Il tifoso finlandese Juha: “L’amore per la Roma mi ha cambiato la vita. Ho visto oltre 500 partite allo stadio”

ASROMA.COM – Juha Ahtinen è uno dei tifosi della Roma “stranieri” più noti e ha seguito dal vivo oltre 500 partite della squadra giallorossa pur vivendo in Finlandia. Il 63enne ha raccontato in un’intervista ai canali ufficiali del club il suo amore per questa squadra e ha svelato di essersi trasferito da alcuni mesi nella Capitale. Ecco le sue parole.

Come nasce il tuo amore per la Roma, dalla Finlandia?
“Si dice che romanisti si nasca, non si diventi. Ma si dice anche che l’eccezione conferma la regola. Ecco, io sono l’eccezione. Sono diventato romanista attraverso tre fasi. La prima: sebbene l’hockey su ghiaccio sia sempre stato lo sport nazionale finlandese, sono nato e cresciuto in una famiglia in cui il calcio aveva un ruolo importante. Guardavo sempre i Mondiali in tv con mio padre e i miei amici. Nel 1974 si giocavano in Germania Ovest. Avevo 11 anni. Mio padre disse che, quando la Finlandia non era in campo, ognuno di noi doveva scegliere un’altra nazionale. Io scelsi l’Italia. Non so spiegare il motivo, ma da più di 50 anni sono tifoso del calcio italiano. La seconda fase: ho visitato Roma per la prima volta nel 1984 durante un viaggio in Interrail. Mi sono innamorato della città in un batter d’occhio. Dopo il primo giorno dissi al mio compagno di viaggio, Petri, che avevo avuto una strana sensazione: mi sembrava di essere tornato a casa. Di Roma mi è piaciuto tutto: la storia, l’atmosfera, la lingua, la gente, il cibo. Era amore a prima vista. Dopo due giorni dovevamo ripartire. Sul treno diretto verso sud gli dissi che un giorno mi sarei trasferito a Roma. La terza fase: negli anni ’90 seguivo da vicino la carriera di Jari Litmanen, il miglior calciatore finlandese di tutti i tempi. Giocava nell’Ajax e molti grandi club erano interessati a lui. Anche la Roma. Una dichiarazione di Franco Sensi durante il Trofeo Città di Roma – “Totti è più bravo di Litmanen” – mi incuriosì. Iniziai a seguire quel giovane talento e, insieme a lui, l’AS Roma. Posso dire che devo ringraziare anche il Capitano per essere diventato romanista”.

Qual è stata la prima partita che ti ha fatto dire: “Mi sono innamorato di questi colori”?
“La fine degli anni ’90 è stata intensa: mio figlio Juuso è nato nel 1995 e mia figlia Maria nel 1997, e stavo costruendo la mia carriera. Non avevo molte possibilità di viaggiare. La mia prima partita all’Olimpico è arrivata nei primi anni 2000: Roma-Reggina. Finì 3-0 e segnò anche Totti con un grande gol. L’atmosfera era incredibile, assordante. Mi diede i brividi. Mi lasciò un’impressione fortissima e creò in me il desiderio di tornare. Da allora non mi sono più fermato. Anzi, ho accelerato anno dopo anno”.

Hai calcolato quanti viaggi hai fatto per seguire la Roma?
“Finora ho visto più di 500 partite della Roma allo stadio. Seguo anche la Roma Femminile e la Primavera maschile. Fino alla fine del 2022, per me tutte le partite erano trasferte, tranne HJK-Roma giocata a Helsinki. Ho visto la Roma in 26 Paesi diversi, anche in Australia, Giappone, Stati Uniti e Arabia Saudita. All’inizio degli anni 2000 riuscivo a vedere 5-6 partite a stagione. Poi sono diventate circa 10. Negli anni prima del Covid arrivavo a 20-25 partite. Dopo il Covid ho iniziato a lavorare da remoto. Questo mi ha cambiato la vita. Ho potuto seguire tutte le partite allo stadio: casa, trasferte in Italia e in Europa, amichevoli, ritiri estivi. Da agosto 2021 a dicembre 2025 ho totalizzato 310 presenze. Ogni anno viaggiavo per 150-170 giorni. Solo dopo il Covid ho percorso 900.000 chilometri in aereo: 22 volte il giro del mondo. Il mio slogan è: Quando chiama la Roma, si risponde presente. Mi chiedono spesso quanti soldi abbia sprecato. Rispondo sempre: la passione non ha prezzo. Punto”.

Hai fatto una scelta forte: trasferirti a vivere a Roma. Quando hai capito che non sarebbe più stata solo una “seconda casa”?
“Dopo quel primo giorno del 1984 mi sono sentito a casa. Sono sicuro che nella mia vita precedente ero romano. Roma è la città più bella del mondo. Dopo 42 anni il mio sogno si è avverato. Ora le partite in casa sono davvero partite in casa anche per me. È meraviglioso andare all’Olimpico senza dover prendere un volo”. […]

Non ti perdi un match della Roma Femminile. Quando è nato questo legame?
“Ho iniziato a seguire seriamente la Roma Femminile nel 2018, dopo l’acquisizione del titolo sportivo da parte dell’AS Roma. Sono sempre presente, tranne quando gioca in contemporanea la squadra maschile. Faccio anche le trasferte in Italia e in Europa. È stato bello vedere la crescita del calcio femminile. L’Italia è ancora dietro rispetto a Inghilterra, Spagna e Germania, ma lo sviluppo è stato rapido. Il calcio è per tutti. Sono felice che la Roma Femminile stia attirando sempre più pubblico”.

Ci hai subito detto: “La Roma è una. Una sola”. Cosa significa per te?
“Che la Roma ci unisce. Tutte le partite sono importanti. L’importante è esserci e sostenere i nostri colori. Per me non c’è una Roma Maschile e una Roma Femminile: esiste una sola Roma”. […]

Se dovessi spiegare cos’è la Roma a chi non la conosce?
“La Roma nun se po’ spiega’. Ma ci provo. La Roma è una grande famiglia. Tutti i romanisti nel mondo sono miei fratelli e sorelle. Si tifa per la maglia, per la storia, per i colori, per la città. È un patto d’amore incondizionato. Un legame romantico. Bisogna saper soffrire. E Totti è la Roma. La sua lealtà vale più di qualsiasi trofeo.  L’amore per la Roma ha cambiato la mia vita. Mi ha dato una nuova famiglia, amici leali, mi ha portato a vivere qui. Sono sempre orgoglioso di dire che sono romanista. Oggi più di ieri: sempre forza Roma”.

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Totti, il futuro è cominciato:il tecnico lo vuole al suo fianco

Gasperini e Totti, alla fine, a cena insieme ci sono andati davvero. (…) Una serata tra amici con un menù a base di pesce – con loro anche Candela – per parlare di calcio, di Roma e del futuro. (…) La stima trai due è infinita e
Totti prima si è complimentato per il lavoro svolto e poi ha espresso la volontà di voler tornare. Ma in quale veste? A Gasp piacerebbe averlo vicino. Non certo per farsi dare una mano sulla tattica (di quello non ne ha bisogno) ma per avere un uomo che conosce bene la città e che possa anche dare consigli sui giocatori da acquistare e magari convincerli. Insomma, un ruolo operativo. Settimane fa ha avuto un incontro con un braccio destro dei Friedkin che lo vorrebbero come una sorta di testimonial per il centenario (già assicurato un incremento degli sponsor)e poi in futuro farlo diventare una figura sempre più interna. (…) Probabilmente se ne riparlerà dopo il 21 marzo, data dell’udienza per il divorzio con Ilary Blasi, ultimo ostacolo prima del ritorno.

(Il Messaggero)

Boniek: “Totti? Non so cosa gli sta proponendo la società ma se fossi stato in lui avrei accettato qualsiasi ruolo”

Zbigniew Boniek, intervenuto ai microfoni di Radio Radio non ha espresso dubbi sulla Roma del futuro e, soprattutto, sul ruolo che dovrebbe avere Totti in vista del centenario. Secondo l’ex attaccante giallorosso, infatti, immaginare le celebrazioni per i cento anni senza la presenza dell’ex capitano sarebbe qualcosa di incomprensibile per tifosi e per l’ambiente: “Totti è il simbolo della Roma, il centenario senza di lui non esiste“. L’ex presidente della Federcalcio polacca ha poi aggiunto: “Non so cosa gli sta proponendo la società ma se fossi stato in lui avrei accettato qualsiasi ruolo“. Un’apertura totale, dunque, indipendentemente dal ruolo, perché ciò che conta è ricucire il legame tra il club e il suo capitano più rappresentativo.

Piccareta (ex all. giovanili Roma): “Pisilli ha grande progressione palla al piede, si adatta bene a Gasperini. Ha sempre avuto capacità realizzativa”

Fabrizio Piccareta, che è stato un allenatore delle giovanili della Roma dal 2017 al 2020 e attuale vice di Di Biagio nell’Under 23 dell’Arabia Saudita, è stato intervistato dall’emittente radiofonica. Il tecnico, durante la sua esperienza in giallorosso, ha avuto modo di incrociare un giovane Niccolò Pisilli, di cui ha commentato lo stato di forma e le potenzialità. Queste le sue parole.

Com’era la situazione a Riad?
Peccato dover iniziare da qui… Fino a sabato non c’era nulla che facesse presagire degli sviluppi di questo tipo. Quando è scoppiato il primo focolaio inizialmente eravamo tranquilli poi abbiamo capito quali sarebbero stati gli sviluppi e c’è stato consigliato di rientrare in Italia. Teoricamente tra 7-10 giorni dovremmo rientrare a Riad perché dovremmo fare il ritiro con la squadra ma si si guarda quotidianamente lo svolgimento di ciò che sta succedendo. Noi lavoriamo sotto data Fifa e il 23 marzo c’è il raduno con l’Under 23 che avremmo dovuta fare in Qatar ma sicuramente dovremo andare altrove.

Pisilli? 
Mi aspettavo la sua crescita, lo dissi anche qualche anno fa. Lui è il classico centrocampista che sia adatta al calcio attuale: grande corsa, spirito di sacrificio e intelligenza cose che ha sempre dimostrato di avere e che sta confermando anche ai livelli attuali. Può migliorare sul piano fisico, si sta evolvendo. Se non sei pronto contro avversari come la Juventus rischi di sparire, Niccolò invece è stato uno dei trascinatori. La sua capacità sotto il punto di vista difensivo non è sulla forza fisica ma nell’anticipare e toccare per primo la palla rispetto agli altri. Pisilli ha grande progressione palla al piede, le qualità in fase realizzativa se le porta dietro da quando era nelle giovanili.

La sua duttilità paradossalmente può diventare un limite?
Non lo so, spesso dovrebbe essere un plus mentre per alcuni diventa un limite perché quando si viene schierati in tanti ruoli non si riesce a trovare il proprio percorso. Immagino che Pisilli possa fare l’interno di centrocampo o il sotto punta per efficace in fase realizzativa. Gasperini lo sta impiegando nella maniera migliore e lui si adatta bene al gioco del mister perché è adeguato alle tante transizioni che lo contraddistinguono.

Koné-Pisilli possono essere una coppia?
 Il francese a livello di struttura può dare più equilibrio mentre Niccolò potrebbe essere colui che va all’assalto dell’area avversaria. In un centrocampo a 3 sarebbe ideale con Cristante vertice basso e loro due mezzali. Gasperini ha una grande qualità cioè creare squadre che sono efficaci in difesa e in attacco con un potenziale offensivo importante. Il tecnico se ha deciso di tenere Pisilli è perché aveva capito di aver trovato un calciatore ideale per il suo gioco.

Piccareta conclude su Pisilli.
De Rossi lo voleva al Genoa, non per caso. Tutti si stanno rendendo conto che non è più un ragazzino che si approccia alla prima squadra, si sta imponendo come un calciatore importante. La mia speranza è che anche a lui non succeda quello che accade ai ragazzi romani i quali, inizialmente, vengono celebrati però poi sono i primi a essere criticati. L’esempio sono Zalewski, Bove… È una caratteristica che ha un po’ limitato alcuni ragazzi di di Roma ma è proprio da qui che deve ripartire il calcio, ossia, da chi esce dal settore giovanile.

Gattuso può convocare Pisilli in Nazionale? 
Credo di sì. Ha entusiasmo, è un trascinatore e porta gol. In un torneo importante e breve come un Mondiale, avere un giocatore che a gara in corso entra e può essere pericoloso e importante. Spero continui così e che l’Italia di Gattuso vada ai Mondiali.

Al-Arabi, il racconto di Veretout sull’attacco dell’Iran: “Impressionante vedere i missili intercettati. Noi ci sentiamo al sicuro”

L’attacco dell’Iran di pochi giorni fa, che ha avuto ripercussioni anche in Qatar, ha avuto effetti anche sullo sport e in particolare sul campionato di calcio. A raccontare i momenti spaventosi è Jordan Veretout, calciatore che ha vestito la maglia della Roma dal 2019 al 2022, e che da poco si è trasferito all’Al-Arabi, club qatariota di massima serie. Ecco le sue parole.

“Vedere i missili che vengono intercettati è impressionante, fa molto rumore, tremano le finestre.  La situazione è stressante. Mia figlia maggiore ci fa domande, ma noi ci sentiamo al sicuro e da qualche giorno anche lei è più tranquilla”, ha raccontato Veretout. “Abbiamo avuto una videoconferenza con la Lega che ci ha comunicato la sospensione del campionato. Mi sembra di essere tornati al periodo del Covid con gli allenamenti in chiamata, ma presto dovremmo tornare a quelli normali”.

(lequipe.fr)

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Stadio Roma: convocata per il 5 marzo la commissione Patrimonio

Si va definendo il calendario della varie commissioni consiliari per quanto riguarda il nuovo stadio della Roma a Pietralata. È stata convocata per il 5 marzo alle ore 9 la commissione Patrimonio, Come scrive il giornalista Alessio Di Francesco, c’è la possibilità che possa essere congiunta con quella dei Lavori Pubblici.

Roma, tensioni all’interno del club con Massara: potrebbe dire addio già al termine della stagione

Nonostante un contratto fino al 2028, la posizione di Frederic Massara come direttore sportivo della Roma non è così sicura come sembra. Secondo quanto riportato da calciomercato.it, ci sarebbero state delle tensioni all’interno del club giallorosso con lo stesso dirigente. Questo potrebbe addirittura portare ad una separazione anticipata al termine della stagione in corso.

(calciomercato.it)

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Nainggolan senza filtri: “Nessun rimpianto, senza la mia vita non avrei reso così. Spalletti il più forte, Monchi un finto amico” (VIDEO)

Radja Nainggolan è tornato a parlare della sua carriera e, soprattutto, della sua esperienza con la maglia della Roma. Ospite del podcast SportiumFUN, il “Ninja” ha ripercorso con la sua consueta schiettezza i momenti chiave del suo percorso, dal rapporto viscerale con la piazza giallorossa agli allenatori che lo hanno segnato, non risparmiando aneddoti e retroscena inediti. Di seguito, le sue dichiarazioni.

Molti dicono che con una vita più da ‘calciatore ideale’ avresti potuto raggiungere traguardi ancora più alti. Hai qualche rimpianto?
“Sono discussioni che ho avuto tante volte con tanta gente. Mi hanno detto: ‘Se tu vivevi un pochino più con la testa verso il calciatore ideale, non bevendo, non fumando, potresti aver giocato nel Real Madrid, Barcellona’. Ma io dico sempre la stessa risposta: senza la mia vita non avrei avuto la mia felicità e non avrei reso come ho reso. Sono stato infortunato mai, ho avuto lesioni muscolari che sono normali. Ho giocato la semifinale di Champions League con uno strappo di un centimetro nel polpaccio, ma l’ho fatto. Quello che faccio fuori dal campo sono ca**i miei”.

Circola un aneddoto su Spalletti che ti avrebbe ‘chiuso’ a Trigoria per tenerti sotto controllo. Puoi raccontarlo?
“Sì, mi aveva tenuto là, non mi ricordo esattamente il motivo, ma mi diceva: ‘Adesso tu ‘sta settimana dormi con me perché non voglio che esci’. Magari c’era una partita importante o era una punizione. E lui dormiva nella camera a fianco e ogni sera, fino alle 22:30, veniva in camera da me perché aveva paura che scappassi”.

Perché hai lasciato Roma per andare all’Inter? È stata una tua scelta?
“Ho lasciato Roma perché purtroppo io come uomo devo stare bene con me stesso tutti i giorni. Sono uno con molta personalità, che non ha mai avuto problemi a dire le cose che penso. È arrivato il direttore Monchi che voleva fare la sua squadra, perché il genio di Siviglia pensava di poter costruire in Italia una squadra come voleva lui. Voleva vendere tutti i giocatori di Sabatini. Quando ho saputo che mi ha voluto vendere ho detto: ‘Guarda, decido io dove andare, ma con una persona come te che prima fa il finto amico in faccia e poi mi vuole vendere dietro le spalle, non ci sto’. Questa è stata la mia decisione per andare via, con tanto male al cuore, perché a Roma sono stato da Dio. Sento ancora tanto affetto dai tifosi della Roma”.

Che rapporto avevi con Luciano Spalletti?
“Bellissimo. Io lo continuo a dire, per me è stato l’allenatore più forte che ho avuto in carriera. La sua visione di calcio era scritta sulla mia pelle. Come persona è molto particolare, ma quando ti vuole bene, ti vuole bene. Quando senti la sua fiducia, capisci che persona è, però non è uno che accetta facilmente tutti quanti. Costruisce certi tipi di rapporti con un paio di giocatori e quando fai parte di questi senti cosa ti può dare. Io con lui ho avuto questo rapporto”.

E con Daniele De Rossi? Che rapporto vi legava?
“De Rossi è stato importante. Con lui formavamo un centrocampo completo, è stato uno dei giocatori più forti con cui abbia mai giocato. È una persona che mi ha dato tanto e quindi, quando ho potuto dargli qualcosa, l’ho fatto: fa parte di me. La gente che mi dà tanto cercherò di ricambiare sempre. Ho avuto la possibilità di andare alla Spal per lui, non perché volessi scendere di categoria”.

Sei famoso per la frase “meglio uno scudetto alla Roma che dieci alla Juventus”. Da dove nasceva quella rivalità?
“Io sono andato in una società come la Roma, che per me è stata l’episodio più bello della mia storia. Volevo battermi contro la Juve e comunque, nei cinque anni che ci sono stato, ce la siamo giocata. Mancava sempre qualcosina perché la Juve era troppo superiore. Il mio detto nasce perché quando una società come la Roma vince uno scudetto sarà festa per vent’anni, la Juve lo vinci e lo devi rivincere. È diverso come sentimento. E poi la cosa dei favori arbitrali: a Cagliari presi un rigore inesistente contro, pensai fossimo una squadra piccola. Poi arrivo alla Roma e alla prima partita allo Stadium perdiamo 3-2 con due rigori fuori area. E da lì mi nasce questa sensazione. Era la realtà, l’hanno visto tutti, solo che io riesco a dirlo, gli altri hanno paura”.

Hai parlato del tuo sogno di rendere tua madre orgogliosa, scomparsa prematuramente.
“Quando feci il mio primo gol in Serie A, due settimane dopo la sua morte, mi sono commosso in campo. L’unico mio sogno era vedere mia madre benestante, soddisfatta di tutti gli sforzi che ha fatto per farmi arrivare così lontano e non l’ha mai potuto vivere. Penso che sia stata orgogliosa di me, ma più per quello che ho fatto per la mia famiglia che per il campo”.

Fiocco rosa per Dybala e Oriana Sabatini: è nata Gia, la loro prima figlia. L’argentino su Instagram: “Un applauso a mamma e papà” (FOTO)

Fiocco rosa per Paulo Dybala e Oriana Sabatini. Questa mattina, infatti, è nata la primo figlia della Joya presso l’Ospedale Gemelli di Roma. Per la bambina la coppia ha scelto il nome Gia, in omaggio al personaggio interpretato da Angelina Jolie nel film “Una donna oltre ogni limite”. Dybala si era rivisto ieri in panchina per la sfida contro la Juventus; il suo rientro ora è atteso contro il Genoa.

L’argentino ha pubblicato un post su Instagram con il primo scatto della figlia, con il commento: “Un applauso a mamma e papà“.