Il padre di Huijsen: “Dean ha imparato molto dagli insegnamenti di Mourinho alla Roma”

TUTTOSPORT – Donny Huijsen, padre dell’ex difensore centrale della Roma Dean Huijsen, ha rilasciato un’intervista all’edizione odierna del quotidiano e tra i vari temi trattati si è soffermato sull’avventura del figlio con la maglia giallorossa. Ecco le sue dichiarazioni.

Cos’ha pensato quando la Juventus ha comunicato che Dean avrebbe dovuto fare le valigie? 
«È stato un vero shock. Non ci potevamo credere, ci siamo rimasti di sasso. Male, troppo male. Un giorno nero. Bruttissimo. Un fulmine a ciel sereno. Ma perché? Ci chiedevamo senza poter comprendere i motivi della separazione forzata. Dean stava a meraviglia a Torino, parla benissimo italiano, era apprezzato e ben voluto da tutti. Dallo staff ai compagni di squadra, da tutto il mondo Juve fino al magazziniere. Giuntoli è stato categorico e Motta brutale quando gli hanno detto che non avrebbe più fatto parte del progetto e che doveva andarsene, che non aveva più il permesso di allenarsi con la prima squadra».

Anche il passaggio al Bournemouth dev’esser stato brutale: da uno dei club comunque più famosi del mondo a uno che non ha mai partecipato a nessuna Coppa europea e non ha mai vinto un trofeo a livello di Premier League… 
«Però partecipante al campionato più ricco e competitivo del mondo. Il migliore. Abbiamo intravisto l’opportunità della titolarità in Premier League con la possibilità, stimolante e avvincente, di affrontare attaccanti di valore assoluto a cominciare da Haaland, Salah e Isak. Inoltre il direttore del Bournemouth è il portoghese Tiago Pinto, ex Roma. Si profilava insomma un percorso di crescita significativo per Dean che in effetti ha poi disputato 32 partite con 3 gol e 2 assist in maglia “Cherry”. Più altre 3 gare in FA Cup per un totale di 2.800 minuti in campo. Prestazioni eccellenti che gli sono valse l’ingaggio da parte del club più celebre e vincente del pianeta terra. Lo volevano tante “big” del calcio europeo (Chelsea, Liverpool, Bayern, Borussia Dortmund, Arsenal, Tottenham, Newcastle United, ecc.) ma lui ha declinato garbatamente ogni offerta aspettando che arrivasse “quella” squadra, il “team” dei suoi sogni, il più grande e più affascinante: il Real Madrid».

Ritiene sia stato decisivo il fatto che la vostra famiglia si sia trasferita da Amsterdam a Malaga quando Dean non aveva ancora 5 anni? 
«Decisivo forse no, però rilevante sì. Lui ha così assimilato le caratteristiche del calcio olandese, lo stile offensivo dell’Ajax, e l’intensità del “fútbol” spagnolo. Dopodiché quando è passato alla Juve ha accorpato le peculiarità del calcio italiano: tattica e difesa. Un “mix” molto importante. È un ragazzo che sa ascoltare: ha appreso molto dagli insegnamenti di Mourinho suo mentore alla Roma. E adesso sta imparando tanto agli ordini di Xabi Alonso a Madrid».

Com’è nata la scelta di affidarsi alla consulenza della Epic Sports Agency del rampante Ali Barat? 
«Con la famiglia c’eravamo trasferiti a Casalpalocco, zona sud di Roma. Andavo a giocare a padel al Circolo dei Parioli ed è lì che l’ho conosciuto e che siamo diventati prima amici e poi… soci. Anche Ali s’è trasferito a vivere a Roma. È un agente in gamba, sta facendo molta strada. Peccato solo non lo sia altrettanto nel padel: giochiamo in coppia e non siamo ancora riusciti a vincere manco una partita… ».

Amelia: “Il mio più grande rimpianto è non essere tornato alla Roma, non me lo perdonerò mai”

GASPORT – Marco Amelia, ex portiere della Roma, ha rilasciato un’intervista all’edizione odierna del quotidiano e tra i vari temi trattati ha parlato della sua avventura con la maglia giallorossa. Ecco le sue dichiarazioni.

Nelle giovanili della Lupa Frascati faceva l’attaccante: com’è finito in porta?
“Mio fratello era portiere, una volta giocai in porta e parai un rigore: un segnale. Ho sempre avuto il mito del portiere, da ragazzino andavo in curva a vedere la Roma e il giocatore più vicino a me era il portiere: chiedevo maglia e guanti a Cervone e Peruzzi”.

Nell’estate 2001, fresco di scudetto con la Roma (ma senza mai giocare ), scese in C con il Livorno. Fu un passaggio traumatico?
“In realtà io speravo di restare a Roma, ero un giovane di prospettiva, poi il club comprò Pelizzoli, mi capitò il Livorno e scelsi di andare a giocare. Fu una scelta azzeccatissima. Livorno è una piazza tosta ma era giusta per la mia crescita, che è stata più veloce di quanto pensassi: dopo due anni arrivai in A”.

Il suo più grande rimpianto?
“Non essere tornato alla Roma. Non me lo perdonerò mai. Non si sono mai incastrati gli astri, ogni tanto ci penso e ancora mi dà noia. Anche perché in quegli anni non avevamo grandi portieri”.

Lazio, l’idea di Lotito per scacciare la crisi: vuole far benedire la squadra

Continua il difficile momento della Lazio, attualmente quattordicesima in classifica con 3 punti in 4 partite e priva di rinforzi in rosa a causa del mercato bloccato in estate. La formazione biancoceleste è reduce dalla sconfitta nel Derby della Capitale e ha vinto soltanto una gara in questo avvio di stagione (4-0 contro l’Hellas Verona), incassando ben 3 ko. Per scacciare questo momento negativo, il presidente Claudio Lotito sembra essere intenzionato a far benedire la squadra e ha parlato di questa idea durante un convengo di Forza Italia. Non sarebbe la prima volta, dato che lo ha già fatto in passato, e il numero uno del club biancoceleste ha spesso chiamato Don Matteo Galloni, sacerdote della Fondazione Amore e Libertà Onlus.

(Il Messaggero)

Subito la testa al Lille: c’è Soulé da valutare

IL ROMANISTA (A. DI CARLO) – La Roma di Gian Piero Gasperini non si ferma più e con il Verona trova la terza vittoria consecutiva dopo i successi nel derby e a Nizza in Europa League, la quinta complessiva in sei gare. Un inizio di stagione davvero incoraggiante, che permetterà al tecnico giallorosso di continuare a lavorare sui progressi della squadra, ancora molto “ranieriana” per certi aspetti. Prima di fermarsi per la sosta delle nazionali, i giallorossi affronteranno giovedì all’Olimpico il Lille, prima di andare domenica al Franchi contro la Fiorentina di Pioli. Senza Dybala e Bailey (appuntamento a metà ottobre), Gasperini dovrà valutare questa mattina alla ripresa Celik, Ndicka e Soulé, che hanno accusato qualche fastidio nella sfida dell’Olimpico. (…)  L’argentino è uscito claudicante dopo il gol del 2-0. Nulla di preoccupante, normale gestione che in un calendario così affollato richiama sempre alla massima cautela.

Ponte Milvio Rent: la concessionaria della capitale

Più di 2.000 vetture nuove, usate, km0 e aziendali da scegliere comodamente in boutique. Soluzioni finanziarie su misura, noleggio a breve e lungo termine e ritiro della permuta senza il vincolo di acquisto.

Da noi potrai:

  • Acquistare vetture nuove ed usate
  • Scegliere comodamente in boutique tra oltre 2.000 vetture
  • Farti consigliare sulla soluzione finanziaria più adatta alle tue esigenze
  • Noleggiare a breve e lungo termine l’auto dei tuoi sogni a condizioni vantaggiose
  • Usufruire del nostro servizio di wrappaggio per rendere ancora più unico il colore della tua carrozzeria
  • Essere seguito anche dopo il tuo acquisto in caso di: manutenzione ordinaria o straordinaria, cambio gomme, montaggio vetri scuri, carrozzeria e tanto altro

  • Aperti dal lunedì al sabato:
    09:00 – 13:00
    15:00 – 19:00
  • Parcheggio privato disponile in loco
  • 349.4687941 392.1322847
  • VAI AL NOSTRO PROFILO INSTAGRAM
  • Viale di Tor di Quinto, 53 (Ponte Milvio) – Roma

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da PonteMilvioRent (@pontemilviorent_)

Soulè mantiene la promessa: l’esultanza contro il Verona è dedicata al rapper Ince (VIDEO)

Un’esultanza particolare quella di Mati Soulè dopo il gol del 2-0 contro Verona. L’argentino infatti si è rivolto verso la telecamera mimando dei pugni da boxer destro-sinistro. In realtà quella di Mati era una promessa fatta al rapper Ince, autore della canzone “Soulè”. L’artista aveva chiesto all’esterno giallorosso di fare questa esultanza in caso di gol, e l’ex Frosinone ha mantenuto la promessa.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da DAZN Italia (@dazn_it)

Gasp è felice ma non si accontenta: «Abbiamo sofferto più del dovuto»

Il primo mini ciclo di tre partite in sette giorni è terminato e Gasperini torna a casa con il bottino pieno, ma con qualche pensiero sulla gestione delle energie per le prossime settimane. Non ama il turnover e ci ha tenuto a ribadirlo anche nella conferenza di sabato, ma ha ammesso le problematiche incontrate contro un Verona battagliero: «Abbiamo pagato la terza gara in una settimana. Ci dobbiamo riflettere, c’era più di qualcuno in difficoltà anche sotto l’aspetto del recupero fisico e atletico e non me lo aspettavo. Il Verona aveva più rapidità negli ultimi metri, questo aumenta il merito della squadra che ha vinto stringendo i denti». Il tecnico ha poi aggiunto: «Non è mai facile recuperare quando hai poco tempo tra una partita e l’altra e quasi non ti alleni. Io non ho mai avuto grandi difficoltà in tanti anni che gioco le coppe, ma dobbiamo evidentemente adeguarci». (…) Il tecnico ha applaudito la squadra, ma è ancora prematuro pensare alla classifica: «Presto per parlare. Loro sono consapevoli dei risultati e le prestazioni che fanno. Abbiamo vinto comunque delle partite, la classifica tutto sommato è meritata, non abbiamo rubato niente di sicuro. Tutto quello che abbiamo fatto ce lo siamo conquistati, poi vedremo più avanti». Nel derby la mossa a sorpresa era stata quella di Pellegrini, mentre ieri la scelta di schierarè dal primo mi-nuto Dovbyk al posto di Ferguson è risultata vincente: «In questi ultimi 10 giorni ho visto una crescita atletica e fisica, lui deve stare bene. Ha ancora dei margini, questo bel gol gli darà sicuramente morale. Ma è un ragazzo sano, ha voglia di emergere, di fare bene, sono convinto che andando avanti nel tempo potrà crescere e migliorare. Mi godo un po’ la soddisfazione della crescita di Pellegrini, di Dovbyk, dell’esordio di Ziolkowski. Piccole cose, ma vanno bene». (…)

(Il Messaggero)

Roma-Verona: la moviola dei quotidiani. Manca il secondo giallo ad Akpa Akpro

Una direzione di gara tutto sommato sufficiente quella di Feliciani in Roma-Verona. Tanti i falli fischiati dal fischietto di Teramo, ben oltre la media stagionale. Tanti dubbi sulla mancata seconda ammonizione ad Akpa Akpro per il fallo su Pellegrini.


LA GAZZETTA DELLO SPORT – VOTO 6

Al 33′ del p.t. l’Hellas rischia di restare in dieci: Akpa Akpro, già ammonito, commette un fallo su Pellegrini che punta l’area di rigore e viene graziato da Feliciani. Il Verona contesta poi allo stesso Pellegrini una trattenuta su Serdar nell’azione che culmina col gol del 2-0: dopo un consulto con la sala Var, l’arbitro non ravvisa irregolarità. Giusto annullare il gol nel finale di Orban: dopo il colpo di testa il nigeriano tocca II pallone col braccio destro indirizzandolo in porta.


CORRIERE DELLO SPORT – VOTO 6

Partita tutto sommato sufficiente per Feliciani, la rete annullata a Orban sembra impossibile da vedere live. Piuttosto il mancato secondo giallo per Akpa Akpro (infatti Zanetti lo toglie all’intervallo) pesa sul giudizio finale. La chiude con ben 30 falli (la media della serie A è di 24,49 a partita) e quattro cartellini gialli. Partiamo da qui: Akpa Akpro ferma una ripartenza di Pellegrini con un fallo da dietro, senza possibilità di prendere il pallone. Più che scervellarsi sulla possibile SPA (fermare un attacco promettente), che non c’è (difesa schierata) è la tipologia del fallo. Insomma, forse sarebbe stato severo, ma non inventato.
Se ci sia stata prima una spirata di testa o il pallone sia arrivato direttamente sul braccio, fatto sta che è stato corretto annullare  la rete di OrbaN a tempo scaduto. Non è falloso l’intervento di Pellegrini su Serdar nell’APP (l’inizio della fase d’attacco) della rete del 2-0 di Soulé: una mano appena al corpo, troppo poco. Avreste dato un rigore così? Uscita di Svilar con tempi perfetti su Orban, prende nettamente prima il pallone, poi l’inevitabile contatto: corretto non fischiare nulla.


IL TEMPO

Prima presenza stagionale in A per Ermanno Feliciani, che non arbitrava nel massimo campionato da inizio maggio (quest’anno aveva diretto una gara in B e una in Coppa Italia). In Roma-Verona all’inizio prova a tenere una soglia tecnica alta, ma alla fine i falli saranno tanti, trenta, di cui 19 commessi dagli ospiti. Sul gol del vantaggio, Dovbyk prende posizione usando le braccia in modo regolare nel contrasto con Nunez. Giusto il giallo per Akpa Akpro che trattiene Koné in maniera prolungata. L’ex Monza rischia la seconda ammonizione poco dopo quando entra fallosamente su Pellegrini fermando una ripartenza. Dai replay si evince come l’intervento sia però meno grave di quanto sembrasse in diretta: non è coi tacchetti ma con il collo del piede, e l’impatto è frontale – sulla linea di corsa – e non laterale. A fine primo tempo, l’arbitro fa bene a sanzionare col giallo Nùiiez che interviene a suavolta su Pellegrini. Nella ripresa, corretta la terza ammonizione della gara, per Gagliardini che commette un duro fallo su Angelifio. Manca invece un giallo per Nelsson, che interviene col piede a martello, con foga e intensità, ai danni di Celik: non lo prende in pieno ma di striscio, altrimenti sarebbe stato passibile anche di una sanzione più severa. Regolare il raddoppio giallorosso: a inizio azione c’è un lievissimo appoggio di Pellegrini, con la mano, sul fianco di Serdar, che appena sente il tocco si lascia andare. Il silent check del VAR conferma la decisione di campo. Nel recupero annullato con overrule il gol di Orban: l’ex Hoffenheim segna direttamente con l’avambraccio, in modo irregolare. Giusto comunque non ammonire il centravanti: il tocco di braccio non è «fraudolento», dato che l’intenzione è colpire di testa. Il giallo arriva invece per Belghali per proteste.


IL ROMANISTA 

Una gestione poco felice del direttore di gara Feliciani in occasione di Roma-Verona. E scusate il gioco di parole. L’arbitro della sezione di Teramo parte arbitrando all’inglese, concedendo qualche sportellata di troppo contro Dovbyk, ma non è questo il vero problema di una direzione di gara che teoricamente non presenterebbe enormi difficoltà. Si parte con il cartellino giallo al 12’ per Akpa Akpro reo di aver trattenuto vistosamente Manu Koné in ripartenza. Si regola poco Feliciani quando al 33’ l’ivoriano rifila in ripartenza un mezzo pestone a Pellegrini. Tutti aspettano il secondo giallo che però non arriva: il primo criterio è la pericolosità, il secondo è l’azione che interrompe. Lo capisce bene Zanetti che all’intervallo toglie il suo giocatore. Il primo tempo si chiude con un altro giallo, stavolta per Nuñez, sempre su Pellegrini. Nella ripresa all’8’ ammonito invece Gagliardini per un intervento non pericoloso ma plateale, a forbice, su Angeliño. Al 17’ altro episodio, altra grazia: per Nelson. Brutta scivolata su Celik, niente palla, solo fallo, ma niente giallo (imprudenza e in gioco pericoloso per l’avversario). Al 70’ rosso in panchina gialloblù, per Guberti, collaboratore di Zanetti e al 45’ giallo per Belghali, per proteste. Infine, al 5’ di recupero giusto annullare il gol di mano di Orban, ci pensa il Var. Rivedibile l’annuncio al pubblico, che non si è sentito, di Feliciani.

IL PUNTO DEL LUNEDÌ – ZAZZARONI: “Impressionante la fiducia che i giocatori nutrono in Gasperini” – RAVELLI: “Roma in alto con merito ma il cantiere resta aperto”

La vittoria sofferta contro il Verona ha regalato alla Roma la testa della classifica insieme a Napoli e Milan. Grandi meriti vanno a Gasperini che, come scrive Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport, è entrato nella testa dei giocatori: “È impressionante la fiducia che i giocatori nutrono nell’allenatore, nei suoi metodi, il carisma che esercita su di loro. Una fiducia che ha consentito alla Roma di sopperire alle evidenti carenze di natura tecnica”. Bisogna mantenere i piedi per terra, invece, secondo Arianna Ravelli de La Gazzetta dello Sport: “Lassù In alto c’è con merito la Roma che ora sogna e l’importante sarà mantenere l’equilibrio: il cantiere resta aperto perché se Svitar è il migliore in campo contro il Verona in casa, vuol dire che non tutto ha funzionato alla perfezione.”


Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, pubblicati sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola. 


T. CARMELLINI – IL TEMPO

E meno male che le squadre di Gasperini partivano piano e venivano fuori solo sulla lunga distanza. Quattro partite vinte nelle prime cinque uscite di campionato sono una media pazzesca che mettono la Roma di diritto tra le prime della classe. Anzi, in vetta assieme a Napoli e Milano dopo lo scontro vinto dai rossoneri ieri sera a San Siro. Ma non è oro tutto ciò che luccica e il lavoro del tecnico piemontese (che si vede eccome) sarà ancora molto lungo. Perché anche ieri all’Olimpico la Roma ha vinto sì bene con risultato netto sul Verona, ma tra le righe della gara si sono lette diverse disattenzioni: di quelle sulle quali solo un grande Svilar riesce a mettere una pezza. Il gioco imposto dal nuovo allenatore è di quelli che ti fiaccano le gambe e in più di un’occasione ieri i giallorossi hanno pagato dazio rimanendo troppo fermi in copertura. L’attacco invece si è sbloccato, Dovbyk è riuscito a segnare finalmente un gol da attaccante, Soulé si è confermato uno degli «intoccabili» del Gasp, ma lì dietro la Roma ha ballato più volte. Questione di movimenti, di spazi, ma anche a volte di concentrazione: e pure dietro questo c’è e ci dovrà essere la mano del nuovo tecnico. Il bilancio comunque al momento, al netto di qualche sbavatura, non può che essere positivo: avanti così, ma senza montarsi la testa perché la strada è lunga e piena di buche.


A. RAVELLI – LA GAZZETTA DELLO SPORT

(…) Lassù In alto c’è con merito la Roma che ora sogna e l’importante sarà mantenere l’equilibrio: il cantiere resta aperto perché se Svitar è il migliore in campo contro il Verona in casa, vuol dire che non tutto ha funzionato alla perfezione. Però siamo a un gol incassato in sei partite (Coppe comprese) e sono importanti l’impronta che un maestro come Gasperint ha già lasciato sulla sua creatura e il gol di un attaccante, Dovbyk, che l’allenatore aveva messo in cima alla lista di quelli da recuperare (dopo Pellegrini). Ah già, in testa ci sono tre «vecchi» saggi: e poi dicono che l’allenatore non conta.


P. CONDO – CORRIERE DELLA SERA

(…) La Roma ha raggiunto la vetta con numeri praticamente sconosciuti a Gasparini. Nelle 9 stagioni in cui ha guidato l’Atalanta, solo una volta Gasp ha raccolto più punti dei 12 attuali (13 tre anni fa) nelle prime 5 giornate. Nello stesso periodo e sulla stessa distanza, soltanto il primo anno — ricorderete che con quella partenza rischiò l’esonero — segnò meno di oggi: 4 gol invece di 5. Mai e poi mai, infine, gli è capitato di subire una sola rete nelle prime 5 partite. Per darvi un’idea di quanto sia anomalo il suo raccolto fin qui, un anno fa l’Atalanta aveva 6 punti, la metà di quelli che ha oggi la Roma, con 10 gol segnati, il doppio di oggi, e 11subiti, e un 11 non necessita di proporzioni. Gasperini vola alto lavorando su una struttura di squadra più robusta che dinamica, ed estraendo ogni volta dal mano una prestazione-jolly capace di spingerlo oltre gli evidenti limiti del suo attacco: dopo l’ispirazione di Pellegrini nel derby, ieri Svilar si è opposto almeno due volte ai tentativi del Verona di concretizzare la superiorità del suo palleggio. Non è tanto il discorso della classifica che migliora se vinci le partite che non meriteresti —quella è un’ovvietà — quanto l’abilità nel conservare ciò che riesci a costruire, anche se è poco. Dovbyk ha rotto il ghiaccio, Ferguson lo farà, Soulé non si fa mai desiderare e qualcosa da Dybala è lecito attendersi. Anche il calendario ha votato fin qui per la Roma, e la Fiorentina in crisi prima della sosta è una trasferta che sa di opportunità.


I. ZAZZARONI – CORRIERE DELLO SPORT

È arrivato anche il gol di Dovbyk che in settimana aveva ricevuto qualche spintarella motivazionale da Dzeko: un bignamino telefonico. E con esso il dodicesimo punto su 15. Un anno fa, tra il disarmato De Rossi e il subentrato – e in seguito disarmante – Juric, erano esattamente la metà. (…) Di questa Roma tengo pertanto l’anima, oltre a un portiere che da due stagioni non sbaglia una partita e porta punti veri: tra l’1-0 e il 2-0 in campo s’è visto solo il Verona. Più deciso, fresco, rapido, ma imperfetto nel concludere: quando ha inquadrato la porta ha trovato immancabilmente le mani, i piedi, il corpo e anche il volto di Svilar. Di buono, insieme ai punti e al portiere, segnalo l’operazione recupero dei valori dimenticati: Dovbyk, ancora parziale, dopo Hermoso e Pellegrini che anche contro il Verona ha creato momenti di superiore qualità, tant’è che è rimasto in campo fino alla fine. È una notizia. È impressionante la fiducia che i giocatori nutrono nell’allenatore, nei suoi metodi, il carisma che esercita su di loro. Una fiducia che ha consentito alla Roma di sopperire alle evidenti carenze di natura tecnica. (…)


G. D’UBALDO – CORRIERE DELLO SPORT

In un Olimpico che ha fatto registrare il 73° soldout dell’era Friedkin, la Roma ha vinto la quinta partita su sei dall’inizio della stagione. Si è sbloccato finalmente Dovbyk, al primo gol in campionato, ha messo al sicuro il risultato Soulé, alla prima rete casalinga in giallorosso, ma in mezzo c’è stata una difesa che, numeri alla mano, oggi è la migliore del campionato. Ieri contro il Verona ha concesso qualcosa, ha potuto contare anche sul solito Svilar autore di due grandi parate, aiutato anche dalla traversa e… dal viso quando ha fermato un tiro a botta sicura di Orban impattandolo con la faccia e negando la rete al nigeriano. Mile è il portiere meno battuto nei primi cinque campionati europei, con quattro clean sheet dopo la quinta giornata. La solidità difensiva in questo inizio di stagione è molto merito suo, è spesso protagonista, è sempre sicuro nella gestione della palla. (…) I risultati premiano il lavoro di Gasperini, ma l’allenatore resta coni piedi per terra, perché sa che la Roma deve crescere ancora per essere competitiva. Restano i segnali positivi di questo inizio di stagione, una difesa che anche quando è messa sotto pressione riesce a mantenere la giusta concentrazione. Anche il recupero di giocatori come Pellegrini e Dovbyk é merito di Gasperini. (…)


U. TRANI – CORRIERE DELLO SPORT

La panchina fa la differenza nel percorso di Gasperini, accade da sempre nella sua carriera. E lo stiamo vedendo anche nel-la Roma. resenio più vicino nell’ultima partita: Ferguson, entrato per Dovbyk (sua la prima rete al Verona), inizia l’azione che passando poi per Konè permette a Soulè di fare il bis e di chiudere il match, tre punti pesanti per viaggiare subito ad alta quota. In questo caso ha funzionato la staffetta tra i due centravanti, Artem ha fatto centro ed Evan si è presentato bene in corsa. In quel cambio c’è la sintesi del metodo che Gian Piero sta trasmettendo al suo gruppo che vuole con concentrato in ogni interprete, sia se sta in campo sia se inizialmente si ritrova spettatore. La partecipazione dei giocatori, insomma, deve essere totale per arrivare al risultato: Gasp Io ha spesso chiarito anche in pubblico. È, dunque, l’aspetto principale del lavoro – pure psicologico – da fare in questa stagione. (…) Il gruppo non sembra ancora pronto per i tre impegni in una settimana. Contro il Verona il debutto del pischello Ziolkowski. Ma Gasperini non ha certo la scelta che lo ha accompagnato nell’ultime annate a Bergamo. Un dato: nella metà delle gare giocate dall’Atalanta, Gian Piero ha cambiato tre giocatori offensivi su tre. Finora con la Roma – aspettando il recupero di Dybala e Bailey – non è possibile. Non solo in attacco.

La Roma sale in alta quota

E ad un certo punto compare il faccione di Mel Gibson, sembrava di stare al Sinigaglia, dove le stars hollywoodiane fanno capolino in ogni partita giocata in riva al Lario. Mel era solo venuto a godersi la Roma, e magari si aspettava di vivere qualche emozione in più. La Roma non è ancora bella come la vorrebbe Gasp, ma quantomeno è soda e, numeri alla mano (un solo gol subito in cinque giornte, accaduto solo quattro volte nella storia romanista),vincente. La sua squadra ha preso altri tre punti, sorpassate Atalanta, Inter e Juve e ora è in testa con Napoli e Milan, dopo essere stata spesso sull’orlo della caduta, con Svilar sempre pronto a ritirarla su, a tenerla in partita, con il risultato protetto. Ci hanno pensato Dovbyk e Soulé a stendere un Verona aggressivo, determinato, pericolosissimo nelle ripartenze. (…) La Roma per la prima volta in campionato segna due reti, la prima è anche da evidenziare, visto l’autore, Dovbyk (come lo scorso anno, il primo acuto proprio alla quinta giornata), uno dei suoi centravanti che, con Ferguson, era ancora a secco; la seconda la segna invece Soulé (già in gol a Pisa), nel momento peggiore, per la Roma, del match, quando il pareggio del Verona – già sfiorato nel primo tempo con la traversa del solito Orban – sembrava cosa ormai inevitabile. Al fischio finale di Feliciani, compare un altro faccione, quello di Dovbyk, che si alza dalla panchina e finalmente accenna un sorriso liberatorio, la Roma ha vinto anche grazie a lui. Sa che, forse, qualcosa sta per ricominciare: il gol è per l’umore, e per non sentirsi il secondo della classe, anche se la prestazione nel complesso va ancora migliorata (da evidenziare qualche buona sponda e anche un assist per Pellegrini), come quella di tutta la squadra che, non solo non gioca in maniera gasperiniana, ma appare un po’ giù fisicamente, e spesso perdente nei famosi duelli uno contro uno a tutto campo. Artem era stato sostituito dall’alter ego Fergu-son, che ha avviato la rete del raddoppio di Matias, ma anche stavolta è rimasto a secco di reti. (…) La Roma, è vero, non prende gol, ma stavolta la difesa va spesso in bambola: Orban e Giovane la mettono sotto pressione, spesso e volentieri. Svilar è bravissimo a salvare la porta per due/tre volte, e parliamo di occasioni nitide. Mancini è sofferente là in mezzo, si lascia scappare il giovane attaccante nigeriano, le fasce vengono montate e smontate, ma tutti i calciatori impiegati, da Angelino a Svilar, fino a Tsimikas non rispondono come dovrebbero. Si salva Celik, bravo da interno dei tre e da esterno come vice Wesley, suo l’assist per la rete dell’ucraino.  (…) Là dietro il Verona concede sempre poco, e Nelsson (proprio lui) si spende bene sia su Dovbyk sia su Ferguson, che gli scappa pro-prio nel momento giusto, quando comincia con uno scatto sulla sinistra l’azione che porta alla rete – via Koné – di Soulé. Lì finisce la sofferenza. E comincia il sogno, di una Roma ad alta quota. E il bello (o la bellezza) deve ancora venire.

(Il Messaggero)