con le prime della classe. Forse, in questi casi, bisogna affidarsi al destinatario di questi movimenti, all’allenatore, che in tempi non sospetti (nel ritiro di Burton) aveva tracciato una linea di demarcazione utile ai fini dell’analisi: «Un conto è completarsi, un altro rinforzarsi». Utilizzando questo parametro. affermare che la rosa della Roma oggi non è completa non sarebbe corretto. Ogni titolare ha il suo vice, in alcuni ruoli anche più di uno con la rosa che è passata da un’età media di quasi 28 anni ad una di 25,5. È stato inoltre abbassato il monte-ingaggi (sceso sotto i 90 milioni) e ci si è portati avanti con il lavoro in previsione del prossimo giugno quando alcuni sacrifici, sperando anche nell’esplosione di qualche elemento della rosa, saranno inevitabili, pena sanzioni severe in ottica FPF. […] Una cosa non difetta a Gasp: la chiarezza. E in tal senso ha sempre giocato a carte scoperte. Lo ha fatto con Pellegrini, ha concesso il bis con Dovbyk e ora se li ritrova in rosa (alla pari di Baldanzi), in una gestione che non si preannuncia semplice. Non si è mai messo di traverso rispetto a calciatori che gli sono stati proposti (e sono poi arrivati) su indicazione del club ma su 3-4 elementi voleva essere seguito. Così, dopo aver faticato a digerire l’addio a Rios – tra l’altro proprio quando il colombiano sembrava stesse facendo pressione con il Palmeiras per essere liberato – è stato contento di Wesley ma per il salto di qualità ha chiesto due rinforzi per l’attacco: Sancho e Fabio Silva. […] Risultato? Al 2 settembre non ha né l’esterno sinistro di piede destro (che doveva essere il primo rinforzo del mercato) e nemmeno il nuovo centravanti. Perché ieri, è saltato alla fine anche lo scambio Gimenez-Dovbyk che poteva in qualche modo lenire l’insoddisfazione di Gasperini. […] Ora però c’è un altro rischio (se non una certezza), ben più pericoloso: quello di avere in casa un allenatore scontento.

(Il Messaggero)

Gasp, niente regali. La Roma si ferma: George sfuma, dubbi su Dominguez

La speranza era quella di portare a casa tre colpi o almeno due per completare (e rinforzare) la squadra. Ed invece l’ultima giornata di mercato per la Roma si è chiusa così, in modo mesto, senza riuscire a battere neanche un colpo. Si è lavorato a lungo su George, si è tenuto in stand by Dominguez, si è cercato fino in fondo di trovare il modo di imbastire con il Milan lo scambio Dovbyk-Gimenez e infine si è anche cercato di portare a Trigoria Pessina, per rinforzare numericamente un centrocampo che rischia di essere corto, se non cortissimo. Ed invece niente, alla fine la Roma non è riuscita a chiudere neanche una di queste operazioni. […] Tutto sommato, nella Roma sono soddisfatti della campagna acquisti, considerata di qualità, soprattutto in considerazione delle limitazioni imposte dal financial fair play. […] Ma, soprattutto, la Roma è soddisfatta del fatto di non aver ceduto nessuno dei suoi pezzi pregiati, ad iniziare da Koné e Svilar (ma anche Ndicka). A conti fatti la società è felice per la rosa allestita ed è convinta che sia coperta in ogni reparto e, soprattutto, che la squadra sia più forte di quella dello scorso anno. […] Il tecnico giallorosso, però, si aspettava una serie di colpi che invece non sono arrivati. Ad iniziare da quel trequartista sinistro che ha chiesto già ad inizio mercato. In quella posizione la Roma ha trattato i vari Echeverri (finito a Leverkusen), Sancho (all’Aston Villa), George (al Fulham), oltre a Dominguez e Trossard, rimasti rispettivamente a Bologna ed Arsenal. Ma ha seguito anche tanti altri giocatori: Eguinaldo, Tzolis, Peixao, Rowe, O’Riley, Chiesa ed Ezzalzouli. […] Gasp, poi, desiderava un altro centravanti al posto di Dovbyk, ma anche qui lo scambio con Gimenez non è andato in porto, anche se ieri ci si è provato fino alla fine (ma Massara voleva un diritto di riscatto che Tare non ha mai voluto concedere). Infine Pessina, che sembrava quasi fatto, per sistemare un centrocampo che tra dicembre e gennaio perderà quasi sicuramente El Aynaoui (a causa della coppa d’Africa che il Marocco giocherà in casa) e dove Pisilli non ha ancora convinto fino in fondo l’allenatore. […] E ieri anche la piazza giallorossa non ha preso bene il fatto che non sia arrivato nessuno a completare l’organico. […] Adesso la gente si aspetta soprattutto di sapere perché.

(Gasport)

I soldi e il senso di Friedkin per la Roma

No tengo dinero, cantavano i Righeira, band sempre attuale nei giorni di fine estate. Follow the money, suggerisce Gola Profonda a Robert Redford (Bob Woodward) in “Tutti gli uomini del Presidente” (chissà se i nostri eroi lo hanno mai visto, in caso contrario colmare la lacuna, potrebbe aiutarli a comprendere, e sopportare, chi si ostina a fare del giornalismo). E in effetti è proprio quello che sta facendo, seguire il denaro, quello degli altri, il signor Friedkin.

Venditore d’auto giapponesi negli Stati Uniti (un po’ come piazzare la grattachecca in Siberia), produttore cinematografico da premio Oscar, albergatore (resort a cinque stelle,
of course), golfista, pilota di aerei a bordo dei quali è solito portare amici, personalità e calciatori (roba da far impallidire i celebri elicotteri di Berlusconi), riservato a tal punto da sfiorare la misantropia, un uccello di bosco per cui non vale quel famoso detto che a Roma si usa tanto, chi non muore si rivede.

E insomma, questo Barone (giallo)rosso, cinque anni fa ha deciso di acquistare il club che in quasi cento anni di storia non troppo gloriosa ma certamente appassionata, ne ha visti (presidenti) di tutti i colori, dai gerarchi fascisti ai palazzinari comunisti, dai signori dell’industria bellica (Viola faceva i cingoli dei carrarmati, la vulgata di allora) ai re delle acque minerali, tutto sempre con retrogusto democristiano, fino al re dello stoccaggio petrolifero, il mitico Sensi che per la Roma si indebitò (falso storico), la figlia Rosella che infine si arrese e cedette (più che altro, regalò) a UniCredit, la prestigiosa banca che tutti i romanisti sentitamente ancora ringraziano per aver portato gli americani a Roma (ci meritiamo Alberto Sordi, direbbe Nanni Moretti) e averli convinti che si poteva costruire uno stadio a Tor di Valle (sull’ansa del Tevere) e che doveva tirarlo su proprio il costruttore da cui avanzava, sempre la stessa banca, circa quattrocento milioni di euro (poi si è visto come è andata a finire).

Ecco, siccome tutto torna, soprattutto da queste parti, dove poco importa che la storia, quando si ripete, diventa farsa, pure questo americano, che ha ereditato dal connazionale James Pallotta (per tacere di Thomas DiBenedetto e James Tacopina) una società piena di debiti (buffi, si dice qui), ma che almeno qualche soddisfazione sportiva se la toglieva, ci ha buttato dentro un miliardo di euro contato male, portando a casa la bellezza di una Conference League (spacciata come un Mondiale, poi ne abbiamo constatato l’autentico valore) e senza mai partecipare alla Champions, si è incagliato nel progetto stadio.

Da Tor di Valle a Pietralata, sono trascorsi tredici anni (sic), sono cambiati governi e amministrazioni comunali, più o meno favorevoli – ora il sindaco Gualtieri se potesse si infilerebbe l’elmetto (è abituato) e andrebbe a costruirlo lui – e, come abbiamo visto, proprietari. Non sono cambiate due condizioni, purtroppo per i romanisti: la presunzione degli americani di gestire la cosa più romana che ci sia – costruire – a distanza e con logiche made in Usa; la necessità di raccattare soldi a destra e a manca per coprire i costi di un progetto che, oggi come allora, ha assunto via via i contorni di un’opera faraonica (tra le ultime proposte dei proprietari, rivedere tutte le scale delle tribune con un aggravio di circa tre milioni di euro).

Risultato: mentre i Friedkin incontrano banche d’affari che si offrono di sostenere l’operazione, quando sarà definitivamente approvata, non c’è nessuno nella Capitale che si occupi di gestire gli intoppi tipicamente romani che settimanalmente spuntano a mettere i bastoni tra le ruote, dal vecchio possessore di auto ricambi in disuso da anni agli ambientalisti che difendono un bosco che non c’è, fino agli ornitologi che nel mostro di cemento vedono un pericolo per i pipistrelli (non è una battuta). Questa combo micidiale ha spinto il progetto Pietralata nelle sabbie mobili: tutto fermo, e chissà ancora quanto bisognerà aspettare per avere il progetto definitivo. Inutile fare previsioni sulla posa della prima pietra, figuriamoci su quando ci si giocherà la prima partita. Potrebbe volerci un altro decennio.

Di sicuro, per altre tre stagioni, la Roma giocherà allo stadio Olimpico. E’ di qualche giorno fa, infatti, la firma sul rinnovo della convenzione con Sport e Salute, proprietaria dell’impianto, che nel recente passato aveva prodotto più di un incidente istituzionale. Il club giallorosso festeggerà i suoi primi cento anni nel vecchio, caro e tanto scomodo teatro di mille battaglie, come riferiscono i giornali.

Sembrerebbe che Dan Friedkin, alla lettura dei titoli, ferito nell’orgoglio e nell’onore, sia andato su tutte le furie, individuando il responsabile nella signorina Bortoloni, alias Priscilla, la Lupacchiotta che brilla (copyright Dagospia), un tempo portata in palmo di mano, tanto da promuoverla da centralinista a capa del protocollo. Ora, solo l’ennesima testa tagliata per i capricci dell’imperatore (in questo sì che sono romani). Chi sarà la prossima?

Intanto, segnalano allenatore e direttore sportivo già ai ferri cortissimi. Come diceva Paolo Conti, portiere negli anni Settanta, la Roma è un fenomeno di autocombustione.

(Il Foglio – A. Catapano)

Roma, 2025 d’oro. È ritmo scudetto

La Roma viaggia a ritmi da scudetto, e lo dicono i numeri: 55 punti in 21 partite di Serie A nel 2025 (17 vittorie, 4 pareggi, una sconfitta), meglio di tutti in Italia e dietro solo al Barcellona in Europa. Una crescita iniziata con Ranieri e proseguita con Gasperini, che ha aggiunto pressing e interscambiabilità a una rosa già solida. (…) La Roma ha vinto l’80% delle gare, con un solo ko in 11 trasferte, e soprattutto ha il primato europeo dei clean sheet: 13. Svilar è il simbolo di una difesa granitica, mentre Dybala e Soulé restano le stelle di un progetto che oggi domina in Italia e convince anche fuori dai confini. (…)

(corsport)

Una Roma al fotofinish

Un ultimo giorno di mercato così adrenalinico forse i tifosi della Roma non lo hanno mai vissuto. Potenzialmente Massara può chiudere la sessione estiva con uno, due, o tre acquisti. E non sarebbero arrivi di contorno o riserve per allungare la rosa, ma veri e propri innesti di livello per la formazione titolare. Nell’ultima notte di mercato ci saranno sicuramente stati sviluppi sulle trattative che hanno tenuto sveglio Massara: dallo scambio Dovbyk-Gimenez, all’arrivo del famoso trequartista tra George e Dominguez (qualcuno spera ancora in Sancho) fino all’inserimento a sorpresa di Pessina che vuole tornare a lavorare con Gasperini. (…) Ieri è successo praticamente il possibile e l’impossibile sul famoso scambio tra il centravanti del Milan e quello della Roma. In primis, l’apertura di Gimenez alla destinazione giallorossa. Dopo gli ultimi giorni di rifiuti il messicano ha capito che cambiare aria potrebbe fargli bene. Tutto risolto? No, perché adesso a bloccare la trattativa è la modalità del trasferimento. Tare vuole uno scambio di prestiti, Massara invece un’operazione a titolo definitivo. (…) Il telefono è diventato ormai un’estensione della mano di Massara. Chiamate e messaggi per Gimenez ma contemporaneamente anche per chiudere col Chelsea per George. Il diciannovenne sabato ha assaporato gli ultimi minuti in campo allo Stamford Bridge per via dell’infortunio di Delap, ma adesso è destinato a partire. Il diesse romanista vuole abbassare la percentuale sulla rivendita chiesta dal club londinese e chiudere la questione sui 20-23 milioni di euro di cartellino. Trattativa non chiusa, ma a Trigoria c’è ottimismo. Eventualmente George potrebbe anche sostenere le visite mediche a Londra per accelerare l’iter che porterà alla firma sul contratto poi da depositare in Lega. L’alternativa all’inglese è Benjamín Domínguez. (…) E poi c’è Pessina. Un nome a sorpresa per rinforzare la trequarti a prescindere dall’arrivo di George o Dominguez. (…)

(corsport)

Ipotesi ore 12.30 per il derby romano

IL TEMPO – L’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive sta valutando l’ipotesi di disputare Lazio-Roma del 21 settembre alle 12.30. La decisione di anticipare l’orario affonda le radici negli episodi dello scorso aprile, quando il derby, disputato di sera, fu preceduto da scontri tra tifoserie prima del match. Si spera così di evitare incidenti.

Dominguez a un passo dalla Roma

(…) Monta l’interesse della Roma per Benjamin Dominguez. I giallorossi hanno ricevuto il no definitivo di Sancho del Manchester United e faticano a trovare l’accordo con il Chelsea per George. Ecco così che il diesse giallorosso Massara ieri ha avuto nuovi contatti con i vertici rossoblù. Il Bologna ha sei esterni in rosa, due rischiano l’esclusione dalla lista Uefa e Dominguez è uno di questi. Che l’argentino possa non essere felice della situazione è facile da intuire: trattenere un ragazzo scontento o trattenerlo con qualche mal di pancia è il dilemma. Un dilemma che dipenderà dal prezzo, che il Bologna ha fissato nei colloqui di ieri. La dirigenza chiede circa 18 milioni per l’argentino, acquistato per 4,5 milioni un anno fa, più percentuale su futura rivendita. La Roma tratta con la formula del prestito con obbligo, ma gioca su più tavoli: oggi il verdetto, con il Bologna che aspetta la Roma ma è intenzionato a privarsi di Dominguez solo alle proprie condizioni. (…)

(Il Resto del Carlino)

Campionato irriconoscibile. Padrone cercasi

Non potendoci aspettare gli arrivi di Haaland, Mbappe o Bellinghani entro stasera alle 20, si può già concludere che abbiamo vissuto il calciomercato più mesto della storia. Dalle frenetiche ultime ore uscirà qualche aggiustamento che non cambierà gli equilibri, col Napoli primo anche nelle trattative: il colpo Hojlund dopo il ko di Lukaku è stata un’altra dimostrazione di forza e di capacità di seduzione. Invece le altre grandi si sono mosse in affanno, causa finanze in crisi e crac di appeal. (…) Dopo la stagione più equilibrata di sempre (solo 17 punti tra la prima e la settima), l’attuale indebolita serie A è indecifrabile più che mai sul piano tecnico, in cerca di padrone ancora più dopo lo scivolone dell’Inter con l’Udinese; nelle prime due giornate, pochissimi gol e ritmi bassi. Torneo proprio irriconoscibile, a giudicare da certe maglie: usciamo da un weekend in cui la Roma sembrava l’Olanda, il Lecce era il Belgio, la Juve il Manchester City, il Pisa un simil-Bruges. (…) Sarri può venire a capo del mistero-Lazio e non parliamo della Roma gioconda e gagliarda di Gasperini: vince 1-0 come con Ranieri ma fa balenare future meraviglie nel contropiede breve, se arrivasse un altro rinforzo e se Dybala avesse una vera continuità (qui il sogno è più ardito). Sarà un campionato di dettagli decisivi, sperando in arbitri e Var: in Pisa-Roma non ci sono sembrati al top, e intanto gli annunci delle decisioni arbitrali al pubblico continuano a sembrarci pleonastici, ma ormai va cosi. (…)

(Il Messaggero)