X, Boniek dopo la vittoria della Roma nel derby: “Sir Claudio ha impostato la squadra alla grande. Bellissimo il gol del capitano”

Dopo il post ironico di ieri mattina dove si mostrava l’attuale allenatore della Lazio Marco Baroni con la maglia della Roma, l’ex giocatore giallorosso e attuale vicepresidente Uefa Zbigniew Boniek ha commentato così su X il successo della sua ex squadra nel derby capitolino: “Lazio gioca bene, ma Sir Claudio impostato la squadra alla grande. Pressing basso, contropiede e 2-0 alla fine. Grande spettacolo.. Bellissimo il gol del Capitano. Si va avanti”.

Instagram, Villar non dimentica il suo passato: lo spagnolo ha guardato Roma-Lazio in TV (FOTO)

Nonostante siano passati ormai più di due anni dalla sua ultima partita in giallorosso, Gonzalo Villar non ha dimenticato il suo passato. Lo spagnolo infatti (64 presenze nella Capitale dal 2020 al 2022) ha assistito in TV al derby di ieri sera tra Roma e Lazio, come confermato da una storia su Instagram con due cuori giallorossi di supporto alla sua ex squadra.

 

Instagram, Dybala: “Roma si chiamerà per sempre Roma”. Saelemaekers: “I padroni della città”. Mancini: “Questa è la Roma”. Paredes: “Il derby è nostro” (FOTO)

Può iniziare la festa dei giocatori giallorossi dopo la vittoria per 2-0 nel derby contro la Lazio, decisa dai gol nel primo tempo di Lorenzo Pellegrini e Alexis Saelemaekers. Il difensore tedesco Mats Hummels, autore di una prova convincente dal primo all’ultimo minuto, ha commentato così su Instagram: “Vittoria nel Derby di Roma”.

 

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Entrato nella ripresa per difendere il doppio vantaggio e provare qualche ripartenza, Tommaso Baldanzi ha esultato così su Instagram: “Insieme”.

Autore di una prova agguerrita a tutto campo, condita da un po’ di nervosismo nel finale, Leandro Paredes ha esultato anche lui su Instagram per questa importante vittoria nella stracittadina: “Il derby di Roma è nostro”. “Roma siamo noi!”, scrive in un altro post.

 

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“Il derby è nostro!”, così invece Angelino che ha postato su Instagram l’esultanza di tutta la squadra giallorossa sotto la Sud dopo il fischio finale del derby.

 

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Anche Niccolò Pisilli ha espresso tutta la propria gioia. “Roma“, ha scritto il classe 2004 postando la foto della squadra sotto la Curva Sud. “Oggi come ieri… Roma è giallorossa”, scrive in un altro post.

 

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È entrato nel finale anche Eldor Shomurodov, che ha scritto: “Prima grande vittoria dell’anno”.

 

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Non poteva mancare il commento di Paulo Dybala. “Roma si chiamerà sempre Roma”, ha scritto la Joya.

 

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“I padroni della città”, firmato Alexis Saelemaekers, autore della rete del definitivo 2-0.

 

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“Roma è …”, l’esultanza di Mile Svilar accompagnata dai cuori giallorossi.

 

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Il post di Saud Abdulhamid su Instagram: “Forza Roma”.

 

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“Roma ha vinto”, il messaggio di Stephan El Shaarawy.

 

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Nicola Zalewski: “Roma è giallorossa!”.

“Questa è Roma. Questa è la Roma”, le parole di Gianluca Mancini su Instagram.

 

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Derby, la squadra rientra in campo per scattare una foto sotto la Sud. Mancini e Pellegrini tra i più scatenati (FOTO)

La Roma vince il derby 2-0 contro la Lazio, fa 5 su 5 con Claudio Ranieri in panchina e si rilancia in classifica iniziando nel migliore dei modi il 2025. Dopo il fischio finale la squadra è andata sotto la Curva Sud per esultare insieme al cuore caldo della tifoseria e tra i protagonisti c’è da segnalare Manu Koné. Il francese, infatti, ha portato sotto la Curva la bandiera del calcio d’angolo, utilizzata nell’esultanza qualche settimana fa dopo il gol del 4-1 contro il Lecce. Gianluca Mancini, in mutande, per un attimo è stato tentato da riprendere in mano la bandiera con il ‘topo’ (quella dell’esultanza del derby della scorsa stagione che ha creato tante polemiche), mentre Lorenzo Pellegrini è stato l’ultimo a rientrare negli spogliatoi e anche lui tra i più scatenati.

Gioia incontebibile dopo il match, dunque, per i giallorossi, che dopo aver festeggiato ed essere reintrati negli spogliatoi, sono poi tornati in campo per scattare una foto sotto la Curva SudPellegrini si è poi spostato dal gruppo per scattarne una personale dal suo smartphone

(LR24 – Emanuele Grilli)

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ASSOGNA: “Ho la percezione che stanno mettendo Pellegrini alla porta” – PRUZZO: “La Roma non può proprio perdere il derby”

All’interno delle trasmissioni delle emittenti radiofoniche della Capitale l’argomento principale è il Derby della Capitale, valido per la diciannovesima giornata di Serie A e in programma domenica alle ore 20:45. Per Roberto Pruzzo “i giallorossi non possono proprio perdere il derby, devono fare di tutto per vincerlo”. Paolo Assogna, invece, parla di Lorenzo Pellegrini: “Ho la percezione che stanno mettendo Pellegrini alla porta, secondo me Ranieri dà la sentenza definitiva”.

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Questo e tanto altro in “Massimo Ascolto“, rubrica de LAROMA24.IT curata dalla redazione. Una passeggiata tra i più importanti programmi radiofonici. Buona lettura.

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Il derby non ha pronostici, è sempre stato così. Finora la Lazio ha fatto benissimo, la Roma molto male e la responsabilità è anche della società. Potrebbe essere la partita della svolta (FERNANDO ORSIRadio Radio104.5, Radio Radio Mattino Sport & News)

La Roma deve fare almeno il doppio dei punti nel girone di ritorno. I giallorossi non possono proprio perdere il derby, devono fare di tutto per vincerlo (ROBERTO PRUZZORadio Radio104.5, Radio Radio Mattino Sport & News)

Roma-Lazio sarà una partita molto equilibrata, nelle ultime quattro giornate le due squadre hanno fatto gli stessi punti (ALVARO MORETTIRadio Radio104.5, Radio Radio Mattino Sport & News)

Ranieri mette in vetrina Pellegrini, lo riempie di complimenti ma lo tira fuori dalla Roma titolare. Questo mi conferma che potrebbe partire (ILARIO DI GIOVAMBATTISTARadio Radio104.5,)

Ho la percezione che stanno mettendo Pellegrini alla porta, secondo me Ranieri dà la sentenza definitiva. Soltanto giocando potrà riacquistare il rapporto con i tifosi (PAOLO ASSOGNA, Manà Manà Sport 90.9)

Mancini dice e ammette che quello che vedevamo da fuori si percepiva anche a Trigoria, agli allenamenti e nelle partite, cioè questo tentativo di interpretare il calcio di Juric e diventata complicato attuarlo e che soprattutto Juric fino all’ultimo è andato dritto per dritto. Non ho mai avuto la sensazione che la squadra fosse contro Juric (FILIPPO BIAFORA, Manà Manà Sport 90.9)

Ok Dovbyk. Gestione per Pisilli

IL TEMPO (M. CIRULLI) – Dopo il bagno di folla di mercoledì scorso al Tre Fontane, la Roma è tornata ad allenarsi ieri tra le mura di Trigoria, a pochi giorni dal derby. Sfruttando l’entusiasmo delle oltre 3000 persone che hanno dato la carica ai giocatori per la stracittadina, Ranieri, nella seconda seduta del 2025, ha ritrovato Dovbyk. Il centravanti ucraino, infatti, non aveva partecipato alla sessione a porte aperte per una gestione programmata dei carichi di lavoro, svolgendo esclusivamente attività in palestra. Tuttavia, ieri si è allenato regolarmente con il resto della squadra, dissipando qualsiasi dubbio sulla sua presenza nel derby. Ancora assente Cristante, che sta recuperando dal colpo alla caviglia rimediato lo scorso 2 dicembre contro l’Atalanta. Non ha preso parte alla seduta neanche Pisilli: il giovane prodotto della Primavera, così come accaduto a Dovbyk due giorni fa, ha svolto lavoro in palestra nell’ambito di una gestione mirata dei carichi di lavoro. Questa mattina, al Fulvio Bernardini, si terrà il terzo allenamento, ultimo prima della rifinitura di domani.

Alle 13, invece, è in programma la conferenza stampa di Ranieri. Durante l’incontro con i giornalisti ci sarà sicuramente spazio per parlare di calciomercato e della sessione invernale appena iniziata. La Roma, con Ghisolfi in prima linea, sarà chiamata a rinforzare la rosa e a piazzare gli esuberi e i giocatori che finora hanno trovato poco spazio. Tra questi spicca il nome di Buba Sangaré. Per il giovane terzino, prelevato in estate dal Levante, si registrano passi indietro nella trattativa per un possibile trasferimento al Valencia. La Roma, intenzionata a puntare sulle potenzialità del classe 2007, era disposta a cederlo a gennaio esclusivamente con la formula del prestito secco, per permettergli di accumulare minuti e esperienza. Tuttavia, il Valencia era interessato ad ingaggiarlo a titolo definitivo o, in alternativa, in prestito con diritto di riscatto, portando a una brusca frenata nella trattativa.

Chiesa l’ultima idea della Roma

Sarà mercato vero: con aste, rialzi, delusioni e colpi a sorpresa. Quest’anno la finestra di gennaio per l’acquisto e la vendita dei calciatori in Serie A si preannuncia realmente affollata e agguerrita. […] Il campionato inglese si conferma come quello più ricco e punto di riferimento a livello europeo. Il Liverpool capolista ha visto rientrare Chiesa dopo un lungo infortunio ma in una squadra piena di campioni e il pericolo di rovinare un equilibrio fin qui perfetto potrebbe spingere l’italiano a fare ritorno velocemente in patria: la Roma lo segue con interesse. […]

E’ molto attiva l’altra capolista di A. Il Napoli, dopo una campagna estiva ben mirata e finora fortunata, vuole completare il gruppo a disposizione di Antonio Conte. In arrivo vengono dati l’esterno della Fiorentina Biraghi, il centrocampista offensivo della Roma Pellegrini ed il centrale brasiliano Danilo in uscita dalla Juventus. […] Potrebbe lasciare Firenze il terzino Kayode sulle cui tracce ci sono Como, Parma e Roma. […]

(La Gazzetta del Mezzogiorno)

MANCINI: “I fischi dei laziali mi faranno stare più concentrato. Ranieri ha portato serenità, Hummels è un professore. Pellegrini tiene tantissimo alla Roma”

IL TEMPO – Leader della difesa e vicecapitano giallorosso, Gianluca Mancini si è raccontato a 360° sull’edizione odierna del quotidiano, parlando dell’imminente derby capitolino e in generale di questa prima parte di stagione complicata in casa Roma. Queste le sue parole.

Il 2025 inizia con il derby, quali sono le sensazioni in vista di questa partita?
“E’ una partita particolare. Non c’è un avvicinamento diverso per ogni derby, ma è una settimana particolare, si sente subito dagli allenamento, è nei pensieri da quando ti svegli fino a quando vai a letto. Durante la giornata pensi “devo stare attento, c’è il derby”. L’avvicinamento alla partita ti porta carica e voglia di far bene”.

Nell’ultimo derby ha esultato con una bandiera della curva e si sono scatenate polemiche. Che accoglienza si aspetta?
“Se ci saranno fischi saranno normali. Quando sei in campo non ci pensi. Anche nei derby precedenti c’è stato un po’ di accanimento nei miei confronti, la vivo in maniera serena. Anzi, mi fa stare più concentrato”.

Come ci arriva la squadra?
“Il mister è arrivato e ha portato quella serenità che purtroppo in questo fine 2024 era venuta a mancare. Mi sentivo nervoso, sapevo che non stavo facendo bene il mio lavoro e l’aria dentro lo spogliatoio era pesante. Già guardandolo e vedendolo arrivare dentro lo spogliatoio ci ha fatto buttare un po’ giù la tensione e l’aria adesso è positiva. A parte lo scivolone che abbiamo avuto a Como, abbiamo fatto delle partite buone”.

Il 2024 è stato un anno particolare. Il primo momento difficile è stato l’esonero di Mourinho…
“L’esonero del mister è arrivato in un momento delicato. Eravamo usciti in Coppa Italia con la Lazio, poi la sconfitta con il Milan. Venivamo da un periodo di emergenza, stavo male ma giocavo perché c’era Smalling infortunato e N’Dicka in Coppa d’Africa. L’esonero del mister è stato inaspettato. Una mattina sono andato a Trigoria e ci hanno comunicato che non era più il nostro allenatore. L’ho aspettato fino all’ultimo per salutarlo perché non riuscivo ad andarmene via. E’ stato un saluto abbastanza freddo, eravamo entrambi molto scossi. Però l’ho abbracciato, l’ho ringraziato per quei due anni e mezzo che mi hanno dato una persona e un allenatore splendidi. Nemmeno nei miei sogni da piccolo potevo immaginare di essere allenato da una leggenda come lui”.

Dopo Budapest ha fatto bene a rimanere?
“Non lo so. A inizio stagione lo avevo visto carico e sereno. Poi lui ora ha detto questa cosa (di essersi pentito di essere rimasto a Roma, ndr), magari a mente fredda, ripensando a tutto quello che è successo. Però in quei primi sei mesi sembrava tutto normale, anche se non era il solito Mourinho”.

Poi è iniziata l’era De Rossi, finito con un esonero ancora più inaspettato…
“Da quando è arrivato a gennaio e fino alla partita di Leverkusen abbiamo spinto tanto. In tre mesi abbiamo fatto un percorso importante perdendo solo con l’Inter e facendo una rincorsa difficile per il quinto posto che sarebbe valso la Champions. Dopo quella partita ci è caduto il mondo addosso, perché potevamo fare un’altra finale nel giro di tre anni. Dopo Leverkusen eravamo sotto terra, la gente faceva fatica a fare la doccia, ad andarsene dallo stadio. Io fui l’ultimo ad uscire con Pellegrini, il mister e Spinazzola. Siamo arrivati alla fine della stagione un po’ zoppicando, avevamo finito la benzina. Quest’anno siamo ripartiti con il ritiro, con nuovi giocatori giovani e forti, abbiamo cambiato tanto. Con De Rossi c’era un progetto di tre anni e vederlo andare via dopo quattro giornate è stato un trauma per me, per la squadra, per il gruppo, per i giocatori che erano venuti perché era lui l’allenatore. Ci sono state delle decisioni societarie sulle quali noi calciatori non entriamo nel merito, perché, sembra una frase fatta, ma i calciatori fanno i calciatori, le scelte le prendono i presidenti. Quel giorno è stato un giorno veramente triste, traumatico per il gruppo”.

Ci racconta i retroscena di quei giorni e di quelle riunioni con la società?
“Ci sono state delle riunioni con qualche giocatore, però non ci è mai stato chiesto dell’allenatore. Abbiamo fatto una semplice riunione dove ci veniva chiesto il motivo per la quale in quelle prime quattro partite avevamo fatto solo tre punti. Ai più esperti era stato chiesto se ci fossero problemi nello spogliatoio anche con i nuovi arrivati. Dopo queste riunioni ci siamo confrontati per capire se a tutti erano state chieste le stesse cose, ed è stato così. Dopo un giorno libero tornammo a Trigoria e mentre stavo facendo le analisi del sangue e ho letto sul telefono la notifica che era stato esonerato De Rossi. Siamo rimasti tutti stupiti. Nello spogliatoio tanti nuovi avevano gli occhi spalancati. Noi che stiamo da più tempo qua a Roma abbiamo fatto gruppetto e siamo andati a chiedere spiegazioni, il direttore (Ghisolfi, ndr) e l’ex Ceo ci hanno detto che la decisione era stata presa per il bene della Roma, quello che hanno scritto nel comunicato. Abbiamo detto ai compagni che la decisione era questa e bisognava andare avanti per il bene di tutti e della Roma”.

C’erano avvisaglie di questa crisi tra De Rossi e Souloukou?
“Si vedeva il gruppo che cresceva, che i giocatori arrivavano felici ed entusiasti e De Rossi era carico per il lavoro fatto. Sinceramente non ho avvertito frizioni tra loro, quando due persone sono in conflitto si nota, ma nulla sembrava portare a un esonero così brusco”.

Poi è stato il momento di Juric. Che impatto ha avuto?
“Abbiamo iniziato bene vincendo le prime gare. Juric è arrivato e, come ha detto tante volte lui, ed è la verità, ci ha chiesto come stavamo e noi, schietti e sinceri, abbiamo detto “male”, eravamo delusi e lui ci ha detto: “Mi fa piacere la vostra sincerità”. Si è presentato bene, ha cercato di tirarci su mettendo in pratica il suo modo di giocare. Con una squadra che secondo me non era pronta a questo stravolgimento tattico. Salutandoci dopo l’ultima partita con il Bologna me l’ha confidato: “Potevo magari alleggerire questo modo di pressare uomo contro uomo”. La squadra ha cercato di fare quello che ci chiedeva. Sono stati due mesi di tantissimi bassi e pochi alti che hanno compromesso tanto la classifica. Però ci sono sempre sei mesi da giocare e lo faremo al massimo”.

C’è stato un dialogo con lui per cambiare qualcosa?
“No, il suo credo è rimasto lo stesso. Cercavamo di seguirlo, ma non eravamo pronti a questo stravolgimento tattico. Cambiare tre allenatori nel giro di otto mesi con idee diverse è difficile. Non è una scusa, non è un alibi, ma è molto difficile”.

Cosa è successo nello spogliatoio a Firenze?
“Ci sono state delle discussioni, non mi nascondo. La Fiorentina ci ha massacrati e quando prendi cinque gol da qualsiasi squadra entri nello spogliatoio e sei un fiume in piena, vorresti buttare giù muri. Però poi ci siamo riuniti tutti e ci siamo detti: “Questa è la strada che il mister vuole prendere e andiamo dritti”. Volevamo seguire davvero l’allenatore”.

Dopo quel pesante ko c’è stato un confronto con i tifosi, come lo hai vissuto?
“E’ stato giusto. Uscendo da Trigoria c’erano dei tifosi mi sono fermato dicendogli la verità. In quel momento nessuno di noi calciatori era contro Juric. Ma la discontinuità di quelle settimane ti faceva pensare di non arrivare mai. Quando torni a casa non puoi dire: “Vabbè, a Trigoria è andata così e a casa sono sereno”. Stai male, anche perché ci sono sempre i tifosi che ti vengono dietro, anche se le cose non vanno bene e non riuscire a ripagarli fa stare male”.

Quanto ci ha messo Ranieri per ridarvi serenità?
“Vederlo aprire la porta ed entrare nello spogliatoio mi ha fatto fare un sospiro di sollievo, ha portato serenità a livello tattico e tecnico. Le sconfitte contro Napoli e Atalanta ci hanno dato consapevolezza. Anche le partite con Tottenham e Braga ci hanno portato quella serenità di cui parlavo ed è una cosa importante, come anche la vicinanza del pubblico. Roma è una piazza calorosa, il 60-70% di vittorie in casa passa dai tifosi, perché sentire lo stadio avvelenato a tifare contro di noi non è facile”.

Come hanno vissuti i senatori la contestazione? In particolare Pellegrini e Cristante. Pensi che davvero possano lasciare Roma?
“Sono stati giorni difficili per tutti, non solo per i “senatori”, come li chiamate voi. Non è una parola che ci piace, si sente solo a Roma. Non sei leader perché sei da più tempo alla Roma, qui ci sono leader già dopo sei mesi. Il momento della contestazione è stato brutto per tutti, poi è chiaro che i ragazzi più vecchi come me, Bryan e Lorenzo la viviamo in maniera diversa perché ci sentiamo più responsabili. Sapevamo che i risultati erano brutti e che i tifosi erano liberi di contestare. Se Bryan e Lorenzo andranno via non lo so, penso a me stesso. Posso dire che sono più sereni loro come tutta la squadra. Siamo molto amici, non lo nascondo, gli voglio un bene dell’anima. Spero con tutto il cuore che le cose migliorino per tutti”.

Vede una luce in fondo al tunnel per Pellegrini?
“Lorenzo in allenamento è sempre un esempio, anche se sta giocando meno, si allena sempre al massimo e col sorriso per mettere in difficoltà il mister. E’ pronto per combattere per la sua squadra del cuore alla quale tiene tantissimo, si arrabbierà ma è la verità (ride, ndr)”.

Quali sono gli obiettivi della stagione?
“Facciamo il meglio possibile sapendo che è difficile contro chiunque e la partita di Como lo ha dimostrato. Se abbassi un attimo il livello e ti “addormenti” le prendi da tutti. Quindi viviamo domenica dopo domenica sapendo che dobbiamo dare il 110% senza abbassare mai la guardia”.

Cosa ha portato l’esperienza di Hummels alla squadra e in particolare alla difesa?
“L’ho definito il professore. Abbiamo alcuni anni di differenza, mentre ero in campeggio lui giocava la finale del Mondiale nel 2014. In campo ha delle letture che in pochi hanno. Contro il Tottenham ha fatto una scivolata che io non avrei mai pensato di fare, anzi magari se ci provo mi fischiano sei rigori contro (ride, ndr). Lui invece era sereno, un intervento pulito. Mi sono girato e gli ho detto: “Tu sei pazzo”. Lui rideva”.

Le dà fastidio essere uscito dal giro della nazionale? Ha più sentito Spalletti?
“Dopo l’Europeo non ci siamo più sentiti. Lo ringrazierò sempre per la possibilità di aver partecipato agli Europei anche se non sono andati bene. E’ sempre stato schietto con me e molte volte anche se non mi aveva convocato mi chiamava se c’era bisogno e io ho sempre dato la mia disponibilità. La nazionale è il sogno di ogni bambino. Vediamo cosa accadrà, lui ha sempre detto di non voler chiudere le porte a nessuno”.

Si parla tanto dei nuovi acquisti, come si concilia l’esigenza di risultati con il tempo di ambientamento dei giovani?
“In Italia non c’è tempo. In teoria tutti hanno bisogno di tempo, basta guardare le difficoltà che hanno attraversato Klopp e Arteta in Inghilterra prima di arrivare a grandi risultati. Il tempo dovrebbe esserci ma di fatto non c’è”.

Dopo un’estate difficile ora Dybala sembra tornato sui suoi livelli.
“Paulo non ci ha mai detto di voler andare via. E’ stato importante che sia rimasto, eravamo molto felici. Credo semplicemente che ora stia bene fisicamente, è giusto che quando sta male non giochi. Spero continui ad aiutarci a vincere le partite facendo cose straordinarie come il gol di San Siro”.

Ranieri ha detto che l’obiettivo a lungo termine è di vincere lo scudetto con i Friedkin, cosa ne pensa?
“I presidenti tengono alla Roma, lo dimostrano i fatti. In estate hanno fatto una grande campagna acquisti con giovani importanti che sono la base per il futuro. Sono presenti, quando vengono parlano con noi calciatori. Per arrivare a vincere uno scudetto c’è bisogno di un percorso importante, non è facile quanto a dirlo. Devi costruire una mentalità forte, non a parole, ma con i fatti. Con Mourinho lo abbiamo fatto in Europa con le due finali e la Conference che ci hanno reso una realtà solida in campo internazionale. Vincere quella coppa non era affatto facile, e purtroppo Budapest ci ha impedito di avere quella spinta per arrivare a giocartela per il campionato. Vincere dà consapevolezza, come sta accadendo per l’Atalanta dopo l’Europa League. Nelle coppe abbiamo fatto partite meravigliose, dove dicevi “oggi la Roma vince, non ce n’è per nessuno” e siamo arrivati sempre in fondo. Se avessimo vinto a Budapest avremmo avuto quella fame per lottare per lo scudetto”.

Cosa significa Roma per lei? Vuole chiudere qui la carriera?
“Non ci penso. Mi vivo il percorso che ho fatto da quando sono arrivato, sono grato ai tifosi che mi sostengono, vedo che mi vogliono bene. Il mio modo di fare è genuino sia in campo che fuori, cerco sempre di dare il massimo per questa maglia e per questa gente. Mi danno sempre qualcosa in più per fare bene. Io e la mia famiglia amiamo questa città e sono felice qui. Ho altri due anni di contratto e voglio godermi ogni momento sperando che le cose possano migliorare”.

Si è parlato di Napoli per lei già a gennaio…
“L’ho letto ma non c’è nulla di vero. Il mio procuratore non mi ha mai detto nulla e sa quello che penso”.

Ranieri recupera Dovbyk per il derby. Il malumore di Frattesi apre il mercato

A tre giorni dal derby la prima bella notizia per Ranieri arriva dall’infermeria. Dovbyk è a disposizione dell’allenatore giallorosso ed è pronto a prendersi la maglia da titolare domenica sera. […] Contro la Lazio sarà lui a guidare l’attacco della Roma insieme a Dybala ed El Shaarawy. Per l’ucraino sarà il primo vero derby della carriera. […] Il gol contro il Parma e l’assist-gioiello a San Siro hanno ridato fiducia a Dovbyk, dopo alcune settimane di buio. Domenica l’esame decisivo. […]

Intanto ieri si è aperto ufficialmente il mercato di gennaio. E come ogni anno torna di moda il nome di Davide Frattesi, sempre più scontento della sua situazione all’Inter. […] Il centrocampista vuole giocare di più e, per la prima volta da quando è a Milano, sta seriamente valutando l’addio. […] Un’occasione che la Roma non vuole farsi sfuggire, consapevole che il calciatore accetterebbe di buon grado il ritorno nella Capitale. Resta il problema del cartellino. […] I nerazzurri valutano Frattesi 30 milioni di euro, tanto quanto sborsato diciotto mesi fa per prelevarlo dal Sassuolo. Tanti, troppi soldi per la Roma. Che per far abbassare il prezzo sta provando ad inserire Lorenzo Pellegrini nell’operazione. […]

(la Repubblica)

Per la fascia spunta il viola Kayode. Ipotesi di scambio tra Pellegrini e Frattesi

“Con 2-3 innesti sarei felice”. Parola di Claudio Ranieri, che alla Gazzetta dello Sport ha spiegato le sue aspettative per il mercato di riparazione, che si è aperto ieri. […] Sui ruoli, però, ci sono pochi dubbi: un vice Dovbyk, un centrocampista e un esterno destro, con Celik ormai considerato più un vice Mancini che un esterno a tutta fascia. Tra i terzini, secondo tuttomercatoweb.com, prende quota il nome di Michael Kayode, classe 2004 in uscita dalla Fiorentina e seguito anche da Como, Parma, Brighton e Brentford.

L’attaccante di riserva arriverà dopo la partenza di Shomurodov (Empoli, Venezia e Cagliari sono interessate) e il nome più caldo è quello di Beto, di proprietà dell’Everton dei Friedkin. Per il centrocampo la suggestione rimane Davide Frattesi, che è in rotta con l’Inter, dove potrebbe finire Lorenzo Pellegrini. In uscita c’è anche Enzo Le Fée: pagato 23 milioni di euro, ha trovato poco spazio con De Rossi, Juric e ora Ranieri. Può finire al Betis Siviglia. Al suo posto, sempre dall’Everton, può arrivare Doucouré. […]

(corsera)