Spalletti: “Totti è un figlio, Ilary una piccola donna”

Francesco Totti è, nel bene e nel male, l’esempio più estremo del mio modo di rapportarmi a un calciatore. […] Molti hanno sostenuto che sono stato io a far ritirare Totti. Falso. Il mito di Totti, la bandiera, erano aspetti che andavano gestiti dalla società, non da me. L’avevo chiesto con chiarezza al mio ritorno. Non mi si doveva mandare al massacro in quell’uno contro tutti. Io ho sempre messo in campo la formazione con cui pensavo di vincere, né più né meno. Ma la Sud a un certo punto si è schierata contro di me. Tutti i media hanno cavalcato la guerra contro Spalletti. Qualche copia in più in tempi di magra, li capisco. Eppure, la squadra era con me: se avessi fatto dei torti al loro capitano — considerato che in spogliatoio c’era gente di personalità del calibro di De Rossi, Strootman, Nainggolan, Seydou Keita, Maicon – i giocatori sarebbero certamente insorti a difesa di Francesco. (…) Abbiamo sbagliato tutti in quella situazione. Ha sbagliato la società a non prendersi le proprie responsabilità e a lasciare che l’allenatore affrontasse da solo una vicenda così complicata; ho sbagliato io, come spesso mi succede, a non mettere qualche sfumatura in più in ciò che dicevo; ha sbagliato Francesco e credo — sono convinto — che, a distanza di tempo, l’abbia capito. Quando smetti di giocare a calcio, scopri di non essere più una divinità: all’inizio è crudele, ma poi, se non sei fatto di legno, questa consapevolezza ti fa diventare un uomo migliore, affina la sensib-lità e la comprensione degli altri. Capita ai più grandi. È capitato anche a Francesco. (…) Ho fatto cose per lui che non ho fatto per nessun altro. Francesco non può nemmeno immaginare quanto io abbia compreso le sue ragioni, le sue esitazioni, il suo dramma nel dover lasciare il calcio. Carne della sua carne. La sua carne era parte della Roma, lui era la Roma, anche la sua ruggine lucidava il metallo. (…) Persone più colte di me mi hanno suggerito l’espressione deus ex machina. Il salvatore della patria che scende dal cielo con i suoi superpoteri e, in mezz’ora, venti minuti, ma anche dieci, ribalta il destino di una partita. Nella mia testa era questa l’uscita di scena più dignitosa possibile per uno con la sua storia. Il suo carisma era talmente penetrante che i più giovani in campo, palla al piede, cercavano solo lui. Questo poteva essere utile in una porzione ridotta di partita, ma dannoso se spalmato nei novanta minuti. Totti è stato idolatrato a Roma e questo probabilmente lo ha “viziato” un po’, gli ha impedito di percepirsi diversamente. Francesco per me sarà sempre come un figlio, allo stesso tempo la sua ex moglie non sarà mai per me come una nuora. Quando lei mi offese gratuitamente presi ancora più consapevolezza di quanto fossi un uomo fortunato ad avere al mio fianco una compagna molto intelligente, che mai mi ha messo in imbarazzo intromettendosi con così tanta arroganza e maleducazione nel mio lavoro. (…)

(La Repubblica – L. Spalletti)

Prandelli: “Il Bologna merita la Champions. Ma bravissimo Ranieri: quanto buon senso”

«Questa lotta per la Champions vale quella per lo scudetto: quattro o cinque squadre ancora in gioco, risultato apertissimo e tifosi che si divertono. Bellissima. Affascinante». Cesare Prandelli legge l’appassionante volata finale per un posto al sole.

 Cinque squadre ha detto: anche la Fiorentina?

«Perché no? Fino a domenica era in corsa, la sconfitta con la Roma è stata un po’ sfortunata, può crederci. L’Atalanta mi sembra ormai irraggiungibile. Comunque, un bel messaggio per il calcio: il movimento è ripartito. Peccato per una stanchezza che affiora qui e là: prima o poi si dovrà rivedere qualcosa».

(…)

Le altre sono già fuori dalle coppe, cominciando dalla Juve che non può permettersi un anno senza Champions…

«Capisco che economicamente sarebbe un dramma, anche per-ché era l’obiettivo minimo. Può ancora farcela. Però, onestamente, quella che merita il quarto posto è il Bologna».

La migliore?

«Ha un bel gioco con un sistema nuovo, ha valorizzato interpreti. Non era scontato. E cosa dire della Roma di Ranieri che non si ferma più? E della Lazio che fuori casa vince spesso. Il calcio è bello anche perchè è crudele»

(…)

Dov’è l’errore?

«Non è solo questione di Thiago, è che oggi stiamo sopravvalutando la modernità a scapito del buon senso. Visto che cosa ha fatto Ranieri?»

Prego…

«Ha messo la gente nel suo ruolo. Ha individuato i due bravi a dribblare, i tre che vedevano la porta, e ha incaricato gli altri di correre e passare la palla. Poi ci ha messo organizzazione e tempi di gioco, ha fatto il gestore e il “difensore” del gruppo. Non è pos-sibile che dopo due partite si dica che un allenatore ha già il “suo” calcio. Pensa che si debba sempre inventare? O essere rigidi su un sistema. Ranieri ha fatto come un maestro delle giovanili»

(…)

Il mini-campionato: Juve e Bologna sono in vantaggio

Nel mini-campionato tra le quattro pretendenti alla Champions quelle messe meglio sono Juve e Bologna. (…) Ricordando che c’è da giocare Lazio-Juve sabato.

I RISULTATI

Juve-Bologna 2-2,1-1.

Roma-Lazio 2-0,1-1.

Juve-Roma 0-0,1-1.

Lazio-Bologna 3-0, 0-5.

Roma-Bologna 2-3,2-2

Juve-Lazio 1-0

LA CLASSIFICA

Bologna punti 9 (giocate 6, diff. reti +3)

Juve 7 (5, +1);

Roma 7 (6, +1);

Lazio 4 (5, -5).

(…)

(gasport)

Non smettere mai Edo

IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) – Davanti alla curva della sua vita, Edoardo Bove non deve tornare alla Roma, ma deve restarci. Anche perché il ritorno è già deciso, non avendo raggiunto la percentuale di partite giocate con la Fiorentina per l’obbligo di riscatto, ma poi – senza percentuali, né calcoli – deve restare. Ovvio, ça va sans dire, a meno che lui non voglia andare a giocare all’estero, in attesa di sapere se potrà farlo anche qui (sia in caso di cambiamento di regolamento, sia perché dal punto di vista fisico avrà magari – speriamo, speriamo tanto – risolto tutto). Edoardo Bove deve stare dove sta il suo cuore. (…) Come Francesco Totti quando nel giorno del suo addio all’Olimpico chiese aiuto perché aveva “Un po’ di paura” per il futuro, la Sud gli ha cantato “Noi non ti lasceremo mai”. Come Francesco Totti quel giorno, Edoardo Bove già a Sanremo in abito da sera si è spogliato di tutto dicendo di stare a fare un percorso, un lavoro su se stesso, e che è dura. Quel giorno Edoardo Bove si è detto fortunato pure se ha perso – al momento – il suo sogno di giocare a calcio, ha aiutato tante persone mettendo proprio quel cuore – che gli ha fatto male – a nudo. Solo che rispetto a Totti non aveva alle spalle 307 gol, ma una rete alla sua ex squadra e tutta una carriera davanti. Davanti alla curva della sua vita, Edoardo Bove non deve tornare alla Roma, ma deve restarci anche perché semplicemente non si può, oltre che non si deve, fare diversamente. (…) Anche Edoardo Bove appartiene alla Roma, non solo nel cartellino, ma nel sangue, in quel cuore che batte e che per amore soffre, continua a sognare e piange. Non smettere mai Edo.

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Il bosco divide ma non preoccupa

IL ROMANISTA (A. DE ANGELIS) – Tra la Roma ed il suo stadio torna prepotentemente la vicenda relativa al (ancora presunto) bosco di Pietralata. Ieri infatti è stato reso noto il contenuto di una perizia sull’area che certificherebbe la presenza di un’area boschiva di circa 1,5 ettari, costituita perlopiù da Laurus nobilis (una pianta aromatica tipica del Mediterraneo), Ligustrum Lucidum (albero anche questo comune in Italia e che in alcuni paesi, come l’Australia, è considerato infestante), e alberi di Robinia pseudoacacia (ancora largamente diffusa in Italia, in particolare in Piemonte). A firmare la perizia è stato il Dottor Corrado Falcetta, presidente della Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali del Lazio (FODAF Lazio), su commissione del Comitato Monti di Pietralata. (…) La perizia è stata commissionata da chi lo stadio non lo vuole e, pur avendo comunque un valore, non va presa come oro colato. Occorre anzi attendere la perizia del Comune che in questo senso dovrebbe fare chiarezza una volta per tutte. Come se non bastasse ci sono poi le parole dello stesso Dottor Falcetta, intervenuto dai microfoni di Radio Roma Sound. «La questione è risolvibile con un imboschimento compensativo – ha detto Falcetta dopo aver certificato per quanto di sua competenza la presenza del bosco – con la costituzione di un bosco di altrettanta valenza in un altro sito. Serviranno meno di 100.000 euro di indennizzo al Comune, una cifra che rispetto a quella che è in gioco credo si possa spendere. Sì, secondo me si potrebbe andare avanti con il progetto dello stadio». (…) Dal Comune si dicono comunque fiduciosi e soprattutto sicuri di aver portato avanti l’iter nel pieno rispetto della legge. E questo dovrebbe bastare a chiudere la questione.

Svilar si blinda: “Sono a casa”. Ora il rinnovo

Ha vinto lui la partita, con quelle cinque parate spettacolari e decisive che hanno annichilito una Fiorentina arrembante e che ci ha provato fino all’ultimo. L’ha vinta Mile Svilar come tante altre nel corso di questi diciannove risultati utili consecutivi, con le sue prestazioni ormai sempre di livello che hanno stregato non solo la sua squadra, non solo i suoi tifosi, ma anche i top club di tutta Europa che lo stanno cercando. (…) E domenica sera, dopo la partita, quando da professionista è rientrato al Fulvio Bernardini e si è sottoposto subito a trattamenti fisioterapici per sciogliere i muscoli, ha voluto immediatamente ringraziare l’Olimpico per quei messaggi d’amore che non lo hanno mai lasciato indifferente: “Grazie di cuore romanisti, questa è casa mia”. (…)  Tempo al tempo, le parti da diverse settimane stanno lavorando sull’accordo che presto potrebbe portare alla firma e ai festeggiamenti. L’agente di Svilar si trova nella Capitale, dieci giorni fa ha ricevuto l’ultima offerta (temporale) da Ghisolfi: tre milioni netti a stagione più uno di bonus per cinque anni. Una proposta importante e che se limata leggermente potrà portare al sì. Cosa manca allora? L’accordo su quella clausola rescissoria proposta dall’entourage del giocatore e che non convince ancora i dirigenti della Roma. (…)

(corsport)

Mani d’oro sull’Europa. Svilar, vita da numero 1 in attesa del rinnovo

A Trigoria, portieri all’altezza di Mile Svilar, da quando Alisson è stato ceduto al Liverpool, non se ne sono visti. Da Olsen a Pau Lopez e fino a Rui Patricio, nessuno ha fatto rivivere le stesse emozioni del brasiliano. Finché il serbo di origine belga è sbocciato definitivamente entrando nell’olimpo dei grandi portieri. Ciò che è riuscito a fare nella stagione in corso, e in parte di quella precedente, sarà determinante per il proseguo della sua carriera. È cresciuto esponenzialmente diventando, numeri alla mano, il migliore portiere della Serie A attirando l’attenzione di blasonati club europei. Sopratutto quelli inglesi che sono alla ricerca di campioni da strapagare ed importare in Premier League, proprio come è successo ad Alisson che, nell’estate del 2018 è passato ai Reds per 62 milioni. (…) L’adeguamento è necessario perché attualmente guadagna circa 1 milione l’anno. È il salario più basso della rosa, percepisce meno di Rensch e Abdulhamid che sono stati tutt’altro che decisivi. Il nodo da sciogliere, dunque, non riguarda principalmente l’aumento di ingaggio o la clausola rescissoria ma il premio da versare al procuratore alla firma. La richiesta è di quattro milioni l’anno bonus inclusi, posticipando la scadenza, che ad oggi è al 2027. A Trigoria fanno resistenza, provano a trattare consapevoli che l’offerta irrinunciabile potrebbe arrivare da un momento all’altro. Discorsi che saranno posticipati a fine stagione, per adesso il serbo sta dimostrando di essere uno dei calciatori più decisivi della Roma. (…)

(Il Messaggero)

Persino 3 vittorie e 72 punti potrebbero non bastare

Solo 2 volte le romane si sono qualificate insieme per la coppa più prestigiosa. Roma e Lazio insieme in Champions? Difficilissimo. Neanche vincere le 3 partite che restano – e visto il calendario equivarrebbe a scalare l’Everest – darebbe la sicurezza a una delle 2 squadre. A quota 72 Ranieri potrebbe restare sotto un’Atalanta a 74 (con 2 successi su Genoa e Parma dopo l’eventuale ko con la Roma) e una Juventus a 72, con 3 vittorie conclusive anche per Tudor e una differenza reti migliore (a parità di confronti diretti, 2 pareggi, i bianconeri attualmente hanno un +20 contro +18). Mentre Baroni a 72 potrebbe finire dietro, oltre che all’Atalanta, alla stessa Roma che nei derby ha conquistato una vittoria e un pareggio. Ci sarebbe un caso divertente, però, in cui entrambe le romane si qualificherebbero per la coppa più prestigiosa, cosa successa finora (preliminari esclusi) solo un paio di volte, nel 2001 e nel 2007: un arrivo alla pari con l’Atalanta a 72 punti (o anche a 7o, 69 o 68, ma la Roma dovrebbe comunque vincere a Bergamo e poi Juve e Bologna dovrebbero restare sotto quella quota) vedrebbe terza la Roma con 7 punti nella classifica avulsa, quarta la Lazio con 5, quinti i bergamaschi con 4. (…)

(corsera)

A Bergamo per il quarto posto. Ai Friedkin servono i fondi Uefa

Cinque squadre e tre partite per giocarsi il quarto posto in classifica. E una lotta Champions serratissima quella in cui si è inserita prepotentemente la Roma, dopo la striscia (aperta) di 19 risultati utili consecutivi. Con la vittoria contro la Fiorentina è arrivato l’aggancio al quarto posto, insieme a Lazio e Juventus. In attesa proprio della sfida di sabato all’Olimpico. La Roma sarà spettatrice interessata e privilegiata, visto che domenica scenderà in campo contro l’Atalanta conoscendo già il risultato di tutte le avversarie dirette. Ranieri continua a non voler parlare di Champions, «non mi interessa, penso alla sfida di Bergamo». (…) Un obiettivo fondamentale per tornare ad altissimi livelli, come richiesto dai Friedkin fin dal primo giorno. Sarebbe la prima volta per la proprietà texana che guarda con attenzione all’appeal internazionale del club. E ai conti. Cruciali in questa fase di fair play finanziario. Il solo accesso alla Champions League vale un assegno di 60 milioni di euro. A cui aggiungere i premi per le 8 partite del girone e gli incassi delle 4 partite da giocare all’Olimpico. (…)

(La Repubblica)

Paredes in panca? Se gioca, al Psg vanno altri 2 milioni. Ma da Trigoria arrivano smentite

Nelle ultime sei partite è finito 4 volte in panchina e in molti si sono chiesti anche perché.  Secondo quanto scrive il quotidiano sportivo, il motivo è semplice, Leandro Paredes è a quota 79 presenze con la Roma negli ultimi due anni e la prossima volta che scenderà in campo vorrà dire – per i giallorossi – dover pagare i 2 milioni di bonus al Psg. Nel 2023 la Roma acquistò infatti l’argentino dal francesi per 2,5 milioni più – appunto – 2 di bonus ai raggiungimento delle 80 partite. (…)

(gasport)


Da Trigoria, però, arriva secca la smentita. Secondo quanto filtrato dalla Roma, il club non compie mai scelte sportive in base agli elementi contrattuali. La Roma, inoltre, ha già pagato il 75% di questi bonus.