RANIERI: “Gasperini ha un compito importante. Il ‘no’ alla Nazionale? Non potevo fare due lavori”

Claudio Ranieri, Senior Advisor della Roma, ha partecipato nella giornata di sabato ai Mondiali Antirazzisti a Riace e ha incontrato il sindaco Mimmo Lucano, noto per il suo supporto ai migranti. Ecco le dichiarazioni dell’ex allenatore giallorosso: “Mi sembrava normale, dato che io sto a 30km da qui, venire a vedere tutto quello che ha fatto e che sta continuando a fare. Da una parte c’è la disperazione di madri e padri che mettono i loro bambini sui barconi per fare in modo che possano vivere, dall’altra parte c’è l’amore di Mimmo Lucano, che ha dato a tutti loro la cosa più importante: una speranza. Credo che quanto fatto da lui sia una cosa eccezionale. Abbiamo tanto da dare, abbiamo l’amore perché noi italiani sappiamo che siamo emigrati tanti anni fa in America, in Belgio nelle miniere, e i nostri nonni ne hanno sofferto. Ecco, quello che hanno sofferto loro adesso lo stanno soffrendo altri popoli. Oggi chi viene in Italia viene imbarcato per l’Albania, sarebbe bello invece offrire loro, soprattutto ai bambini, un campo di calcio. Proviamo ad allenare la speranza, perché pensiamo che nell’uomo ci sia il senso della redenzione”.

Poi prosegue: “Ogni squadra ha giocatori di diverse nazionalità e tra noi non c’è mai stata alcuna remora. Non c’è niente di ciò che si respira fuori. Lo sport, e soprattutto il calcio, può rappresentare un antidoto contro il razzismo. Il calcio è dentro un mondo che è cambiato e purtroppo è diventato violento. Servono anche le pene, ma le pene sui cervelli non agiscono. Ci vogliono cultura e rispetto della persona umana”.

Successivamente parla Lucano: “E’ bellissimo che una persona come lui, che ha questo profilo, venga qui. Il calcio non è solo competizione, è anche qualcos’altro”.

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Successivamente Claudio Ranieri ha rilasciato ulteriori dichiarazioni ai microfoni dell’emittente televisiva e si è soffermato soprattutto sulla Roma. Ecco le sue parole.

Questo è stato un anno importante e trionfale. Se lo aspettava?
“No, non me l’aspettavo. Sono arrivato in un momento particolare. Ma grazie all’aiuto e all’apporto di tutti quanti siamo riusciti a rimettere le cose a posto. È stato un fatto importante per la società, per i tifosi, soprattutto, e anche per i giocatori“.

C’è rimpianto nel non aver conquistato la Champions?
“No, non credo. Non voglio fare come la volpe che non arriva all’uva e dice che è acerba. Forse era meglio così. Affrontare tutte quelle potenze… ora non siamo pronti. Speriamo che fra pochi anni saremo all’altezza di quei club”.

Il no alla Nazionale quanto l’è costato?
“Io credo che dire no alla Nazionale sia costato a tutti, ma non potevo fare due lavori. Avendo un contratto con la Roma, mio malgrado, non ho potuto accettare quello che voleva la Federazione. La Nazionale ha bisogno di una persona libera di poter scegliere e di poter convocare chi vuole. Con me ci sarebbero stati troppi problemi ad ogni convocazione: se un giocatore avesse giocato 90 minuti e poi avesse affrontato la Roma… Insomma, era troppo. Lì ci deve essere un uomo libero. Gattuso, quello che ha fatto, ha cercato di farlo bene. È uno che la Nazionale l’ha conosciuta, l’ha lottata, l’ha sofferta. Per cui gli auguro ogni bene”.

Mai più in panchina?
“No, mai più, è finita. Contento? Sì, certo”.

La scelta di Gasperini è soprattutto sua?
“Sono il consigliere dei Friedkin e spero di far bene il mio lavoro. Gasperini ha un compito importante. Piano piano le cose si metteranno bene”.

(TG3)

SOULÈ: “A gennaio ero sul punto di andarmene, Ranieri mi ha convinto a restare. Il gol nel derby mi ha cambiato la vita” (VIDEO)

In attesa dell’inizio della nuova stagione, Matias Soulè ha rilasciato un’intervista per il canale youtube Los Edul, parlando di questa prima stagione in giallorosso e del futuro. Le sue parole:

Come stai, Mati? Tutto bene?
«Tutto bene, tutto bene. Ora sono a Roma, non più a Torino. Mi sto adattando bene, è davvero bella. Il clima è fantastico, molto più simile all’Argentina rispetto al nord Italia. Roma è meravigliosa, ha tanta storia».

E calcisticamente?
«Abbiamo iniziato male, ma con l’arrivo di Ranieri ci siamo ripresi. Ci ha tranquillizzati e abbiamo fatto più punti».

Avevi bisogno di giocare? Ti agitavi quando non venivi impiegato?
«Sì, ovviamente. So che sono giovane, ma tutti vogliono giocare. All’inizio giocavo poco, ero sul punto di andarmene. Poi ho parlato con il mister Ranieri e mi ha detto: “Resta, la tua occasione arriverà”. E ora sto giocando, che è ciò che volevo».

Hai avuto anche il supporto di due argentini importanti, Dybala e Paredes. Quanto ti hanno aiutato?
«Tantissimo. Due persone splendide. Li conoscevo già da prima. Già prima di venire li sentivo per sapere se sarebbero rimasti. Ovviamente speravo di sì. Avere argentini in squadra ti fa sentire subito più a casa».

Come hai cominciato con il calcio?
«Da piccolissimo, a Mar del Plata. Mio padre era fanatico. Già a 3 anni volevo andare in una scuola calcio. Mi portarono a 4 anni al Club Argentino del Sud. Poi passai al Kimberley, dove giocavo con mio padre che mi accompagnava. Cercavo i provini su internet, volevo andare a Buenos Aires. Mio padre lavorava tantissimo, era cartero e stava fuori 10-14 ore al giorno. Ma quando poteva, mi accompagnava. Se no, mi portava mia madre in autobus».

Com’è nata la possibilità di andare a Buenos Aires?
«Una coincidenza. In spiaggia mio padre incontrò un vecchio conoscente che lavorava al Kimberley. Poco dopo ci chiamò la famiglia Cubero per un provino a Buenos Aires. Avevo 9 o 10 anni. Andai, feci un paio di settimane, poi mi dissero di tornare. Mi tesserarono per la Liga e iniziai ad andare una volta al mese. A 11 anni entrai in convitto. Fu dura, ma era ciò che volevo».

Quando hai capito di avere una marcia in più?
«Non me ne rendevo conto, mi divertivo solo. I mister mi dicevano che avevo potenziale. Già solo passare da una squadra locale a una di AFA era un grande passo. Era il sogno di ogni ragazzo dell’interno dell’Argentina».

Come si arriva all’Italia?
«Avevo 15 anni. Dopo un torneo con la Sub 16 in Portogallo dove andai bene, iniziarono ad arrivare offerte. Non avevo un contratto e decidemmo di venire qui. Fu tutto molto veloce, ma non ho mai esitato».

Com’è stato lasciare il Vélez?
«In quel momento non volevo andarmene. Ma poi successe che, poco prima di una convocazione in Nazionale, il club mi impedì di allenarmi. Mi dissero che era per via del contratto, ma io non sapevo nulla. Avevo 15 anni, non capivo. Mi fecero passare come se volessi andarmene. La gente iniziò a parlarne, e mi riportarono a Mar del Plata. Non mi piacque per nulla come venne gestita la cosa».

C’è anche questo legame curioso con l’Independiente, una squadra in cui non hai mai giocato ma che ti sente suo.
«Sì, è nato tutto da una matera con il logo dell’Independiente che mi regalarono quando andai in Nazionale. Sono tifoso da sempre, come tutta la mia famiglia. Non ho mai giocato lì, ma i tifosi mi trattano come uno di loro. Un onore».

Pensi mai di giocare in Argentina in futuro?
«Adesso no, sono all’inizio della mia carriera. Ma un giorno mi piacerebbe, soprattutto perché non ho mai giocato in Primera. Sarebbe bello viverla dall’interno, magari proprio con l’Independiente».

Sei mai stato al Libertadores de América?
«Sì, una sola volta. Era la prima. Non potevo andare da piccolo perché mio padre lavorava troppo. L’ho vista con lui e mio fratello, meraviglioso».

Quali giocatori ti piacciono dell’Independiente?
«Cabral e Loyola. Hanno grande futuro. Seguo tutte le partite, quando riesco con il fuso orario. Anche Kevin Lopez lo conosco bene, ho passato del tempo con lui in Argentina».

Parliamone: Juventus. Il tuo arrivo in quello spogliatoio.
«Incredibile. Non ero ancora in prima squadra, ma cominciai ad allenarmi. C’erano Dybala e anche Cristiano Ronaldo. Una volta, CR7 venne a sedersi a pranzo con me un altro compagno. Parlammo per un’ora. Raccontava tutto, anche della sua vita a Madrid. Io ero sotto shock, ma facevo domande. Non ci potevo credere».

Poi l’esperienza al Frosinone.
«Avevo bisogno di giocare. Alla Juve non c’era spazio, quindi andai. Mi fece bene. Peccato per la retrocessione all’ultima giornata. Ma mi ha aiutato a crescere».

Ed è vero che ti ha contattato Spalletti per la Nazionale italiana?
«Sì. Il mio tecnico al Frosinone era in contatto con lui. Mi chiamò mentre ero a casa di Dybala. Mi disse che mi voleva, che avevo il passaporto e che c’erano gli Europei. Poi venne pure al centro sportivo. Ma io gli dissi che volevo aspettare l’Argentina. Mi rispose che capiva. Non fu facile dirglielo, ma seguii il mio cuore».

Ora sei ancora in attesa della chiamata dall’Argentina?
«Sì. So che c’è tanta concorrenza, ma continuo a lavorare. È il sogno di ogni bambino. Non smetterò di sperarci».

Ti ha cambiato il gol nel derby con la Lazio?
«Sì, tantissimo. Venivo da diverse partite da titolare. Segnare in un derby, con la famiglia sugli spalti, è stato incredibile. Non riuscivamo a trovare i posti, ma poi li ho visti. Una gioia enorme».

Dybala ti aveva detto che tiravi sempre dallo stesso lato?
«Sì! C’è anche un video dove fa il gesto prima della partita. Poi abbiamo scherzato nel gruppo: sembrava un allenatore. È uno alla moda, ma anche umile».

I tifosi della Roma ti ricordano quelli argentini?
«Sì, sono molto passionali. C’è tanta pressione, soprattutto quando le cose non vanno. Ma adesso abbiamo cambiato faccia».

Idolo?
«Messi. E anche Aguero, lo amavo».

Stadio più bello?
«Quello della Roma, San Siro, lo Juventus Stadium».

Parliamo di cose personali: cosa ti piacerebbe comprare?
«Una casa a Roma. È un obiettivo».

Serie consigliata?
«Contrattempo”, con Mario Casas».

Il tuo tatuaggio preferito?
«Quello che ho qui sul braccio, è un disegno mio».

Videogame preferito?
«Call of Duty, gioco con Dybala e Angeliño. Ultimamente ci sto ricascando».

Il miglior esterno al mondo nel tuo ruolo?
«Salah».

Un giocatore con cui vorresti giocare?
«Mbappé. Anche Paredes l’ha nominato come il migliore nel suo ruolo».

Chi ti trasmette più fiducia in campo?
«”Cumbia”. Quando ha la palla, sai che non la perde».

Fai qualcosa in casa?
«Cucino. L’asado mi viene bene. Mobili? Lascio fare a mio padre o chiamo qualcuno!».

Compratore online compulsivo?
«Sì, compro tutto online, da elettrodomestici a vestiti».

Mate a ogni ora?
«Sempre. Ho pure una yerba consigliata da Paredes che non ha caffeina per la sera».

Un consiglio ricevuto da Di María?
«Mi ha insegnato un modo di calciare in cui sembra che non metta forza, ma la palla va. Ancora non so come faccia».

Parola pescata: “Amore”.
«Ne ho tanto. Per la mia famiglia, la mia ragazza, i miei cani, il calcio. Sono cresciuto con amore».

Cosa significa tuo padre per te?
«Tantissimo. Da piccolo guardavamo le partite insieme, ascoltavamo la radio con l’Independiente. Mi ha trasmesso lui l’amore per il calcio. Ogni volta che parlo dell’Independiente, parlo anche di lui. Mia ragazza è del Racing, puoi crederci? Guardiamo i derby insieme. Sogna, un giorno, di vedermi giocare per l’Independiente. Se potessi dirgli qualcosa? Grazie, a lui, a mia madre, a mia nonna. Tutto quello che hanno fatto per me, i sacrifici, senza di loro non sarei qui. Li ringrazierò per sempre».

MASSARA: “Faremo cose sostenibili ma funzionali alla crescita. Friedkin determinati nel voler vincere, Gasperini darà un’identità chiara alla squadra” (VIDEO)

Frederic Massara torna a parlare da direttore sportivo della Roma. Il dirigente infatti, ha rilasciato un’intervista ai canali ufficiali del club giallorosso. Queste le sue parole:

Bentornato alla Roma. Qual è la prima sensazione?
“Tornare in questo Club è per me un motivo di grande orgoglio. Nella Roma ho vissuto dei momenti significativi della mia carriera, legandomi alla città e alla tradizione della società. Ma, al di là del sentimento che ho conservato in questi anni, adesso non vedo l’ora di abbracciare la nuova sfida sportiva che attende tutti noi”.

Che impressione hai avuto parlando con la Proprietà, la famiglia Friedkin?
“Ho trovato una famiglia molto determinata, molto passionale, nel voler regalare delle gioie al pubblico romanista, nel voler conquistare trofei, sono veramente molto determinati, dovremo lavorare sodo per non disattendere queste ambizioni”.

Ritrovi Claudio Ranieri, con cui avevi lavorato già da allenatore. Come ti aspetti di lavorare con lui oggi, che occupa un ruolo diverso?
“Intanto, è un grande piacere ritrovarlo anche se in una nuova veste. Sarà una veste anche per me importante, rappresenta un ponte verso un ritorno più immediato nella realtà romanista, è un grande piacere lavorare con lui nuovamente”.

E poi, Gasperini, l’allenatore della Roma. Qual è la tua visione del tecnico? È anche un allenatore molto esigente, bisognerà essere pronti.
“Questa è una cosa di cui abbiamo bisogno, dobbiamo essere tutti esigenti con noi stessi. Mister Gasperini veramente impersonerà questo spirito nella maniera migliore, i risultati che ha avuto in questi anni sono straordinari, siamo convinti che potrà dare una chiarissima identità alla nostra squadra e portare quello spirito che andiamo cercando tutti quanti”.

Qual è la tua valutazione attuale della rosa della Roma?
“È una rosa di valore, che lo ha dimostrato nella seconda parte della stagione con tantissimi risultati che hanno portato ad una grande rimonta. Ci sono già molti giocatori forti, siamo convinti di poter costruire una squadra ancora più forte”.

Una curiosità è senza dubbio immaginare cosa la Roma farà sul mercato. Difficile fare nomi o ipotizzare ruoli, quali sono gli step che si dovranno compiere?
“Beh, di questo si è parlato tanto, siamo tutti a conoscenza che ci sono dei paletti piuttosto stringenti da rispettare con il fair play finanziario, quindi lavoreremo nella direzione per fare delle cose che possano essere sostenibili, ma comunque funzionali alla crescita della squadra”.

A Massara, si sa, piacciono giocatori giovani e forti, ma anche esperti per fare un giusto mix come ha detto Gasperini. Sarà questa la ricerca della Roma?
“Sarà una ricerca per trovare giocatori utili, funzionali e forti. Il nostro obiettivo è quello di costruire una Roma forte e farla sempre più forte nel crescere di questi anni”.

Quali possono essere gli obiettivi di questa stagione? Gasperini è stato molto chiaro parlando di Champions League.
“Beh, sono molti anni che la Roma non gioca in Champions League e questo è veramente un peccato. Ma non è questo il momento di fare proclami, è il momento di lavorare, lavorare e lavorare”.

I tifosi nutrono stima nei tuoi confronti. Questa è una responsabilità? Cosa ti senti di dire?
“Io sento veramente una grande fiducia da parte dei tifosi della Roma, poi nella Roma, nella società, e questo ci spingerà a fare sempre meglio per riuscire a regalare delle soddisfazioni che tutti meritano”.

RENSCH: “È speciale far parte della Roma, felice che Ranieri rimanga nel club. Gasperini mi aiuterà”

VOETBAL INTERNATIONAL – Impegnato in questo momento con l’Olanda negli Europei Under 21, il terzino della Roma Devyne Rensch ha rilasciato alcune dichiarazioni al portale olandese sul suo recente approdo in giallorosso. Queste le sue parole.

Abbiamo parlato sei anni fa ed eri appena diventato campione europeo con l’Olanda U17. Com’è stato il tuo percorso di crescita?
“È stato veloce, sì. Sono ancora un ragazzo tranquillo e modesto, ma ovviamente con gli anni si cresce e si acquisisce più esperienza. Poi ci si rende conto anche di cosa serve a livelli così alti. Era già così all’Ajax, ovviamente, ma anche ora con il mio trasferimento alla Roma. Ogni giorno diventi più uomo. È così che cresci anche in questo, allenandoti di più ed essendo coinvolto nella squadra. È qualcosa di naturale nel corso degli anni. Se nel 2019 mi avessi chiesto: ‘Diventerai mai un leader?’ Allora avrei potuto dire: ‘Non credo proprio’. Ma con gli anni l’esperienza si acquisisce, succede ancora”.

Michael Reiziger ha detto di averti nominato capitano perché sei anche molto forte tatticamente. 
“Penso che sia una mia qualità, quella di capire le cose velocemente, di riconoscere subito gli spazi e le situazioni che potrebbero presentarsi in partita. Credo di essere un giocatore tatticamente molto avanzato per l’età e che sa cosa serve”.

C’è stato un allenatore che ti ha trasmesso questa qualità?
“Credo sia innata. Anche da giovane, quando ero centrale in difesa. Certo, ho sempre imparato dagli allenatori, soprattutto nella prima squadra dell’Ajax quando ho iniziato a lavorare con Erik ten Hag, Michael Reiziger, Winston Bogarde e tutto lo staff. Mi hanno anche lasciato giocare molto quando ero molto giovane in ruoli diversi. In questo modo ho acquisito molte conoscenze fin da giovane”.

Puoi fare un esempio di qualcosa che hai imparato in quel periodo?
“Il modo di fare pressione, riconoscere gli spazi per liberarsi, cose del genere. Perché con ten Hag giocavamo anche con i terzini interni. È così che ho imparato. Credo che si possa notare negli altri giocatori che hanno lavorato con ten Hag: sono tutti molto avanzati tatticamente”.

Anche Michael Reiziger è stato terzino destro.
“Sì. Non aiuta solo me, ma anche gli altri giocatori. Ma il fatto che abbia quell’esperienza è fantastico. Mi ha insegnato molto anche durante la mia esperienza all’Ajax, gli sono molto grato per questo”.

Alcuni di questo gruppo erano all’Europeo anche sei anni fa: Kenneth Taylor, Anass Salah-Eddine, Calvin Raatsie e Ian Maatsen. Com’è giocare con questi ragazzi per così tanto tempo?
“Sì, è davvero meraviglioso. Credo che siamo stati insieme fin dall’Under 16 e anche con molti ragazzi dell’Ajax. Anass ora è con me alla Roma. Il tempo passa così velocemente, per noi sembra passato un anno da quando eravamo insieme all’Under 16. Ma è anche molto bello essere di nuovo insieme, perché ci conosciamo dentro e fuori, anche questo è importante in una squadra”.

Si nota in campo?
“Sì. Ho un buon rapporto con tutti loro, sappiamo esattamente cosa aspettarci l’uno dall’altro. Questa è la cosa più importante. So cosa possono fare e come posso raggiungerli, questo è molto utile in campo”.

C’è qualche giocatore che ti ha sorpreso?
“Sì, ci sono anche alcuni ragazzi con cui mi ero allenato meno, ma posso dire che tutti danno un buon contributo e svolgono bene il loro compito in allenamento e in partita. In un torneo così importante ne abbiamo davvero bisogno, perché non si può fare tutto con solo l’undici titolare”.

Come sono stati i tuoi primi sei mesi a Roma?
“È stato davvero fantastico fare un trasferimento così importante. Sono stato accolto benissimo da tutti alla Roma, è stato un caloroso benvenuto. Ogni tanto ero fuori per qualche piccolo acciacco, ma sono comunque riuscito a giocare molte partite, anche in Europa. Ho potuto imparare molto in questi pochi mesi. È un’esperienza molto bella poter giocare lì. La Roma è un club davvero grande, quindi è speciale farne parte”.

Qual è stata la prima cosa che ti ha colpito quando sei arrivato lì, dopo così tanto tempo all’Ajax?
“Non voglio necessariamente parlare della voglia di vincere, ma se sei in ​​vantaggio per 1-0… All’Ajax si vuole sempre vincere con un margine maggiore, quindi l’1-0 spesso non basta. Ma nel calcio italiano si nota: dopo l’1-0 la partita è finita. Anche se tiri venti palloni fuori dallo stadio, si dice sempre: vittoria per 1-0, fantastico! Naturalmente discutiamo anche su cosa deve essere migliorato e cosa può essere migliorato. È anche molto tattico e soprattutto un piccolo errore di qualcuno viene punito immediatamente. In un momento in cui non sei attento l’avversario ne approfitta subito, è un po’ più veloce. Credo che queste siano le grandi differenze”.

Avevi bisogno di quel tipo di stimolo?
“Ho imparato molto all’Ajax, ma a un certo punto ero pronto per il passo successivo. Il calcio italiano mi aiuterà a migliorare le mie capacità calcistiche, ma sicuramente anche la mia difesa e a rendermi un giocatore migliore”.

Com’è stato lavorare con Claudio Ranieri a Roma?
“È un uomo davvero speciale, ovviamente sono stato il suo primo acquisto. Prima di fare quel trasferimento l’ho chiamato e ho subito percepito un’energia molto positiva, una bravissima persona che mi ha spinto ad andare alla Roma. È un uomo molto sincero e dolce. Sa anche essere severo, anche questo è necessario. Ma la cosa più importante è che dà davvero ai giocatori la sicurezza di essere al loro fianco, di essere al fianco della società, ci aiuta enormemente. Lo si vede anche dai risultati del suo arrivo. Ha un aspetto molto positivo e questo ci ha sicuramente aiutato. Gli sono davvero grato di essere il suo primo acquisto e che mi abbia voluto così tanto al club. Fortunatamente anche lui rimane al club, come una sorta di consigliere, una cosa molto bella. Speriamo di poter realizzare qualcosa di bello anche con il nuovo allenatore”.

Cosa ti ha detto Ranieri quando avete parlato?
“È stato molto positivo su come sono come giocatore. Certo, non vi racconterò le cose che mi ha detto personalmente per rispetto nei suoi confronti. Ma il punto è che aveva davvero bisogno di me in squadra, che pensava davvero che fossi un ottimo giocatore. Quella sensazione positiva si è percepita subito, quindi non ho dovuto pensarci a lungo”.

Gasperini?
“Ho già sentito dire che è un ottimo allenatore, un allenatore grintoso, ma anche un allenatore che può aiutarti molto nella tua crescita, soprattutto con i ragazzi più giovani. Penso che sia un’ottima cosa per me, perché sono molto giovane, che mi aiuterà ulteriormente a livello tattico, mentale e nel suo stile di gioco. Quindi sono contento che sia venuto. Spero che raggiungeremo grandi traguardi insieme”.

Come hai seguito l’ultima partita stagionale dell’Ajax a Roma?
“Ho seguito la partita il più possibile e l’ho guardata quando potevo, perché ovviamente dovevo giocare io stesso. Beh, sappiamo tutti cosa è successo. Posso solo dire che sono molto orgoglioso di loro e di quanto abbiano lavorato duramente per un anno. Ma quella partita a Groningen e quella successiva, quando non sono diventati campioni, fa male ovviamente. So meglio di chiunque altro quanto duramente abbiano lavorato tutti. Poi è davvero deludente finire senza aver vinto il campionato, ma il calcio è così”.

Abbiamo parlato della tua crescita, ma ci sono persone che ti aiutano?
“Sì, ho una squadra davvero forte intorno a me, che mi aiuta con il fisico, la mente, con l’alimentazione, quel genere di cose. A un livello così alto credo che sia necessario avere questo tipo di supporto perché a un certo punto tocca a me concentrarmi sul calcio, sulla mia crescita. E tutto ciò che mi circonda mi aiuta in questo, quindi è importante avere le persone giuste per questo”.

Quanto è numeroso il tuo team?
“Inizia tutto dalla mia famiglia e dal mio agente Mo Salem. Ho il mio fisioterapista e un altro componente per la parte mentale. Quando vivevo ancora nei Paesi Bassi avevo anche il mio cuoco. Qualche anno fa, per esempio, ho anche fatto yoga. È un gruppo numeroso e potrei anche non conoscere tutti perché Mo organizza molte cose e non me le dice così posso concentrarmi solo sul calcio. Per me è anche un modo per assumermi la responsabilità della mia crescita. È il tuo corpo, la tua carriera”.

A quali giocatori ti ispiri?
“Quando ero un difensore centrale nelle giovanili Virgil van Dijk era sempre il mio esempio. A livello difensivo è ancora lui e anche per leadership. Ma se guardo attentamente al mio ruolo allora il miglior terzino destro del mondo è ovviamente Achraf Hakimi, che è davvero eccezionale. Ha grandi qualità e gioca anche in modo molto offensivo al Paris Saint-Germain. È sicuramente un esempio per me”.

Cosa puoi imparare da Hakimi?
“Sono i dettagli. Come risolve le cose, sia in difesa che in attacco. Ma anche la frequenza con cui cambia posizione. Il calcio di oggi è anche tanta corsa, forza e resistenza. Non più solo tattica. Bisogna assecondarlo. Denzel Dumfries è ovviamente bravo anche in questo. Poteva farlo anche prima di andare in Italia, ma lì ha migliorato ancora di più. Spero che succeda anche a me”.

Prima di tutto vuoi fare la storia qui in Slovacchia.
“Sì, esattamente. Abbiamo avuto una falsa partenza, che ci ha fatto molto male, anche in termini di atmosfera nel gruppo. Ma abbiamo cambiato strategia il più velocemente possibile e la missione rimane la stessa”.

Com’è la quotidianità qui?
“Ho appena finito di giocare a ping-pong con Calvin Raatsie, non è stato un successo, certo che lui ha più sensibilità nelle mani! Io ho più sensibilità nei piedi (ride, ndr). Qui ci troviamo bene, un bell’hotel, con un tavolo da biliardo, un canestro da basket e cose del genere e giochiamo molto a Uno con i ragazzi in camera. Devo dire che le giornate passano velocemente. Ci alleniamo presto e quando torni spesso sei piuttosto stanco, quindi fai anche dei riposini continui. Le partite sono ravvicinate, ci stiamo divertendo molto qui”.

Sei anni fa fu Kenneth Taylor a sollevare il trofeo dell’Europeo da capitano. Questa volta potrebbe essere il tuo compito.
“Sarebbe qualcosa di straordinariamente bello, meraviglioso in realtà, non si dimentica mai. E anche rivivere quell’esperienza con tutti quei ragazzi. Lo spero. Ma un torneo può diventare folle, ormai abbiamo anche scoperto che dobbiamo rimanere uniti”.

 

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PISILLI: “Abbiamo lottato fino alla fine ma non è bastato. Vogliamo dimostrare al mister che siamo tutti importanti”

RAI – Dopo il pareggio per 1-1 contro la Spagna nella sfida valevole per gli Europei Under 21, il centrocampista Niccolò Pisilli (autore del gol del pareggio) ha commentato all’emittente televisiva questo risultato che ha costretto l’Italia al secondo posto nel girone. Queste le sue parole: “Abbiamo lottato fino alla fine, speravamo di passare primi ma non è bastato. Vogliamo dimostrare al mister che siamo tutti importanti, oggi sono scesi in campo alcuni che finora avevano visto meno il campo.”

Lo vuoi fare ancora il giornalista? Me lo dai un titolo per la partita di oggi?

“Devo ancora fare esperienza, il giornalista per ora lo lascio fare a te (ride, ndr)”.

VIDEO – GASPERINI: “Pellegrini deve fare la sua miglior stagione, vi piace quando entra e fa gol. Soulé giocatore offensivo”

Alle 12:00 Gian Piero Gasperini è stato presentato alla stampa in veste di nuovo allenatore della Roma. L’ex tecnico dell’Atalanta ha risposto tra le altre a una domanda su Lorenzo Pellegrini, capitano giallorosso, e Matias Soulé.

Su Pellegrini. Ranieri disse che aveva perso il sorriso. Lei si è fatto un’idea di come farglielo tornare, dove lo vede in campo? Si è fatto un’idea anche su Soulé?
Pellegrini è un giocatore infortunato, ma il discorso vale per lui, vale per gli altri. Devono avere lo spirito e la mentalità di fare la migliore stagione. A voi piace Pellegrini quello che calciava, che entrava, che faceva gol? Magari vi piaceva meno Pellegrini in difficoltà. Soulé è un giocatore offensivo. I giocatori offensivi devono fare gol, fare assist, prendersi rigori, fare un’annata importante con i nostri giocatori d’attacco. Quello che abbiamo visto con il PSG è straordinario, ha perso Messi e Neymar e raggiunto risultati mai raggiunti. Il calcio è questo. Il Napoli ha vinto da squadra, forse c’era una squadra più forte ma sono stati squadra. La Roma è stata una squadra, questi sono i principi. Devi saper fare tutto, devi andare forte. L’Atalanta ha vinto un’EL dopo 25 anni che un’italiana non lo vinceva, brutto segnale, a parte la Conference della Roma. Dobbiamo togliere luoghi comuni e vedere le cose con altra ottica. Dobbiamo prendere quella strada

VIDEO – GASPERINI: “Quando Dybala sta bene è un grande giocatore, quando ha difficoltà anche a voi piace meno”

Alle 12:00 Gian Piero Gasperini è stato presentato alla stampa in veste di nuovo allenatore della Roma. L’ex tecnico dell’Atalanta ha risposto tra le altre a una domanda su Paulo Dybala.

Ranieri ha detto che lei sa cambiare la fisonomia di alcuni giocatori. Crede di riuscire a farlo con Dybala? Può essere un suo giocatore?
Spero non serva, che vada bene così, che Dybala stia bene e abbia una buona condizione. Per lui come per tanti altri giocatori. C’è un prospetto di squadra che deve essere identificata per tutti, dove tutti spingono al di là dei personalismi, poi ci sono i singoli sui quali con lo staff ci mettiamo per cercare di migliorare tecnica, tattica, personalità, se alzi il livello dei singoli la squadra ne giova. Fa parte del mio lavoro da sempre, forse perché ho fatto settore giovanile, questi sono gli obiettivi. Non ci sono giocatori che non sono adatti. Devono stare bene. Dybala, quando sta bene, è un grande giocatore. Quando ha delle difficoltà, anche a voi piace meno. E quindi noi dobbiamo cercare di far stare bene i giocatori il meglio possibile“.

VIDEO – RANIERI: “Gasperini stava antipatico anche a me. Ho fatto il suo nome perché abbiamo bisogno di lui”

Alle 12:00 Gian Piero Gasperini è stato presentato alla stampa in veste di nuovo allenatore della Roma e al suo fianco c’era Claudio Ranieri, oggi senior advisor. L’ormai ex tecnico giallorosso ha risposto tra le altre a una domanda sul suo successore:

Come sarà il suo rapporto con Gasperini?
Stava antipatico anche a me, gliel’ho detto. Ai tifosi della Roma, per me molto di più. E scherzando, una volta che ho affrontato l’Atalanta e ho trovato questi signori in panchina, sono andato da loro e gli ho detto: ah, finalmente una panchina come si deve. È stato scelto lui, tra i tanti nomi ho fatto il suo nome, perché sono convinto che Roma ha bisogno di una personalità forte, di un allenatore che non si accontenta mai, che è sempre sul pezzo, che è sempre incavolato, che non gestisce mai bene niente, che vuole migliorare, che vuole migliorare la squadra, vuole migliorare il singolo. E credo che questo sia ciò di cui ha bisogno Roma per diventare grande. Non sarà facile, per questo gli abbiamo dato, gli offriamo un anno proprio per farsi capire. I tifosi ci devono stare dietro, come sono stati dietro a me. Devono stare dietro a lui, ma soprattutto devono stare dietro ai giocatori. È una persona, come ho detto, schietta, leale, ti guarda in faccia, ti dice le cose, per cui il mio rapporto con lui sarà di un amico che sta da una parte e, se ha bisogno di qualcosa, io proverò a risolverlo. Questo è il mio compito per il momento”

VIDEO – GASPERINI: “Avvicinamento Juventus? Vero, ma sono convinto la Roma sia la strada giusta”

Alle 12:00 Gian Piero Gasperini è stato presentato alla stampa in veste di nuovo allenatore della Roma. Inevitabile una domanda sull’interessamento della Juventus nei giorni precedenti alla stretta di mano con la Roma.

Quanto c’era di vero nell’avvicinamento della Juventus?
È vero, ma ho avuto la sensazione che questa fosse la strada giusta, Al di là di tutti i rischi che continuamente mi vengono elencati, io ho pensato che veramente questa potesse essere, per la mia carriera, ma anche per il mio modo di esprimermi, per il mio modo di fare calcio e per la possibilità di incidere, doveva essere e poteva essere la situazione giusta, fantastica da poter percorrere. E quindi ho ragionato su questo. Ho messo davanti questa situazione: sì, va bene, è quello che cerco, è quello di cui ho bisogno in questo momento. E ho la convinzione forte di aver fatto la scelta giusta”.

RANIERI: “Roma ha bisogno di uno come lui. Presto il nuovo ds. Nazionale? Sono della Roma” – GASPERINI: “Obiettivo Champions League. Spero Dybala stia bene, Pellegrini deve pensare di fare la miglior stagione. Juve? Roma strada giusta” (FOTO)

Alle 12:00 il nuovo allenatore della Roma Gian Piero Gasperini sarà presentato dal senior advisor Claudio Ranieri. Il tecnico giallorosso risponderà alle domande dei cronisti presenti all’interno della stampa del Fulvio Bernardini.

Prende la parola Ranieri: “Buongiorno a tutti. Credo che per la prima volta state vedendo due allenatori, perché lo sono fino al 30 giugno. Mi avete dato del bugiardo quando mi avete detto che era Gasperini, avevo chiesto la sua disponibilità e lui mi disse “perché no?” ma da lì a dire che fosse lui, ce ne voleva. I Friedkin hanno scelto lui. Dove è andato ha fatto bene, Crotone, Genoa, Atalanta. Riesce a cambiare la fisonomia di un atleta, riesce a rendere ottimi determinati giocatori ed è quello che speriamo tutti qua. Sa delle difficoltà che incontreremo in questi due mercati, se fossi restato io avremmo perso un anno di tempo per la costruzione, è stato chiamato per costruire qualcosa che possa dare frutti rigogliosi. Personalità, schietto, parla in faccia, a volte anche a brutto muso, con me poche volte è successo perché fa parte del mio carattere, anche se a volte ero un po’ risentito. Voi siete bravi a trovare sempre le notizie, ora ci direte anche chi sarà il nuovo direttore sportivo. Lo conoscete tutti per quello che ha fatto, Gian Piero è qui con noi, grazie per essere venuto“.

A Gasperini. Il suo rapporto con Friedkin? Le ha chiesto come si fa a stare stabilmente in Champions League? Ha indicato un percorso? Si è dato una risposta sul perché la Roma non sia mai stata competitiva per la qualificazione in Champions? 
I primi contatti li ho avuti con Claudio e lui mi ha descritto per filo e per segno realtà e situazione di squadra e città, delle vicissitudini di questi anni. Poi ho avuto modo di incontrare la proprietà e sono persone con grande entusiasmo sulla Roma. Non so se traspare, ma mi hanno detto che spendono molto tempo sulla Roma, è nei loro pensieri, hanno progetti ambiziosi che hanno fatto fatica a raggiungere. Hanno individuato in me attraverso Claudio la possibilità di creare qualcosa di costruttivo e forte. Ci siamo confrontati sulle loro idee, sappiamo della situazione di Fair Play Finanziario di questi due mercati, ma è una società molto forte, che ha intenzione di investire nella Roma ma bene, in modo più sostenibile rispetto agli anni precedenti e vogliono portare la Roma in alto. Mi sembra sufficiente per una buona impressione“.

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A Ranieri: ci sono soluzioni imminenti per il d.s.?
La società sta valutando dei nominativi. Quanto prima conoscerete il prossimo direttore sportivo

A Gasperini: cosa l’ha convinta a venire qui? Roma non è Bergamo, anche per questa sala così piena, Roma ha una sua liturgia particolare. La spaventa?
Da quando sono arrivato tutti mi mettete in guardia sulla città di Roma, dove è difficile raggiungere obiettivi sportivi, ma questa deve essere una forza, non una debolezza. Mi parlano della radio, della pressione, ma io da fuori vedo un grande entusiasmo, grande voglia di calcio e di raggiungere obiettivi. Queste forze vanno incanalate nel modo migliore. Se negli ultimi 6 anni ci sono state difficoltà a raggiungere obiettivi sperati probabilmente possiamo correggere qualcosa che consenta alla Roma di essere più forte e competitiva. Se il Napoli ha vinto due volte lo Scudetto, se Parigi è diventata capitale d’Europa non più per turismo ma anche per il calcio, vuol dire che si può fare risultati non solo a Milano e Torino. Bisogna costruire nel modo giusto, mettere tutto nelle spinta giusta. Tutti siete tifosi della Roma, tutti volete il meglio per la Roma, come chi lavora di qua. Se riusciamo a fare questo siamo tutti più forti

A Ranieri: come sarà il suo rapporto con Gasperini?
Stava antipatico anche a me, gliel’ho detto. Ai tifosi della Roma, per me molto di più. E scherzando, una volta che ho affrontato l’Atalanta e ho trovato questi signori in panchina, sono andato da loro e gli ho detto: ah, finalmente una panchina come si deve. È stato scelto lui, tra i tanti nomi ho fatto il suo nome, perché sono convinto che Roma ha bisogno di una personalità forte, di un allenatore che non si accontenta mai, che è sempre sul pezzo, che è sempre incavolato, che non gestisce mai bene niente, che vuole migliorare, che vuole migliorare la squadra, vuole migliorare il singolo. E credo che questo sia ciò di cui ha bisogno Roma per diventare grande. Non sarà facile, per questo gli abbiamo dato, gli offriamo un anno proprio per farsi capire. I tifosi ci devono stare dietro, come sono stati dietro a me. Devono stare dietro a lui, ma soprattutto devono stare dietro ai giocatori. È una persona, come ho detto, schietta, leale, ti guarda in faccia, ti dice le cose, per cui il mio rapporto con lui sarà di un amico che sta da una parte e, se ha bisogno di qualcosa, io proverò a risolverlo. Questo è il mio compito per il momento”

A Gasperini. Deve costruire un feeling con i tifosi?
Il feeling con i tifosi, io credo che ci sia, c’è sempre stato. Roma è Roma. Inutile nascondersi, quello che conta sono i risultati. Poi bisogna capire quali sono i risultati. Io credo che noi dobbiamo porci prima di tutto l’idea, ed è quello che mi ha spinto veramente in modo forte ad affrontare questa realtà, che possiamo fare qualcosa di giusto, possiamo alzare il livello. Certo, se parto dai risultati che ha fatto Claudio nelle ultime 22-23 giornate, sono stati straordinari, ma questo significa una cosa: quello che conta più di tutti è la squadra. E lui ha dato una dimostrazione fondamentale. Al di là dei singoli, che sono sicuramente importanti, però gli stessi giocatori che erano in grandissima difficoltà di risultati, riuscendo ad avere un po’ più di atteggiamento anche per la squadra, è stato molto bello anche vedere tutti quelli che erano in panchina, come aiutavano, come spingevano. Questo è un valore da difendere, da mantenere, ed è la base sulla quale si può fare squadra e con la squadra poi ottenere il meglio. Non è che si possa, in una piazza come Roma, fare programmi a dieci anni. Si deve essere molto più veloci, molto più concreti. Però è anche vero che bisogna prendere la base di quella che è oggi e cercare di fare da lì un punto e cominciare a far crescere una squadra, sperare e volere fortemente che i tifosi si identifichino in quella squadra: per come gioca, per come affronta gli avversari, per come vince, a volte per come perde. E questo credo sia il primo punto che mi impongo, poi il resto viene di conseguenza“.

A Gasperini. Ranieri ha detto che lei sa cambiare la fisonomia di alcuni giocatori. Crede di riuscire a farlo con Dybala? Può essere un suo giocatore?
Spero non serva, che vada bene così, che Dybala stia bene e abbia una buona condizione. Per lui come per tanti altri giocatori. C’è un prospetto di squadra che deve essere identificata per tutti, dove tutti spingono al di là dei personalismi, poi ci sono i singoli sui quali con lo staff ci mettiamo per cercare di migliorare tecnica, tattica, personalità, se alzi il livello dei singoli la squadra ne giova. Fa parte del mio lavoro da sempre, forse perché ho fatto settore giovanile, questi sono gli obiettivi. Non ci sono giocatori che non sono adatti. Devono stare bene. Dybala, quando sta bene, è un grande giocatore. Quando ha delle difficoltà, anche a voi piace meno. E quindi noi dobbiamo cercare di far stare bene i giocatori il meglio possibile“.

A Gasperini. Con lei sono esplosi attaccanti fortissimi come MIlito e Retegui. Che idee ha su Dovbyk e Abraham? Possono entrare in questa scia?
Quegli attaccanti erano giocatori forti. Io non ho mai dato di più a loro di quello che già avevano, il merito è stato tirare fuori il meglio di ciò che avevano. Gli attaccanti hanno fatto bene forse per come giocano le mie squadre, prolifiche, dipende da come la squadra interpreta il gioco. Vorrei riproporre anche qui questa caratteristica. Ora si parte da quello che c’è, poi altre decisioni di mercato verranno prese strada facendo“.

A Ranieri: dove pensa possa arrivare la Roma di Gasperini? Com’è andata la trattativa?
La bugia bianca l’abbiamo scoperta. L’ho chiamato e gli ho chiesto se poteva interessargli la panchina, ne abbiamo riparlato a fine campionato, sono andati avanti i discorsi. Siamo stati sorpresi a Firenze e il resto è noto. È stato molto pratico, veloce, c’è stata subito sintonia, ho trovato una persona super motivata, super entusiasta, perciò io sono particolarmente contento. Per il momento sono soddisfatto, poi bisogna lavorare, i ragazzi devono capire che c’è un cambio di mentalità. Quando sono arrivato il morale era sotto terra, sono stato più un fratello maggiore che li ha stimolati in ogni verso. Se dovevo riprendere qualcuno lo riprendevo in modo costruttivo, sono fatto così, non ho mai accusato nessuno, nella mia carriera con alcuni ci sono riuscito e con altri meno. È la qualità di ogni allenatore, arrivare ai giocatori che ti analizzano in ogni discorso. Vogliono persone leali e schiette. La Roma dove può arrivare? Alla fine del triennio stabilmente in Champions e quando si può vincere il campionato. Siamo orgogliosi di essere parte di questa nuova nascita. I Friedkin hanno speso tanto, vogliono ancora investire, sono bloccati ma stanno andando avanti sullo stadio. Vogliono il massimo, vogliono portare Roma a livello calcistico allo stesso livello del brand turistico“.

A Gasperini: si parla di un anno di costruzione. Lei sarebbe contento alla fine della stagione?
Il risultato massimo può essere la qualificazione in Champions. In questo momento la Roma non può essere in grado di vincere lo Scudetto, poi non si sa mai, quello è il traguardo massimo da porci. Ma il traguardo migliore, per me, è quello di rendere questa squadra più forte, con giocatori il più possibile da Nazionale, il più possibile internazionali, costruire un nucleo sempre più ampio di giocatori che possano dare continuità a questa squadra e che possano creare il nocciolo duro sul quale, magari il prossimo anno, anche con più disponibilità, poter inserire quelle cose che possono alzare il livello, quei giocatori che in questo momento sul mercato non possono essere ancora trattati, ma che spero e mi auguro che la Roma, nel tempo, possa arrivare a fare. Un nocciolo che dia solidità, continuità a una squadra con giocatori relativamente giovani, poi serve sempre un mix. Nella mia esperienza anche vendendo dei pezzi, magari la Roma non avrà bisogno, però può essere una forza anche questa. Se hai giocatori che raggiungono una valorizzazione alta ne giova tutto il movimento“.

A Ranieri: cosa avete chiesto nell’immediato a Gasperini?
Di fare il Gasperini. Mi sorprendeva Percassi quando diceva ‘partiamo per salvarci’. Roma non era l’Atalanta di allora, noi dobbiamo fare bene. I nostri tifosi hanno vinto grandi giocatori e grandi squadre, i tifosi si identificheranno con il suo gioco. Gli chiediamo di far bene, di conoscere la squadra e la piazza per un anno e salire sempre di più. Io sono sincero, vogliamo sempre il massimo, ma non ho fatto la volpe che non arriva all’uva e dice che è acerba. In Champions avremmo incontrato 6 inglesi, 5 spagnole e noi forse non siamo pronti per questo, siamo più agguerriti sull’Europa League. Spero in un buon percorso in campionato e uno in Europa, accettando le cose belle e qualche boccone amaro. Anche quando la costruzione è ben fatta ci sono partite che perdi. Il popolo romano vuole vedere la squadra lottare fino in fondo, da arrabbiati. Sono sicuro che anche quando si perderà il romanista avrà visto i suoi giocatori lottare come mai prima“.

A Gasperini: nel 2017 a Sconcerti disse, tornando sull’esperienza all’Inter: “Se dovesse ricapitarmi farei in un altro modo. Sono stato troppo accomodante, dovevo entrare forte, o spacchi o vieni spaccato”. La pensa così?
Rimango della stessa idea. Devi dare segnali importanti, devi portare la gente dalla tua parte, devi dare identità alla squadra e la gente deve riconoscersi in essa, deve dare fiducia, ma non c’è bisogno di dirlo, lo hanno sempre fatto. Se crei la sinergia con la tua gente poi superi anche meglio le difficoltà dettate dagli avversari. Dietro la Roma ci sono squadre importanti ed emergenti fuori dalle Coppe, c’è una corsa più che allo Scudetto alle posizioni Champions, che permettono di creare un gap con le altre. È evidente che in una piazza con così tanto entusiasmo devi entrare forte, intendo con la squadra che ti segue, crei un ambiente forte. Ti senti più forte in tutto“.

A Ranieri: la sua versione sulla Nazionale?
Si è detto tanto, tenetevi quello che s’è detto. Rispetto l’Italia, ma sono della Roma”

A Gasperini: da qualche anno c’è un gruppo di giocatori che hanno partecipato nel bene e nel male alle fortune e sfortune. Ranieri ne ha parlato come monumenti, Dybala, Paredes, Cristante, Pellegrini. Lei ha in mente rispetto a loro un mantenimento di questo zoccolo, saranno ancora così importanti, o si pensa di rinunciare? Paredes parla sempre del ritorno al Boca.
Allora, intanto dobbiamo partire da quello che c’è, che è tanto, visto i risultati che hanno fatto, soprattutto a livello di spirito, di mentalità e anche di prestazioni che hanno fatto. E questo è un valore che esiste e da quello si parte. Poi è chiaro che non possiamo essere gli stessi. È normale che mi aspetto un mercato in entrata che possa portare a un miglioramento, che possa portare a una prospettiva anche diversa, a, come ho detto prima, a dei giocatori che precostituiscano il nucleo vero. Poi questo farà parte anche di un mix, non è che sarà una rivoluzione in tutto. Però credo che la Roma debba guardare e aspirare ad avere anche nuove figure e nuovi elementi che possano portare più in alto la squadra“.

A Ranieri: quanto c’è di suo nel riavvicinamento Svilar-Roma sul contratto?
Sono cose che ha fatto Ghisolfi. Io ho solo chiamato il ragazzo e gli ho detto che si vuole fare bene, una grande Roma e che ci sono i presupposti. Lui è ambizioso, abbiamo preso un tecnico ambizioso e prenderemo giocatori ambiziosi. Io ho fatto solo questo“.

A Gasperini: le caratteristiche principali degli obiettivi di mercato? Dove ci indirizziamo viste le difficoltà?
Sono poche le società che possono prendere allenatori già affermati. I giocatori molto spesso te li devi costruire in casa, prendere giocatori emergenti che possono raggiungere traguardi, che possono crescere. Per raggiungere obiettivi di alto livello ti servono giocatori di quel livello, nazionali, internazionali, di spessore e valore nelle coppe. Questo è il programma che si vuole arrivare a fare. A volte anche con giocatori emergenti. Mancini e Cristante, che ho avuto, in quel momento sono andati via presto dall’Atalanta e sono andati in nazionale. Spero che tutti questi ragazzi abbiano l’obiettivo non di difendere quello che hanno fatto finora, ma di fare la stagione migliore della loro carriera. Non è il momento di accontentarsi e gestirsi. Se hai 30 anni non sei vecchio, se ne hai 22 e vuoi scalare posizioni, questo deve essere lo spirito. Se mettiamo tutto questo mettiamo più chance. Parto da una base fortunata, quella fatta da Claudio, dimostrazione che gli stessi giocatori hanno avuto un cambiamento di prestazioni e risultati. Difendere le posizioni non è sufficiente

A Ranieri: cosa è successo con Ghisolfi?
Lo ha detto Castaldi, non commentiamo“.

A Gasperini: Su Pellegrini. Ranieri disse che aveva perso il sorriso. Lei si è fatto un’idea di come farglielo tornare, dove lo vede in campo? Si è fatto un’idea su Soulé?
Pellegrini è un giocatore infortunato, ma il discorso vale per lui, vale per gli altri. Devono avere lo spirito e la mentalità di fare la migliore stagione. A voi piace Pellegrini quello che calciava, che entrava, che faceva gol? Magari vi piaceva meno Pellegrini in difficoltà. Soulé è un giocatore offensivo. I giocatori offensivi devono fare gol, fare assist, prendersi rigori, fare un’annata importante con i nostri giocatori d’attacco. Quello che abbiamo visto con il PSG è straordinario, ha perso Messi e Neymar e raggiunto risultati mai raggiunti. Il calcio è questo. Il Napoli ha vinto da squadra, forse c’era una squadra più forte ma sono stati squadra. La Roma è stata una squadra, questi sono i principi. Devi saper fare tutto, devi andare forte. L’Atalanta ha vinto un’EL dopo 25 anni che un’italiana non lo vinceva, brutto segnale, a parte la Conference della Roma. Dobbiamo togliere luoghi comuni e vedere le cose con altra ottica. Dobbiamo prendere quella strada

A Ranieri: può spiegarci meglio le limitazioni del FPF?
Ci sono dei paletti. Siamo vicini, manca qualcosina, sono sicuro che riusciremo a essere dentro questi parametri da rispettare a giugno 2026, poi saremo liberi di lavorare con più tranquillità. La società si sta operando, non può mettere soldi altrimenti li avrebbe messi. Ci sono due mercati in cui stringere i denti, in cui trovare giocatori validi, ma ci sono squadre che prendono ragazzi a 60 milioni e hanno 20 anni, 18, non è facile. Te ne prendono 4, 5, 6, poi li tengono, li danno in prestito, li vendono, tu devi lottare con questi mostri, come i club di Premier League. Dobbiamo stimolare le idee e farci trovare pronti, parlo del calcio italiano in generale“.

A Gasperini: Quanto c’era di vero nell’avvicinamento della Juventus?
Vero, ma ho avuto la sensazione che questa fosse la strada giusta,  Al di là di tutti i rischi che continuamente mi vengono elencati, io ho pensato che veramente questa potesse essere, per la mia carriera, ma anche per il mio modo di esprimermi, per il mio modo di fare calcio e per la possibilità di incidere, doveva essere e poteva essere la situazione giusta, fantastica da poter percorrere. E quindi ho ragionato su questo. Ho messo davanti questa situazione: sì, va bene, è quello che cerco, è quello di cui ho bisogno in questo momento. E ho la convinzione forte di aver fatto la scelta giusta».

A Gasperini: lei è stato l’iniziatore di un tipo di gioco che ha inventato lei e ha portato grandi risultati. Non a caso ora a Bergamo c’è Juric e qui le cose non hanno funzionato. Ha visto quelle partite, ha capito il problema? Pensa ci sia modo di giocare in quella maniera?
La mia esperienza è diversa. Con Juric abbiamo condiviso tanti anni, sia da tecnico e giocatore sia come vice, ma sono passati parecchi anni, nel frattempo le esperienze sono state diverse. Il mio modo di vedere calcio negli anni si è evoluto. Ci sono due aspetti: vuoi aspettare che la squadra avversaria perda palla o vuoi conquistarla? Sono validi entrambi. A stare senza palla sto un po’ male, preferisco averla io, ma dipende contro chi giochi. La cosa ideale è avere la palla noi e andarla a prendere alta, ma devi saper fare tutto. Ora lo fanno in tanti, ci sono grandi cambiamenti nel calcio e devi avere una grande duttilità. Non so cosa non ha funzionato per Juric“.

A Ranieri: la composizione ideale per lei dal punto di vista societario quale sarà? Ci sarà un direttore sportivo, lei e Gasperini?
Questo non posso saperlo, non so se la proprietà vorrà mettere altri. A livello calcistico resterà la base solida creata e un altro direttore sportivo, se vogliono prendere altre figure non sta a me decidere o saperlo“.

A Gasperini: i suoi pregi e difetti? Cosa proverà affrontando l’Atalanta? 
Fortunatamente sarà a gennaio, c’è tempo. Pregio? Lavoro, mi piace lavorare in campo, mi piace quando fai cose che vedi nel giocatore in campo, mi piace convincere i giocatori, non ho mai imposto niente ai calciatori. Molti risultati sono ottenuti dipendono dal fatto che hanno tratto vantaggio da questo e il merito è loro. Difetti? Faccio fatica (ride, nda). Forse me la prendo a volte, ma non penso sia un difetto (ride, nda)“.

A Gasperini: dai tempi di Zeman non si fa una preparazione di un certo tipo. Come pensa di organizzarla? Con i gradoni?
Ma non è vero, mai fatto un gradone in vita mia (ride, nda). Quando giocavamo al Palermo, Zeman era alla Primavera del Palermo e noi facevamo un mega torello a centrocampo sempre, e i ragazzini della Primavera si giocavano i gradoni. Allora, anche su questo: intanto non è morto nessuno. Intanto credo che, come ho detto prima, per noi è importante che i giocatori si divertano e trovino il loro benessere, così come chi va in campo. Abbiamo la fortuna, tutte le mattine, di svegliarci e fare il mestiere che più ci piace, quello che facevamo da ragazzi. E in più lo fai anche con la Roma, e quindi ti devi sentire molto fortunato. L’allenamento è fondamentale, è un allenamento importante. È importante per tutte le professioni migliorarsi, e l’allenamento è fatto in funzione di: uno, stare bene; due, cercare di migliorare la tua prestazione. Non può essere un problema allenarsi, deve essere anche un divertimento, perché il gioco del calcio è essenzialmente divertente. Sono d’accordo su quello che si diceva prima, forse anche sull’esempio di Pellegrini: se non sorridi, non puoi giocare bene a calcio. Io la vedo come un brasiliano in questo. Un brasiliano triste non può giocare a calcio. E quindi anche un calciatore deve avere sempre un bello spirito. Probabilmente è così in tutto lo sport. Bisogna avere un bel clima di lavoro, di crescita l’uno con l’altro, di trasmettersi a vicenda le migliori situazioni per potersi migliorare. È finalizzato a questo il mio lavoro, non ci sono altre cose. Deve esserci anche un bel clima, non può mai essere un clima teso. Deve essere sempre un clima in cui, quando vai a giocare, ci sono sempre avversari molto difficili da superare. Gli avversari sono quelli fuori, non quelli dentro. E bisogna arrivare sempre con un bello spirito, perché i risultati da ottenere si fanno con molta fatica e sono difficili, e tutti quanti sono ben armati”.